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"The tree of liberty must be refreshed from time to time with the blood of patriots and tyrants. It is its natural manure"

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"Democracy is two wolves and a lamb voting on what to have for lunch. Liberty is a well-armed lamb contesting the vote"

Benjamin Franklin




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25 luglio 2008

Discorsi berlinesi

Berlino, data anche la sua storia e la sua posizione, è sempre stato il crocevia fra est ed ovest. Proprio per questo, è stata teatro di grandi discorsi da parte dei presidenti americani in visita.

Famosissimo quello di John F. Kennedy nel 1963: "Duemila anni fa, il più grande orgoglio era dire "civis Romanus sum." Oggi, nel mondo libero, il più grande orgoglio è dire "Ich bin ein Berliner". Ci sono molte persone al mondo che non capiscono, o che dicono di non capire, quale sia la grande differenza tra il mondo libero e il mondo comunista. Che vengano a Berlino. Ce ne sono alcune che dicono -- ce ne sono alcune che dicono che il comunismo è l'onda del progresso. Che vengano a Berlino. Ce ne sono alcune che dicono, in Europa come altrove, che possiamo lavorare con i comunisti. Che vengano a Berlino. E ce ne sono anche certe che dicono che sì il comunismo è un sistema malvagio, ma permette progressi economici. Che vengano a Berlino".





Anche Ronald Reagan parlò a Berlino nel 1987 (in un discorso straordinario, molto più di quello di Kennedy), chiedendo a gran voce all'allora segretario Gorbaciov di abbattere il Muro: "Se lei ha a cuore la libertà e il libero mercato, signor Gorbaciov, venga qui e tiri giù questo Muro".




Insomma, i presidenti americani, in visita nella città tedesca, hanno sempre chiesto qualcosa per gli altri, invitando il mondo a dare uno sguardo oltre cortina.

Obama non è presidente americano, è solo un candidato che con questo spot ha cercato di dare una forte e globale sterzata alla sua immagine. Ma anche qui, Obama non ha inventato niente. Un altro, che non era presidente americano (come Obama), che aveva un grosso culto della personalità (come Obama), e che era socialisteggiante (come Obama), aveva fatto, tempo fa, un discorso davanti ad una folla in delirio (come Obama).



Auguri, America


10 febbraio 2008

Messaggio di Ron Paul

Wow! Che anno è stato questo! E quali risultati abbiamo avuto! Se fra tutti posso citare Trozsky, questa Rivoluzione è permanente. Non si fermerà alla Convention Repubblicana. Non si fermerà a novembre. Non si fermerà fino a quando non avremo vinto la grande battaglia che abbiamo intrapreso.
E non grazie a me, ma grazie a voi.

Milioni di americani --e di altri amici in molte altre nazioni-- hanno dedicato loro stessi ai principi di libertà: libera impresa, governo limitato, moneta solida, nessun aumento di tasse, e pace. Non ci fermeremo fino a quando non ci sarà più alcuna restrizione sulle nostre persone, sulle nostre proprietà, sulle nostre libertà civili. Quanto vi devo. Mai potrò ripagare le vostre generose donazioni, il duro lavoro, l'impegno svolto con tutto il cuore e l'amore per la libertà. Quale benedizione è stata per me l'accompagnarmi a voi. Naturalmente anche Carol vi ringrazia con affetto.

Ma fatemi esprimere questi miei pensieri. Con l'abbandono di Romney, la possibilità di una convention incerta sono praticamente zero. Questo non fa venir meno la mia determinazione a combattere, in tutte le primarie ed i caucus che rimarranno, ed alla Convention, per le nostre idee, con quanti delegati avrò ottenuto. Ma dopo tutte le primarie ed i caucus svolti finora, non abbiamo necessità di una così grande organizzazione a livello nazionale, e così sto rendendo lo staff più snello e ristretto. Mi sono impegnato a combattere per le nostre idee all'interno del partito repubblicano, e così ovviamente non correrò con un terzo partito. Non sto denigrando i piccoli partiti --proprio l'opposto, ho anche lavorato a lungo per rimuovere le restrizioni circa il loro accesso alle votazioni. Ma io sono un repubblicano, e rimarrò un repubblicano.

Ho anche un'altra priorità. Ho degli elettori nel collegio in cui sono stato eletto che devo servire. Non posso deluderli. E non lo farò. E c'è un'altra battaglia da affrontare al meglio. Se dovessi perdere le primarie per il mio seggio al Congresso, tutti i nostri oppositori ne sarebbero lieti, e potrebbero millantarlo come un rifiuto per le nostre idee. Non posso permettere che accada, e non lo permetterò.

Nella corsa per le presidenziali e per il Congresso ho bisogno del vostro supporto, come sempre. Ed ho delle strategie per continuare a combattere per i nostri ideali in politica e nell'educazione, strategie che non appena potrò condividerò con voi, ed è necessario per me che siate al mio fianco. Nel frattempo, avanti ed in alto! I neocons, i guerrafondai, i comunisti, i fautori dell'inflazione ne sentiranno ancora tante da me e da voi.

Con affetto

Ron

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Questa lettera chiude, per il momento, un bel sogno durato un anno, all'incirca. E come i miei compagni di ron08.blogspot.com, mi sento lusingato del ringraziamento di nonno Ron agli amici stranieri, ed orgoglioso di aver contribuito con il mio blog anche se probabilmente solo per lo 0,00000000000000000001% del totale. Io c'ero, ci ho creduto. E ci credo ancora. 
Come dice Ron, onward and upward!

Chiudo mettendo il video, a mio giudizio, più bello in assoluto di questa campagna (intendo fra tutti gli spost di tutti i candidati). Invito i lettori, amanti dell'America ma non Paul-fan, a rivederlo insieme a me. Sono sicuro che anche a voi trasmetterà qualcosa, almeno nella prima parte (ma credo pure nella seconda, anche se non lo ammetterete mai).

Viva Ron Paul, viva l'America, viva la Rivoluzione Libertarian!

Con il nome di "Tea Party" è rimasta famosa la sommossa che nel 1773 diede l'avvio alla rivoluzione con cui le 13 colonie americane si conquistarono l'indipendenza dall'Inghilterra.



A metà del 1700 le colonie avevano già delle proprie leggi, ma il governo inglese manteneva la piena giurisdizione nel settore economico e sui commerci. Nel 1763 il governo di Londra impose alle colonie nuove fortissime tasse, una delle quali colpiva le importazioni di tè. I coloni, stanchi di essere sfruttati, reagirono con la forza. Il 16 dicembre 1773, a Boston, un gruppo di accesi sostenitori dell'indipendenza, travestiti da indiani, salì a bordo di una delle navi britanniche ancorate nel porto e ne gettò in mare il suo carico di tè. Il fatto segnò l'inizio della Rivoluzione, che nel 1783 avrebbe portato all'indipendenza americana.



24 gennaio 2008

Mitt Romney ed i cani che escono

Il candidato alla Casa Bianca Mitt Romney è a Jacksonville (FL), e posa per una fotografia insieme ad un gruppo di ragazzi afroamericani. Ad un certo punto dice qualcosa...



Ma cosa ha detto esattamente?



Adoro quest'uomo...


15 dicembre 2007

La "Festa del Tè"

Con il nome di "Tea Party" è rimasta famosa la sommossa che nel 1773 diede l'avvio alla rivoluzione con cui le 13 colonie americane si conquistarono l'indipendenza dall'Inghilterra.

A metà del 1700 le colonie avevano già delle proprie leggi, ma il governo inglese manteneva la piena giurisdizione nel settore economico e sui commerci. Nel 1763 il governo di Londra impose alle colonie nuove fortissime tasse, una delle quali colpiva le importazioni di tè. I coloni, stanchi di essere sfruttati, reagirono con la forza. Il 16 dicembre 1773, a Boston, un gruppo di accesi sostenitori dell'indipendenza, travestiti da indiani, salì a bordo di una delle navi britanniche ancorate nel porto e ne gettò in mare il suo carico di tè. Il fatto segnò l'inizio della Rivoluzione, che nel 1783 avrebbe portato all'indipendenza americana.

In questo giorno storico, il candidato alle presidenziali Ron Paul, ha chiesto ai cittadini americani che ancora credono nei valori della Rivoluzione Americana di contribuire alla sua campagna, con l'obiettivo di sfondare il record delle donazioni in un'unica giornata, arrivando a 10 milioni di dollari. Oggi come allora si combatte per la libertà: economica innanzi tutto, in quanto l'obiettivo di Ron Paul è opporsi alla "inflation tax", incostituzionale ed oppressiva, causata dal Governo Federale e dalla sua spesa pubblica fuori controllo, anche per colpa di una dispendiosa quanto inutile guerra, ed a causa dei costi del Patriot Act, legge che minaccia la libertà di ogni cittadino americano.

Dite quello che volete, ma a me 'sto video mi emoziona

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23 novembre 2007

Ron Paul starring in "300"

Ecco il trailer del film "300" con Ron Paul. Very fun!!




19 novembre 2007

Mike Huckabee & Chuck Norris spot





13 settembre 2007

Rudy Giuliani sta perdendo terreno

Scricchiola tra i repubblicani la candidatura per la Casa Bianca dell'ex sindaco di New York Rudy Giuliani, l'eroe dell'11 settembre considerato uno dei favoriti nella corsa alla presidenza americana per il 2008. Giuliani, conservatore e dal pugno di ferro in materia di ordine pubblico ma ‘liberal' sui temi di società, sta perdendo infatti appoggi negli Stati chiave delle prime elezioni primarie, in calendario all'inizio dell'anno prossimo, pur mantenendo la leadership a livello nazionale (che visto il sistema elettorale americano in realtà conta molto poco).

Lo rivela un sondaggio Los Angeles Times/ Bloomberg, secondo cui Giuliani giungerebbe dietro al mormone Mitt Romney, l'ex governatore del Massachusetts, nell'Iowa e nel New Hampshire e verrebbe battuto dall'ex senatore del Tennessee Fred Thompson (la star tv di ‘Law & Order) nella South Carolina. Fino ad oggi l'ex sindaco della Grande Mela era sempre apparso in testa a tutti i sondaggi o quasi, pur senza convincere: divorziato due volte, risposatosi una terza con una potenziale ‘first lady' alquanto ambiziosa, Judith, Giuliani piace poco nel sud degli Stati Uniti, la cosidetta ‘Bible Belt' (cintura della Bibbia), religiosamente molto tradizionalista.

Lo stesso Los Angeles Times, che dà ampio rilievo alle nuove difficoltà di Giuliani, invita però alla prudenza, perché in alcuni casi gli scarti appaiono inferiori al margine di errore del sondaggio stesso e potrebbero quindi non essere alla fin fine significativi. Fatto sta comunque che Romney appare ampiamente in testa in Iowa (28 contro 16 per cento sia per Giuliani sia per Thompson), mentre lo scarto è inferiore nel New Hampshire (28 contro 23 per Giuliani, 11 per Thompson).

L'ex senatore del Tennessee giunge dal canto suo in testa, sempre in base alle intenzioni di voto, nella South Carolina, con 26 contro 23 per cento per Giuliani. Generalmente, chi giunge in testa alle prime elezioni primarie gode di un vantaggio in vista dei successivi scrutini preliminari, che potrebbe poi risultare decisivo.

Ma, a dir vero, non succede sempre così. Nel 2000 l'avversario dell'attuale presidente George W. Bush, il senatore dell'Arizona John McCain giunse in testa nel teoricamente decisivo New Hampshire, ma poi la nomination finì all'allora governatore uscente del Texas. Questa volta, però, i dubbi su McCain sono davvero pochi. Indicato tra i favoriti nei mesi scorsi, il senatore raccoglie intorno al 7 per cento delle intenzioni di voto in stati chiave come l'Iowa.



7 settembre 2007

arriva l'uragano Fred (Thompson)

Atteso da mesi dai "meteorologi" della politica Usa, l'uragano Fred alla fine ha investito la campagna elettorale dei repubblicani per la Casa Bianca 2008.

Il tempo dirà se Fred Thompson è un fenomeno forza 5 o una semplice tempesta tropicale per Rudy Giuliani e gli altri aspiranti presidenti. Ma l'annuncio ufficiale della candidatura dell'attore ed ex senatore ha seguito un copione che in passato ha già segnato la nascita di una stella anomala tra i repubblicani: quella di Arnold Schwarzenegger. E Fred si è già piazzato al secondo posto nei sondaggi, dietro solo a Giuliani, sbaragliando il resto dei candidati repubblicani.

Come il governatore della California, Thompson ha scelto il set televisivo del comico hollywoodiano Jay Leno per il proprio annuncio. "A proposito, c'é una cosa che volevo aggiungere: mi candido a presidente degli Stati Uniti", ha buttato là con nonchalance Thompson in diretta Tv, seduto nel salottino serale di una trasmissione seguita ogni sera da decine di milioni di americani.

Un annuncio da attore navigato, accompagnato subito dagli applausi del pubblico che Thompson ha accolto mantenendo l'espressione impassibile e "presidenziale" che usa nel ruolo di procuratore federale in "Law and Order".

La stessa che aveva anche nei panni dell'ammiraglio Joshua Painter, sulla portaerei Enterprise, nel film "Caccia all'Ottobre Rosso". L'accurata regia della discesa in campo di Thompson gli ha permesso di rubare la scena agli altri candidati, che nelle stesse ore erano in diretta sulla rete FoxNews a rispondere a domande in un dibattito in New Hampshire. Per rafforzare il messaggio, Thompson ha piazzato un suo spot televisivo proprio in mezzo al dibattito degli avversari e ha rincarato la dose invitando gli ascoltatori a entrare nel suo sito web, www.fred08.com, per seguire il video con il quale ha spiegato il programma presidenziale.

Di fronte al candidato virtuale, che ora è pronto ad unirsi al gruppo, gli avversari si sono difesi con ironia velenosa. "Forse Fred ha scelto di non partecipare al nostro dibattito - ha detto il senatore John McCain - perché è già passata l'ora in cui va a letto". Mitt Romney ha preso di mira il ritardo con il quale Thompson entra in corsa: "Perché tutta questa fretta? Poteva prendersi un po' di tempo e candidarsi, che so, a gennaio o febbraio prossimi...". Giuliani, che nella vita reale è stato procuratore federale a Manhattan - il ruolo di Thompson in ‘Law and Order' - si è detto convinto che Fred "sia abbastanza bravo a interpretare me in Tv". Dietro le battute si nasconde la strategia che i candidati useranno con l'ultimo arrivato. Ma Fred non si è scomposto più di tanto, anzi, prevedendo questo tipo di commenti, aveva già risposto da Jay Leno: "Non credo che gli americani diranno 'ehi, sarebbe un buon presidente, ma si è candidato troppo tardi'".

Giuliani e gli altri cercheranno di sbarrare la strada a Thompson sul piano dei finanziamenti, così che quando dovrà presentare i primi conti la sua campagna appaia fallimentare. Negli Stati chiave dei primi voti, come New Hampshire e Iowa (dove Thompson si è subito recato per un comizio), tenteranno di mostrare l'attore-senatore come un pigro ritardatario che non merita la fiducia degli elettori. Ma Thompson ha molte carte da giocare. In primo luogo non deve farsi conoscere, come Romney per esempio, perché il suo è già un volto ‘di casà per milioni di americani. Le sue idee conservatrici e i suoi atteggiamenti alla Reagan suoneranno rassicuranti per una parte d'America a cui non piacciono le posizioni di Giuliani o il look da amministratore delegato di Romney.

L'accento del Sud e gli atteggiamenti da uomo della strada lo faranno sembrare lontano dall'establishment. Ma Thompson è in realtà un politico navigato: ex senatore del Tennessee, ed ex lobbista.



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6 settembre 2007

una giovanissima (e un po' sfigata) Hillary Clinton in una foto scoperta dal NY Times

Nei disordini del '68, Hillary Rodham Clinton trovò la sua voce": è il titolo del piccolo "scoop" del New York Times che pubblica una foto in bianco e nero e non datata di una giovanissima Hillary Rodham Clinton. Era il settembre 1968 quando la candidata per le primarie democratiche alle elezioni Usa 2008, iniziò a "fare politica".

Hillary Diane Rodham siede tra due ragazze e ha il volto corrucciato in ascolto. Porta degli occhiali da vista con una montatura nera e i capelli raccolti, una vera studentessa modello. In quell'occasione - scrive il quotidiano - Hillary si rivolgeva alle giovani matricole del Wellesley College per parlare dei metodi della protesta.

"Il dinamismo è una funzione del cambiamento", disse Mrs Rodham nel suo intervento. "In alcune università il cambiamento è realizzato con mezzi non violenti o anche violenti. Sebbene anche noi abbiamo fatto le nostre manifestazioni, il cambiamento qui è spesso un prodotto del dibattito nel processo di 'decision-making'". Nelle sue annotazioni, che si trovano negli archivi del Wellesley, ci sono molte abbreviazioni, frasi cancellate o scarabocchi, testi sicuramente scritti di fretta.

Ma Hillary non era il tipo di studente da barricata: lei frequentava i seminari di protesta, le discussioni dei gruppi di esperti e dei comitati guida. "Non era una radicale anti-guerra che tentava di creare un movimento di massa - ha spiegato Ellen DuBois, che, assieme a Rodham, organizzò lo sciopero studentesco di aprile. "Era più impegnata nel lavoro dentro al sistema politico. Dalla prospettiva di uno studente attivista, c'era una bella differenza", ha concluso.


Oh... my... God...


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