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"The tree of liberty must be refreshed from time to time with the blood of patriots and tyrants. It is its natural manure"

Thomas Jefferson


"Democracy is two wolves and a lamb voting on what to have for lunch. Liberty is a well-armed lamb contesting the vote"

Benjamin Franklin




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13 giugno 2009

Obama e stato etico: prove tecniche di comunismo

Barack Obama dice sì al disegno di legge che consentirà al governo americano di esercitare maggiori poteri di controllo sull'industria del tabacco. E parla di un momento "che testimonia davvero i cambiamenti che sono in atto a Washington", dicendosi pronto ad apporre la sua firma alla proposta che ha ottenuto il via libera del Congresso, e che per la prima volta attribuirà all' Fda - agenzia federale di controllo sui farmaci e sui beni alimentari - il potere di intervenire con forza nel settore.

L'Fda potrà decidere di fatto di limitare il contenuto di nicotina nelle sigarette, ma anche di ridurre le campagne pubblicitarie o bandire tutti quei prodotti a base di tabacco che sono concepiti per attrarre i minori. Gli esperti (!!!) non hanno così dubbi: si tratta di un momento storico, che pone l'intera industria del tabacco sotto l'occhio vigile del governo americano (yuppi!!!), che si impegna così ad agire attivamente contro la piaga della dipendenza dal fumo.

Le associazioni antifumo e i democratici esultano (di stronzi il mondo l'è pieno). Per Henry Waxman, deputato democratico e promotore della versione della proposta adottata dalla Camera, il disegno di legge "è la cosa più importante che possiamo fare in questo momento, al fine di ridurre il numero delle vittime del tabacco"  (certo, perché far sì che il Governo contrasti una cosa è il modo migliore per tenerla sotto controllo: mi vengono in mente i successi della lotta alla droga, ad esempio: non esistono più tossici al mondo).

Obama parla così di una norma "che farà la storia, dando agli scienziati, agli esperti medici e all'Fda il potere di fare passi importanti" (sopratutto a quest'ultima, credo...). E l'enfasi è soprattutto sulla necessità di proteggere i più giovani, che sono attratti dal fumo anche grazie all'offerta sul mercato di sigarette dai diversi sapori (eh beh, è risaputo che gli adulti hanno poca voglia di cambiamenti!).


A tal proposito, il governo dirà basta alle parole "light" o "mild" apposte sulle confezioni, le varie sigarette saporite saranno impedite ai minori. L'Fda potrà anche decidere di chiedere ai colossi del tabacco di cambiare gli ingredienti, inclusi la nicotina e il catrame (la sigaretta di stato non fa male, come in Italia ad esempio, dove uccidono sol quelle di contrabbando).

L'agenzia potrà chiedere ai colossi del tabacco di rivelare anche il contenuto dei loro prodotti, e avrà anche l'ultima parola nel lancio di nuove campagne di marketing (Nicotama, la sigaretta di Barack Obama). Dal canto suo Altria Group, la conglomerata che controlla Philip Morris Usa, ha diffuso un comunicato in cui si è detta favorevole all'arrivo di "una regomantazione federale severa ma ragionevole sui prodotti del tabacco".

Fra le voci contrarie Howard Cole, deputato repubblicano (ne esistono ancora di non addormentati?), ha affermato che la gente del suo stato, la Carolina del Nord, "crede che nel consentire all'Fda di controllare l'industria del tabacco, si farà un passo verso quella situazione in cui l'agenzia controllerà, alla fine, anche le aziende familiari" (deo gratias).

E spuntano voci di programma del governo, che vorrebbe tassare cibi e bevande troppo zuccherati o grassi (ma va?). E' giusto dire ai cittadini cosa mangiare? Per gli europei, i comunisti e gli statalisti evidentemente sì.


Lo stato che inizia a decidere cosa è buono per te: nella storia l'anticamera di fascismo e comunismo. Il dramma, come al solito, sono i tanti che dicono che va bene così.


3 luglio 2008

Dichiarazione di Indipendenza - 4 luglio 1776

Quando nel corso degli umani eventi si rende necessario ad un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato ad un altro ed assumere tra le altre potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per Legge naturale e divina, un giusto rispetto per le opinioni dell'umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione. Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità. La Prudenza, anzi, imporrà che i Governi fondati da lungo tempo non andrebbero cambiati per motivi futili e transitori; e di conseguenza ogni esperienza ha dimostrato che l'umanità è più disposta a soffrire, finché i mali sono sopportabili, che a cercare giustizia abolendo le forme alle quali sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, che perseguono invariabilmente lo stesso obiettivo, evince il disegno di ridurre il popolo a sottomettersi a un dispotismo assoluto, è il loro diritto, è il loro dovere, rovesciare tale governo e affidare la loro sicurezza futura a dei nuovi Guardiani.

Tale è stata la paziente sopportazione di queste Colonie; e tale è oggi la necessità che le costringe ad alterare i loro precedenti Sistemi di Governo. La storia dell'attuale Re di Gran Bretagna è una storia di ripetute ferite ed usurpazioni, tutte aventi l'obiettivo diretto di stabilire una tirannide assoluta su questi stati. Per comprovarlo, sottoponiamo i fatti seguente a un mondo sincero. [...]

Noi dunque, Rappresentanti degli Stati Uniti d’America, riuniti in Congresso Generale, facendo appello al Supremo Giudice del mondo per la rettitudine delle nostre intenzioni, solennemente pubblichiamo e dichiariamo, in Nome e con l’Autorità del buon Popolo di queste Colonie, Che queste Colonie Unite sono, e hanno diritto di essere, Stati Liberi e Indipendenti; che sono sciolti da ogni fedeltà alla Corona britannica, e che ogni legame politico fra loro e lo Stato della Gran Bretagna è, ed ha diritto di essere, totalmente sciolto; e che in qualità di Stati Liberi e Indipendenti, essi hanno pieno potere di dichiarare la Guerra, concludere la Pace, contrarre Alleanze, stabilire dei Commerci e fare ogni altro Atto e Cosa che gli Stati Indipendenti possono fare di diritto. E a sostegno di questa Dichiarazione, con ferma fiducia nella protezione della divina Provvidenza, ci promettiamo reciprocamente le nostre Vite, le nostre Fortune e il nostro sacro Onore.

Firmato da:

* New Hampshire: Josiah Bartlett, William Whipple, Matthew Thornton
* Massachusetts: Samuel Adams, John Adams, John Hancock, Robert Treat Paine, Elbridge Gerry
* Rhode Island: Stephen Hopkins, William Ellery
* Connecticut: Roger Sherman, Samuel Huntington, William Williams, Oliver Wolcott
* New York: William Floyd, Philip Livingston, Francis Lewis, Lewis Morris
* New Jersey: Richard Stockton, John Witherspoon, Francis Hopkinson, John Hart, Abraham Clark
* Pennsylvania: Robert Morris, Benjamin Rush, Benjamin Franklin, John Morton, George Clymer,                           James Smith, George Taylor, James Wilson, George Ross
* Delaware: George Read, Caesar Rodney, Thomas McKean
* Maryland: Samuel Chase, William Paca, Thomas Stone, Charles Carroll of Carrollton
* Virginia: George Wythe, Richard Henry Lee, Thomas Jefferson, Benjamin Harrison, Thomas                       Nelson, Jr., Francis Lightfoot Lee, Carter Braxton
* Carolina del Nord: William Hooper, Joseph Hewes, John Penn
* Carolina del Sud: Edward Rutledge, Thomas Heyward, Jr., Thomas Lynch, Jr., Arthur Middleton
* Georgia: Button Gwinnett, Lyman Hall, George Walton



Buon 4 luglio. Happy 4th July


10 giugno 2008

Barack "Three Mountains" Obama

"Tasserò le società petrolifere sugli extra-profitti provocati dal rialzo del prezzo del petrolio per aiutare le famiglie a pagare le bollette dell'energia salite a livelli astronomici e altri conti della spesa". Queste le parole del senatore mulatto in visita a Raleigh nella Carolina del Nord.

Se "le società petrolifere" sta a "i capitalisti" come "gli extra-profitti" sta a "il plus-valore" e come "le famiglie" sta a "gli operai" allora "Barack Obama" sta a "Karl Marx". Per fortuna la politica non è matematica. La riprova è che ministri dell'economia di governi europei sedicenti conservatori hanno proposto la stessa minchiata populista-socialista (come da simpatico gioco di parole nel titolo). Più che matematica, mi sembra di essere in un film dell'orrore.

Tornando negli States, anche qualcuno fra i Democratici sta iniziando a sentire puzza di bruciato. Dan Boren, esponente dem dell'Oklahoma, ha detto che non farà assolutamente un endorsement per Obama, in quanto il senatore nero è troppo a sinistra rispetto alle sue idee politiche ed a quelle del suo elettorato. Ha poi detto che in ogni caso alla Convention democratica di agosto voterà per Obama: "La nostra (dei democratici, ndr) nomina non sarà corrispondente alla mia prima scelta". "Celebrerò la sua nomina", ha detto, "Sarà il testamento del Partito Democratico". Fosse solo per questo, il testamento, sarebbe poco male.

Ma se il buongiorno si vede dal mattino...



7 giugno 2008

la questione libertarian

Circa la designazione come candidato alla Presidenza dell'Unione per il Libertarian Party di Bob Barr, già Sgembo ed El Boaro si sono espressi. Riassumo, attingendo alcune notizie da loro (va bene, non riesco a stare senza scrivere, sono un grafomane incazzoso, lo ammetto!).

Al congresso svoltosi nel Midwest è stato individuato come candidato Bob Barr, un ex repubblicano su posizioni indubbiamente più conservatrici che libertarian. Ha votato a favore di tutte le leggi che ogni buon libertario americano considera deleterie (il Patriot Act, ad esempio) e non ha mai assolutamente rinnegato il suo passato, o ammesso di essersi sbagliato.

Poiché McCain è un candidato sui generis su alcuni temi rispetto ai repubblicani duri e puri, e poiché sia Obama che McCain cercano di attirare voto indipendente e dunque attingono allo stesso bacino di utenza, la candidatura di Barr rischia di essere la goccia che farà traboccare il vaso dei repubblicani. Il duello Obama-MCain sarà probabilmente un testa a testa, e Barr più che sull'elettorato indipendente punta sugli elettori GOP seguaci di Ron Paul e sugli elettori GOP scontenti della nomina di McCain e che mai e poi mai voterebbero Obama.
La Rasmussen dà al Libertarian Party un 6% a livello nazionale, ed il Washington Times riporta i sondaggi dalla Georgia, dove McCain ha il 45%, Obama il 35% e Barr l'8, e dal North Carolina dove McCain è al 43%, Obama al 40 e Barr al 6%. Il che vuol dire che, anche se McCain ha ancora una "soglia di sicurezza", alcuni stati molto conservatori potrebbero non essere più certi. In ogni caso, chi se ne frega di McCain e Obama. 

La questione che mi preme è un'altra. La campagna di Barr e del LP si basa su due fronti: rubare elettori al GOP per fargli un bello sgambetto, e recuperare sotto l'ala del LP l'ampio fronte paulista. Ma mentre il primo punto sta avvenendo "de plano", il secondo punto è più complicato, e nonostante i numeri del LP  inizino ad essere interessanti in realtà potrebbe essere l'inizio della fine per il "Party of Principle".

Mentre infatti i left-libertarians, che tanto hanno contestato Ron Paul bollandolo come non libertario durante le primarie, non stanno facendo lo stesso casino per Bob Barr (la presunta simpatia di Ron Paul per i Suprematisti della Razza Bianca tirata fuori da The New Republic, che tanto danno ha creato in New Hampshire alla campagna di Ron Paul... chi ha imbeccato The New Republic secondo voi? I lefts) la corrente paulista all'interno del LP è sul piede di guerra, tant'è che Bob Barr ha dovuto creare un gruppo di lavoro apposta per ricucire i rapporti con i "Ron Paul fans".

Per una visione miope e scellerata, infatti, il LP non ha appoggiato ufficialmente o ufficiosamente Ron Paul, nonostante una buona parte dei simpatizzanti e dei militanti del partito lo chiedesse a gran voce, utilizzando come scusa alcuni fra gli argomenti cari ai lefts. Proponendo Barr, il LP ha scoperto le sue carte, dimostrando che il suo ostruzionismo per Ron Paul non aveva niente di programmatico, ma semplicemente dava fastidio che il dottor Paul infiammasse gli animi libertari e non solo, molto più del piccolo partito. Per preservare l'orticello si è persa la visione d'insieme. Cosa che non è sfuggita alle varie correnti pauliste, che stanno considerando il da farsi.

Christine Smith, appartenente alla corrente "superpaulista" cui si ispira anche il sottoscritto, è la prima ad aver deciso di abbandonare il partito. Nei forum libertarians ci sono topics in cui simpatizzanti di Paul dichiarano che non appoggeranno mai Bob Barr, preferendo un'astensione o l'appoggio al candidato Chuck Baldwin del Constitution Party. Ed i lefts non all'interno dei meccanismi del partito, così come non hanno appoggiato Paul non appoggeranno Barr (son lefts ma non so' cojoni).

Nonostante tutto, c'è la possibilità che in queste Presidenziali il LP ottenga un risultato  soddisfacente. Ma i voti dei repubblicani scontenti sono voti che non rimarranno. Una buona fetta di attivisti e militanti ha dato e darà l'addio al partito; sono teste e braccia che non ritorneranno probabilmente mai più. Al solito, il LP dovendo decidere fra "l'immediato inutile orticello" ed "un progetto serio per il futuro, non solo politico ma sopratutto culturale, che con tanto tanto tanto lavoro porti a qualcosa" ha scelto la via più facile, ha scelto il lato oscuro della forza. Noi altri libertarians smithiani preferiamo lottare da cavalieri jedi...

Lo sgambetto al GOP ci può stare come soddisfazione personale (visto anche come hanno trattato Ron Paul durante la campagna non è che mi sfascerò la testa se McCain dovesse perdere, anzi... nonostante tutta l'antipatia che ho per Obama, che rimane un colossale bluff), ma più che per un pugno di voti bisogna impegnarsi per far capire che lo Stato non può risolvere i problemi in quanto ne è la principale causa. Dopo i voti verranno da sè, e saranno voti consapevoli e duraturi, non voti flip flop provenienti da frange reazionarie che vogliono punire il Partito Repubblicano per quella che considerano una deriva a sinistra.

Quindi no McCain, no Obama, no Barr... Penserò a Chuck Baldwin, che a parte le posizioni su aborto ed in materia di immigrazione clandestina un po' troppo conservatrici, forse è l'unico cui vale la pena di dedicare un bannerino (è chiaro che quando dichiara orgogliosamente "The Second Amendment Protects Our Liberty!" non può non essermi simpatico). Cacchio quanto ho scritto! Ok, mi fermo...


Il LP nel 2012 ci proporrà J.E.B. Bush come candidato?


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