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27 luglio 2008

18th Street / Ogden 13

Dopo le Formiche Soldato del Salvador e i Fratelli Ariani, andiamo a fare la conoscenza di altri gentiluomini da strada.
Iniziamo con una delle più violente gang panamericane: la gang della 18^ Strada. Composta principalmente da latinos provenienti da Honduras, El Salvador e Guatemala, è una delle bande più grandi dell'intero continente americano. Nei soli Stati Uniti conta almeno 30mila membri (c'è chi dice 50mila), e si stima che in tutto il continente ce ne siano pressappoco 100mila (sono attivi anche in Canada, Perù, Messico, Guatemala e Salvador).
Anch'essa nata a Los Angeles negli anni '60, appunto nella zona della 18^ Strada. Nella Contea di Los Angeles sono attivi all'incirca 20mila membri, in maggioranza messicani e salvadoregni, ma con una presenza di afroamericani ed altre etnie. Secondo il Dipartimento di Giustizia della California, il 60% dei membri sono immigrati clandestini. La gang è costituita come una specie di "cartello" che unisce tante piccole gangs diverse. Dal 1985 al 1995 la gang è stata responsabile, nella sola Los Angeles, di 154 omicidi accertati.

Nemica giurata della Mara Salvatrucha, è comunque in lotta con la maggior parte delle altre gangs, e difficilmente stringe alleanze. I suoi simboli sono il numero 18 (tatuato in cifre arabe oppure a numeri romani, o mischiati ad esempio X8), il numero 666 (6+6+6), od il 99 come variazione sul tema. Spesso compare però anche il 5, che è il numero delle lettere dell'alfabeto che compongono la parola BEST (acronimo per Barrio Eighteen STreet). Secondo gli investigatori non essiterebbe un unico livello di comando per l'intera gang.

Anche la Ogden Trece è una gang latina (trece è 13 in spagnolo), attiva quasi esclusivamente nello Utah. La O 13 ha una sua peculiarità. E' infatti una gang a carattere "familiare", nel senso che l'essere membri della O 13 passa di generazione in generazione (da madre a figlia, ad esempio). Alcuni O 13 sono membri della gang anche di terza generazione. Questa particolarità porta ad una sorta di sovrapposizione fra famiglia naturale e famiglia di strada, rendendo così particolarmente leali i membri alla gang.



12 settembre 2007

gli indiani dello Utah chiedono che la loro storia precolombiana sia insegnata nelle università

I nativi americani dello Utah stanno cercando di spingere più ragazzi possibile a diplomarsi e ad andare al college. Ma i capi tribali ritengono che l'esigua popolazione universitaria indiana sia anche il risultato del poco apprezzamento per la loro cultura a livello accademico.
Rupert Steele, presidente del Confederated Tribes of Goshute Reservations, ha detto, intervenendo al summit dei Nativi Americani tenutosi martedì scorso a Cedar City (Utah), che la storia dell'Unione e dello Stato dello Utah che viene insegnata a partire dal 1492 ignora completamente la storia delle tribù indiane. "Gli studenti non hanno nulla per cui possono sentirsi orgogliosi", ha detto. Steele ha chiesto allo Stato dello Utah di approvare, sul modello di altri stati, una legge che faccia sì che gli studenti possano partecipare a lezioni sugli indiani d'America e che gli insegnanti possano partecipare a corsi d'aggiornamento su queste tematiche.
Per far sì che gli studenti indiani abbiano la possibilità di frequentare il college, Manuel Heart, presidente del Ute Mountain Ute Tribe, ha proposto che venga aperto (anche qui sul modello di altri stati americani) un "American Indian college fund". Tutti i leaders tribali sono concordi nel definire l'istruzione la priorità numero uno: "Vogliamo che i nostri studenti completino gli studi e ritornino per migliorare la propria tribù".
Al summit (il primo di questo tipo nello Utah) durato due giorni, si è parlato anche di sanità e di sviluppo economico. Vi hanno partecipato 175 persone, fra funzionari statali e leaders tribali. Erano presenti anche il Governatore repubblicano dello Utah, Jon Huntsman Jr., ed il Vice-governatore Gary Herbert, che hanno fatto alcuni cambiamenti nell'apparato stale per intensificare il rapporto fra amministrazione e realtà tribali.
I leaders tribali hanno molto gradito la presenza delle massime autorità dello Stato. "Grazie per averci raggiunto", ha detto il Presidente della Navajo Nation Joe Shirley Jr., "Ci avete aperto le porte e lo apprezziamo molto". Le cinque maggiori tribù dello Utah sono Ute, Navajo, Paiute, Goshute e Shoshone, e rappresentano il 2% della popolazione dello Stato (poco più di 40.000 unità).


Eileen Quintana apre il Native American Summit di Cedar City


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3 settembre 2007

trovati i resti di un indiano d'America di 1000 anni fa

Uno scheletro dissotterrato dagli operai di un cantiere edile ad American Fork potrebbe essere appartenuto ad un'antica donna indiana Fremont (popolazione precolombiana, diversa dagli Anasazi, che si sviluppò nell'odierno Utah dal 300 D.C. al 1700 D.C.).
Il Daily Herald riporta oggi che i ricercatori ritengono possa avere 900-1000 anni, e che il corpo della donna sia stato trascinato sul fondo di un fiume che adesso è diventato la zona sud di American Fork.
La settimana scorsa, una sqadra che scavava per delle condotte dell'acqua ha rinvenuto lo scheletro, insieme a frammenti di ceramiche.
Gli archeologi ritengono si tratti di un antico indiano d'America, sulla base dei frammenti di ceramiche rinvenute. "Abbiamo anche trovato nelle vicinanze dei frammenti di ceramiche della cultura Fremont", ha dichiarato all'Herald il ricercatore Ron Rood, "che risalgono a 900-1000 anni fa; credo che anche lo scheletro risalga allo stesso periodo". "L'analisi preliminare suggerisce che le ossa erano di una donna adulta", ha concluso.
I resti trovati ad American Fork sono adesso custoditi nello Utah Division of State History.


Il tempio mormone di American Fork, Utah


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