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"The tree of liberty must be refreshed from time to time with the blood of patriots and tyrants. It is its natural manure"

Thomas Jefferson


"Democracy is two wolves and a lamb voting on what to have for lunch. Liberty is a well-armed lamb contesting the vote"

Benjamin Franklin




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23 gennaio 2008

Il NY Times: "Rudy Giuliani? un bandito"

Il NY Times, in quest'articolo di ieri scritto a quattro mani da Mike Powell e Russ Buettner, descrive l'ex sindaco della Grande Mela come una sorta di bandito che usa il potere per spietate vendette personali. "Giuliani ha fatto della rappresaglia uno stile di vita", ha scritto il quotidiano newyorchese citando Matthew Brinkerhoff, avvocato di una rispettata organizzazione per gli homeless e i malati di Aids che l'ex sindaco aveva "preso di mira" dopo che i suoi attivisti avevano usato la sua fotografia in una protesta contro il comune. "Preso di mira" non è una metafora: nel 1998 la polizia di New York su ordine di Giuliani dispiegò elicotteri e tiratori scelti sui tetti di Manhattan per intimidire una protesta di attivisti del gruppo. Tutto per una foto, a spese del contribuente e contro la legge. Casi del genere si contano a decine: dal tassista James Schillaci che aveva osato rivolgersi a un giornale per denunciare un abuso fatto dai poliziotti a un semaforo rosso del Bronx e che si era visto sbattere in galera con la scusa di una vecchia infrazione stradale, al predecessore di Giuliani, Ed Koch: non c'era buon sangue tra i due e il ritratto ufficiale di Koch venne rimosso senza troppe cerimonie dalla Blue Room del municipio. "Mi è andata bene che Rudy non ne ha fatto un falò bruciandolo con il Primo Emendamento che protegge la libertà di parola", ha commentato l'interessato in una recente intervista.

Bene bene bene... Ennesimo capolavoro dell'italoamericano. Prima l'attribuire solo a se stesso l'intera gestione della città post  9/11 (era  salito anche lui con i pompieri sul WTC poco prima del crollo, lo sapevate? Ma lui sapeva volare e si è salvato). Poi la fantastica tattica di puntare solo sugli stati con più delegati alle presidenziali, presentandosi in questi stati con l'immagine di uomo forte che ha preso finora sei sberle nei denti (molto macho, in effetti...), con persino il simpatico Duncan Hunter che finora ha più delegati di lui (effettivamente, un immagine proprio da uomo forte, mica da rincoglionito). Adesso queste chicche come ciliegina sulla torta.

Posso concludere 'sto post in tre modi:

1) Meno mogli e meno cazzate sono basilari per essere candidati credibili alla Casa Bianca. Non si capisce bene se il mormone sia Romney o Giuliani, visto il numero di concubine del secondo.

2) certi italians anziché alla Casa "Bianca" dovrebbero pensare alla farina "bianca" per la pizza.

3) Dal film di Spike Lee Do the right thing: "italiano del cazzo, pizzaiolo, mangiaspaghetti... Vic Damone, Perry Como... Luciano Pavarotti, 'O sole mio', coglione, e neppure sai cantare"

Fatemi sapere quale preferite.




15 dicembre 2007

Aryan Brotherhood

Torno a parlare di gangs. Dopo aver raccontato qualcosa in questo post  sulla famigerata gang di origine salvadoregna denominata Mara Salvatrucha (le formiche soldato del Salvador), cambiamo pelle e passiamo alla Fratellanza Ariana.

La Fratellanza Ariana (anche conosciuta come AB, dalle iniziali Aryan Brotherhood) è una gang carceraria statunitense che conta all'incirca quindicimila membri tra detenuti e non. Secondo l'FBI, sebbene il gruppo rappresenti meno dell'1% della popolazione carceraria, è responsabile del 26% degli omicidi che avvengono nelle prigioni americane.

Ogni gruppo facente parte della Fratellanza ariana è guidato da una commissione di tre persone, che controllano le attività della gang (anche se alcuni aspetti variano da prigione a prigione). Solitamente per diventare membri della Fratellanza ariana si devono soddisfare due condizioni: l'essere bianchi e la prova di entrata. Questa consiste nel sistema "blood in, blood out" (sangue per entrare,sangue per uscire): il candidato deve uccidere un altro detenuto per poter far parte della gang (sangue per entrare), e non ne può uscire, pena la morte (sangue per uscire). Come la maggior parte della gang carcerarie, i membri dell'AB portano tatuati simboli di appartenenza: le iniziali AB, svastiche, ragnatele, le rune delle SS, altri simboli nazionalsocialisti, ma anche il trifoglio. Quest'ultimo, anzi, è il simbolo più importante. Il trifoglio è il simbolo dell'Irlanda, ed i primi membri dell'AB erano appunto irlandesi. Un detenuto che portasse tatuato il trifoglio senza essere membro della Fratellanza Ariana correrebbe il rischio di essere ucciso.
Organizzata come un gruppo di supremazia bianca, le attività economiche della gang sono varie: droga, estorsione, omicidi su commissione.
Si ritiene che la nascita della Fratellanza ariana sia avvenuta nel1964, nel carcere di San Quentin. Durante gli anni la gang si è divisa in due parti, una operante all'interno del sistema penitenziario e l'altra all'esterno. Ultimamente, nel 2005 e nel 2006, sono state portate a compimento diverse operazioni di polizia che hanno condotto all'arresto di molti membri dell'organizzazione, e ne hanno ridotto le attività. Questo grazie a Michael Thompson, uno dei nomi leggendari dell'AB, che ha deciso di passare dall'altra parte e collaborare con le autorità, facendo nomi e riferimenti. Oggi Thompson, ancora detenuto, vive sorvegliato 24 ore su 24. La Fratellanza, infatti, lo ha condannato a morte.

La Fratellanza ariana ha una forte allenza con la Mafia Messicana (la Eme) sin dai primi anni '70; inoltre è in contatto con molte gang di motociclisti e altri gruppi di supremazia bianca, ed è nemica degli altri gruppi ispanici ed ovviamente delle gangs afroamericane. La mafia italoamericana della East Coast, quando John Gotti Sr. finì in prigione, chiese protezione per il suo boss proprio alla AB. E solo questo la dice lunga sul potere che questa gang aveva nelle prigioni.







20 novembre 2007

Libertarian Power! # 2

Continua il nostro viaggio fra i candidati del Libertarian Party per la Casa Bianca. Oggi la seconda puntata. Crede nel lavoro, è scettico verso i sussidi, ma non ha dimenticato le sue origini ed il valore della solidarietà (anche transnazionale): ecco a voi

Daniel Imperato, l’italolibertarian

Daniel J. Imperato è figlio di emigranti italiani. Ha iniziato a lavorare subito da ragazzo, per poter pagarsi gli studi. A 22 anni ha fondato la sua prima azienda in Israele. Oggi è un uomo d’affari di fama internazionale. Crede nel volontariato: è in prima linea nella lotta all’Aids nel continente africano

1) Riformare il sistema sanitario nazionale, aprendolo a tutti i cittadini, attraverso contribuzioni delle stessa cause farmaceutiche: esse utilizzano il sistema sanitario nazionale, è giusto che vi contribuiscano (una sorta di affitto)

2) Creare un sistema di educazione on line, che possa garantire un maggiore accesso agli studi superiori ed universitari, attraverso appositi portali

3) Cessate il fuoco immediato in Iraq, e collaborazione con i Paesi Arabi per una piano di pace a lungo termine

4) Un piano energetico razionale interstatale, che attraverso la collaborazione fra gli Stati Uniti e l’America Latina, distribuisca più razionalmente l’eolico, il solare, il biodiesel, l’energia elettrica

5) Diventare una Nazione energeticamente autosufficiente e coscienziosa sull'utilizzo delle proprie risorse

6) Circa l’immigrazione, il suo scopo è far sì che le imprese americane organizzino dei piani di lavoro e studio in America Latina, in modo da formare la forza lavoro, rendendola più qualificata, e quindi più richiesta anche in altre parti del mondo, invece di destinarla sine die a lavori di bassa manovalanza

7) Riformare il sistema dei sussidi sociali, uno dei più grandi abusi degli States, razionalizzandolo: “One of the biggest abuses in America is charitable contributions”



Daniel Imperato



PS: la precedente puntata a questo link


26 ottobre 2007

John Gotti voleva assassinare Rudy Giuliani

Era l’autunno del 1986, e il pool antimafia era ancora in lutto per l’omicidio l’estate precedente di Giuseppe Montana e Ninni Cassarà. Il rischio per gli inquirenti era diventato tanto grave che Giuseppe Falcone e Paolo Borsellino furono costretti a riparare per qualche tempo, con le loro famiglie, nel carcere dell’Asinara. La cronaca americana ci rivela adesso che in quello stesso periodo, la mafia newyorchese aveva preso in seria considerazione di ordinare un ”hit” (un contratto di morte) contro il procuratore federale del Distretto sud di Manhattan, Rudy Giuliani.

In quel periodo, Giuliani aveva cominciato a collaborare con Falcone su un’operazione contro il traffico di eroina che coinvolgeva la famiglia Inzerillo in Italia e la famiglia Gambino, allora la più potente nella ”cupola” newyorchese. E sarebbe proprio stato John Gotti, boss dei Gambino, a insistere con i boss delle altre quattro famiglie affinché si tentasse di eliminare Giuliani. Il voto del summit mafioso si risolse però a sfavore di Gotti: tre contro due.

Queste rivelazioni sono arrivate oggi nel corso di un processo che si sta tenendo a Manhattan contro un ex agente dell’Fbi accusato di essere diventato un doppiogiochista. L’agente, Lindley Del Vecchio, aveva agganciato agli inizi degli anni Ottanta un ”capitano” della famiglia Colombo, tale Gregory Scarpa, che gli passava informazioni e dati. Sarebbe stato proprio Scarpa a registrare i fatti del summit delle cinque famiglie nell’ottobre 1986.

A discutere della possibilità di seguire l’esempio della mafia siciliana e di uccidere gli inquirenti scomodi, furono sia John Gotti, in rappresentanza dei Gambino, che Carmine Persico in rappresentanza dei Colombo, tutti e due favorevoli all’attentato. Contrari si rivelarono invece Anthony Corallo dei Lucchese, Anthony Salerno dei Genovese, e Philip Rastelli dei Bonanno.

L’attentato dunque non fu effettuato, ma Giuliani visse a lungo sotto la spada di Damocle della minaccia dei suoi acerrimi nemici. In quegli anni il giovane procuratore federale stava lavorando a smantellare la ”Commissione” (come venivano chiamate le cinque famiglie di New York,) e spesso nelle sue inchieste venne in contatto con i colleghi italiani, in particolare Falcone, del quale divenne anche amico personale.

Nel corso del processo contro l’agente sospettato di aver fatto il doppio gioco (e di aver anche aiutato la mafia a commettere quattro omicidi), gli esperti hanno ammonito di prendere con le molle le sue dichiarazioni. Anche quelle sul possibile ”hit” contro Giuliani, sostengono, potrebbe essere ”ingigantite” per rendersi importante e ingraziarsi la giuria. Giuliani, che è oggi candidato alla presidenza nelle file del partito repubblicano, si è rifiutato di fare commenti.

Ma se è vero che l’ex sindaco di New York viene spesso criticato perché si vanta di aver ottenuto da sindaco risultati più vasti e solidi di quanto non abbia realizzato, è anche vero che come procuratore anti-mafia e anticorruzione il suo lavoro ha registrato un’approvazione quasi universale. E nel passato, altre volte è venuto a galla che sulla sua testa la mafia aveva messo una taglia di 800 mila dollari. Con scarso risultato: Giuliani è vivo e vegeto, Gotti è morto in prigione, e la Commissione di fatto non esiste più, o è una pallida copia di quello che era venti anni fa.


Citazione dal film "The Goodfellas", di M.Scorsese: "Era un affare tra Mangiaspaghetti..."


20 settembre 2007

La polizia dell'Ontario arresta 9 nativi

Finisce la tregua a Caledonia. Dopo una situazione di stallo durata dallo scorso febbraio, gli agenti dell’Ontario Provincial Police sono intervenuti ieri, arrestando nove nativi. «Gli arresti - ha dichiarato al Corriere Canadese il capo dell’Opp Julian Fantino - sono legati all’occupazione illegale di alcuni terreni».
«I fermi non riguardano direttamente il pestaggio di Sam Gualtieri. In ogni caso - ha aggiunto l’ex chief della Toronto Police - siamo fiduciosi per il buon esito di questa inchiesta». Fantino ha confermato che d’ora in avanti verrà applicata tolleranza zero contro i trasgressori della legge a Caledonia. Dopo i violenti incidenti della scorsa settimana, il governo dell’Ontario ha richiamato il suo mediatore che da mesi si sta operando per raggiungere un accordo sui terreni contesi. Dopo gli incidenti dello scorso anno era iniziato un lento e lungo processo di mediazione tra le autorità locali, i rappresentanti delle Six Nations ed il governo federale. Queen’s Park aveva anche nominato un mediatore per facilitare il raggiungimento di un accordo.
Dopo un violento incidente della scorsa settimana nel corso del quale un imprenditore era stato gravemente ferito, il governo provinciale ha deciso di bloccare la trattativa: «Il nostro governo - si legge in una nota del ministero per gli Affari degli Aborigeni - ritiene inaccettabile un incidente simile a quello della scorsa settimana. La violenza non è mai parte della soluzione» ha detto Lars Eedy, portavoce del governo provinciale.
Come si ricorderà il costruttore italocanadese Sam Gualtieri fu ricoverato in ospedale il 13 settembre scorso dopo essere stato colpito con una spranga alla testa procurandogli gravi ferite.
Alcuni dimostranti avevano raggiunto una nuova area dove si stanno costruendo case su Stirling Street, e si erano fermati proprio dove Gualtieri stava costruendo due case per le due figlie. Gli aborigeni hanno rilevato che chiunque voglia costruire una abitazione in quell’area, ha bisogno del loro permesso. Secondo i nativi i terreni in questione furono assegnati a loro dalla Corona Britannica nel 1784, ma secondo Ottawa furno cedute o comprate apartire dal 1850. I manifestanti sostengono che mai quelle terre sono state cedute ai bianchi.



15 settembre 2007

Canada, scontri tra nativi e costruttori: scorre il primo sangue

La protesta dei nativi nel Sud dell’Ontario continuano sotto l’occhio vigile della polizia soprattutto dopo che un imprenditore edile è finito ieri in ospedale dopo essere stato colpito alla testa con un bastone.
Sam Gualtieri, 52 anni, di Caledonia, è stato sottoposto a trattamenti medici. Gli esami accerteranno se ha subito danni al cervello.
«Gualtieri è ancora ricoverato, con il naso rotto e la testa cosparsa di lividi, e le sue condizioni sono serie» ha detto l’agente della polizia provinciale Paula Wright la quale ha aggiunto che nessuno è per ora in stato di arresto. Gualtieri si trovava con i suoi nipoti in una casa in costruzione quando si è trovato di fronte un gruppo di giovani aborigeni. Quella di ieri doveva essere un’occupazione pacifica ma è poi degenerata in un alterco con Gualtieri. I suoi colleghi accusano i nativi di aver provocato l’incidente ma questi ultimi hanno detto di essersi solo difesi.
I nativi si sono incontrati ieri sera in una riunione straordinaria per parlare dell’incidente.
La situazione d’emergenza a Caledonia va avanti dal febbraio del 2006, quando gli indiani delle Six Nations occuparono un cantiere che, a loro dire, sorgeva su un terreno di proprietà degli aborigeni. Numerose barricate furono innalzate nella principale arteria stradale della cittadina, mentre il governo provinciale cercava di avviare una trattativa che, sin dalle primissime battute, si rivelava estremamente complicata.
Secondo i nativi i terreni in questione furono assegnati a loro dalla Corona Britannica nel 1784, ma secondo Ottawa furno cedute o comprate dal 1850. I manifestanti sostengono che mai quelle terre sono state cedute ai bianchi.



18 giugno 2007

John Gotti vende casa: con il ricavato si trasferità al Sud

 

‘DOWNSIZING” è la parola d'ordine di questi tempi in casa di John Gotti, il rampollo della famiglia malavitosa Gambino, una fortuna consumata dai conti legali da pagare, costretto ora a disfarsi della lussuosa magione della Gold Coast e a trasferirsi - forse a sud - dove la vita è meno cara.
Dopo aver dato fondo a un milione di dollari, tanto quanto è costato il team della sua difesa, oltre a 150 mila dollari sui quali aveva messo le mani l'erario, tra un paio di settimane - ha dichiarato il giovane Gotti al New York Post - metterà in vendita la tenuta di sua proprietà che si estende su 1.96 acri sull'enclave di Oyster Bay Cove a Long Island.
Intanto John Gotti continua a seguire i lavori di manutenzione della villa, del giardino e delle annesse e connesse amenità che finora ha condiviso con sua moglie e i ragazzi.
Colui che un tempo era un wiswguy e che durante i processi a suo carico per associazione a delinquere sembra davvero sul lastrico, paragonato naturalmente al tenore di vita cui i gangster del suo calibro erano soliti condurre, cambia vita totalmente. "Non ce la faccio più ad andare avanti a mantenere questa proprietà con le spese che ne derivano" ha detto Gotti Jr. al Post.
Soltanto tra tasse locali e rette scolastiche a Gotti vivere nel paradiso di Oyster Bay Cove costa qualcosa come 16.233 dollari all'anno.
Per il momento pare che Gotti e moglie abbiano trovato una soluzione temporanea per il trasloco verso est, alla fine di Long Island, forse a Southold oppure a North Fork, per consentire al più grande dei sei figli di terminare l'anno scolastico della senior high school. "Lo sto facendo per lui - ha raccontato John - in modo che possa essere con i suoi compagni di studio", mentre il figlio dello scomparso "Dapper Don" John Gotti confida di non vedere l'ora di lasciare lo Stato Impero per recarsi in qualche luogo più climaticamente parlando accettabile e definitivamente. "Intanto ci trasferiamo a est, per il momento, poi forse in un anno andremo verso la Florida o forse il South Carolina dove tutto costa meno" prosegue Johon Gotti che negli ultimi tempi ha tenuto un lifestyle "low-key", da quando è stato rimesso in libertà lo scorso settembre, dopo il terzo dei procedimenti che ha dovuto subire, terminato con vizio di procedura e non luogo a procedere.
Il difensore di Gotti, Cherles Carnesi non fa certo mistero di quanto è costato uscire dai guiai al suo cliente attraverso tre procedimenti giudiziari, tutti connessi ad un caso federale riguardante l'aggressione in cui rimase ferito da colpi d'arma da fuoco il fondatore dei Guardian Angels, Curtis Sliwa, al tempo conduttore di talk-show radiofonici durante i quali conduceva una campagna personale contro John Gotti padre.
"Credo che si possa parlare di oltre un milione di dollari. È una brutta batosta per chiunque e per di più quelli sono stati processi importanti. Non è stato riconosciuto colpevole, ma di certo tutto questo ha danneggiato il suo assetto finanziario" ha detto l'avvocato Carnesi.
La vendita della villa al mare - sostiene l'avvocato - consentirà a John di trasferirsi con più tranquillità dopo aver sistemato i conti, per non portarseli dietro dove andrà a stabilirsi.
John Jr. ha 43 anni e durante l'ultimo processo aveva inoltrato al tribunale la richiesta di poter fuire dell'avvocato nominato d'ufficio, a spese dei contribuentri, perché il suo conto in banca era a secco.
Una teoria che la procura aveva smontato immediatamente dimostrando che sul conto di John Gotti entravano mediamente, con cadenza mensile, dai 17 ai 21 mila dollari, proventi di affitti di sue proprietà commerciali sin da quando fu spedito dietro le sbarre nel 1999 e condannato a 77 mesi per un altro processo per associazione a delinquere.
Tuttavia, per aiutare il rampollo Gotti s'era messa in movimento tutta la famiglia nel 2005 per tirarlo fuori dal carcere. Sua madre, tre figli e sei altri familiari avevano messo assieme i 7 milioni di "bond" che il giudice aveva stabilito per il suo rilascio. Sua sorella Victoria aveva offerto a garanzia la sua tenuta di Old Westbury, sempre a Long Island, del valore di 2 milioni.
Tutto sommato l'erario, quello federale, statale e locale non hanno inciso enormemente sul conto in banca di John chiedendo 152,445 dollari di tasse arretrate non pagate dal 1992 al 2003.
Gli resta tuttavia la lussuosa villa in una delle località più incantevoli di Long Island che comprende una piscina coperta, Jacuzzi, un rustico per la conservazione dei vini, 4 camere da letto e 3 bagni, tutto in stile Coloniale, con annessa anche una stalla che ospita i cavalli di famiglia.
L'aveva acquistata nel settembre del 1999 per 760 mila dollari: un affarone che ancora oggi gli agenti immobiliari non riescono a spiegarsi. Residenze simili a quella di John Gotti all'epoca venivano infatti vendute a non meno di un milione e mezzo e oggi probabilmente la sua vale tre volte tanto. (AmericaOggi)


John Gotti jr.


11 giugno 2007

"I Soprano" chiude i battenti, ma a New York la mala italiana riprende a sparare sul serio

Addio ai Soprano tra fan in lutto e scommesse alle stelle: dopo otto anni, 86 episodi e 18 premi Emmy cala il sipario oggi sulla saga della famiglia mafiosa italo-americana del New Jersey che per i critici americani ha rappresentato l'equivalente televisivo di pietre miliari della storia del cinema e del teatro, dal 'Padrino' a 'Morte di Un Commesso Viaggiatore' a 'Un Tram che si chiama Desiderio'.
Il gran finale della serie creata da David Chase sul "boss mafioso in analisi perché la madre era il suo nemico" ha messo gli allibratori in subbuglio: con Phil Leotardo, il capo rivale che ha messo fuori gioco Silvio Dante e Bobby 'Bacala' Baccalieri, la guerra tra clan di New York e New Jersey è al suo apice e Tony Soprano, alias James Gandolfini ha mandato la sua famiglia a nascondersi mentre lui stesso si è chiuso in un covo del New Jersey armato di M16.
Chase non si è sbottonato sull'epilogo della serie e i membri del cast hanno preso sul serio il voto del silenzio, anche se Steven Van Zandt, il chitarrista di Bruce Springsteen che ha il ruolo di Dante, ha promesso che sarà esplosivo, "controverso, e che se ne parlerà molto".
Le ultime quotazioni sul sito di scommesse off-shore Bodog sono a favore di un epilogo in cui Tony ce la farà.Anche su Gambling911, altra pagina di allibratori virtuali, le chance sono a favore di una sconfitta di Leotardo. E' questo un finale per cui tifano molti fan della serie che ha raccolto pubblico tra intellettuali e patiti dei film di azione ma anche gli anatemi di organizzazioni italo-americane, dalla Niaf ai Sons of Italy.
La ragione è semplice: con Tony vivo il serial potrebbe riprendere prima o poi. Se però dovesse esserci un Soprano Parte Seconda, sarebbe con un cast ricostruito in buona parte ex novo dal momento che gli ultimi episodi sono stati una carneficina.
Chris Montesanti (Michael Imperioli), il nipote di Tony, è stato ucciso dallo stesso boss per punirlo di avere prodotto un film poco rispettoso nei suoi confronti. Poi è stata la volta di Baccalieri, (Steven Schirripa), il cognato di Tony che aveva spaccato la faccia al boss firmando la propria condanna a morte.
Domenica scorsa, ad essere stato crivellato di pallottole che lo hanno mandato in coma è stato Silvio Dante.
Le chance che sopravviva sono scarse, ma anche di lui si può scommettere: ce la farà a risvegliarsi prima della parola fine? La serie con James Gandolfini va dunque in pensione, mentre New York vive una fase di recrudescenza della violenza di mafia: il clan dei siciliani, con la sua storia di violenza e i tentacoli del narcotraffico, sta riemergendo come superpotenza grazie all'avvenuto o imminente rilascio di famosi mafiosi della Pizza Connection finiti dietro le sbarre grazie alle inchieste congiunte di Giovanni Falcone e di Rudolph Giuliani.
La famiglia Bonanno a New York ha un nuovo capo, originario come il leggendario Joseph Bonanno che ispirò Don Vito Corleone di Mario Puzo, da Castellammare del Golfo in Sicilia: Salvatore 'Sal the Ironworker' Mantegna. Sono ida poco tornati a piede libero Joseph Gambino e i suoi fratelli Rosario e Joseph, un tempo capitani di Cosa Nostra dagli anni Ottanta in galera.
Nella città dei Bonanno e dei Gambino intanto la realtà che continua a superare la fiction: a Brooklyn, a poche ore dalla fine dei Soprano, è stato ucciso Robert DeCicco, uno dei boss del clan Genovesi poche ore dopo l'esecuzione di un altro 'mobster', Rudy Izzi, 74 anni, giustiziato con un colpo alla nuca nel suo letto: la polizia di New York teme che sia il primo atto di una nuova guerra dei clan. (AmericaOggi)


James Gandolfini a.k.a. Tony S.


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