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26 aprile 2008

concluso il caso Bell: assolti i tre poliziotti

Riporto una sintesi asettica del caso Bell. Per quanto mi riguarda, sono sulla posizione di Bloomberg. La colpevolezza deve essere provata sempre oltre ogni ragionevole dubbio. Altrimenti l'imputato, fosse anche la persona peggiore al mondo, va assolto. Certo, questo non sempre può essere piacevole, ma ne va della bontà del sistema. Un'ultima cosa: prima di appiattirvi su sciocca retorica anti-razzista, guardate di che colore sono i poliziotti accusati.

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Sono occorsi meno di dieci minuti ieri mattina al giudice Arthur Cooperman della State Supreme Court di Queens per leggere il verdetto di non colpevolezza nei confronti dei tre detective dell'Nypd coinvolti nella morte, sotto una pioggia di 50 proiettili, dell'afroamericano Sean Bell il 25 novembre 2006.
Il giudice Cooperman ha detto che molti testimoni chiamati dalla procura - compresi gli stessi due amici di Bell rimasti feriti - semplicemente non si sono resi credibili. "Talvolta - ha sottolineato il giudice - le testimonianze sembravano non avere alcun senso".
Terminata la lettura molti sostenitori di Bell si sono scaraventati all'esterno del palazzo di giustizia di Kew Gardens gridando la loro incredulità, mentre i tre detective: Gescard Isnora, Michael Oliver e Marc Cooper venivano scortati da agenti del tribunale verso l'uscita attraverso una porta laterale.
Fuori, la gente raccolta dietro le transenne piazzate dalla polizia ha strillato "assassini, assassini!" e anche "KKK" all'indirizzo dei detective e un gruppo di scalmanati ha tentato di superare le barriere, ma è stato immediatamente riportato alla ragione dagli agenti presenti in gran numero, anche in assetto antisommossa.
Nell'aula del tribunale alcuni spettatori hanno ascoltato la lettura del verdetto con le lacrime che solcavano il volto e la vedova di Sean, Nicole si è immediatamente allontanata senza dire una parola, così come la madre del giovane, in lacrime.
Il verdetto è giunto a distanza di 17 mesi dalla morte del 23enne Sean Bell e del ferimento dei suoi due amici, Joseph Guzman e Trent Benefield, quando furono affrontati da un gruppo di agenti in borghese all'esterno del club Kalua nel rione di Jamaica,al termine della festa per l'addio al celibato di Sean che - a distanza di poche ore - sarebbe convolato a nozze con la sua compagna da molti anni, da cui aveva avuto due bambine.
Il procedimento giudiziario era proseguito per sette settimane giungendo alla conclusione lo scorso 14 aprile, presieduto dal giudice Arthur Cooperman della State Supreme Court,  in quanto i tre detective sotto accusa avevano deciso di rinunciare al procedimento con giuria popolare: una strategia questa che a molti era sembrata rischiosa al tempo, ma che ieri chiaramente ha avuto l'effetto voluto.
Prima del verdetto il giudice ha riepilogato i fatti di quella notte, concludendo che "l'azione di ciascun imputato non si può ritenere criminale".
Il sindaco Michael Bloomberg ha prontamente commentato il verdetto precisando "non ci sono vincitori in un processo come questo. Un uomo innocente ha perso la vita, una donna ha perso il futuro marito, due bambine hanno perso il loro padre ed un padre e una madre hanno perso il proprio figlio".
Incalzato dai giornalisti, il primo cittadino ha proseguito dicendo "la responsabilità del giudice Cooperman era di decidere sulla base delle prove presentate in tribunale. L'America è una nazione basata sulla legge e anche se non tutti concordano con il verdetto e le opinioni espresse in aula, accettiamo l'autorità della corte".

Il capo della polizia Raymond Kelly ha appreso il verdetto mentre partecipava ad un evento a Brooklyn e non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito. Ha però sottolineato che gli agenti interessati alla vicenda Bell restano soggetti ad azioni disciplinari da parte del dipartimento di polizia, precisando tuttavia che la procura federale ha chiesto al comando di One Police Plaza di prendere tempo per questo, almeno fino a quando la stessa avrà preso una decisione circa la possibilità di avviare un procedimento federale per violazione dei diritti civili nei confronti dei tre detective.
Durante i 26 giorni del procedimento si erano alternati al banco 50 testimoni chiamati dalla procura che sin dall'inizio aveva sostenuto la tesi secondo cui il gruppo di agenti in borghese ha agito in maniera disorganizzata, che aveva iniziato il turno sperando di effettuare un arresto o due per prostituzione nel locale a luci rosse a Jamaica, per finire invece sparando una sventagliata di 50 proiettili che hanno freddato Sean Bell e ferito in modo grave i suoi due amici che - secondo la polizia - dovevano essere armati, mentre è stato dimostrato esattamente il contrario.
"Chiediamo alla polizia di rischiare la loro vita per proteggere la nostra - aveva detto, tra l'altro, il sostituto procuratore Charles Testagrossa al termine del processo -. Non di rischiare la nostra vita per proteggere la loro".
Il caso Bell aveva riportato alla memoria un altro triste fatto verificatosi nel 1999 in cui perse la vita un immigrato africano, Amadou Diallo freddato con 41 proiettili dagli agenti dell'Nypd che avevano scambiato il suo portafogli per un revolver. Anche in quel caso gli agenti furono scagionati e la decisione scaturì in una proliferazione di manifestazioni di protesta con centinaia di arresti.


I detective Michael Oliver (a sinistra) di 36 anni ha sparato 31 proiettili, Gescard Isnora (al centro) di 29 anni ha premuto il grilletto 11 volte e Marc Cooper di 40 anni ha sparato 4 colpi. I primi due erano accusati di omicidio colposo e il terzo di comportamento pericoloso, mentre altri due agenti che avevano preso parte alla sparatoria erano stati scagionati sin dall'avvio dell'inchiesta.


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