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"The tree of liberty must be refreshed from time to time with the blood of patriots and tyrants. It is its natural manure"

Thomas Jefferson


"Democracy is two wolves and a lamb voting on what to have for lunch. Liberty is a well-armed lamb contesting the vote"

Benjamin Franklin




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3 luglio 2008

Dichiarazione di Indipendenza - 4 luglio 1776

Quando nel corso degli umani eventi si rende necessario ad un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato ad un altro ed assumere tra le altre potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per Legge naturale e divina, un giusto rispetto per le opinioni dell'umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione. Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità. La Prudenza, anzi, imporrà che i Governi fondati da lungo tempo non andrebbero cambiati per motivi futili e transitori; e di conseguenza ogni esperienza ha dimostrato che l'umanità è più disposta a soffrire, finché i mali sono sopportabili, che a cercare giustizia abolendo le forme alle quali sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, che perseguono invariabilmente lo stesso obiettivo, evince il disegno di ridurre il popolo a sottomettersi a un dispotismo assoluto, è il loro diritto, è il loro dovere, rovesciare tale governo e affidare la loro sicurezza futura a dei nuovi Guardiani.

Tale è stata la paziente sopportazione di queste Colonie; e tale è oggi la necessità che le costringe ad alterare i loro precedenti Sistemi di Governo. La storia dell'attuale Re di Gran Bretagna è una storia di ripetute ferite ed usurpazioni, tutte aventi l'obiettivo diretto di stabilire una tirannide assoluta su questi stati. Per comprovarlo, sottoponiamo i fatti seguente a un mondo sincero. [...]

Noi dunque, Rappresentanti degli Stati Uniti d’America, riuniti in Congresso Generale, facendo appello al Supremo Giudice del mondo per la rettitudine delle nostre intenzioni, solennemente pubblichiamo e dichiariamo, in Nome e con l’Autorità del buon Popolo di queste Colonie, Che queste Colonie Unite sono, e hanno diritto di essere, Stati Liberi e Indipendenti; che sono sciolti da ogni fedeltà alla Corona britannica, e che ogni legame politico fra loro e lo Stato della Gran Bretagna è, ed ha diritto di essere, totalmente sciolto; e che in qualità di Stati Liberi e Indipendenti, essi hanno pieno potere di dichiarare la Guerra, concludere la Pace, contrarre Alleanze, stabilire dei Commerci e fare ogni altro Atto e Cosa che gli Stati Indipendenti possono fare di diritto. E a sostegno di questa Dichiarazione, con ferma fiducia nella protezione della divina Provvidenza, ci promettiamo reciprocamente le nostre Vite, le nostre Fortune e il nostro sacro Onore.

Firmato da:

* New Hampshire: Josiah Bartlett, William Whipple, Matthew Thornton
* Massachusetts: Samuel Adams, John Adams, John Hancock, Robert Treat Paine, Elbridge Gerry
* Rhode Island: Stephen Hopkins, William Ellery
* Connecticut: Roger Sherman, Samuel Huntington, William Williams, Oliver Wolcott
* New York: William Floyd, Philip Livingston, Francis Lewis, Lewis Morris
* New Jersey: Richard Stockton, John Witherspoon, Francis Hopkinson, John Hart, Abraham Clark
* Pennsylvania: Robert Morris, Benjamin Rush, Benjamin Franklin, John Morton, George Clymer,                           James Smith, George Taylor, James Wilson, George Ross
* Delaware: George Read, Caesar Rodney, Thomas McKean
* Maryland: Samuel Chase, William Paca, Thomas Stone, Charles Carroll of Carrollton
* Virginia: George Wythe, Richard Henry Lee, Thomas Jefferson, Benjamin Harrison, Thomas                       Nelson, Jr., Francis Lightfoot Lee, Carter Braxton
* Carolina del Nord: William Hooper, Joseph Hewes, John Penn
* Carolina del Sud: Edward Rutledge, Thomas Heyward, Jr., Thomas Lynch, Jr., Arthur Middleton
* Georgia: Button Gwinnett, Lyman Hall, George Walton



Buon 4 luglio. Happy 4th July


7 giugno 2008

la questione libertarian

Circa la designazione come candidato alla Presidenza dell'Unione per il Libertarian Party di Bob Barr, già Sgembo ed El Boaro si sono espressi. Riassumo, attingendo alcune notizie da loro (va bene, non riesco a stare senza scrivere, sono un grafomane incazzoso, lo ammetto!).

Al congresso svoltosi nel Midwest è stato individuato come candidato Bob Barr, un ex repubblicano su posizioni indubbiamente più conservatrici che libertarian. Ha votato a favore di tutte le leggi che ogni buon libertario americano considera deleterie (il Patriot Act, ad esempio) e non ha mai assolutamente rinnegato il suo passato, o ammesso di essersi sbagliato.

Poiché McCain è un candidato sui generis su alcuni temi rispetto ai repubblicani duri e puri, e poiché sia Obama che McCain cercano di attirare voto indipendente e dunque attingono allo stesso bacino di utenza, la candidatura di Barr rischia di essere la goccia che farà traboccare il vaso dei repubblicani. Il duello Obama-MCain sarà probabilmente un testa a testa, e Barr più che sull'elettorato indipendente punta sugli elettori GOP seguaci di Ron Paul e sugli elettori GOP scontenti della nomina di McCain e che mai e poi mai voterebbero Obama.
La Rasmussen dà al Libertarian Party un 6% a livello nazionale, ed il Washington Times riporta i sondaggi dalla Georgia, dove McCain ha il 45%, Obama il 35% e Barr l'8, e dal North Carolina dove McCain è al 43%, Obama al 40 e Barr al 6%. Il che vuol dire che, anche se McCain ha ancora una "soglia di sicurezza", alcuni stati molto conservatori potrebbero non essere più certi. In ogni caso, chi se ne frega di McCain e Obama. 

La questione che mi preme è un'altra. La campagna di Barr e del LP si basa su due fronti: rubare elettori al GOP per fargli un bello sgambetto, e recuperare sotto l'ala del LP l'ampio fronte paulista. Ma mentre il primo punto sta avvenendo "de plano", il secondo punto è più complicato, e nonostante i numeri del LP  inizino ad essere interessanti in realtà potrebbe essere l'inizio della fine per il "Party of Principle".

Mentre infatti i left-libertarians, che tanto hanno contestato Ron Paul bollandolo come non libertario durante le primarie, non stanno facendo lo stesso casino per Bob Barr (la presunta simpatia di Ron Paul per i Suprematisti della Razza Bianca tirata fuori da The New Republic, che tanto danno ha creato in New Hampshire alla campagna di Ron Paul... chi ha imbeccato The New Republic secondo voi? I lefts) la corrente paulista all'interno del LP è sul piede di guerra, tant'è che Bob Barr ha dovuto creare un gruppo di lavoro apposta per ricucire i rapporti con i "Ron Paul fans".

Per una visione miope e scellerata, infatti, il LP non ha appoggiato ufficialmente o ufficiosamente Ron Paul, nonostante una buona parte dei simpatizzanti e dei militanti del partito lo chiedesse a gran voce, utilizzando come scusa alcuni fra gli argomenti cari ai lefts. Proponendo Barr, il LP ha scoperto le sue carte, dimostrando che il suo ostruzionismo per Ron Paul non aveva niente di programmatico, ma semplicemente dava fastidio che il dottor Paul infiammasse gli animi libertari e non solo, molto più del piccolo partito. Per preservare l'orticello si è persa la visione d'insieme. Cosa che non è sfuggita alle varie correnti pauliste, che stanno considerando il da farsi.

Christine Smith, appartenente alla corrente "superpaulista" cui si ispira anche il sottoscritto, è la prima ad aver deciso di abbandonare il partito. Nei forum libertarians ci sono topics in cui simpatizzanti di Paul dichiarano che non appoggeranno mai Bob Barr, preferendo un'astensione o l'appoggio al candidato Chuck Baldwin del Constitution Party. Ed i lefts non all'interno dei meccanismi del partito, così come non hanno appoggiato Paul non appoggeranno Barr (son lefts ma non so' cojoni).

Nonostante tutto, c'è la possibilità che in queste Presidenziali il LP ottenga un risultato  soddisfacente. Ma i voti dei repubblicani scontenti sono voti che non rimarranno. Una buona fetta di attivisti e militanti ha dato e darà l'addio al partito; sono teste e braccia che non ritorneranno probabilmente mai più. Al solito, il LP dovendo decidere fra "l'immediato inutile orticello" ed "un progetto serio per il futuro, non solo politico ma sopratutto culturale, che con tanto tanto tanto lavoro porti a qualcosa" ha scelto la via più facile, ha scelto il lato oscuro della forza. Noi altri libertarians smithiani preferiamo lottare da cavalieri jedi...

Lo sgambetto al GOP ci può stare come soddisfazione personale (visto anche come hanno trattato Ron Paul durante la campagna non è che mi sfascerò la testa se McCain dovesse perdere, anzi... nonostante tutta l'antipatia che ho per Obama, che rimane un colossale bluff), ma più che per un pugno di voti bisogna impegnarsi per far capire che lo Stato non può risolvere i problemi in quanto ne è la principale causa. Dopo i voti verranno da sè, e saranno voti consapevoli e duraturi, non voti flip flop provenienti da frange reazionarie che vogliono punire il Partito Repubblicano per quella che considerano una deriva a sinistra.

Quindi no McCain, no Obama, no Barr... Penserò a Chuck Baldwin, che a parte le posizioni su aborto ed in materia di immigrazione clandestina un po' troppo conservatrici, forse è l'unico cui vale la pena di dedicare un bannerino (è chiaro che quando dichiara orgogliosamente "The Second Amendment Protects Our Liberty!" non può non essermi simpatico). Cacchio quanto ho scritto! Ok, mi fermo...


Il LP nel 2012 ci proporrà J.E.B. Bush come candidato?


25 settembre 2007

Buttare la propria carriera sportiva per i combattimenti fra cani

Il quaterback degli Atlanta Falcons Michael Vick è stato oggi incriminato dal Grand Jury della Virginia per la vicenda dei combattimenti fra cani. Era stato accusato di due reati: tortura ed uccisione illegale di cani, e promozione di combattimenti fra cani.  Rischia fino a 5 anni di carcere. Il 10 dicembre la sentenza. Vick, 27 anni, era una vera e propria realtà della National Football League. La Commissione disciplinare della NFL lo aveva sospeso in agosto, dopo che la vicenda era diventata di dominio pubblico. I Falcons si sono schierati con la NFL: "Rispettiamo e supportiamo la decisione della Commissione di sospendere a tempo indeterminato Michael Vick: le azioni che infangano la buona reputazione della NFL non possono essere tollerate", si poteva leggere in un comunicato della squadra inerente questa vicenda.  

Ora, il passato ci ha abituato a campioni sportivi che buttano nel cesso le doti che ogni comun mortale vorrebbe avere per donne, alcool, droga. Non condivido il rovinarsi per questi motivi, ma umanamente comprendo (sopratutto i primi due). Ma come cazzo si fa a provare piacere in un combattimento fra cani mi chiedo io?



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24 luglio 2007

la comunità nera protesta: il monumento a Martin Luther King sarà realizzato dai cinesi

La scritta ‘made in China' ormai non sconvolge più nessuno negli Usa, neppure quando compare su cappellini da baseball e magliette dell'Nba. Ma anche l"outsourcing' ha limiti di sopportazione: la scelta di uno scultore cinese per realizzare il monumento a Martin Luther King, che sorgerà nel cuore di Washington, in mezzo alle memorie storiche d'America, ha fatto scendere sul piede di guerra la comunità nera. E non solo.

Una grande statua di granito del leader della lotta per i diritti civili, sarà il cuore del monumento che dovrebbe venir inaugurato nel 2008 o 2009, non lontano dal luogo dove King pronunciò il proprio, celebre discorso ‘I Have a Dream'. La targa della statua porterà una firma, Lei Yixin, che sta facendo irritare i neri di Atlanta. "King è nostro, siamo stati svenduti, la nostra cultura è stata svenduta", sostiene Gilbert Young, un artista afroamericano che cavalca la protesta. "Chi ha scelto un cinese per un'opera del genere deve aver perso la testa", gli fa eco Lou Dobbs, uno dei volti più noti della Tv americana, un anchorman della Cnn che non è nero ma da anni si batte pubblicamente contro l'esportazione del lavoro americano in Asia.

La rivolta non è una novità per Washington: ogni volta che sulla grande spianata del Mall viene decisa la costruzione di un nuovo monumento, si leva qualche critica. Quando nel 1981 fu scelta una giovanissima architetta dell'Ohio di origini cinesi, Maya Lin, per realizzare quello della guerra del Vietnam, ci furono vibranti proteste da parte di alcune organizzazioni di reduci, che non la ritenevano abbastanza ‘americana'. Il Mall è un concentrato di storia e ogni monumento è un tributo perenne: quello del Vietnam, peraltro, è oggi tra i più apprezzati e il più visitato.

King, assassinato nel 1968 a Memphis, sarà il primo personaggio non presidente a venir onorato con una statua e uno spazio pubblico. Il progetto per il memoriale fu varato dal presidente Bill Clinton nel 1996 e negli ultimi anni una società di architettura di San Francisco ha svolto la selezione dei disegni e la scelta del vincitore e degli artisti incaricati di eseguirlo. Il pezzo forte, la statua di King, è stato assegnato a sorpresa a Lei e la decisione ha fatto circolare retroscena velenosi.

Ed Dwight, uno scultore nero che ha realizzato 90 monumenti commemorativi negli Usa - molti dei quali dedicati a King -, dopo essere stato messo da parte da un comitato che gli ha preferito Lei, ha raccontato al Los Angeles Times che dietro c'é una storia di soldi. A suo dire, i promotori del monumento devono raccogliere 100 milioni di dollari per realizzarlo e intendono persuadere il governo di Pechino a versarne 25, visto che l'autore è un cinese. Una tesi respinta con forza da una portavoce del comitato, Rica Orszag: "Non abbiamo avuto alcuna discussione con il governo cinese, né prima né dopo la scelta dello scultore".

In mezzo alla polemica, l'unico che non sembra scomporsi è Lei. I giornalisti americani sono andati a scovarlo nel suo studio a Changsha, una città nella Cina centrale dove studiò Mao Tsetung e dove i genitori dello scultore, che erano intellettuali, rimasero vittime della Rivoluzione Culturale. "Ho visto le statue di King che vengono fatte in America - ha detto Lei, pacato e pungente - e nessuna era perfetta. Io posso fare meglio".


Marthin Luther King jr in una pic tratta dal cartoon "The BoonDocks" (episodio "Il ritorno del Re") in cui si immagina che il celebre oratore sia sopravvissuto all'attentato e si risvegli, dopo un coma durato decenni, nell'America di oggi post 9/11. Un modo originale di celebrare un grande leader. "The BoonDocks" è il graffiante lavoro del fumettista afroamericano Aaron McGruder


20 luglio 2007

campagne antifumo controproducenti: i giovani fumano di più

Le campagne anti-fumo nelle scuole medie americane hanno avuto effetti controproducenti rispetto agli obiettivi perseguiti. E' questo il risultato di una ricerca effettuata dalla 'University of Georgia', secondo cui, dopo le campagne, i ragazzi fumano non di meno ma di piu'. Hye-Jin Paek, della UGA, spiega che le campagne nelle scuole innescano un senso di ribellione e voglia di trasgressione nei giovani.



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5 giugno 2007

trovato (ed abbattuto) un secondo Hogzilla... molto più grosso del primo

Un ragazzino dell'Alabama di 11 anni, Jamison Stone, ha ucciso un maiale selvatico di quasi 500 chili. Secondo quanto dichiarato, il ragazzino sarebbe riuscito ad abbattere il gigantesco maiale selvatico con una pistola, e non con un fucile (se è vero, complimenti per la mira).
Questo maiale supera di circa un quintale quello abbattuto in Georgia da Chris Griffin nel giugno 2004, soprannominato Hogzilla. Su Hogzilla era nata una vera e propria leggenda in Georgia. Chi sosteneva si trattasse di un maiale preistorico, chi di un supercinghiale, e chi di un falso, visto che "Hogzilla" è stato seppellito in fretta e furia dal cacciatore e dal proprietario del terreno sul quale l'animale è stato abbattuto. Il National Geographic investigò con un documentario che aveva l'obiettivo di svelare se questo animale fosse mai esistito realmente, ed in questo caso di che tipo di animale si trattasse. E sopratutto: è possibile che ce ne siano altri? A quest'ultima domanda oggi si può dare risposta positiva. Circa le altre questioni, Hogzilla era vero (anche se le sue dimensioni erano un po' 'gonfiate'): si trattava di un maiale rinselvatichito, ovvero quei maiali che fuggono dagli allevamenti ed iniziano a vivere in maniera selvatica. Quella dei maiali rinselvatichiti sta diventando una vera e propria piaga in Nord America: un maiale domestico ha bisogno solo di una settimana di tempo per rinselvatichirsi, una volta scappato da un allevamento (a differenza di altri animali domestici che, se scappano, incontrano la morte -vedi cani, cavalli, etc-). Questi maiali vivono parecchi anni, si spostano anche di parecchie miglia, e già all'età di sei mesi possono accoppiarsi; si moltiplicano in maniera vertiginosa, attaccano l'uomo, distruggono le coltivazioni, e sono portatori di virus anche letali per altre specie animali (ivi compreso l'uomo).


Chris Griffin & Hogzilla I



Jamison Stone & Hogzilla II


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