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21 giugno 2008

Ogni Stato ha il suo 3monti, Canada compreso

Dell'epidemia 3montiana è invaso il mondo. Gli States hanno Barack Hussein Obama, che non si è fatto pregare nel far propria una tassa sull' extra-gettito dei petrolieri, che tra l'altro fra le socialisterie del suo programma questa è una cosa che fa la sua figura. Spostiamoci adesso a nord del confine.
«È tempo di cambiare e di affrontare una volta per sempre il problema dell’inquinamento atmosferico»: lo ha affermato ieri il leader federale del Liberal Party Stephane Dion, presentando il suo controverso piano conosciuto come “carbon tax” dalla maggior parte dei canadesi, mentre i liberals preferiscono chiamarlo “green shift”.
Alla base della proposta c’è comunque l’imposizione di una tassa sul consumo dei prodotti energetici che tiene conto del grado di inquinamento. Tale tasse, secondo quanto reso noto ieri da Dion, genererà introiti pari a 15 miliardi e 400 milioni di dollari in quattro anni.
Ma Dion ha subito aggiunto che un suo eventuale governo approverebbe subito degli sgravi fiscali, specificamente sulla tassa sui redditi: “Si tratta di un piano molto potente e, nello stesso tempo, molto semplice”.
Secondo il leader del Liberal party il concetto è semplice: «Aumenteremo le tasse su ciò di cui abbiamo meno bisogno, come l’inquinamento e gli sprechi, mentre le diminuiremo su ciò di cui abbiamo bisogno e cioè la ricerca, i programmi innovativi ed i redditi».
Le cifre previste dal piano, presentato a Ottawa saranno comunque difficili da spiegare all’elettorato in quanto faranno aumentare la bolletta della luce ed il costo della benzina al distributore, prodotti i cui prezzi sono già considerevolmente alti.
I "liberali" hanno ieri spiegato che il piano prevede una tassa di 10 dollari per tonnellata di emissioni inquinanti che provocano l’effetto serra e tale tassa salirà a 40 dollari alla fine di quattro anni.
Prevede comunque la riduzione dell’indice di tassazione per le fasce più basse (da 37.885 dollari in giù) dell’1,5 per cento e quindi scenderebbe al 13,5%. Il taglio sarebbe dell’1 per cento per le due successive fasce.
Si tratterebbe di un taglio che raggiungerebbe i 15 miliardi e mezzo nell’arco dei quattro anni.
Il piano prevede inoltre la creazione di un ulteriore aiuti finanziario di 350 dollari per le famiglie con bambini ed un aumento di 600 dollari del cosidetto “supplemento” per gli anziani.
La presentazione della proposta del leader del Liberal Party Stephane Dion ha suscitato l’immediata reazione degli altri partiti. Secondo il primo ministro Stephen Harper, si tratta di un nuovo “flip-flop” del leader liberale il quale «ora preferisce il nuovo sistema che gli consente di imporre di nuova una tassa sul consumatore».
A Ottawa il ministro conservatore Jason Kenney ha attaccato la proposta di Dion sottolineando che si tratta di una iniziativa che «danneggerà la nostra economia che invece ha bisogno di stimoli fiscali e non di altre tasse».
Secondo Kenney la proposta di Dion provocherà un aumento dei prezzi in tutti i settori, soprattutto in quello dei trasporti: «Ed è ovvio – ha detto Kenney – che le aziende che saranno tassate dal piano di Dion, non si terranno tali aumenti, ma li passeranno di nuovo sulle spalle del consumatore che verrà così penalizzato due volte» (ditelo a Tremonti, please, che quest'ovvietà non l'ha compresa, poveretto -nda-). L’esponente conservatore ha sottolineato più volte che il nome del programma «che i liberal cercano di promuovere è una trappola in quanto non si tratta di un piano per aiutare l’ambiente, ma solo di un modo indiretto per togliere soldi dalle tasche dei consumatori imponendo una vera e propria tassa».
Critiche anche da parte del leader del New Democratic Party Jack Layton il quale ha detto che «in parlamento abbiamo un partito, quello dei liberals, che presentano un piano sbagliato, mentre i conservatori non hanno nemmeno un piano per aiutare l’ambiente». Layton ha respinto l’iniziativa liberal definendola inefficace ed ha promosso di nuovo la proposta del suo partito del “cap and trade”. Una iniziativa che, ha detto Layton, mette dei limiti precisi sulle emissioni delle grosse compagnie che inquinano di più l’ambiente imponendo grosse penalizzazioni oppure l’acquisto di “punti” da parte di aziende che rimangono sotto i limiti delle emissioni previste. I democratici sono uguali dappertutto...




7 marzo 2008

Obama (nei guai): Naftagate e Canada

In Italia, ormai affascinata dal mito di Barack Hussein Obama, se ne è parlato poco, ma il senatore dell'Illinois è al centro di un guaio che potrebbe segnare in modo pesante le sue ambizioni presidenziali.
In breve il fatto è questo: in materia di Nafta (il trattato commerciale per il libero scambio in Nordamerica) Obama agli elettori avrebbe espresso una posizione diversa da quella avuta in sede ufficiale con il governo canadese. In poche parole, ben prima di essere eletto, avrebbe compiuto l'unico peccato che gli americani non ignorano mai:la menzogna spudorata per salvarsi le chiappe. L'affaire è scoppiato oltre confine, in Canada, dove il Primo Ministro Stephen Harper aveva espresso preoccupazione la settimana scorsa, in caso di vittoria dei democratici, per il futuro del trattato (vedi qui).
Ebbene, Obama avrebbe rassicurato privatamente il governo canadese che la revisione del Nafta che aveva proposto agli elettori altro non era che una boutade elettorale. Ma la notizia è arrivata alla stampa canadese, che pur simpatizzando per Obama non ci ha pensato due volte a darla in pasto all'opinione pubblica (mica siamo in Italia con Repubblica ed il Corriere), ed anche ad una rete televisiva americana.
Harper ha annunciato ieri una inchiesta sulla fuga di notizie canadesi che hanno danneggiato il senatore Obama alla vigilia delle importanti primarie di questa settimana in Ohio e Texas.
Il primo ministro conservatore ha detto che l’inchiesta include anche le persone all’interno del suo ufficio in quanto vuole «al più presto possibile fare chiarezza» su quello che viene ormai definito il Nafta-Gate.
In precedenza Harper aveva detto che si stava indagando sul caso solo all’interno del ministero degli Esteri ritenendo che la fuga di notizie sia partita da fonti diplomatiche. Ieri invece, rispondendo alle domande del leader del New Democratic Party, Jack Layton, Harper ha detto che l’inchiesta riguarderà anche i membri del suo ufficio.
Questo perché, sempre ieri, era stato riportato in alcuni giornali e programmi televisivi, che l’autore di questa fuga di notizie fosse stato il suo capo del personale Ian Brodie. In particolare ieri sia il Liberal Party sia l’Ndp, hanno chiesto le dimissioni di Brodie.
Secondo quanto emerso negli ultimi due giorni, oltre ad un memo scritto per uso e consumo interno, giunto però la scorsa settimana nelle mani dei giornalisti della rete televisiva americana Abc, sembra che Brodie avesse menzionato la posizione di Obama anche ad alcuni giornalisti canadesi la scorsa settimana, durante il cosiddetto lock-up per il budget federale.
Il primo ministro Stephen Harper ha definito ieri «molto ingiusta» nei confronti del candidato alla nomination democratica la fuga di «notizie canadesi» in base alle quali Obama è stato accusato di avere adottato un «doppio linguaggio» per confondere i suoi elettori affermando una cosa in pubblico ed una in privato. Sarà molto ingiusta, ma suona anche molto vera.
Ieri ho detto che Obama si era trasformato in Hillary Clinton. Rettifico: volevo dire in Bill...



26 gennaio 2008

Un canadese che si è bevuto il cervello

Il sindaco di Toronto David Miller lancia l'innovativa proposta di mettere fuori legge le pistole per combattere la criminalità. «Le pistole hanno un unico scopo: sono progettate per uccidere altre persone», ha detto il Primo Cittadino, di origini inglesi ed esponente del New Democratic Party.
 


 

Oltre la banalità sulla ingegneria delle armi (ovviamente le "altre persone" in questione sono solo bravi cittadini, mica le pistole possono essere usate per autodifesa contro delinquenti violenti), immagino che le gangs di niggers e di ispanici che affliggono i quartieri periferici di Toronto saranno ben lieti di consegnare tutte le loro pistole alle Istituzioni. Voglio dire, ad una richiesta così gentile come si fa a dire di no? Anche perché, ed è un dato mio empirico, per cui non scientificamente esatto, ho l'impressione che la maggior parte degli omicidi a Toronto di cui ho letto sulla stampa canadese sono avvenuti per accoltellamento. Invito quindi il britannico Sindaco a mettere fuori legge anche i coltelli, che pur progettati per tagliare le cotolette sono utilizzati per uccidere altre persone. A proposta idiota si risponde con una proposta ancor più idiota.

Ne approfitto per posizionare il mio comunistometro sul livello Low: il rischio è basso, ma meglio stare all'erta (sono sicuro che questo comunistometro piacerà a Lontana).




 


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permalink | inviato da InVisigoth the BountyHunter il 26/1/2008 alle 14:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa


18 settembre 2007

Aperta la campagna elettorale nel Newfoundland and Labrador

Da ieri anche la provincia del Newfoundland and Labrador è in campagna elettorale. Il premier della provincia atlantica, Danny Williams, ha sciolto il parlamento di St. John’s mandando tutti alle urne per il nove ottobre prossimo.
I conservatori di Williams hanno già 34 dei 48 deputati nell’attuale parlamento, ma la popolarità del premier potrebbe aiutare ad aumentare ancora di più tale cifra ed alcuni non escludono la possibilità di un vero e proprio “cappotto elettorale” con la conquista di tutti i seggi.
Una cosa simile accadde anche nel New Brunswick nel 1987, all’epoca del premier liberal Frank McKenna, che riuscì a conquistare tutti e 58 i seggi del parlamento di Fredericton.
Williams, che ha conquistato il potere nel 2003, ha caratterizzato il suo mandato con la disputa col governo federale di Stephen Harper per lo sfruttamento delle risorse energetiche off-shore ma anche per uno scandalo che ha visto coinvolto alcuni esponenti della sua amministrazione.
In particolare, il revisore provinciale dei conti, John Noseworthy, ha denunciato spese per un totale di 2 milioni e 200.000 dollari in rimborsi non autorizzati, spese per ristoranti, alcoolici ed altre cose frivole nell’arco di numerosi anni.
Rispondendo alle domande dei giornalisti dopo l’annuncio, Williams ha detto che il suo governo ha fatto tutto ciò che era di sua competenza per chiarire le spese e fare in modo che tali cose non si ripeteranno nel futuro.
Williams ha comunque tenuto a precisare che lo scandalo ha toccato non solo i membri della sua amministrazione ma di tutti i partiti. «E tra l’altro - ha detto - il mio nome nel era contenuto nel rapporto».
Al momento attuale, come detto, i conservatori hanno 34 seggi, contro gli 11 dei liberali, uno del New Democratic Party e due sono al momento attuale liberi.
La campagna elettorale sarà molto più breve di quella nelle altre Province ed i sondaggi danno un vantaggio molto grosso al partito di Williams per avere delle sorprese il prossimo nove ottobre. L’unico punto interrogativo riguarda la consistenza della maggioranza che otterrà l’attuale premier.



14 settembre 2007

Il Canada respinge la bozza ONU sui diritti dei nativi

Il Canada ha bocciato la Dichiarazione sui diritti degli indigeni delle Nazioni Unite. Insieme ad Ottawa ad opporsi al provvedimento voluto dall’Onu sono stati gli Usa, l’Australia e la Nuova Zelanda. Il ministro Chuck Strahl non ha nascosto i timori del Canada sulla questione, specialmente su temi come «la distribuzione e l’utilizzo di terreni e risorse». Secondo Ottawa, inoltre, la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni native non è compatibile con la costituzione canadese, molte leggi approvate dal parlamento e numerosi trattati firmati tra il governo federale e le First Nations canadesi.
«Il governo - ha aggiunto il ministro - alle futili discussioni di principio preferisce andare avanti con il suo progetto concreto di migliorare la qualità della vita delle popolazioni native».
Il precedente governo liberal aveva invece sostenuto la dichiarazione dell’Onu. A giugno, Amnesty International aveva accusato il governo canadese, mettendo in risalto come Ottawa paresse intenzionata a bocciare la dichiarazione delle Nazione Unite.
Il provvedimento in questione, che viene discusso a livello Onu da più di vent’anni, punta a rafforzare i diritti dei nativi e le loro istituzioni di autogoverno. L’obiettivo - si legge nella dichiarazione - è quello di garantire uguali diritti e uguali opportunità alle popolazioni indiane.
Oltre a questo, il trattato cerca di mettere in luce le difficoltà economiche e sociali che affliggono le popolazioni native. Dall’analisi poi si passa alla formulazione di alcune proposte per il miglioramento della qualità della vita. Nel documento infine i governi nazionali vengono spronati a controllare il rispetto dei diritti umani delle popolazioni aborigene.

Ma le reazioni dei leaders tribali non si sono fatte attendere. Secondo gli inuit quella canadese è una posizione che nuoce non solo ai nativi, ma all'immagine stessa del Canada nella comunità internazionale. "C'era una limpida occasione nelle nostre mani", ha detto la presidentessa del "Inuit Tapiriit Kanatami" Mary Simon, "ma come inuit e come canadese avverto un profondo rammarico per il voto contrario alla risoluzione espresso dal Canada". Simon, la cuoi organizzazione rappresenta gli inuit canadesi, aveva collaborato con i rappresentanti degli altri gruppi indigeni per la stesura della raccomandazione negli anni '80 e '90. Aveva parlato del giorno della votazione come di un "giorno storico per gli inuit e per le altre popolazioni indigene", e considera come un profondo marchio nero il voto negativo dei quattro stati sulla risoluzione.
"Penso che il Canada abbia paura di dare agli indigeni canadesi il controllo su loro stessi", ha dichiarato Beverley Jacobs, della "Native Women's Association of Canada".

Addirittura più dura di quella dei nativi è invece la reazione dell'opposizione (anche a causa delle imminenti elezioni) al governo conservatore. Il parlamentare del "New Democratic Party" Dennis Bevington ha infatti accusato il governo di "essersi svenduto alle multinazionali che bramano i territori degli aborigeni e le relative ricchezze in tutto il mondo".




11 settembre 2007

Ontario, inizia la volata alla urne

Era iniziata da tempo, ma da ieri è ufficiale: la campagna elettorale per eleggere il prossimo parlamento provinciale ed il futuro premier è in pieno svolgimento con un risultato alquanto incerto. Il leader liberal Dalton McGuinty ha ieri compiuto l’ultimo atto formale chiedendo al nuovo vice governatore dell’Ontario David Onley di sciogliere il parlamento e di mandare tutti alle urne per il prossimo 10 ottobre.
Come è noto l’attuale governo ha cambiato la legge elettorale che lasciava una certa discrezione al premier in carica di indire le elezioni in qualsiasi momento, stabilendo invece una scadenza precisa: si va al voto il 10 ottobre ogni 4 anni.
Già dalla giornata di ieri ci sono state numerose insegne di candidati che hanno invaso le strade dell’Ontario e si può essere certi che aumenteranno nei prossimi giorni.
In particolare McGuinty ha visitato ieri mattina una scuola di North York per sottolineare ancora una volta il suo impegno a favore delle scuole pubbliche e contrario al finanziamento di quelle private.
Dall’altra parte le opposizioni cercano di concentrare la loro campagna sulla personalità del premier definito dal leader conservatore John Tory, «il politico che ha rotto più promesse di qualsiasi politico dell’era moderna».
Tory ha citato in particolare l’imposizione della tassa sulla sanità «dopo che i liberal si erano impegnati durante la loro precedente campagna elettorale a non introdurre alcuna tassa.
Nel corso delle campagna elettorale di 31 giorni, il premier McGuinty cercherà di convincere l’elettorato a rinnovargli il mandato per la seconda volta consecutiva, cosa questa che non accade con i liberal da oltre 70 anni; d’altra parte il leader conservatore John Tory cerca di avere il suo primo mandato mentre il leader del New Democratic Party,  Howard Hampton, si dice soddisfatto se l’elettorato voterà un governo di minoranza facendo così indirettamente aumentare il ruolo del suo partito come ago della bilancia della politica dell’Ontario.


la bandiera dell'Ontario


1 settembre 2007

la sovranità dell'Artico non è una questione militare: bisogna tener conto delle popolazioni

Il leader del New Democratic Party of Canada ha detto che il Primo Ministro Stepehen Harper deve fare passi in più per affrontare le preoccupazioni economiche, sociali ed ambientali del Nord.
Concludendo una visita che ha fatto tappa ad Iqaluit, Pangnirtung ed a Cambridge Bay, Layton ha detto venerdì che il Governo Harper sta approcciandosi male alla questione della sovranità sull'Artico. "Non dobbiamo mettere l'accento sulla sovranità militare nel Nord, dobbiamo mettere l'accento sulla popolazione del Nord", ha detto Layton in un'intervista telefonica da Yellowknife. La migliore prova della sovranità del Canada è il fatto che le comunità Inuit abitano il Nord da migliaia di anni, ha detto Layton.
Durante la sua visita, Layton si è incontrato con il Primo Ministro del Nunavut, Paul Okalik, con i leaders delle comunità e delle agenzie sociali nel Nunavut e nei Territori del Nordovest. Ha detto che sta sostenendo le tesi dei tre premier nordici per affrontare i cambiamenti climatici e per risolvere i mali sociali del Nord.
Layton ha anche detto che spingerà per un accordo sulla ripartizione del reddito e delle risorse con i territori in settembre, non appena si convocherà il Parlamento.


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