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"The tree of liberty must be refreshed from time to time with the blood of patriots and tyrants. It is its natural manure"

Thomas Jefferson


"Democracy is two wolves and a lamb voting on what to have for lunch. Liberty is a well-armed lamb contesting the vote"

Benjamin Franklin




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11 dicembre 2009

Un'inutile crudeltà: l'abbattimento dei lupi del Montana

Saranno abbattuti i rimanenti esemplari del branco di lupi di Mitchell Mountain dopo che un quarto cane da guardia quarto è stato ucciso su terreni privati a nord di Helena.

Carolyn Sime, coordinatrice del programma sui lupi per il Montana Department of Fish, Wildlife and Parks, ha spiegato che l'ente ha ricevuto l'autorizzazione dall'U.S. Fish and Wildlife Services all'abbattimento dei lupi.

"E 'sempre spiacevole - ha detto la Sime - quando la gente perde animali a causa dei lupi, ed è sempre spiacevole quando i lupi devono essere abbattuti".

I lupi hanno ucciso un cane da guardia nel giugno 2008; una capra nel mese di ottobre dello stesso; una capra e cane da guardia lo scorso marzo, e altri due cani da guardia il 2 novembre e 30 novembre appena passati (in 18 mesi sei animali domestici: un'ecatombe biblica, non c'è che dire, ndt).

Due lupi del branco erano già stati abbattuti in marzo. Mercoledì si è deciso l'abbattimento del resto (dovrebbero essere fra i tre e i cinque esemplari).

Problema risolto? Macché. ""L'eliminazione di questo branco non renderà questa zona "free-wolf"- ha spiegato Sime - prima o poi, i lupi torneranno". Secondo la studiosa, infatti, nel giro di un anno i lupi ricolonizzeranno la zona.

Non sarebbe quindi meglio, anziché proseguire con soluzioni tampone inutili quanto crudeli, cercare qualche rimedio che possa arginare il problema in modo definitivo? Ad esempio studiare recinzioni anti-lupo efficaci per i terreri privati? Senza obbligo per i proprietari sia ben chiaro: nessuno mi obbliga a togliere le chiavi del quadro dalla macchina, ma se le lascio poi mi assogetto alle conseguenze; idem per chi va a vivere in zone abitate dai lupi: o ci si difende o ne si accetta il rischio. Rischio relativo, poi, perché i lupi difficilmente attaccano l'uomo e perché i "danni" agli animali domestici vengono risarciti dall'ente statale.



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10 maggio 2009

Joel Boniek

Il Montana da qualche settimana è un po' più libero. E lo si deve tutto a Joel Boniek, politico repubblicano di Livingstone, firmatario di una proposta diventata legge il 15 aprile scorso. La legge Boniek, di fatto, esclude dal controllo federale le armi fabbricate e detenute in Montana.

Non è la prima vittoria di questo 46enne del Treasure State. Boniek aveva già, infatti, sorprendentemente superato nelle primarie del suo distretto candidati repubblicani "storici" molto legati all'establishment, grazie al suo programma incentrato sulla lotta sia al big government che all'aumento delle tasse. Non è un uomo politico "tradizionale", anzi, continua la sua vita tranquilla, fatta del suo lavoro come operatore di gru, fatta di falegnameria e di guide ai cacciatori.

Continua a suonargliele, Joel!






18 marzo 2009

Lance Mackey ha vinto la XXXVII Iditarod

Alle 11:38 di oggi ora dell'Alaska, il musher Lance Mackey ha tagliato il traguardo della XXXVII Iditarod Trail Sled Dog Race.

Mackey, nativo di Fairbanks, in Alaska, ha accumulato un enorme vantaggio su Sebastian Schnuel da Whitehorse (Yukon) e John Baker da Kotzebue (Alaska), suoi primi inseguitori.

E' la terza volta consecutiva che Mackey vince la storica corsa fra i ghiacci. "Ha scolpito il suo posto nella storia dell'Iditarod del nuovo millennio", ha scritto l'Anchorage Daily News.

Solo due mushers hanno vinto la Iditarod tre volte consecutive, ed i loro nomi sono nella leggenda dello sled dog: Doug Swingley e Susan Butcher. Swingley è stato il primo concorrente non dell'Alaska a vincerla (è di Lincoln, in Montana) nel 1995, per poi ripetersi nel 1999, 2000 e 2001. La seconda, vincitrice nel 1986,1987, 1988 e nel 1990, è stata la seconda donna  in assoluto a vincere la Iditarod. Stroncata nel 2006 da una forma di leucemia viene ricordata nel Susan Butcher Day, che ricorre nel giorno della partenza della gara.

Nessuno ha mai vinto quattro volte consecutive la Iditarod.


Lance Mackey nell'Iditarod 2009


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6 febbraio 2008

God save the Libertarian North

In questo turbinio seguente il Super Martedì, di cui penso ormai sappiate tutto, cercherò di fare una riflessione spero diversa dalle altre.

Se gli Stati del Sud si sono mostrati conservatori huckabiani, gli Stati del Nord hanno dimostrato una tendenza libertaria non indifferente. In Alaska, Montana, North Dakota, Ron Paul ha ottenuto una percentuale niente male, dimostrando di giocarsela alla pari con gli altri tre candidati mainstream.

In Alaska (forse lo stato fra quelli nominati andato peggio) Mitt Romney l'ha fatta da padrone, incassando il 44,1% dei consensi, seguito da Huckabee al 21,9% e da Ron Paul al 16,8%; chiude il favorito alla nomina John McCain al 15,5%.

Nel Montana, abbiamo Mitt Romney al 38,3%, seguito dal nostro Ron Paul al 24,5%; dopo John McCain, al 22%, ed Hucka al 15%.

Il North Dakota vede piazzarsi per primo Romney al 35,7%, seguito da McCain al 22,3%, seguito per un soffio da Paul al 21,3% (stiamo parlando di meno di 200 voti); infine Huckabee al 19,9%.

E tutto sommato, anche nel Minnesota non è andata malissimo (viste le percentuali negli stati della costa Est ed Ovest), dove Paul è quarto ma con un 15,6% di voti.

Ma non è finita qua. Passiamo al caso Maine. Perché "caso"? Semplice. Tutti i media si sono fermati al 68% o giù di lì del voto scrutinato. In questo importante (per immagine più che per numero di delegati) test immediatamente pre-SuperMartedì, nessun media di rilievo (NY Times, CNN, etc) ha dato il risultato finale. Tutti presi dalla foga del martedì? Forse. O forse il risultato avrebbe potuto creare qualche problema di equilibrio e dunque era meglio far finta di nulla. E sì, perché da voci non controllate (ma se nessuno fornisce i dati ufficiali...), sembrerebbe che nel Maine il più votato sia stato proprio Ron Paul. Quanti nel SuperMartedì non hanno votato Ron Paul perché non avendo vinto mai era creduto un voto inutile? Non lo sapremo mai. Però, qualche dubbio, io ce l'ho (anche perché i media americani la stanno facendo molto sporca in questa competizione). Tra l'altro, le proiezioni dei delegati finora ottenuti sono appunto proiezioni, e la fuga definitiva di qualcuno non c'è stata.

Alaska, North Dakota, Montana, Minnesota, Maine. Da Nord Ovest a Nord Est il fronte libertario è più vivo che mai (e non dimentichiamo il Nevada). Mi chiedo se questa composizione geografica è casuale, oppure c'è qualche motivo strutturale e/o culturale per cui gli Stati confinanti con il Canada hanno espresso il voto in questo modo. Attendo pareri!

In ogni caso spero che Ron Paul si candidi come indipendente. La battaglia non è finita finché non è finita.

UPDATE
: Come ha notato anche Matthias nei commenti, nello Stato di Washington (in cui si è votato il 9 febbraio) Ron Paul ha ottenuto il terzo posto, con il 20,77% (guardando le percentuali degli altri stati in cui si è votato lo stesso giorno, si nota che lì non ci si è comunque scostati dal 5%). Dunque il Nord si conferma fronte libertario, dal Pacifico all'Atlantico. No, non credo proprio sia una coincidenza...




21 dicembre 2007

I Sioux che chiedono l'indipendenza dagli USA? Una bufala

Ennesima bufala di "Repubblica" e de "La Stampa", che ieri hanno pubblicato come notizia la rottura dei trattati fra la tribù dei Lakota ed il governo federale. I due "autorevoli" quotidiani hanno infatti spacciato come ufficiale l'iniziativa di un singolo gruppo di attivisti, che non ha assolutamente incontrato il favore dei capi tribù; infatti le prime reazioni a questa iniziativa dei rappresentanti ufficiali delle varie tribù Lakota, sparse su cinque stati degli Usa (North e South Dakota, Nebraska, Wyoming e Montana) sono state molto fredde. "La nostra posizione è il mantenimento dei Trattati, perché sono le basi per il nostro rapporto con il governo federale", ha detto alla stampa del South Dakota Rodney Bordeaux, presidente della tribù Rosebud Sioux, una delle più importanti.

L'iniziativa assolutamente privata è stata presa da Russel Means, tra i più celebri attivisti dell'American Indian Movement, un'organizzazione di ribelli pellerossa, e fu tra i protagonisti nel 1969 dell'occupazione dell'isola di Alcatraz per 19 mesi, di un 'assalto' a Mount Rushmore (la montagna dove sono scolpiti i volti di quattro presidenti americani) e soprattutto della clamorosa occupazione nel 1973 del sito storico di Wounded Knee, luogo di un massacro di Lakota Sioux nel XIX ad opera del 7mo Cavalleggeri delle truppe regolari statunitensi

Means, un attore, politico e attivista noto per i gesti ad effetto e il linguaggio colorito, ha presentato con alcuni compagni di battaglia un piano per ritirare il proprio popolo dai Trattati sottoscritti con Washington tra il 1851 e il 1868 e per creare una Nazione Lakota indipendente. Così l'attivista è sbarcato a Washington con un piccolo seguito di sostenitori e guardie del corpo e ha organizzato una vivace conferenza stampa in una chiesa protestante, lanciandosi in un atto d'accusa contro i leader tribali ed esponendo il suo programma: creare una nazione indipendente, che emetta passaporti e sia riconosciuta da governi stranieri. Per questo, il gruppo ha visitato alcune ambasciate a Washington, tra cui quelle di Bolivia, Venezuela, Cile e Sudafrica cercando appoggi. Il governo boliviano ha inviato il proprio ambasciatore negli Usa, Gustavo Guzman, alla conferenza stampa. Ma tutto qua... una conferenza stampa...

La "secessione", o la "rivolta" cui i lettori di "Repubblica" e de "La Stampa" sono stati messi al corrente ieri c'è stata solo nella mente dei cronisti. D'altronde, mica è la prima scemenza che raccontano. Il problema è che probabilmente non sarà l'ultima. E disegnare gli indiani sempre sul piede di guerra non è uno stereotipo razzista?

UPDATE: oggi si è unito alla festa anche il "Corriere della Sera". Evidentemente nessuno si prende la briga di controllare una notizia. Bene! Bravi!


Russel Means


9 settembre 2007

mentre John Edwards raccoglie consensi fra gli studenti universitari Bill Richardson litiga con i bloggers

"Penso che il sistema a Washington proprio non vada" ha esordito il candidato democratico alla Casa Bianca John Edwards davanti agli studenti dell'University of Montana, a Missoula, che lo hanno accolto con una grandissima ovazione. "L'America non ha un servizio sanitario universale perché i lobbisti delle case farmaceutiche e delle assicurazioni hanno convinto i legislatori che non sarebbe una cosa buona", ha proseguito Edwards; "la sanità non dovrebbe essere un privilegio per dei privilegiati". Edwards ha poi parlato di ambiente di inquinamento, di energia, di fine della guerra in Iraq. "Non è vero che George Bush ha danneggiato l'immagine dell'America nel mondo", ha detto; "l'ha completamente demolita". Durante il suo discorso è stato continuamente interrotto dagli applausi. L'ex senatore e candidato alla vice-presidenza nel 2004 è stato il primo candidato a fare tappa nel Montana, con lo slogan "Small change for Big change". Secondo alcuni degli ultimi sondaggi nazionali, Edwards ha quasi raggiunto l'ormai in caduta libera Barack Obama, e dunque potrebbe essere proprio lui la spina nel fianco di Hill Clinton. In Iowa, invece, Edwards è il candidato più gradito seguito da Hillary. Il candidato latino-americano Bill Richardson, nel frattempo, sta litigando con i bloggers di area liberal DailyKos e MyDD.com, che lo hanno definito "un pagliaccio" e "assolutamente non in grado di affrontare le primarire". "I blogs possono dire quello che vogliono" ha detto Richardson, Governatore del Nuovo Messico, "io preferisco preoccuparmi della popolazione". Richardson, incorso qualche settimana fa in una dichiarazione che ha fatto rizzare i capelli alla sinistra americana  -"essere gay è una scelta reversibile" - concorre con lo slogan "Scegliereste Barack Obama per il cambiamento, scegliereste Hillary Clinton per l'esperienza: con me le avrete tutte e due". Il Governatore del Nuovo Messico è molto popolare oltre che fra i latinos anche fra i nativi americani.


Missoula: gli appassionati di Twin Peaks la ricorderanno come la città dove viveva Maddy, la cugina di Laura Palmer


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