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"The tree of liberty must be refreshed from time to time with the blood of patriots and tyrants. It is its natural manure"

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23 luglio 2009

Le 10 città più pericolose d'America

Quest'anno quasi mancavo l'appuntamento. Qualche mese fa, come ogni anno, l'FBI ha diramato la classifica delle dieci città più pericolose dell'Unione, il "City Crime Rankings: Crime in Metropolitan America". E' uno studio sulla criminalità nelle città degli Stati Uniti, che raccoglie i dati relativi ad omicidi, rapine, aggressioni, violenze sessuali e furti d'auto in 378 città che abbiano almeno una popolazione di 75.000 abitanti. Stabilendo come valore base 0 (media nazionale), ad ogni città è stato assegnato un punteggio.

E' New Orleans (LA), con il punteggio di 441,40 ad aggiudicarsi il poco invidiabile primato. Una escalation notevole - dovuto solo al dopo Katrina? chissà... - visto che l'anno scorso la città del jazz non rientrava neanche fra le prime 10. Medaglia d'argento per Camden (NJ), quinta lo scorso anno. Poi Detroit (MI), città più violenta lo scorso anno.

A seguire St. Louis (MO), città più violenta due anni fa, poi Oakland (CA), Flint (MI), Gary (IN), Birmingham (AL), Richmond (CA), North Charleston (SC).

Per quanto riguarda il complesso degli stati, è il Nevada il più violento, seguito da Louisiana e South Carolina.

Passando invece al fronte opposto, città più sicura è Ramapo (NY), con un punteggio di -89,18. Poi Mission Vejo (CA) e O'Fallon (MO). La città "famosa" più sicura è Honolulu (HI), con  -19,21 punti.

Gli stati più sicuri, infine, sono New Hampshire, Vermont e Maine.

Ribadisco anche questa volta che sono ovviamente statistiche, e quindi vanno sempre prese con le molle. Indicano una tendenza, non solo certo un postulato matematico.


Mission Viejo: medaglia d'oro lo scorso anno, e d'argento questo


29 luglio 2008

viva McDonald's!

La più famosa catena di fast-food al mondo, McDonald's, si trova a dover fronteggiare un'accusa pesante: discriminazione razziale. Due donne americane (solo per nascita, of course, non  certo in spirito) hanno fatto causa contro un McDonald’s di Dearborn, cittadina del Michigan nei pressi di Detroit, accusando la multinazionale dell’hamburger di non averle assunte perché indossano il velo islamico.
Queste pretese si possono riassumere in un'unica parola: cazzata. Come anche i cammelli sanno (ma evidentemente le discendenti dei cammellieri se lo son dimenticato) McDonald's impone a tutti i dipendenti, in tutto il mondo, la stessa divisa (e niente tatuaggi a vista, ad esempio), che cambia unicamente in funzione dei ruoli (crew, hostess, manager). Può non piacere, ma è la politica aziendale, nessuno obbliga ad andare a lavorare proprio in questa azienda. Anche perché... Quali potrebbero le conseguenze se simili assurde pretese fossero avanzate da tutti? Un predicatore presbiteriano che legge la Bibbia mentre serve i panini? Un amish che cuoce le cibarie accendendo la legna dietro il bancone perché non vuole usare il tecnologico  fornello? Testimoni di Geova che nell'Happy Meal anziché il giochino ci mettono "Torre di Guardia"? Un appartenente alla Mara Salvatrucha che ci chiede se sulla patatine ci vogliamo qualche salsa? Assurdo. Come mettersi in questo tipo di lavoro la tovaglia in testa anziché sulla tavola. La divisa è la regola McDonald's, se va bene ok, altrimenti fate domanda al Bongo Burger. Tra l'altro, vi impuntate per il velo islamico a causa dei vostri profondi sentimenti religiosi, e fate domanda in un posto dove servirete maiale a tutto spiano? Andate a prendere per il culo qualcun altro...
Zampino indubbio degli avvocati delle due, che nel miraggio di spillare in modo parassitario qualche soldo da qualche parte non hanno esitato a lanciare accuse che, sopratutto nei ghetti, rischiano di portare a spiacevoli conseguenze. Purtroppo gli avvocati sono troppi, in maggioranza mediocri, quindi l'inventarsi cause di questo tipo sarà sempre soggetto ad aumento esponenziale. Ahimè, è la fase patologica dello stato di diritto.



28 gennaio 2008

Monica Lewinsky in salsa nigga

No, nessuno scandalo che riguardi il candidato Barack Obama. Il politico in questione gode di meno fama internazionale, ma negli States è nell'occhio del ciclone, perché ha commesso l'unico peccato in politica che un americano non può mai perdonare: mentire sotto giuramento.

Il sindaco afroamericano di Detroit, Kwame Kilpatrick, è nei guai per la pubblicazione, da parte del Detroit Free Press, dei suoi messaggini d'amore verso la sua assistente Christine Beatty, nel corso di una appassionata relazione extra-coniugale. Il giornale del Michigan ha pubblicato solo quelli meno espliciti, facendo divampare uno scandalo politico e legale che potrebbe portare presto alle dimissioni del sindaco.

Kwame Kilpatrick finirà infatti sotto inchiesta per falsa testimonianza perché in un processo intentato da due poliziotti di Detroit aveva affermato, sotto giuramento, di non avere alcuna relazione sessuale con la sua assistente Christine. Il sindaco, che è sposato e ha tre figli, e Christine, sposata e con due figli, si conoscono dai banchi del liceo e la donna è stata la manager di tutte le sue campagne elettorali. La affermazione dei due di essere un team politico, e non sessuale, ha cominciato a traballare quando due agenti di Detroit hanno fatto causa alla città sostenendo di essere stati licenziati ingiustamente dopo avere iniziato a indagare sull'uso fatto dal sindaco delle sue guardie private per nascondere la sua relazione con la assistente. Il sindaco e Christine avevano affermato sotto giuramento di non avere alcuna relazione sessuale e di non avere quindi niente da nascondere. Ma la giuria aveva assegnato un risarcimento totale di nove milioni di dollari ai due agenti.

Adesso i 14mila messaggini telefonici ottenuti dal quotidiano di Detroit sembrano mostrare senza ombra di dubbio la esistenza delle relazione clandestina. «Ti desidero. Dobbiamo andare insieme in West Virginia. Ho tanto bisogno di te. Voglio svegliarmi la mattina ed averti accanto nel letto. Ti amo», scrive il sindaco alla sua assistente. «Ti manco sessualmente? - risponde Christine - Mi hai fatto sentire così bene l'altra notte! Non mi basta mai!».

Il sindaco era diventato primo cittadino di Detroit nel 2002 a 31 anni, il più giovane sindaco di una metropoli in America. Afroamericano, vestiti sgargianti alla Puff Daddy, un orecchino di diamante all'orecchio, sempre al centro della scena, un debole per le donne, Kilpatrick non è il genere di persona che passa inosservata. Anche Christine è afroamericana.

Da quando il giornale ha pubblicato i messaggi d'amore, il sindaco è sparito dalla circolazione, per stare con la sua famiglia, dopo avere diffuso una breve dichiarazione: «Sono messaggi vecchi di sei anni che riguardano un periodo molto difficile della mia vita». Beh, se invece di perdere tempo a scrivere 14mila messaggini avessi tentato di risolvere le difficoltà, magari...





16 gennaio 2008

Romney 2, la vendetta

Mitt Romney non perde in casa. Nella strana sfida nel Michigan, stato ribelle che non ha voluto saperne di posticipare le elezioni, e che per questo è stato penalizzato sia dai repubblicani (che hanno dimezzato il numero dei delegati) e dai democratici (che glieli hanno tolti tutti) il mormone ex governatore del Massachusetts (ma che qui era nato) ha surclassato gli avversari, ottenendo quasi 100mila voti in più di McCain. Hillary Clinton, che correva da sola, ha preso il 55,4% dei voti.  Se Giuliani inciampasse in Florida e nel SuperMartedì potrebbe dire addio alla corsa presidenziale. Anche nel Wolverine State, infatti, la sua percentuale è imbarazzante. La CNN calcola che Romney dovrebbe aver ottenuto almeno 12 delegati, e McCain 9.

Mitt Romney 38.9%
John McCain 29.7   
Mike Huckabee 16.1   
Ron Paul 6.3   
Fred D. Thompson 3.7   
Rudolph W. Giuliani 2.8 

Mitt Romney non ha lesinato una simpatica frecciata a McCain: "Stasera abbiamo segnato un ritorno: ma un ritorno per l'America" (il soprannome di McCain è comebackboy)

John McCain: "Siamo pronti per continuare la sfida. Abbiamo subito un piccola battuta d'arresto stasera, ma non è il caso di scoraggiarsi"

Mike Huckabee: "Io ho vinto in Iowa, McCain nel New Hampshire, Romney nel Michigan: ma signore e signori, noi stiamo andando a vincere anche nella Carolina del Sud"





21 novembre 2007

E' Detroit la città più pericolosa d'America

Pubblicato dall'FBI il "City Crime Rankings: Crime in Metropolitan America", annuale studio sulla criminalità nelle città degli Stati Uniti. L'analisi raccoglie i dati relativi ad omicidi, rapine, aggressioni, violenze sessuali e furti d'auto in 378 città che abbiano almeno una popolazione di 75.000 abitanti. Stabilendo come valore base 0 (media nazionale), ad ogni città è stato assegnato un punteggio.
Detroit (Michigan) ha raggiunto 407. Seguono St. Louis (Missouri), che era considerata la città più violenta d'America lo scorso anno, e poi Flint (Michigan), Oakland (California), Camden (New Jersey), Birmingham (Alabama), North Charleston (Carolina del Sud), Memphis (Tennessee), Richmond (California) e Cleveland (Ohio).
Grande città più tranquilla degli States: Mission Viejo (Orange County, California), con un punteggio di -82, seguita da Clarkson (New York), e Brick Township (New Jersey).

Ovviamente sono solo statistiche. Come riporta il sito dell'FBI, il crimine ha numerose variabili, ed è impossibile considerarle tutte.





Technorati Profile






4 novembre 2007

Il sogno americano ed una timida teenager

Ashley Qualls, una ragazzina acqua e sapone, come tante, nata e cresciuta alla periferia di Detroit (MI). Le piace, come a molte altre teenager, Myspace, e tutto ciò che la piattaforma offre. Ma, a differenza delle sue coetanee, lei è diventata milionaria grazie alla sua passione per il Myspace e per la grafica.

La sua famiglia non era certo ricca: vivevano in un monolocale. A 14 anni Ashely chiese in prestito 8 dollari alla mamma, per registrare un sito in cui mettere a disposizione gratuitamente gli sfondi per Myspace che disegnava per le sue coetanee, www.whateverlife.com .

Ogni giorno dopo la scuola ed i compiti dedicava del tempo a questa sua pagina. Il successo del sito fu immediato. Oltre 7 milioni di visitatori, che hanno scatenato l'interesse delle agenzie che si occupano di pubblicità on line. Nel giro di 3 anni, in introiti pubblicitari, la carinissima Ashley ha guadagnato oltre un milione di dollari. La pop star Britney Spears, fra un ricovero per alcolismo ed un divorzio, fra una foto senza veli ed una stecca, ha chiesto proprio a lei di realizzare lo sfondo per il suo ultimo album.

Adesso Ashley non è più povera, e la sua famiglia non vive più in un monolocale: lei ha realizzato il sogno americano, mettere a frutto il proprio talento dal nulla, da sola, e migliorare la propria vita e quella dei propri cari.

<<Cara Ashley,
volevo esprimerti tutta la mia ammirazione: sei piccolina, ma meriti tutto il rispetto che si deve ai "grandi". Ma non ti ho scritto per questo. Volevo metterti in guardia. Ci sarà un sacco di gente che dirà che non hai diritto ad avere tutti quei soldi, che dovrebbero aumentarti le tasse, perché non è giusto che ci siano negretti che non hanno l'assicurazione medica (anche se non aggiungono poi che i negretti spesso preferiscono comprarsi i cerchi in lega per la propria auto anziché farsi l'assicurazione minima salvo poi accusare il Prez Bush di non voler aumentare la copertura sanitaria anche a chi può permettersela ma preferisce buttare i soldi in cazzate... questo però è un altro discorso...).

Per parte mia, per quello che vale, tu avresti tutto il diritto di godere al 100% del frutto del tuo talento, che nessun governo ha il diritto di tassare in maniera progressiva. Tu ignora le critiche: sappi che l'invidia è patrimonio atavico dei perdenti e dei comunisti (quest'ultimi, ricordati, sono sempre una sottospecie di perdenti, frustrati dalla loro inettitudine, ma che invece di appendersi un cappio al collo e liberare il mondo dalla loro stupidità, si mettono a filosofeggiare di idiozie come uguaglianza sostanziale, redistribuzione dei redditi, etc). Cerca di migliorarti sempre e comunque, non fermarti mai, e ricorda: non è una colpa essere una vincente, lo è essere dei perdenti che anziché cercare di migliorarsi invidiano gli altri per i loro successi.

Con affetto

InVisigoth>>





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27 settembre 2007

General Motors e United Auto Workers: un accordo storico

Lo sciopero nazionale indetto dalla United Auto Workers si ferma al secondo giorno: il sindacato, in rappresentanza di 73mila iscritti del settore dell' auto, ha annunciato infatti di aver raggiunto un accordo di massima con General Motors sul nuovo contratto di categoria che prevede il rivoluzionario passaggio della gestione delle prestazioni sanitarie direttamente alle organizzazioni dei lavoratori. Di riflesso, allontanandosi la prospettiva di crollo della produzione e di pesanti perdite in bilancio per la compagnia, i titoli Gm volano al Nyse, segnando un rialzo massimo del 6,4%, a 36,61 dollari. L' intesa è giunta in piena notte, alle 3.00 (le 9.00 di ieri in Italia) e si sostanzia nel via libera all' istituzione di un fondo autonomo per le prestazioni sanitarie dei lavoratori. In più, la multinazionale di Detroit si impegna a sostenere investimenti significativi per rafforzare la presenza industriale negli Usa e per la fornitura di maggiori garanzie di stabilità sul fronte occupazionale. Il numero uno del sindacato, Ron Gettelfinger, ha annunciato la ripresa delle attività negli oltre 80 impianti del gruppo automobilistico sparsi negli Stati Uniti, con la prospettiva dell' avvio della ratifica dell' accordo già nella settimana in corso. "Siamo molto fiduciosi che l' accordo possa avere il via libera completo da entrambe le parti", ha detto Gettelfinger, che non ha nascosto il fatto che l' intesa rappresenti una "svolta" nei rapporti tra sindacato e i colossi dell' auto di Detroit. Lo sciopero, il primo dal 1976 in connessione alle trattative per il rinnovo del contratto, era cominciato due giorni fa dopo che la scadenza dei termini per un accordo tra azienda e sindacati in materia di trattamento sul posto di lavoro e di protezione sociale si era conclusa con un nulla di fatto. General Motors, in una nota, ha espresso apprezzamento per la svolta delle trattative. "Questo accordo - ha commentato il numero uno del gruppo, Rick Wagoner - getta le basi per eliminare il gap competitivo che pesa sul nostro settore". La casa di Detroit, in altri termini, puntava ad una soluzione (con il taglio o la riduzione) del nodo relativo a quello che è chiamato 'onere del costo del lavoro', con un 'gap' stimato in 25 dollari orari nel confronto con i principali concorrenti giapponesi. Per altro verso, l'intesa getta le basi per migliorare la competitività e potenziare gli asset industriali strategici negli Usa. Il gruppo verserà 36 miliardi di dollari, il 70% dei 51 miliardi che costituiscono le spese sanitarie per i 340mila lavoratori in pensione, in un fondo gestito dalla Uaw, Voluntary Employees Beneficiary Association (Veba). Quanto agli stipendi, resteranno fermi per i prossimi quattro anni anni, con l' opportunità per i lavoratori di ricevere un bonus di tremila dollari alla ratifica dell' accordo ed altri compensi straordinari nell' ordine del 3% della paga annua in relazione agli ultimi tre anni di contratto. Secondo alcune indiscrezioni - i dettagli non sono stati infatti ancora ufficializzati - dovrebbero essere assunti in via permanente circa 4.100 precari, in cambio dell' uscita dall' azienda di un numero di lavoratori anziani superiore al previsto.



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25 settembre 2007

General Motors e United Auto Workers: rottura

La sanità americana continua ad essere materia di dibattito e/o di scontro (ovviamento intendo dibattito serio, non le stronzate alla Michael Moore). Dopo il caso S.Francisco, e dopo la battaglia legale intentata dagli Stati contro il Governo federale, ecco il mancato accordo (pomo della discordia proprio la sanità, insieme al trattamento pensionistico) fra un colosso automobilistico ed il sindacato dei lavoratori.

I dipendenti di General Motors iscritti al sindacato United Auto Workers sono entrati in sciopero, infatti, a causa del mancato accordo con il colosso automobilistico di Detroit per il rinnovo del contratto. Secondo la Cnn, lo sciopero, iniziato dopo tre settimane di trattative tra le controparti, coinvolgerà 73mila lavoratori.

L'incapacitá di arrivare a un accordo riflette i contrasti tra l'amministratore delegato di Gm, Rick Wagoner e il collega della UAW Ron Gettelfinger sui tagli da apportare ai piani pensionistici e sanitari dei lavoratori.

Si tratta del primo sciopero generale indetto negli ultimi 37 anni dai 37 mila lavoratori della General Motors iscritti alla UAW. L'ultimo sciopero generale risale al 1970 quando i lavoratori si astennero dal lavoro per 67 giorni. Da allora il sindacato ha perseguito la strategia di indire scioperi impianto per impianto, alcuni dei quali provocarono la chiusura di quasi tutti gli stabilimenti di GM negli Usa, l'ultimo nel 1998.
L'intento della UAW era quello, una volta raggiunta l'intesa con GM, di estendere le trattative anche a Ford e Chrysler che lo scorso anno hanno dovuto fronteggiare perdite per 15 miliardi di dollari.

   


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19 settembre 2007

Islamici d'America chiedono alle università di installare un lavapiedi pre-preghiera

Prima di pregare, un buon musulmano deve lavarsi i piedi e le mani. Gli studenti islamici, il 5-6 per cento del totale, sono perciò costretti a lavarsi i piedi nei lavandini. Per i maschi è facile, per le femmine meno, e infatti alcune sono cadute e si sono fatte male (d'altronde essere fedeli di una religione che le equipara a degli animali non le fa sembrare delle cime... Molto probabile che siano anche imbranate). Di qui la richiesta ufficiale degli islamici in America alle università di installare dei «lavapiedi». Sinora solo una decina delle centinaia di università pubbliche in America – ma lo stesso pare accada in quelle private - hanno accolto la richiesta e sempre tra polemiche furenti. Quella del Michigan a esempio, che conta quasi 8.500 studenti di cui circa 800 musulmani, spenderà 25 mila dollari per tre lussuosi «bidet per i piedi» che saranno pronti a gennaio. Il MCTC di Minneapolis, il Minneapolis community and technical college, che vanta una analoga popolazione universitaria, investirà molto di meno in due più modesti lavapiedi. L’università e il college hanno addotto motivi di igiene per il provvedimento, e precisato che i lavapiedi potranno essere usati da tutti. Ma secondo i critici si tratta di una concessione allo Islam. 
A Minneapolis l’American family association ha picchettato il college: è favorire una religione rispetto alle altre nell'ambito dell'istruzione pubblica, cosa vietata dalla CostituzioneIl concetto di laicità dello Stato vale per tutti, mica solo i cristiani ed ebrei. Se vogliono pregare vadano altrove, i campus  non sono  nè La Mecca, nè una moschea nè una zanzarea. E che cazzo. Anzi, a proposito di cazzi, rimando in didascalia.



Se io fossi devoto del dio Eros e del dio Bacco mi installerebbero un lavacazzo?


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22 agosto 2007

quando CSI diventa Beautiful

Ha fatto il test del Dna alle mutande del marito per scoprire se fosse infedele, ma l'esame le è costato il posto di lavoro. E' accaduto ad Ann Chamberlain, una tecnica del laboratorio scientifico della polizia del Michigan, accusata di avere svolto attivita' privata durante il lavoro. La donna sostiene di avere fatto il test fuori dal servizio, ma non ha convinto i superiori ed è stata cacciata. Oltre al danno la beffa: il test ha dimostrato l'avvenuto tradimento


inutile, di Calleigh Duquesne c'è n'è una sola...


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