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9 agosto 2007

dopo "nigger", chiesta la messa al bando della parola "bitch"... nasce una nuova moda?

Qualche settimana fa vi era stata la messa al bando (simbolica) della parola 'nigger' (negro). Adesso New York vuole proibire anche 'bitch', 'cagna'. La proposta - che in ogni caso difficilmente troverà molti consensi in Consiglio Comunale - vuole bandire anche un'altra parola della musica hip-hop, 'ho', 'sgualdrina'. Non tutti sono d'accordo con la messa al bando, e tra questi ci sono i rappers (Puff Daddy ha capito di cosa si stava parlando? Ma è un miracolo!). "Mettere al bando la parola ne aumenterà il valore" spiega invece Robin Lakoff, linguista dell' Università di Berkeley in California.

E sono d'accordo. Anche perché un conto è la prima messa al bando (quella del termine nigga), durante una manifestazione simbolica e ricca di altri contenuti, un conto è iniziare con atti in un certo qual modo ufficiali una pratica che rischia di essere controproducente. Quando a dei bambini viene proibito di dire alcune parole esse, effettivamente, acquistano un sapore proibito che le rende ancor più interessanti.

Prima della manifestazione sulla messa al bando, come tag per indicare argomenti in relazione con la popolazione afro-americana usavo 'nigga moments'. Non voleva essere un tag offensivo, tutt'altro, era un omaggio al cartoon "The BoonDocks" del fumettista afroamericano Aaron McGruder. Poi, per evitare equivoci (già utilizzo la bandiera confederata, se utilizzassi anche il termine 'nigga' qualche stronzo ignorante e perbenista potrebbe rompere i coglioni) e come dimostrazione di sensibilità per la manifestazione sulla messa al bando, ho adottato lo stesso tag che uso per le altre comunità.

Ma proprio nel fumetto "The Boondocks", più che la messa al bando, trovo forse più efficace un'altra idea: quella di ridare un nuovo significato alle offese razziste.

Mi spiego per chi non conosce The BoonDocks: è probabilmente nella storia della tv il cartoon dove la parola "negro" viene detta più volte. Ma il suo significato passa da offesa agli afro-americani ad offesa generica verso chiunque. La netta distinzione nelle varie storie fra il termine "afro-americano", indicativo della comunità black, ed il termine nigga, prima crea una cesura fra i due termini, non più nè sinonimi, nè uno versione spregiativa dell'altro, e poi fa vivere il secondo di vita propria, allontanandolo sempre più dall'originario significato razzista. E nell'episodio di Natale, l'1x07 (Il Natale di Huey) c'è l'archetipo di tutto ciò. Nella letterina a Babbo Natale (icona bianca per antonomasia) di Riley, ragazzino afro di 8 anni, che sta attuando una protesta contro Babbo Natale perché l'anno prima non aveva ricevuto il regalo che aveva chiesto, si legge infatti: "Dear Santa, you are a fuckin' nigga" "Caro Babbo Natale, sei un fottuto negro". E vi assicuro che nessuno fra coloro cui ho fatto vedere quella puntata, sul momento, ha inteso "Babbo Natale, sei uno sporco afroamericano", bensì "Babbo Natale, sei un bastardo e qualunque colore tu abbia rimani un bastardo" .

Discorso paradossale? Indubbiamente! Ma non credo nella censura, e dunque penso che più che sul tacere di certe espressioni, bisogna intendersi sul significato. Ed adesso, godetevi la letterina di Riley, il "cacciatore di Babbo Natale"!!






16 luglio 2007

La rapper Remy Ma arrestata per una sparatoria

Dalle stelle alle stalle, ovvero: la bizzarra vicenda di una rapper nominata per i premi Grammy. Remy Ma. Da ieri è infatti rinchiusa a Riker's Island accusata di tentato omicidio, aggressione e possesso illegale d'arma da fuoco. Durante l'udienza preliminare davanti al giudice, Remy Ma si è dichiarata non colpevole in merito alla sparatoria che ha causato il ferimento di una donna di 23 anni nel trendy Meatpacking District di Manhat. La procura ha chiesto al giudice di stabilire una cauzione di 250 mila dollari, ma in serata non aveva ancora reso noto il dispositivo per la scarcerazione.

Sul suo sito internet Remy Ma racconta la storia personale di artista venuta su dalla strada in un quartiere crudele come il Bronx, fino a raggiungere la vetta di star del genere hip-hop. Uno status che l'aveva portata ad esibirsi a fianco di supermilionari di vendite discografiche come Eminem, R. Kelly e Fat Joe. La rapper, il cui vero nome è Remy Smith, si era costituita sabato notte dopo che la polizia aveva fatto sapere d'essere interessata ad un colloquio con l'artista per conoscere i particolari della vicenda da cui era scaturita la sparatoria avvenuta le ore notturne mentre il quartiere dei macelli è notoriamente frequentato dai nottambuli della city e turisti.

Una telefonata effettuata al numero d'emergenza "911" alle 4 di notte segnalava un'avvenuta sparatoria nel Meatpacking District e quando sono arrivati gli agenti hanno rinvenuto una donna di 23 anni raggiunta da un proiettile al torace. A tre isolati di distanza altri agenti intanto avevano trovato abbandonato per strada un lussuoso Suv di proprietàà della cantante che era stato coinvolto in un incidente, lasciato incustodito all'angolo tra la 10th Avenue e Little West 12th Street. La vittima della sparatoria, seguita presumibilmente ad un diverbio, è Makeda Barnes-Joseph, le cui condizioni sono giudicate non gravi dai medici del St. Vincent Hospital.

La rapper, assieme ad un gruppo di amici s'era recata al popolare locale Pizza Bar dove il titolare Sasha Tcherekoff ha riferito dell'esistenza di una registrazione video effettuata dalle telecamere interne da cui si deduce che nel locale Remy Ma ed i suoi conoscenti avevano trascorso momenti in allegria, prima di andarsene. Una copia del nastro - ha aggiunto il titolare di Pizza Bar - è stata consegnata alla polizia. "La polizia - ha precisato - ci ha detto che il diverbio è avvenuto all'esterno, a poca distanza da qui e il video conferma che non è successo assolutamente nulla dentro il mio locale".

Remy Ma era stata nominata per un premio Grammy quale componente del gruppo Terror Squad per l'hit estivo del 2004 intitolato "Lean Back" e l'anno successivo aveva ricevuto il premio "Best Female Hip Hop" ai Bet Award. Ventisei anni, nativa del Bronx, l'anno scorso s'era lanciata come solista sul lucroso mercato del genere rap debuttando con l'album "There's Something About Remy", mentre è immimente il lancio dell'ultimo cd, "The BX Files" che dovrebbe raggiungere gli scaffali dei negozi di dischi il prossimo mese

qui sotto, il video di Remi Ma "Conceited" 



25 giugno 2007

New York City ricorda Oriana Fallaci

 

Per Christiane Amanpour, corrispondente di guerra della Cnn, Oriana Fallaci è stata fin dall'inizio il punto di riferimento professionale e personale in una carriera di testimonianze in diretta dai punti più caldi del mondo: "Senza averla conosciuta è stata la mia mentore. La gente che ammiro, lei, Ed Murrow, David Halberstam sono persone che hanno avuto il coraggio di rischiare intellettualmente oltre che fisicamente. Gente che non si lasciava intimidire. Gente che ha sempre detto quello che pensava".
In memoria e in onore di Oriana Fallaci, che l'ha citata in la Rabbia e l'Orgoglio, la giornalista anglo-iraniana della rete di Atlanta parteciperà venerdì 29 giugno alla New York Public Library a una giornata di studio in onore della leggendaria collega italiana.
Sarà uno dei due appuntamenti della manifestazione 'Oriana Fallaci e l'America’ promosso dal Ministero per i Beni Culturali in collaborazione con la Rcs MediaGroup: l'altro è una mostra di manoscritti, fotografie e cimeli accompagnato dal documentario 'Oriana e l'America’ presso l'Istituto Italiano di Cultura di New York che sarà inaugurata giovedì 28 giugno, prima tappa di altri eventi commemorativi a Milano, Roma e Firenze in programma il prossimo autunno. New York è stata scelta come sede dove dare inizio alle manifestazioni per sottolineare il ruolo fondamentale che questa città, dove Oriana Fallaci ha vissuto per 20 anni fino alla vigilia della morte il 15 settembre 2006, ha avuto nel percorso della scrittrice. La data del 29 giugno non è causale: la Fallaci, che il Los Angeles Times definì anni fa "l'unico giornalista a cui nessun leader mondiale può dire di no", quel giorno avrebbe compiuto 78 anni. "Sono molto vicina all'America. Litigo spesso con lei, spesso la rimprovero, eppure le sono profondamente legata. L'America è un'amante o meglio un marito, al quale sarò sempre fedele".
Così l'autrice di Lettera a un Bambino Mai Nato, Un Uomo e Inshallah rievocava il rapporto con la terra di adozione che questa settimana le renderà omaggio. A ricordarla nella giornata di studi alla Public Library, in aggiunta al ministro Rutelli, alla Amanpour e a Massimo Vitta Zelman, presidente della RCS libri e editore di Skira, saranno Magdi Allam, Furio Colombo, Lucia Annunziata, Antonio Caprarica Carlo Rossella, Gino Nebiolo e il presidente del Consiglio Regionale Toscano Riccardo Nencini, che nel febbraio 2006 fu protagonista dell'unico riconoscimento istituzionale pubblico alla Fallaci - una medaglia d'oro - nella sua ultima apparizione prima di morire. Testimonianze personali verranno anche dal nipote Edoardo Perazzi, l'attrice Isabella Rossellini e da Nan Talese una veterana dell'industria newyorchese del libro e la moglie dello scrittore Gay Talese.



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21 giugno 2007

Coney Island, fine di un mito: diventerà una shopping mall

NEW YORK CITY - Coney Island non sarà più così: lavori sono in procinto di essere avviati e prevedono la costruzione di un albergo (a forma di otto volante), di un parco acquatico, negozi e, ovviamente, condomini. L’intero progetto dovrebbe essere completato entro il 2011 ma necessita ancora dell’approvazione del Comune che deve provvedere al cambiamento di destinazione d’uso dell’area. Ideatore del piano il costruttore e imprenditore immobiliare Joseph Sitt, che vuole  trasformare Coney in una Las Vegas. Il suo progetto non è stato però accolto in toto: dopo vibrate proteste dei residenti, il progetto è stato ridimensionato: mezzo miliardo di dollari in meno, togliendovi i condos che avrebbero dato sull’Atlantico, sostituiti con tre alberghi rococò…
Addio dunque alla Coney Island entrata nelle cultura popolare newyorkese!
L’immobiliare Sitt ha già investito 120 milioni di dollari comprando appezzamenti di terreno tutt’attorno il nucleo dell’area iniziale, e adesso ha 23 acri, per la sua Las Vegas in Brooklyn.

Per Robert Lieber, presidente dell’ufficio comunale ‘Economic Development Corporation’, il fatto che la ’Thor Equity’ di Joseph Sitt abbia tolto dal piano generale le porzioni residenziali dei costosissimi condomini, altro non è che il lupo nascosto dal vello di pecora”.
“In quella stessa area tra West 8th Street e West 16.ma , in un immenso baccano 24 ore al giorno, Sitt piazza 3 alberghi, 400 vani in affitto, ristoranti, teatri, arcate high -tech e uno stadio per il baseball”.
Con l’impronta di Las Vegas conclude Lieber: “Coney Island diventa uno shopping Mall”.
 
Il principale albergo della Thor Equity sorgerebbe lungo lo Astroland Park, ed esso accetterebbe solo clienti con bambini… il carosello sarà multi-level, e le “montagne russe” lunghe 4,000 piedi.
Una dimostrazione a City Hall in Manhattan lo scorso marzo ha avuto un solo slogan di battaglia,  “No Condos in Coney”, e tutto era stato approntato nel consiglio comunale per bloccare l’emendamento del piano regolatore chiesto da Joe Sitt per poter eregere i suoi condomini. Se revisione ci sarà ora essa non includerà il comma del “residenziale” lungo il Boardwalk.
Charles Dent, direttore del ‘Coney Island History Project’ aggiunge: “è l’ultimo posto nella Grande Mela che non si è inborghesito, insomma un paradiso dei poveri.

È stato un grande poeta italoamericano, Lawrence Ferlinghetti che ha immortalato Coney Island col suo poema “Coney Island of the mind”, un addio alla sua natia Brooklyn, di cui segue qualche verso:
 “ The pennycandystore beyond the El,
 Is where I first fell in love with unreality”
 ….A cat upon the counter moved among
 The licorice sticks ……
 A wind had blown away the sun….”
 The leaves were falling and they cried
 Too soon, too soon…..”
 

Coney Island Beach


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18 giugno 2007

John Gotti vende casa: con il ricavato si trasferità al Sud

 

‘DOWNSIZING” è la parola d'ordine di questi tempi in casa di John Gotti, il rampollo della famiglia malavitosa Gambino, una fortuna consumata dai conti legali da pagare, costretto ora a disfarsi della lussuosa magione della Gold Coast e a trasferirsi - forse a sud - dove la vita è meno cara.
Dopo aver dato fondo a un milione di dollari, tanto quanto è costato il team della sua difesa, oltre a 150 mila dollari sui quali aveva messo le mani l'erario, tra un paio di settimane - ha dichiarato il giovane Gotti al New York Post - metterà in vendita la tenuta di sua proprietà che si estende su 1.96 acri sull'enclave di Oyster Bay Cove a Long Island.
Intanto John Gotti continua a seguire i lavori di manutenzione della villa, del giardino e delle annesse e connesse amenità che finora ha condiviso con sua moglie e i ragazzi.
Colui che un tempo era un wiswguy e che durante i processi a suo carico per associazione a delinquere sembra davvero sul lastrico, paragonato naturalmente al tenore di vita cui i gangster del suo calibro erano soliti condurre, cambia vita totalmente. "Non ce la faccio più ad andare avanti a mantenere questa proprietà con le spese che ne derivano" ha detto Gotti Jr. al Post.
Soltanto tra tasse locali e rette scolastiche a Gotti vivere nel paradiso di Oyster Bay Cove costa qualcosa come 16.233 dollari all'anno.
Per il momento pare che Gotti e moglie abbiano trovato una soluzione temporanea per il trasloco verso est, alla fine di Long Island, forse a Southold oppure a North Fork, per consentire al più grande dei sei figli di terminare l'anno scolastico della senior high school. "Lo sto facendo per lui - ha raccontato John - in modo che possa essere con i suoi compagni di studio", mentre il figlio dello scomparso "Dapper Don" John Gotti confida di non vedere l'ora di lasciare lo Stato Impero per recarsi in qualche luogo più climaticamente parlando accettabile e definitivamente. "Intanto ci trasferiamo a est, per il momento, poi forse in un anno andremo verso la Florida o forse il South Carolina dove tutto costa meno" prosegue Johon Gotti che negli ultimi tempi ha tenuto un lifestyle "low-key", da quando è stato rimesso in libertà lo scorso settembre, dopo il terzo dei procedimenti che ha dovuto subire, terminato con vizio di procedura e non luogo a procedere.
Il difensore di Gotti, Cherles Carnesi non fa certo mistero di quanto è costato uscire dai guiai al suo cliente attraverso tre procedimenti giudiziari, tutti connessi ad un caso federale riguardante l'aggressione in cui rimase ferito da colpi d'arma da fuoco il fondatore dei Guardian Angels, Curtis Sliwa, al tempo conduttore di talk-show radiofonici durante i quali conduceva una campagna personale contro John Gotti padre.
"Credo che si possa parlare di oltre un milione di dollari. È una brutta batosta per chiunque e per di più quelli sono stati processi importanti. Non è stato riconosciuto colpevole, ma di certo tutto questo ha danneggiato il suo assetto finanziario" ha detto l'avvocato Carnesi.
La vendita della villa al mare - sostiene l'avvocato - consentirà a John di trasferirsi con più tranquillità dopo aver sistemato i conti, per non portarseli dietro dove andrà a stabilirsi.
John Jr. ha 43 anni e durante l'ultimo processo aveva inoltrato al tribunale la richiesta di poter fuire dell'avvocato nominato d'ufficio, a spese dei contribuentri, perché il suo conto in banca era a secco.
Una teoria che la procura aveva smontato immediatamente dimostrando che sul conto di John Gotti entravano mediamente, con cadenza mensile, dai 17 ai 21 mila dollari, proventi di affitti di sue proprietà commerciali sin da quando fu spedito dietro le sbarre nel 1999 e condannato a 77 mesi per un altro processo per associazione a delinquere.
Tuttavia, per aiutare il rampollo Gotti s'era messa in movimento tutta la famiglia nel 2005 per tirarlo fuori dal carcere. Sua madre, tre figli e sei altri familiari avevano messo assieme i 7 milioni di "bond" che il giudice aveva stabilito per il suo rilascio. Sua sorella Victoria aveva offerto a garanzia la sua tenuta di Old Westbury, sempre a Long Island, del valore di 2 milioni.
Tutto sommato l'erario, quello federale, statale e locale non hanno inciso enormemente sul conto in banca di John chiedendo 152,445 dollari di tasse arretrate non pagate dal 1992 al 2003.
Gli resta tuttavia la lussuosa villa in una delle località più incantevoli di Long Island che comprende una piscina coperta, Jacuzzi, un rustico per la conservazione dei vini, 4 camere da letto e 3 bagni, tutto in stile Coloniale, con annessa anche una stalla che ospita i cavalli di famiglia.
L'aveva acquistata nel settembre del 1999 per 760 mila dollari: un affarone che ancora oggi gli agenti immobiliari non riescono a spiegarsi. Residenze simili a quella di John Gotti all'epoca venivano infatti vendute a non meno di un milione e mezzo e oggi probabilmente la sua vale tre volte tanto. (AmericaOggi)


John Gotti jr.


11 giugno 2007

"I Soprano" chiude i battenti, ma a New York la mala italiana riprende a sparare sul serio

Addio ai Soprano tra fan in lutto e scommesse alle stelle: dopo otto anni, 86 episodi e 18 premi Emmy cala il sipario oggi sulla saga della famiglia mafiosa italo-americana del New Jersey che per i critici americani ha rappresentato l'equivalente televisivo di pietre miliari della storia del cinema e del teatro, dal 'Padrino' a 'Morte di Un Commesso Viaggiatore' a 'Un Tram che si chiama Desiderio'.
Il gran finale della serie creata da David Chase sul "boss mafioso in analisi perché la madre era il suo nemico" ha messo gli allibratori in subbuglio: con Phil Leotardo, il capo rivale che ha messo fuori gioco Silvio Dante e Bobby 'Bacala' Baccalieri, la guerra tra clan di New York e New Jersey è al suo apice e Tony Soprano, alias James Gandolfini ha mandato la sua famiglia a nascondersi mentre lui stesso si è chiuso in un covo del New Jersey armato di M16.
Chase non si è sbottonato sull'epilogo della serie e i membri del cast hanno preso sul serio il voto del silenzio, anche se Steven Van Zandt, il chitarrista di Bruce Springsteen che ha il ruolo di Dante, ha promesso che sarà esplosivo, "controverso, e che se ne parlerà molto".
Le ultime quotazioni sul sito di scommesse off-shore Bodog sono a favore di un epilogo in cui Tony ce la farà.Anche su Gambling911, altra pagina di allibratori virtuali, le chance sono a favore di una sconfitta di Leotardo. E' questo un finale per cui tifano molti fan della serie che ha raccolto pubblico tra intellettuali e patiti dei film di azione ma anche gli anatemi di organizzazioni italo-americane, dalla Niaf ai Sons of Italy.
La ragione è semplice: con Tony vivo il serial potrebbe riprendere prima o poi. Se però dovesse esserci un Soprano Parte Seconda, sarebbe con un cast ricostruito in buona parte ex novo dal momento che gli ultimi episodi sono stati una carneficina.
Chris Montesanti (Michael Imperioli), il nipote di Tony, è stato ucciso dallo stesso boss per punirlo di avere prodotto un film poco rispettoso nei suoi confronti. Poi è stata la volta di Baccalieri, (Steven Schirripa), il cognato di Tony che aveva spaccato la faccia al boss firmando la propria condanna a morte.
Domenica scorsa, ad essere stato crivellato di pallottole che lo hanno mandato in coma è stato Silvio Dante.
Le chance che sopravviva sono scarse, ma anche di lui si può scommettere: ce la farà a risvegliarsi prima della parola fine? La serie con James Gandolfini va dunque in pensione, mentre New York vive una fase di recrudescenza della violenza di mafia: il clan dei siciliani, con la sua storia di violenza e i tentacoli del narcotraffico, sta riemergendo come superpotenza grazie all'avvenuto o imminente rilascio di famosi mafiosi della Pizza Connection finiti dietro le sbarre grazie alle inchieste congiunte di Giovanni Falcone e di Rudolph Giuliani.
La famiglia Bonanno a New York ha un nuovo capo, originario come il leggendario Joseph Bonanno che ispirò Don Vito Corleone di Mario Puzo, da Castellammare del Golfo in Sicilia: Salvatore 'Sal the Ironworker' Mantegna. Sono ida poco tornati a piede libero Joseph Gambino e i suoi fratelli Rosario e Joseph, un tempo capitani di Cosa Nostra dagli anni Ottanta in galera.
Nella città dei Bonanno e dei Gambino intanto la realtà che continua a superare la fiction: a Brooklyn, a poche ore dalla fine dei Soprano, è stato ucciso Robert DeCicco, uno dei boss del clan Genovesi poche ore dopo l'esecuzione di un altro 'mobster', Rudy Izzi, 74 anni, giustiziato con un colpo alla nuca nel suo letto: la polizia di New York teme che sia il primo atto di una nuova guerra dei clan. (AmericaOggi)


James Gandolfini a.k.a. Tony S.


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