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"The tree of liberty must be refreshed from time to time with the blood of patriots and tyrants. It is its natural manure"

Thomas Jefferson


"Democracy is two wolves and a lamb voting on what to have for lunch. Liberty is a well-armed lamb contesting the vote"

Benjamin Franklin




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17 dicembre 2009

Cosa regalo al mio amico ne*ro quest'anno?

... è la domanda a cui vuol rispondere una delle guida che l'autorevole New York Times ha lanciato per questa stagione natalizia. "Non è difficile trovare un regalo fatto da e per la gente di colore", è il sottotitolo a firma dell'afroamericana Simone S. Olivier.

La guida è varia, si va dalle sciarpe ai videogiochi di Barack Obama per i bambini, dalle crociere a particolari make-up. Non solo per appartenenti alle comunità nere, ma anche asiatiche e ispaniche.

In realtà la notizia non sarebbe tale (perché è evidente nel sottotitolo lo scopo della guida: individuare prodotti fatti da aziende afroamericane etc... una sorta di made in black, o in yellow, o in latin che può far apprezzare di più il regalo a chi fa parte di quelle comunità... ma anche a chi non ne fa parte), ma vedere la parte peggiore dei conservatori - quelli che a distanza di un anno continuano ancora a dire che Obama non è nato in America, o che è musulmano - accusare di razzismo il NYT e i fanatici democratici del politicamente corretto girarsi intorno incerti sul da farsi e in preda ad una crisi di identità - il giornale che ho seguito per anni è razzista? l'afroamericana Olivier è razzista? io sono razzista? - è veramente divertente. Per non parlare poi dei bloggers italiani che commentando la notizia cercano di fare ironia ipotizzando guide "per gente dagli occhi azzurri e capelli biondi" in preda a crisi di antiamericanismo compulsivo.



7 dicembre 2009

I repubblicani-libertari aumentano nelle amministrazioni americane

Il movimento dei libertari che militano nel Partito Repubblicano ha fatto un po' i conti, annunciando che la presenza di eletti del movimento nelle varie amministrazioni è aumentata nel 2009. Sono stati infatti 38 i candidati repubblicani appoggiati durante quest'anno dal Republican Liberty Caucus, e di essi dieci sono stati eletti.

Lynne Blankenbeker, State Representative, New Hampshire

Michael Patrick Carroll (rieletto), State Representative, New Jersey

Ken Cuccinelli, Attorney General, Virginia

Cameron DeJong, Manchester Selectman, New Hampshire

Michael J. Doherty, State Senate, New Jersey

Kara Egbert, Sahuarita Town Council, Arizona

Phil Greazzo, Manchester Alderman, New Hampshire

Dan Halloran, NYC City Council, New York

Michael A. Tams, Lisle Township Board, Illinois

Brad Wyatt, Boylston School Committee, Massachusetts

Ma anche altri membri del RLC, non appoggiati però in maniera diretta dal movimento, sono risultati vincitori; per l'esattezza, due nel Minnesota, uno in Alabama e uno in Virginia. Il portavoce del RLC Dave Nalle ha confermato che quest'anno rappresentano il movimento nella pubblica amministrazione un numero maggiore di esponenti che nel 2008.




6 dicembre 2009

Liberty Festival 2010

Il 12 settembre 2010, a Central Park, New York City, si svolgerà il Liberty Festival 2010. Cos'è il LF2010? Vediamolo nelle stesse parole degli organizzatori.

"Il nostro obiettivo è quello di diffondere i valori costituzionali attraverso la musica, la poesia, e pubblici dibattiti. Questo evento non è affiliato ad alcun partito. Questo evento non sarà sabotato da mass media o da qualche gruppo politico. Questo evento è fatto dalla popolazione per la popolazione. Ci concentreremo su importanti questioni su cui riteniamo di poter creare un consenso bipartisan. Riportare a casa i soldati, per esempio, è una convinzione condivisa sia dai veri conservatori che dai veri democratici. Eviteremo questioni sociali che creano divisioni, come l'aborto o la pena di morte. Pur comprendendo la centralità di tali questioni, esse sono spesso utilizzate come mezzo per evitare l'accordo delle parti su altre questioni altrettanto importanti".

Fra gli ospiti che hanno già annunciato la loro presenza, l'editorialista del New York Times Thomas E. Woods e Matthew Perdie, il giovane attivista che sta percorrendo a piedi l'America per protestare contro il big government.






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23 luglio 2009

Le 10 città più pericolose d'America

Quest'anno quasi mancavo l'appuntamento. Qualche mese fa, come ogni anno, l'FBI ha diramato la classifica delle dieci città più pericolose dell'Unione, il "City Crime Rankings: Crime in Metropolitan America". E' uno studio sulla criminalità nelle città degli Stati Uniti, che raccoglie i dati relativi ad omicidi, rapine, aggressioni, violenze sessuali e furti d'auto in 378 città che abbiano almeno una popolazione di 75.000 abitanti. Stabilendo come valore base 0 (media nazionale), ad ogni città è stato assegnato un punteggio.

E' New Orleans (LA), con il punteggio di 441,40 ad aggiudicarsi il poco invidiabile primato. Una escalation notevole - dovuto solo al dopo Katrina? chissà... - visto che l'anno scorso la città del jazz non rientrava neanche fra le prime 10. Medaglia d'argento per Camden (NJ), quinta lo scorso anno. Poi Detroit (MI), città più violenta lo scorso anno.

A seguire St. Louis (MO), città più violenta due anni fa, poi Oakland (CA), Flint (MI), Gary (IN), Birmingham (AL), Richmond (CA), North Charleston (SC).

Per quanto riguarda il complesso degli stati, è il Nevada il più violento, seguito da Louisiana e South Carolina.

Passando invece al fronte opposto, città più sicura è Ramapo (NY), con un punteggio di -89,18. Poi Mission Vejo (CA) e O'Fallon (MO). La città "famosa" più sicura è Honolulu (HI), con  -19,21 punti.

Gli stati più sicuri, infine, sono New Hampshire, Vermont e Maine.

Ribadisco anche questa volta che sono ovviamente statistiche, e quindi vanno sempre prese con le molle. Indicano una tendenza, non solo certo un postulato matematico.


Mission Viejo: medaglia d'oro lo scorso anno, e d'argento questo


18 luglio 2009

Se n'è andato Walter Cronkite, leggenda del giornalismo americano

L'America ha perduto una leggenda. Walter Cronkite, l'ex-anchorman della CBS che annunciò al paese la morte a Dallas del presidente John Kennedy e che fece vivere agli americani l'epopea dello sbarco sulla Luna, è morto venerdì a New York. Aveva 92 anni e da tempo lottava contro problemi cerebro-vascolari.

Per quasi venti anni, dal 1962 al 1981, Cronkite era stato il conduttore del telegiornale più seguito d'America, il CBS Evening News. Ma per un periodo ancora più lungo, nell'arco di una carriera durata sei decenni, Cronkite era stato soprattutto "l'uomo di cui gli americani avevano più fiducia", col suo approccio diretto, con le sue parole misurate, con la sua voce profonda che gli conferivano una autorevolezza senza precedenti nel mondo dei media.

Leggendaria la frase di chiusura del suo notiziario: "And That's the way it is" (E questo è il modo in cui stanno le cose). Una frase che mirava, ha sempre spiegato, a sintetizzare l'ideale più sacro per un giornalista: "raccontare sempre le cose come le vede, senza curarsi delle possibili conseguenze e senza temere di suscitare controversie".

A Cronkite sono legati, nella memoria collettiva degli americani, alcuni degli eventi che hanno plasmato la storia della nazione negli ultimi decenni. Toccò a lui annunciare nel 1963 la morte del presidente Kennedy a Dallas, leggendo in diretta un dispaccio d'agenzia: la pausa seguita alla drammatica notizia, con Cronkite che si sfila lentamente gli occhiali, guarda l'orologio appeso al muro e cerca di vincere la evidente commozione, fa parte della storia del giornalismo e
dell'America.

Famoso è rimasto l'editoriale televisivo nel 1968, mentre era in corso in Vietnam l'offensiva del Tet, quando Cronkite dichiarò che la Guerra in Vietnam non poteva più essere vinta. Leggenda vuole che il presidente Lyndon Johnson abbia commentato con amarezza: "E' finita. Se ho perduto Cronkite, ho perduto l'americano medio". Johnson non si ricandidò alle successive elezioni presidenziali.

Nato il 4 novembre 1916 nel Missouri, Walter Leland Cronkite Jr. aveva iniziato il mestiere di reporter con l'agenzia UPI che l'aveva inviato in Europa a raccontare la Seconda Guerra Mondiale. Cronkite si era fatto paracadutare sull'Olanda con la famosa 101/ma Divisione Aviotrasportata e aveva poi partecipato allo sbarco in Normandia. Ma aveva sempre sminuito con modestia il suo evidente coraggio: "In realtà sono un codardo. - diceva - Ero sempre spaventato a morte. Ho fatto tutto il possibile per evitare di finire nei combattimenti". Dal 1946 al 1948 era stato capo dell'ufficio di Mosca dell'UPI. Nel 1950 era stato assunto dalla Tv CBS. Era l'inizio di una straordinaria carriera.



20 febbraio 2009

A Bush si poteva dare dell'"assassino", ma guai a dare ad Obama della "scimmia"

Qualche giorno fa in Connecticut un simpatico scimpanzé (tra l'altro attore di alcuni spot pubblicitari, dove aveva dimostrato di avere più talento recitativo della moglie di Benigni - e anche di lui, in realtà) ha saltato parecchi livelli evolutivi, ed è diventato umano, iniziando ad aggredire senza alcuna ragione chi gli stava attorno. Fuggito, è stato abbattuto dai poliziotti, non senza però esser riuscito a ferirne uno.

Qui la storia. Il vignettista del NY Post ha preso spunto dalla storia, l'ha mischiata con la crisi finanziaria e con il folle piano di risanamento del Prez Obama, e ne è scaturita la simpatica vignetta qui sotto.

Ovviamente casini e sopracasini, Il NY Post inizialmente non si è mosso di un centimetro dalla sua posizione, poi di nuovo casini e sopracasini, e la testata per evitare ulteriori guai si è scusata "con chi si è ritenuto offeso".

Visto che per Bush la "satira" invocando (giustamente, per carità) la libertà di satira e di pensiero gli ha dato dell'assassino, pedofilo, ubricone, idiota, ecc. ecc., senza dare la possibilità a nessuno di sentirsi offeso, viene ancora una volta dimostrato il teorema che per i democratici la libertà è "libertà di pensarla solo ed esclusivamente come noi".

Non a caso  "libertà e democrazia" è un ossimoro.




3 luglio 2008

Dichiarazione di Indipendenza - 4 luglio 1776

Quando nel corso degli umani eventi si rende necessario ad un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato ad un altro ed assumere tra le altre potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per Legge naturale e divina, un giusto rispetto per le opinioni dell'umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione. Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità. La Prudenza, anzi, imporrà che i Governi fondati da lungo tempo non andrebbero cambiati per motivi futili e transitori; e di conseguenza ogni esperienza ha dimostrato che l'umanità è più disposta a soffrire, finché i mali sono sopportabili, che a cercare giustizia abolendo le forme alle quali sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, che perseguono invariabilmente lo stesso obiettivo, evince il disegno di ridurre il popolo a sottomettersi a un dispotismo assoluto, è il loro diritto, è il loro dovere, rovesciare tale governo e affidare la loro sicurezza futura a dei nuovi Guardiani.

Tale è stata la paziente sopportazione di queste Colonie; e tale è oggi la necessità che le costringe ad alterare i loro precedenti Sistemi di Governo. La storia dell'attuale Re di Gran Bretagna è una storia di ripetute ferite ed usurpazioni, tutte aventi l'obiettivo diretto di stabilire una tirannide assoluta su questi stati. Per comprovarlo, sottoponiamo i fatti seguente a un mondo sincero. [...]

Noi dunque, Rappresentanti degli Stati Uniti d’America, riuniti in Congresso Generale, facendo appello al Supremo Giudice del mondo per la rettitudine delle nostre intenzioni, solennemente pubblichiamo e dichiariamo, in Nome e con l’Autorità del buon Popolo di queste Colonie, Che queste Colonie Unite sono, e hanno diritto di essere, Stati Liberi e Indipendenti; che sono sciolti da ogni fedeltà alla Corona britannica, e che ogni legame politico fra loro e lo Stato della Gran Bretagna è, ed ha diritto di essere, totalmente sciolto; e che in qualità di Stati Liberi e Indipendenti, essi hanno pieno potere di dichiarare la Guerra, concludere la Pace, contrarre Alleanze, stabilire dei Commerci e fare ogni altro Atto e Cosa che gli Stati Indipendenti possono fare di diritto. E a sostegno di questa Dichiarazione, con ferma fiducia nella protezione della divina Provvidenza, ci promettiamo reciprocamente le nostre Vite, le nostre Fortune e il nostro sacro Onore.

Firmato da:

* New Hampshire: Josiah Bartlett, William Whipple, Matthew Thornton
* Massachusetts: Samuel Adams, John Adams, John Hancock, Robert Treat Paine, Elbridge Gerry
* Rhode Island: Stephen Hopkins, William Ellery
* Connecticut: Roger Sherman, Samuel Huntington, William Williams, Oliver Wolcott
* New York: William Floyd, Philip Livingston, Francis Lewis, Lewis Morris
* New Jersey: Richard Stockton, John Witherspoon, Francis Hopkinson, John Hart, Abraham Clark
* Pennsylvania: Robert Morris, Benjamin Rush, Benjamin Franklin, John Morton, George Clymer,                           James Smith, George Taylor, James Wilson, George Ross
* Delaware: George Read, Caesar Rodney, Thomas McKean
* Maryland: Samuel Chase, William Paca, Thomas Stone, Charles Carroll of Carrollton
* Virginia: George Wythe, Richard Henry Lee, Thomas Jefferson, Benjamin Harrison, Thomas                       Nelson, Jr., Francis Lightfoot Lee, Carter Braxton
* Carolina del Nord: William Hooper, Joseph Hewes, John Penn
* Carolina del Sud: Edward Rutledge, Thomas Heyward, Jr., Thomas Lynch, Jr., Arthur Middleton
* Georgia: Button Gwinnett, Lyman Hall, George Walton



Buon 4 luglio. Happy 4th July


26 aprile 2008

concluso il caso Bell: assolti i tre poliziotti

Riporto una sintesi asettica del caso Bell. Per quanto mi riguarda, sono sulla posizione di Bloomberg. La colpevolezza deve essere provata sempre oltre ogni ragionevole dubbio. Altrimenti l'imputato, fosse anche la persona peggiore al mondo, va assolto. Certo, questo non sempre può essere piacevole, ma ne va della bontà del sistema. Un'ultima cosa: prima di appiattirvi su sciocca retorica anti-razzista, guardate di che colore sono i poliziotti accusati.

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Sono occorsi meno di dieci minuti ieri mattina al giudice Arthur Cooperman della State Supreme Court di Queens per leggere il verdetto di non colpevolezza nei confronti dei tre detective dell'Nypd coinvolti nella morte, sotto una pioggia di 50 proiettili, dell'afroamericano Sean Bell il 25 novembre 2006.
Il giudice Cooperman ha detto che molti testimoni chiamati dalla procura - compresi gli stessi due amici di Bell rimasti feriti - semplicemente non si sono resi credibili. "Talvolta - ha sottolineato il giudice - le testimonianze sembravano non avere alcun senso".
Terminata la lettura molti sostenitori di Bell si sono scaraventati all'esterno del palazzo di giustizia di Kew Gardens gridando la loro incredulità, mentre i tre detective: Gescard Isnora, Michael Oliver e Marc Cooper venivano scortati da agenti del tribunale verso l'uscita attraverso una porta laterale.
Fuori, la gente raccolta dietro le transenne piazzate dalla polizia ha strillato "assassini, assassini!" e anche "KKK" all'indirizzo dei detective e un gruppo di scalmanati ha tentato di superare le barriere, ma è stato immediatamente riportato alla ragione dagli agenti presenti in gran numero, anche in assetto antisommossa.
Nell'aula del tribunale alcuni spettatori hanno ascoltato la lettura del verdetto con le lacrime che solcavano il volto e la vedova di Sean, Nicole si è immediatamente allontanata senza dire una parola, così come la madre del giovane, in lacrime.
Il verdetto è giunto a distanza di 17 mesi dalla morte del 23enne Sean Bell e del ferimento dei suoi due amici, Joseph Guzman e Trent Benefield, quando furono affrontati da un gruppo di agenti in borghese all'esterno del club Kalua nel rione di Jamaica,al termine della festa per l'addio al celibato di Sean che - a distanza di poche ore - sarebbe convolato a nozze con la sua compagna da molti anni, da cui aveva avuto due bambine.
Il procedimento giudiziario era proseguito per sette settimane giungendo alla conclusione lo scorso 14 aprile, presieduto dal giudice Arthur Cooperman della State Supreme Court,  in quanto i tre detective sotto accusa avevano deciso di rinunciare al procedimento con giuria popolare: una strategia questa che a molti era sembrata rischiosa al tempo, ma che ieri chiaramente ha avuto l'effetto voluto.
Prima del verdetto il giudice ha riepilogato i fatti di quella notte, concludendo che "l'azione di ciascun imputato non si può ritenere criminale".
Il sindaco Michael Bloomberg ha prontamente commentato il verdetto precisando "non ci sono vincitori in un processo come questo. Un uomo innocente ha perso la vita, una donna ha perso il futuro marito, due bambine hanno perso il loro padre ed un padre e una madre hanno perso il proprio figlio".
Incalzato dai giornalisti, il primo cittadino ha proseguito dicendo "la responsabilità del giudice Cooperman era di decidere sulla base delle prove presentate in tribunale. L'America è una nazione basata sulla legge e anche se non tutti concordano con il verdetto e le opinioni espresse in aula, accettiamo l'autorità della corte".

Il capo della polizia Raymond Kelly ha appreso il verdetto mentre partecipava ad un evento a Brooklyn e non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito. Ha però sottolineato che gli agenti interessati alla vicenda Bell restano soggetti ad azioni disciplinari da parte del dipartimento di polizia, precisando tuttavia che la procura federale ha chiesto al comando di One Police Plaza di prendere tempo per questo, almeno fino a quando la stessa avrà preso una decisione circa la possibilità di avviare un procedimento federale per violazione dei diritti civili nei confronti dei tre detective.
Durante i 26 giorni del procedimento si erano alternati al banco 50 testimoni chiamati dalla procura che sin dall'inizio aveva sostenuto la tesi secondo cui il gruppo di agenti in borghese ha agito in maniera disorganizzata, che aveva iniziato il turno sperando di effettuare un arresto o due per prostituzione nel locale a luci rosse a Jamaica, per finire invece sparando una sventagliata di 50 proiettili che hanno freddato Sean Bell e ferito in modo grave i suoi due amici che - secondo la polizia - dovevano essere armati, mentre è stato dimostrato esattamente il contrario.
"Chiediamo alla polizia di rischiare la loro vita per proteggere la nostra - aveva detto, tra l'altro, il sostituto procuratore Charles Testagrossa al termine del processo -. Non di rischiare la nostra vita per proteggere la loro".
Il caso Bell aveva riportato alla memoria un altro triste fatto verificatosi nel 1999 in cui perse la vita un immigrato africano, Amadou Diallo freddato con 41 proiettili dagli agenti dell'Nypd che avevano scambiato il suo portafogli per un revolver. Anche in quel caso gli agenti furono scagionati e la decisione scaturì in una proliferazione di manifestazioni di protesta con centinaia di arresti.


I detective Michael Oliver (a sinistra) di 36 anni ha sparato 31 proiettili, Gescard Isnora (al centro) di 29 anni ha premuto il grilletto 11 volte e Marc Cooper di 40 anni ha sparato 4 colpi. I primi due erano accusati di omicidio colposo e il terzo di comportamento pericoloso, mentre altri due agenti che avevano preso parte alla sparatoria erano stati scagionati sin dall'avvio dell'inchiesta.


31 marzo 2008

Ciao a Dith Pran, che fece conoscere al mondo la follia comunista

Un cancro pancreatico al quarto stadio, che l'aveva ridotto quasi a uno scheletro, si è portato a 65 anni Dith Pran, il fotografo cambogiano che fece luce con la sua coraggiosa avventura sui "campi della morte" dei khmer rossi e del macellaio comunista Pol Pot, che sterminò un terzo della popolazione cambogiana in appena cinque anni (dal 1975 al 1979) compresi vecchi, disabili e bambini. Pran si è spento in un ospedale del New Jersey, quando era ormai arrivato a pesare appena 35 chilogrammi a causa del suo male.
Senza di lui ed il suo collega nel New York Times, Sydney Schanberg, il mondo non avrebbe saputo nulla di ciò che stava succedendo in quella parte del mondo, di ciò che le assurde teorie collettiviste venute alla luce nel mondo dei sogni europei stavano causando nel mondo reale asiatico.
Negli anni successivi al 1980, Pran collaborò con il New York Times, e come presidente del The Dith Pran Holocaust Awareness Project ha cercato di ottenere giustizia per le vittime di quell'olocausto rosso. Il fotoreporter cambogiano perse tre fratelli assassinati dai khmer rossi.
La sua vicenda, la sua cattura, le torture subite ed infine la sua fuga dai campi di concentramento nazicomunisti, insieme alle sofferenze patite dalla popolazione dopo il ritiro americano dall'Indocina sono narrate nel film "Urla del silenzio" (The killing fields il titolo originale).



26 febbraio 2008

i 10 edifici più belli di New York City

Tutti conoscono l'Empire State Building, ed è sempre inserito come tappa obbligatoria in tutti i tours di NYC. Eppure, secondo l'American Institute for Architects non è uno dei dieci più bei edifici della Grande Mela.

Che invece sono:

CONDE NAST BUILDING, 4 Times Square, Manhattan, realizzato da Fox & Fowle Architects, 1996-1999.

BROOKLYN MUSEUM: 200 Eastern Parkway, Brooklyn, realizzato da James Stewart Polshek, 2004.

PRADA NEW YORK: 575 Broadway, nei pressi di Prince Street, Manhattan, da Rem Koolhaas, 2001.

ROSE CENTER FOR EARTH AND SPACE: presso l'American Museum of Natural History, Central Park West at 79th Street, Manhattan, da James Stewart Polshek, 2000.

APPLE STORE SOHO: 103 Prince St., Manhattan, realizzato da Ronnette Riley and Bohlin Cywinski Jackson, 2002, con la collaborazione dell'Apple's creative team

GRAND CENTRAL TERMINAL: 42nd Street and Park Avenue, Manhattan, da Reed & Stern e Warren & Wetmore, 1903-1913, restaurato da Beyer, Blinder & Belle nel 1998.

MORGAN LIBRARY EXPANSION: 33 E. 36th St., Fifth Avenue, Manhattan, Renzo Piano, 2006.

CHRYSLER BUILDING: 405 Lexington Ave., Manhattan, da William Van Alen, 1930.

HEARST TOWER: 951-969 Eighth Ave., nei pressi della 56th Street, Manhattan, da Sir Norman Foster, 2004.

SEAGRAM BUILDING: 375 Park Ave., nei pressi della 53rd Street, realizzato da Ludwig Mies van der Rohe and Philip Johnson e Kahn & Jacobs, 1958.


Conde Nast Building, Times Square NYC


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12 febbraio 2008

Rudolph Giuliani diventa stilista

Dal "Late Show with David Letterman"


"Settimana della moda a New York: Rudy Giuliani lancerà una nuova linea di abbigliamento. I suoi capi saranno fatti di un tessuto speciale, che non si ritira".




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2 febbraio 2008

lo Stato di New York riconosce i matrimoni gay

I matrimoni tra gay contratti in altri stati dell'Unione devono essere riconosciuti a New York. Questa la decisione, unanime della Suprema Corte dello Stato di New York, nel caso Martinez vs Contea di Monroe. "Si tratta di una vittoria per le famiglie, una vittoria per l'equità ed una vittoria per i diritti umani", ha detto Donna Lieberman, direttore del New York Civil Liberties Union. Il Massachusetts è il solo stato americano che consente il matrimonio tra gay, ma esattamente un anno il New Jersey ha deciso di riconoscere pari diritti alle coppie gay sposatesi nel 'Bay State' od in Canada, pur non considerando formalmente legali i matrimoni gay. Il riconoscimento delle unioni civili avviene anche in Connecticut ed in Vermont.




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