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"The tree of liberty must be refreshed from time to time with the blood of patriots and tyrants. It is its natural manure"

Thomas Jefferson


"Democracy is two wolves and a lamb voting on what to have for lunch. Liberty is a well-armed lamb contesting the vote"

Benjamin Franklin




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9 maggio 2009

Anche l'Oklahoma minaccia la secessione per le continue violazioni della Costituzione di Obama

Se anche il Senato dell’Oklahoma voterà a favore della proposta, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama potrà vedere arrivare presto sulla sua scrivania una legge che riconoscerà la sovranità allo stato americano e che di fatto dirà a Washington di conformarsi ai poteri federali e di non andare oltre a interferire negli stati.

L’ultimo vento di "secessione" soffia questa volta in Oklahoma, dopo aver percorso il Texas in lungo e in largo durante i Tea Parties. Nonostante il governatore democratico Brad Henry abbia esercitato il diritto di veto su un disegno di legge simile appena 10 giorni fa, la Camera dello stato ha approvato una proposta che ribadisce la sovranità dell’Oklahoma; e che, questa volta, non ha bisogno del sì del governatore. Kris Steel, presidente pro tempore della Camera dello stato, è ottimista, e ritiene che la risoluzione "HCR 1028" sarà approvata anche dal Senato dell’Oklahoma. La norma ha lo scopo, ha spiegato il suo autore, il repubblicano Charles Key, di dire al Congresso di "tornare a esercitare i propri ruoli stabiliti dalla Costituzione".

La richiesta, rivolta al governo federale, è anche quella di "smettere e desistere" dall’esercitare poteri che vanno al di là di quelli stabiliti dalla Costituzione. Secondo Key le leggi federali violerebbero infatti spesso il decimo emendamento, che afferma che i poteri non espressamente delegati al governo degli Stati Uniti "sono riservati ai rispettivi stati".

Un esempio di come il Congresso starebbe travalicando i suoi confini, ha precisato il repubblicano, è rappresentato dagli stessi piani di aiuto a favore dei produttori di auto e delle istituzioni finanziarie. "Stiamo dando tutti questi soldi a entità diverse, inclusi i produttori di auto, e ora stanno anche dicendo: Beh, forse è meglio che vadano in amministrazione controllata", ha precisato Key (riferimento alla vicenda Chrysler). "Bene, forse avremmo dovuto permettere a queste aziende di scivolare nella condizione di amministrazione controllata prima di dar loro i soldi dei contribuenti".

Mi sembra fosse dal 1861 che la parola "Secessione" non percorresse in lungo e in largo gli States. Almeno questa volta un nigger c'entra davvero...



10 giugno 2008

Barack "Three Mountains" Obama

"Tasserò le società petrolifere sugli extra-profitti provocati dal rialzo del prezzo del petrolio per aiutare le famiglie a pagare le bollette dell'energia salite a livelli astronomici e altri conti della spesa". Queste le parole del senatore mulatto in visita a Raleigh nella Carolina del Nord.

Se "le società petrolifere" sta a "i capitalisti" come "gli extra-profitti" sta a "il plus-valore" e come "le famiglie" sta a "gli operai" allora "Barack Obama" sta a "Karl Marx". Per fortuna la politica non è matematica. La riprova è che ministri dell'economia di governi europei sedicenti conservatori hanno proposto la stessa minchiata populista-socialista (come da simpatico gioco di parole nel titolo). Più che matematica, mi sembra di essere in un film dell'orrore.

Tornando negli States, anche qualcuno fra i Democratici sta iniziando a sentire puzza di bruciato. Dan Boren, esponente dem dell'Oklahoma, ha detto che non farà assolutamente un endorsement per Obama, in quanto il senatore nero è troppo a sinistra rispetto alle sue idee politiche ed a quelle del suo elettorato. Ha poi detto che in ogni caso alla Convention democratica di agosto voterà per Obama: "La nostra (dei democratici, ndr) nomina non sarà corrispondente alla mia prima scelta". "Celebrerò la sua nomina", ha detto, "Sarà il testamento del Partito Democratico". Fosse solo per questo, il testamento, sarebbe poco male.

Ma se il buongiorno si vede dal mattino...



19 settembre 2007

Ogni due settimane il pianeta perde una lingua

Nel mondo ogni due settimane scompare una lingua. Dei settemila idiomi ancora oggi parlati la metà sono in via d'estinzione e scompariranno entro il secolo. Alcuni linguaggio scompaiono con la morte dell'ultima persona che la parlava, altre scompaiono gradualmente in culture bilingui, quando vengono sopraffate da quelle parlate a scuola o dai mezzi di comunicazione. Cinque regioni nel mondo sono quelle più a rischio: Australia del Nord, Sud America centrale, area del Pacifico settentrionale del Nord America, Siberia orientale, Oklahoma e Stati Uniti orientali.

Lo studio è basato su ricerche sul campo appoggiate oltre che dalla National Geographic Society, dalla Living Tongues Institute for Endangered Languages ed è stato pubblicato sull'ultimo numero della rivista National Geographic e sul sito web www.languagehotspots.org. Metà delle lingue del mondo non hanno forma scritta e sono pertanto più vulnerabili ad essere dimenticate, ha detto David Harrison, linguista allo Swarthmore College: «Quando queste lingue scompaiono non lasciano alle spalle un dizionario o un testo, nè il cumulo di tracce della cultura che le ha espresse».

In Australia dove quasi tutte delle 231 liungue aborigene parlate sono a rischio, i ricercatori hanno incontrato comunità minuscole di grappoli linguistici come i tre che parlano il Magati Ke, nei Territori del Nord o i tre Yawuru, nell'Australia occidentale. In luglio un ricercatore ha incontrato l'unica persona che parla l'Amurdag, un linguaggio di Territori del Nord già dichiarato estinto.

Sono in via di estinzione anche molte delle 113 lingue parlate sulle Ande e nel bacino delle Amazzoni dove spagnolo e portoghese stanno prendendo il sopravvento. La dominanza dell'inglese minaccia le 54 lingue indigene del Pacifico di Nord Ovest in Nord America, una regione che include British Columbia, Oregon e stato di Washington. In Oregon solo una persona parla il Siletz Dee-ni, l'ultima delle lingue un tempo comuni in una riserva indiana, mentre tra Oklahoma, Texas e New Mexico sono parlate ancora una quarantina di lingue indigene, ma molte di loro sono moribonde. (da Il Messaggero)



14 agosto 2007

Una statua per John Wayne

Nell'anno del centenario della sua nascita il mito John Wayne ha avuto l'onore di vedersi rappresentato con una statua a grandezza naturale nel prestigioso museo National Cowboy and Western Heritage in Oklahoma.

John Wayne nacque a Winterset, in Iowa, nel 1907, da padre scozzese e madre irlandese. Il nonno paterno era un veterano della guerra civile. La famiglia era di religione presbiteriana. John Wayne, che in tutta la sua carriera vinse soltanto un Oscar nel 1970 grazie a "Il Grinta", ha recitato in oltre 160 pellicole e morì a Los Angeles (California) nel giugno del 1979 a causa di un fulminante cancro allo stomaco.

Ad assistere alla cerimonia per il nonno c'erano due nipoti del grande John: Anita LaCaba Swift e Nick Kuhle. I due hanno ricordato ai presenti come sia per loro ogni volta uno straordinario onore partecipare a questo tipo di manifestazioni e vedere come gli appassionati di Cinema di tutte le età siano ancora affezionati all'attore-mito nonostante sia morto ormai da quasi 30 anni.

Secondo Wikipedia fu lo stereotipo di un ruvido maschilismo individualista. Secondo me è stato l'ultimo vero uomo di frontiera. Onore a te John, con questo video con in sottofondo "Sunday Morning Coming Down" di Johnny Cash




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