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18 luglio 2009

Se n'è andato Walter Cronkite, leggenda del giornalismo americano

L'America ha perduto una leggenda. Walter Cronkite, l'ex-anchorman della CBS che annunciò al paese la morte a Dallas del presidente John Kennedy e che fece vivere agli americani l'epopea dello sbarco sulla Luna, è morto venerdì a New York. Aveva 92 anni e da tempo lottava contro problemi cerebro-vascolari.

Per quasi venti anni, dal 1962 al 1981, Cronkite era stato il conduttore del telegiornale più seguito d'America, il CBS Evening News. Ma per un periodo ancora più lungo, nell'arco di una carriera durata sei decenni, Cronkite era stato soprattutto "l'uomo di cui gli americani avevano più fiducia", col suo approccio diretto, con le sue parole misurate, con la sua voce profonda che gli conferivano una autorevolezza senza precedenti nel mondo dei media.

Leggendaria la frase di chiusura del suo notiziario: "And That's the way it is" (E questo è il modo in cui stanno le cose). Una frase che mirava, ha sempre spiegato, a sintetizzare l'ideale più sacro per un giornalista: "raccontare sempre le cose come le vede, senza curarsi delle possibili conseguenze e senza temere di suscitare controversie".

A Cronkite sono legati, nella memoria collettiva degli americani, alcuni degli eventi che hanno plasmato la storia della nazione negli ultimi decenni. Toccò a lui annunciare nel 1963 la morte del presidente Kennedy a Dallas, leggendo in diretta un dispaccio d'agenzia: la pausa seguita alla drammatica notizia, con Cronkite che si sfila lentamente gli occhiali, guarda l'orologio appeso al muro e cerca di vincere la evidente commozione, fa parte della storia del giornalismo e
dell'America.

Famoso è rimasto l'editoriale televisivo nel 1968, mentre era in corso in Vietnam l'offensiva del Tet, quando Cronkite dichiarò che la Guerra in Vietnam non poteva più essere vinta. Leggenda vuole che il presidente Lyndon Johnson abbia commentato con amarezza: "E' finita. Se ho perduto Cronkite, ho perduto l'americano medio". Johnson non si ricandidò alle successive elezioni presidenziali.

Nato il 4 novembre 1916 nel Missouri, Walter Leland Cronkite Jr. aveva iniziato il mestiere di reporter con l'agenzia UPI che l'aveva inviato in Europa a raccontare la Seconda Guerra Mondiale. Cronkite si era fatto paracadutare sull'Olanda con la famosa 101/ma Divisione Aviotrasportata e aveva poi partecipato allo sbarco in Normandia. Ma aveva sempre sminuito con modestia il suo evidente coraggio: "In realtà sono un codardo. - diceva - Ero sempre spaventato a morte. Ho fatto tutto il possibile per evitare di finire nei combattimenti". Dal 1946 al 1948 era stato capo dell'ufficio di Mosca dell'UPI. Nel 1950 era stato assunto dalla Tv CBS. Era l'inizio di una straordinaria carriera.



25 luglio 2008

Discorsi berlinesi

Berlino, data anche la sua storia e la sua posizione, è sempre stato il crocevia fra est ed ovest. Proprio per questo, è stata teatro di grandi discorsi da parte dei presidenti americani in visita.

Famosissimo quello di John F. Kennedy nel 1963: "Duemila anni fa, il più grande orgoglio era dire "civis Romanus sum." Oggi, nel mondo libero, il più grande orgoglio è dire "Ich bin ein Berliner". Ci sono molte persone al mondo che non capiscono, o che dicono di non capire, quale sia la grande differenza tra il mondo libero e il mondo comunista. Che vengano a Berlino. Ce ne sono alcune che dicono -- ce ne sono alcune che dicono che il comunismo è l'onda del progresso. Che vengano a Berlino. Ce ne sono alcune che dicono, in Europa come altrove, che possiamo lavorare con i comunisti. Che vengano a Berlino. E ce ne sono anche certe che dicono che sì il comunismo è un sistema malvagio, ma permette progressi economici. Che vengano a Berlino".





Anche Ronald Reagan parlò a Berlino nel 1987 (in un discorso straordinario, molto più di quello di Kennedy), chiedendo a gran voce all'allora segretario Gorbaciov di abbattere il Muro: "Se lei ha a cuore la libertà e il libero mercato, signor Gorbaciov, venga qui e tiri giù questo Muro".




Insomma, i presidenti americani, in visita nella città tedesca, hanno sempre chiesto qualcosa per gli altri, invitando il mondo a dare uno sguardo oltre cortina.

Obama non è presidente americano, è solo un candidato che con questo spot ha cercato di dare una forte e globale sterzata alla sua immagine. Ma anche qui, Obama non ha inventato niente. Un altro, che non era presidente americano (come Obama), che aveva un grosso culto della personalità (come Obama), e che era socialisteggiante (come Obama), aveva fatto, tempo fa, un discorso davanti ad una folla in delirio (come Obama).



Auguri, America


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