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"The tree of liberty must be refreshed from time to time with the blood of patriots and tyrants. It is its natural manure"

Thomas Jefferson


"Democracy is two wolves and a lamb voting on what to have for lunch. Liberty is a well-armed lamb contesting the vote"

Benjamin Franklin




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28 maggio 2009

true blood


Una serie che mi sta intrippando, anche se ho visto solo le prime due puntate, è True Blood. Il mio parere è viziato dall'ambientazione: un profondo sud, legato alla vita contadina e diffidente verso le istituzioni statali.

In un futuro, o nel presente, o nel passato - la tempestica non è precisata - con neri ed omosessuali che vivono ben integrati e accettati con i bianchi e gli etero, c'è un'altra minoranza che suscita sospetto nella popolazione: quella dei vampiri, chiamati spregiativamente fangs - notare l'assonanza con il termine in slang fags-. A seguito dell'invenzione da parte dei giapponesi del Tru Blood, una sorta di sangue sintetico, i vampiri sono venuti allo scoperto, e alcuni che hanno fatto outing pubblicamente rivendicano gli stessi diritti di neri, bianchi ed omosex... degli umani cosiddetti "normali", insomma.

I timori della gente molte volte sono pregiudiziali, ma non sempre. Anche fra i vampiri ci sono infatti criminali efferati, che non contribuiscono certo al peroramento della causa dell'estensione dei diritti civili anche ai non-morti. Un soggetto di un'attualità sconcertante.

E' una serie che sembra promettersi interessante, spero sia all'altezza delle premesse. L'incipit iniziale della prima puntata mi è piaciuto molto, così come la sigla, dove c'è tanto di quella Dixieland che amo. 



18 luglio 2008

la finta questione razziale per nascondere la pochezza di Obama

A chi ha avuto dei dubbi leggendo il mio controverso post di ieri (dubbi espressimi in privato per lo più), rispondo che era un post che andava assolutamente scritto. Questo articolo de la Stampa, per cui se un nero appoggia Obama incondizionatamente perché è nero è ok, se invece un bianco non appoggia incondizionatamente un nero non solo non è ok ma è razzista, ne è la riprova. Barack Hussein Obama viene valutato esclusivamente per il colore della pelle: se fosse stato bianco un bugiardo ipocrita pezzo di merda del genere non sarebbe mai stato preso in considerazione da nessuno. A tal proposito mi chiedo perché è lecito per un nero votare un nero solo perché è nero (e quindi sentirsi rappresentato da uno solo per il suo colore) ed invece non è altrettanto lecito per un bianco votare un bianco solo perché bianco (e quindi sentirsi rappresentato da uno solo per il suo colore). Due pesi-due misure. Qualcosa non quadra...



17 luglio 2008

demografia, statistica spicciola e balle spaziali... cioè razziali

Qualche tempo fa, un commentatore contestatore appartenente alla destra sociale mi apostrofava dicendo "L'America è razzista, con tutti i neri che ci sono non è mai stato eletto un presidente nero, bla bla bla". A parte il detto "il bue che dice cornuto all'asino" visto da dove proveniva la contestazione, quella frase coglieva un'immagine che Spike Lee ed Hollywood diffondono nel mondo. Città piccole e grandi piene di neri, neri dappertutto, ciò nonostante poliziotti tutti bianchi e cattivi, amministratori pubblici quasi tutti bianchi (a parte l'ex sindaco di NY Dinkins, l'ex sindaco di SF di cui non mi ricordo il nome, Condy Rice...ma insomma, piccole città e piccoli incarichi, no?), imprenditori tutti bianchi. Contando anche l'invasione ispanica, uno è portato a pensare che trovare un bianco negli USA sia un'impresa titanica. Eh già, i bianchi devono essere in via di estinzione, e si tengono attaccati alle cariche per sopravvivere. Che cattivoni i bianchi. Certo, sarà così, inutile andare a cercare dati ufficiali, se Hollywood ci descrive questa realtà sarà tutto vero. Io però mi son detto "andiamo a prendere l'ultimo censimento, così vediamo le ultime enclavi dei bianchi in una nazione quasi completamente popolata di neri ed ispanici"...



Partiamo con i neri... c'è la divisione in contee, più è scura la contea maggiore è la densità, il bianco è densità quasi pari a zero ma... qualcosa non va... sono localizzati solo in alcune aree ben definite (sud e grandi città), e poi... pochissimi? In tutta l'Unione solo 9 abitanti su 100 sono neri? Il che approssimativamente vuol dire che 91 poliziotti su 100 non saranno neri, 91 cariche pubbliche su 100 non saranno affidate a neri... Ehi, dove sono finiti tutti i cazzo dei ne*ri dei film di Spike Lee? Non ci siamo, vediamo un attimo gli ispanici che la cosa non quadra...


Beh? A parte il confine con il Messico e parte del Midwest... e l'invasione di wetbacks? Lo spagnolo come lingua più parlata? Non capisco... se secondo Hollywood i bianchi sono in via d'estinzione, ma i neri e gli ispanici sono così pochi rispetto a quanto ci si aspettava... la popolazione degli USA è tutta cinese? Non capisco... Bof... a tempo perso mi vado a vedere le enclavi di bianchi, che sono pochi e continuano ad avere la pretesa di avere la maggioranza delle cariche contro ogni legge statistica... maledetti bianchi... una minoranza di bastardi usurpatori di posizioni che per diritto demografico spetterebbero ad altri...





12 marzo 2008

Cari vecchi Stati del Sud

Gianfranco Fini ha ragioni da vendere quando afferma che se a novembre dovesse essere Barack Obama il «nominato», per quanto nessuno osi dirlo pubblicamente otterrà molti meno consensi di quanti i sondaggi e i media gli attribuiscano. Come sempre dal dopoguerra, nei decisivi Stati del Sud - in particolare, del «profondo Sud» - saranno proprio i democratici conservatori a voltargli le spalle e a votare per il rivale, numerosissimi essendo tuttora (anche se, in qualche modo, sottotraccia) i «rednecks». Antico e colorito termine spregiativo, il vocabolo indicava all’origine i contadini bianchi e poveri del sud che, in conseguenza del loro lavoro, avevano il collo (neck) arrossato (red) dal sole e la cui caratteristica era di essere «provinciali, rozzi, gretti», dei veri «bifolchi reazionari e razzisti» (come riporta il Dizionario delle frasi idiomatiche, colloquiali e gergali americane edito da Zanichelli). In poche parole, i protagonisti di «Il piccolo campo» o «La via del tabacco» di Erskine Caldwell, dell’eccezionale «Furore» di John Steinbeck, di alcuni racconti di James Cain, del bellissimo «Sia lode ora a uomini di fama» di James Agee.
Figure dai più ritenute d’altri tempi, gli ancora numerosissimi «rednecks» sono pronti anche oggi a votare «contro» un qualsiasi candidato nero. Basti ricordare quanto occorso nel 1982 e nel 1986 al sindaco nero di Los Angeles Tom Bradley quando si candidò per il governatorato della California (uno Stato considerato molto «avanzato»). In testa di dieci punti nelle rilevazioni realizzate il giorno precedente il voto, Bradley perse entrambe le volte nettamente. Si eccepirà che Obama ha vinto le primarie battendo la rivale Hillary proprio nel «profondo sud», in Alabama, Georgia, Nord e Sud Carolina e Oklahoma. Ma si dimentica che alle urne si recò solo una parte dei democratici e che quelli rimasti a casa, uniti ai repubblicani, formano una maggioranza assolutamente imbattibile. Se è praticamente impossibile per un appartenente al partito che fu di Kennedy vincere la corsa alla Casa Bianca senza essere in grado di strappare ai «Gop» qualche Stato del Sud - che abitualmente vota repubblicano - per il senatore dell’Illinois la questione è ancora più ardua.
(Mauro Della Porta Raffo, lettera a Il Giornale)
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Fosse così alla fine, non sarebbe altro che una conferma del fatto che "non tutti i mali vengono per nuocere"...




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