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Benjamin Franklin




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14 dicembre 2009

Houston, abbiamo un problema...

... o almeno così (probabilmente) la penserà la fetta di elettorato più conservatore degli States. A Houston, infatti, la più importante città del Texas e la quarta degli Stati Uniti per numero di abitanti, è stata eletta una sindaco lesbica, ed è la prima volta per una grande metropoli americana.

Annise Parker, democratica e lesbica dichiarata, 53 anni, ha battuto al ballottaggio con il 52,8% dei voti il suo avversario Gene Locke, anche lui democratico e afro-americano che ha ottenuto il 47,2% dei suffragi malgrado fosse appoggiato dall'establishment finanziario locale e dalla comunità nera.

"Sono la prima laureata della Rice University a essere eletta sindaco", la sua prima dichiarazione, scherzosa. Poi però la Parker ha parlato sul serio: "Oggi gli elettori hanno fatto la storia: So cosa significa questa vittoria per molti di noi, convinti che non saremmo mai stati in grado di accedere ai più alti livelli".

Con oltre 2 milioni di abitanti, Houston è la più grande metropoli americana con un sindaco omosessuale. Altre città degli Stati Uniti hanno o hanno avuto un primo cittadino gay, ma nessuna di loro è grande: tra queste Cambridge, in Massachusetts, Providence, in Rhode Island, e Portland, in Oregon.



5 luglio 2009

Matrimoni gay e obiezione di coscienza

Rifiutarsi di dare gli anelli nelle unioni tra persone dello stesso sesso se si tratta di un caso di coscienza. Lo stato canadese del Saskatchewan vuole fare un passo avanti per verificare se questa proposta di legge rivolta ai ministri sia costituzionale o meno.

Il ministero della Giustizia provinciale del Saskatchewan ha annunciato ieri di voler fare ricorso alla Corte d’Appello per esaminare la controversa proposta di legge sui matrimoni gay. La legge, ha spiegato il ministro della Giustizia del Saskatchewan, Don Morgan (appartenente al Saskatchewan Party), permetterebbe a chi deve officiare la cerimonia di rifiutarsi se rappresenta una violazione dei proprio principi religiosi.

D’altra parte, questa legge dovrebbe comunque garantire che nel Saskatchewan ci sia un numero sufficiente di ministri disposti a suggellare queste unioni. Il governo vuole assicurarsi, attraverso il parere della Corte d’Appello, che il testo di legge non violi i principi della Charter of Rights and Freedoms. Il caso ha già fatto discutere l’opinione pubblica di questo stato, e ha portato a un’azione legale e a una denuncia ufficiale al Tribunale dei Diritti umani.

Se la legge rimanesse nei termini sottolineati, francamente non mi sembra una violazione così scandalosa dei diritti umani... Non mi piace che qualcuno sia obbligato a fare qualcosa per legge, e questo vale anche per i ministri religiosi.


Bandiera del Saskatchewan


28 maggio 2009

true blood


Una serie che mi sta intrippando, anche se ho visto solo le prime due puntate, è True Blood. Il mio parere è viziato dall'ambientazione: un profondo sud, legato alla vita contadina e diffidente verso le istituzioni statali.

In un futuro, o nel presente, o nel passato - la tempestica non è precisata - con neri ed omosessuali che vivono ben integrati e accettati con i bianchi e gli etero, c'è un'altra minoranza che suscita sospetto nella popolazione: quella dei vampiri, chiamati spregiativamente fangs - notare l'assonanza con il termine in slang fags-. A seguito dell'invenzione da parte dei giapponesi del Tru Blood, una sorta di sangue sintetico, i vampiri sono venuti allo scoperto, e alcuni che hanno fatto outing pubblicamente rivendicano gli stessi diritti di neri, bianchi ed omosex... degli umani cosiddetti "normali", insomma.

I timori della gente molte volte sono pregiudiziali, ma non sempre. Anche fra i vampiri ci sono infatti criminali efferati, che non contribuiscono certo al peroramento della causa dell'estensione dei diritti civili anche ai non-morti. Un soggetto di un'attualità sconcertante.

E' una serie che sembra promettersi interessante, spero sia all'altezza delle premesse. L'incipit iniziale della prima puntata mi è piaciuto molto, così come la sigla, dove c'è tanto di quella Dixieland che amo. 



12 aprile 2008

Il governatore repubblicano Schwarzenegger: non appoggerò divieto di matrimoni gay

Il governatore della California Arnold Schwarzenegger non appoggerà alcun referendum su un eventuale emendamento costituzionale che vieti il matrimonio fra persone dello stesso sesso.
Nonostante il Governatore abbia in passato posto il veto a leggi che permettessero il matrimonio omosessuale, ieri al Log Cabin Republicans national convention a San Diego, di fronte a 170 persone, ha dichiarato che non appoggerà alcun emendamento alla Costituzione che li vieti in modo definitivo.
Schwarzy ha bollato l'iniziativa di un emendamento in tal senso "una totale perdita di tempo". "Penso che la nostra Nazione abbia bisogno di emendare la Costituzione per permettere anche a chi non è nato nel territorio degli States di diventare Presidente, non di emendarla per vietare il matrimonio omosessuale".
Mark Leno, avvocato californiano attivista per i diritti degli omosessuali, si è detto molto contento delle parole del Governatore. "Anche se in passato sono stato deluso dai veti posti da Schwarzenegger, sentirlo dire inequivocabilmente che si opporrà al refendum anti-matrimonio gay è stato meraviglioso".


San Francisco: il quartiere Castro a fortissima presenza omosessuale


2 febbraio 2008

lo Stato di New York riconosce i matrimoni gay

I matrimoni tra gay contratti in altri stati dell'Unione devono essere riconosciuti a New York. Questa la decisione, unanime della Suprema Corte dello Stato di New York, nel caso Martinez vs Contea di Monroe. "Si tratta di una vittoria per le famiglie, una vittoria per l'equità ed una vittoria per i diritti umani", ha detto Donna Lieberman, direttore del New York Civil Liberties Union. Il Massachusetts è il solo stato americano che consente il matrimonio tra gay, ma esattamente un anno il New Jersey ha deciso di riconoscere pari diritti alle coppie gay sposatesi nel 'Bay State' od in Canada, pur non considerando formalmente legali i matrimoni gay. Il riconoscimento delle unioni civili avviene anche in Connecticut ed in Vermont.




4 dicembre 2007

Essere gay negli States

Ho appreso ieri di Alberto Ruggin (vedi qui per sapere chi è) e delle vergognose ed infami accuse che gli son state riservate (a questo link potete leggerle anche voi).

Con questo blog porto avanti (fra le altre cose) un'idea un po' machistica della vita: io la intendo così, ed è una cosa di cui non mi vergogno. Un conto è però essere un eterosessuale un po' smargiasso e guascone, un conto è essere un cretino omofobo. L'omofobia è un qualcosa che non sopporto, e da cui prendo le distanze in maniera assoluta. Ho così deciso di dedicare un post alla comunità LGBT degli Stati Uniti d'America, chissà che qualcuno di coloro che ha pensato quelle cose di Alberto non si chiarisca un po' le idee. Non c'è niente di "macho" nell'infangare qualcuno con false accuse perché vive la sua vita in maniera diversa da come la viviamo noi. E' solo stupidità, è vigliaccheria, non è machismo. Tra l'altro, è una mia personale opinione, e dunque lascia il tempo che trova, ma sono convinto che molti fra uomini e donne omofobi si sono commossi guardando "Brokeback Mountain" ed hanno riso come matti guardando la serie "Will & Grace". Quindi nel chiuso di casa vostra li accettate, ma in pubblico dovete mostrare di odiarli? Come la mettiamo? Passiamo al post di oggi.

A proposito di machismo (visto che ne ho parlato), le coppie dello stesso sesso sono aumentate notevolmente negli stati Usa più macho e potenzialmente più intolleranti, quelli del sud e del west. Il numero delle coppie che proclama l'omosessualità apertamente è salito a 780mila, quattro volte di più rispetto al 1990, afferma una ricerca dell'Università della California pubblicata qualche settimana fa. Una spiegazione può essere la migrazione della popolazione americana verso queste aree sommata ad una maggiore disponibilità ad ammettere nei sondaggi lo status di coppia gay.

E circa gli altri stati, invece? «Ma i quartieri gay sono passati di moda?», si chiedeva due settimane fa il New York Times. In effetti noti quartieri gay come Castro a San Francisco (bellissimo, tra l'altro), il West Village di New York, o West Hollywood stanno ormai diventando sempre più popolati da giovani famiglie etero, attratte dal loro clima eclettico, brioso e pacifico.

Recenti ricerche condotte negli Stati Uniti confermano questa tendenza e mettono in evidenza un fenomeno molto interessante. Le coppie gay sono aumentate del 30% rispetto al 2000, arrivando a quota 777 mila, ma questo aumento non è concentrato nelle solite poche aree e stati gay-friendly, come abbiamo visto poc'anzi. La società americana sta cambiando, si sta abituando alle diversità e i gay stanno uscendo dai ghetti, si sentono sempre più tranquilli e sereni a vivere in comunità tradizionali e più periferiche. D'altronde i gay sono anche spinti a cercare nuovi luoghi e spazi perché i loro quartieri, man mano che sono diventati più belli e appetibili per le nuove famiglie, hanno visto lievitare i prezzi e sono diventati sempre più inaccessibili. Se si analizzano i dati sulla distribuzione geografica dei gay negli USA e si confrontano con l'andamento dei prezzi degli immobili si può vedere che la presenza gay è un forte indicatore del potenziale economico di un quartiere. Lo conferma un recente articolo dello studioso Richard Florida presentato e commentato dalla CNN secondo cui nelle comunità ad alta concentrazione di gay si registra un consistente aumento del valore delle case.

Ancora una volta negli Stati Uniti lo studio e l'analisi delle demografiche gay consente di identificare, capire ed interpretare importanti cambiamenti sociali ed economici, e di trarne indicazioni per elaborare nuove politiche di sviluppo urbano e di integrazione sociale.






21 settembre 2007

fusi orari e candidati fusi

ancora a proposito di Bill Richardson, il candidato democratico latinoamericano alle Primarie per la Casa Bianca, che rispose alla domanda di una giornalista omosessuale "lei crede che l'omosessualità sia una scelta?" con la frase ormai entrata negli annali "sì, è una scelta ed è reversibile". 

Dal "Daily Show with Jon Stewart":

"Bill Richardson ha poi dichiarato di non aver capito bene la domanda a causa del fuso orario... sì, infatti era atterrato direttamente dagli anni '50 ! "





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11 agosto 2007

i candidati democratici cadono come pere mature sui diritti degli omosessuali

Dopo essersi confrontati con il popolo di YouTube, stavolta hanno accettato l'invito di un canale Tv per gay e lesbiche, per un inedito dibattito presidenziale sull'omosessualità. E' una campagna elettorale ricca di ‘prime volte' per i democratici in corsa per la Casa Bianca, che nel confronto con i gay si sono trovati spesso sulla difensiva. Alla fine, il messaggio di Hillary Clinton, Barack Obama e John Edwards è stato un netto sì alle unioni civili, ma niente matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Seduti uno per volta su una poltrona in apparenza comoda, ma sulla quale sono sembrati trovarsi spesso a disagio, gli aspiranti presidenti del partito democratico sono stati messi sulla graticola da un gruppetto di agguerriti intervistatori, tra cui la rockstar lesbica Melissa Etheridge. L'evento è stato organizzato dal network televisivo omosessuale ‘Logo' e dall' organizzazione Human Rights Campaign e ha dimostrato il peso che gli attivisti gay sono riusciti a raggiungere nella politica americana. Ma il dibattito - al quale erano invitati anche i repubblicani, che se ne sono però tenuti alla larga - ha anche dimostrato che i principali candidati alla successione di George W.Bush nel partito democratico sono costretti ad equilibrismi sul tema dei gay, per non alienare l'elettorato moderato. La Clinton, per esempio, è stata presa di mira da domande sulle ‘promesse mancate' della presidenza di suo marito sul fronte dei diritti degli omosessuali e sulla sua opposizione al matrimonio gay. "Io preferisco evidenziare - ha ribattuto la senatrice su quest'ultimo punto - come sia molto positiva sul tema delle unioni civili".

Il no alle nozze vere e proprie "é una posizione personale: credo nell'eguaglianza ed è sulla piena uguaglianza che dobbiamo avere questo dibattito". Anche il senatore nero dell'Illinois si è trovato sulla difensiva, di fronte agli intervistatori che lo incalzavano nel chiedergli le ragioni dell'opposizione. "Dovremmo districare - ha sostenuto Obama, facendone una questione semantica - quella che storicamente è la questione della parola ‘matrimonio', che ha connotati religiosi per alcune persone, dai diritti civili da dare alle coppie. Il mio lavoro come presidente sarà di far sì che vengano riconosciuti e applicati diritti legali che hanno conseguenze quotidiane per coppie dello stesso sesso".

Ancora più delicata la posizione di Edwards, che si è scusato per aver detto in passato che la sua fede è alla base del rifiuto dei matrimoni gay, ma senza cambiare posizione sul proprio ‘no'. Bill Richardson, governatore del New Mexico e a sua volta candidato, si è messo nei guai più di tutti quando ha detto di ritenere che omosessuali non si nasce, ma si diventa e che quindi è una scelta reversibile: dopo il dibattito ha diffuso un comunicato, sostenendo di essere stato frainteso. Alla fine, il presidente di Human Rights Campaign, Joe Solmonese, si è detto perplesso.


Bill Richardson: la sua frase ha fatto indignare i "politicamente corretti" e fatto sghignazzare tutti gli altri


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