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11 dicembre 2009

Un'inutile crudeltà: l'abbattimento dei lupi del Montana

Saranno abbattuti i rimanenti esemplari del branco di lupi di Mitchell Mountain dopo che un quarto cane da guardia quarto è stato ucciso su terreni privati a nord di Helena.

Carolyn Sime, coordinatrice del programma sui lupi per il Montana Department of Fish, Wildlife and Parks, ha spiegato che l'ente ha ricevuto l'autorizzazione dall'U.S. Fish and Wildlife Services all'abbattimento dei lupi.

"E 'sempre spiacevole - ha detto la Sime - quando la gente perde animali a causa dei lupi, ed è sempre spiacevole quando i lupi devono essere abbattuti".

I lupi hanno ucciso un cane da guardia nel giugno 2008; una capra nel mese di ottobre dello stesso; una capra e cane da guardia lo scorso marzo, e altri due cani da guardia il 2 novembre e 30 novembre appena passati (in 18 mesi sei animali domestici: un'ecatombe biblica, non c'è che dire, ndt).

Due lupi del branco erano già stati abbattuti in marzo. Mercoledì si è deciso l'abbattimento del resto (dovrebbero essere fra i tre e i cinque esemplari).

Problema risolto? Macché. ""L'eliminazione di questo branco non renderà questa zona "free-wolf"- ha spiegato Sime - prima o poi, i lupi torneranno". Secondo la studiosa, infatti, nel giro di un anno i lupi ricolonizzeranno la zona.

Non sarebbe quindi meglio, anziché proseguire con soluzioni tampone inutili quanto crudeli, cercare qualche rimedio che possa arginare il problema in modo definitivo? Ad esempio studiare recinzioni anti-lupo efficaci per i terreri privati? Senza obbligo per i proprietari sia ben chiaro: nessuno mi obbliga a togliere le chiavi del quadro dalla macchina, ma se le lascio poi mi assogetto alle conseguenze; idem per chi va a vivere in zone abitate dai lupi: o ci si difende o ne si accetta il rischio. Rischio relativo, poi, perché i lupi difficilmente attaccano l'uomo e perché i "danni" agli animali domestici vengono risarciti dall'ente statale.



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permalink | inviato da InVisigoth the mad Irish il 11/12/2009 alle 11:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


9 aprile 2008

la caccia alle foche non è libertarian - parte II

So che vi rompo le palle con questo argomento, ma preferisco parlare di cose che abbiano una qualche utilità piuttosto che sprecare tempo e parole con l'inutilità fatta a sistema, ovvero la politica italiana delle due veline Berlusca e Veltrusca.
A una manciata di giorni dall’inizio della stagione, quest’anno la caccia alla foca ha già dato molti spunti per ripensare un’attività che in gran parte del mondo è considerata barbara, secondo molti pericolosa sia per l’ambiente che per gli uomini che la praticano e per alcuni anche inutile da un punto di vista economico.
Secondo l’Ifaw (International Fund for Animal Welfare), la caccia alla foca non è una risorsa primaria per l’economia del Newfoundland e Labrador, rappresentando «meno dello 0,5% del Pil provinciale», e anche per i cacciatori, i proventi di quella che è solo un’attività stagionale non è che una piccola parte dei loro introiti annuali. Per contro, questa attività sembra faticare senza il supporto finanziario del governo federale. «Nei tardi anni Novanta, si stima che circa 20 milioni di dollari sotto forma di sussidi siano stati forniti dal governo federale alla caccia commerciale alla foca in Canada», spiega l’associazione che precisa di non opporsi in alcun modo a una caccia, definita di sussistenza, che fa parte delle tradizioni del popolo Inuit.
In altre parole, soldi dei contribuenti canadesi, d’accordo o meno con questa attività, sarebbero stati usati per «lo sviluppo di nuovi prodotti di foca, per la costruzione e il miglioramento degli impianti di lavorazione, per la promozione governativa della caccia in Europa e la ricerca di nuovi mercati per questi prodotti». E queste iniziative a favore della caccia continuano ancora oggi: l’ultimo esempio in ordine di tempo è la delegazione canadese inviata dall’altra parte dell’Atlantico per scongiurare la possibilità di una messa al bando da parte dell’Unione europea dei prodotti ricavati dalla caccia alla foca.
Ma il versante economico è solo un punto di vista, e non il peggiore, sulla mattanza delle foche in Canada. Nonostante le nuove regole fissate dal governo, l’Ifaw, che ogni anno si occupa di monitorare sul campo la caccia, parla di abusi sistematici alle Marine Mammal Regulations. Il più frequente è il mancato controllo del riflesso pupillare per assicurarsi che la foca sia morta nel momento in cui viene scuoiata. «La velocità e non l’umanità è la regola», fanno sapere dall’associazione, spiegando che questo passaggio viene spesso saltato per risparmiare tempo e poter così passare alla preda successiva.

La precedente puntata qui




1 aprile 2008

Caccia alle foche: prime battaglie navali in Canada

Un confronto tra le due barche c’è stato, questa sembra l’unica certezza su l’incidente accaduto domenica. Da qui in poi le due versioni divergono del tutto.
Secondo gli attivisti della Sea Shepherd, l’organizzazione fondata da Paul Watson e presente nel Golfo di St. Lawrence per documentare gli orrori della caccia alla foca, il vascello Des Goilliers della Guardia Costiera avrebbe speronato la loro nave, la Farley Mowat.
Stando al portavoce del Fisheries Department Paul Jenkins, invece, sarebbe stata la Fawrley Mowat ad avvicinarsi e girare intorno all’imbarcazione della Guardia Costiera.
Paul Watson ha dichiarato ieri che la sua organizzazione è in possesso non solo delle foto dello scontro ma anche di un filmato che, per usare le sue parole, «parla da solo».
«È successo due volte, quindi era intenzionale», ha poi dichiarato il fondatore della Sea Shepherd descrivendo il momento in cui il suo vascello è stato speronato.
Dall’altro lato della barricata, è Paul Jenkins del Fisheries Department a far sentire la sua voce: «Rifiutiamo del tutto queste accuse, sono solo storie», dice spiegando che dal suo punto di vista è la Farley Mowat ad aver avvicinato la Des Groilliers e ad averne sfiorato un lato. Gli attivisti di Watson, secondo Jenkins, avrebbero fatto tutto ciò per danneggiare l’immagine della Guardia Costiera.
L’equipaggio della Farley Mowat sembra molto sicuro di quello che dice, e Paul Watson ha confermato al telefono che la sua società sta riflettendo sulla possibilità di intraprendere azioni legali.
Non è questo il primo incidente a soli tre giorni dall’inizio della stagione. Circa 24 ore prima, nel capovolgimento di un’imbarcazione avevano perso la vita almeno tre cacciatori - un quarto, dato ancora per disperso, è probabilmente morto. Parlando dell’accaduto, Watson dice che questa è una ragione in più per mettere fine all’uccisione delle foche.
«Con barche inadeguate secondo gli stessi regolamenti canadesi, questi uomini si avventurano in zone pericolose», ha detto il fondatore della Sea Shepherd.
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Repetita juvant: qua i motivi per cui qualunque liberale, liberista o libertarian dovrebbe essere contrario alla caccia alla foca


La Farley Mowat con il suo equipaggio schierato a prua


29 marzo 2008

la caccia alle foche non è libertarian (e vi spiego perché)

«Non devo rendere conto a nessuno se non alle foche, alle balene, agli squali e alle altre creature del mare che da anni difendo». Con questo spirito Paul Watson ha solcato ieri i mari del Golfo di St. Lawrence per documentare e ostacolare la caccia alle foche nel primo giorno della stagione. Senza preoccuparsi mimamente degli avvertimenti del governo canadese che, per bocca del ministro dei Trasporti federale Lawrence Cannon, lo ha invitato a tenersi a distanza dalle acque territoriali canadesi.
«Questo è un vascello olandese con a borso un equipaggio internazionale, se il Canada tenta di abbordarci in acque che fuori dal limite delle 12 miglia credo che potrebbe nascere un incidente internazionale», ha risposto senza fare una piega. A bordo della Farley Mowat, Waston e altri 19 uomini della Sea Shephered, l’organizzazione da lui fondata, cercheranno di raccogliere il maggior numero di prove possibili della carneficina che ogni anno si compie sulle coste del Paese. «Io, che sono cresciuto in una delle zone in cui si svolge questo tipo di caccia, mi vergogno di essere canadese quando assisto ad un simile spettacolo».
Cosa farete con il materiale raccolto?
«Lo consegneremo ad Animal Planet, ma soprattutto lo faremo avere all’Unione europea, dove si sta pensando di mettere al bando i prodotti ricavati dalla caccia alla foca».
A proposito di mercato, la caccia alla foca può essere considerata una risorsa economica?
«Economicamente si tratta di qualcosa di irrilevante. È un’attività comoda per i cacciatori che così possono guadagnare bene lavorando qualche settimana e dopo hanno la possibilità di chiedere il sussidio allo Stato».
A proposito di cacciatori, in passato ha avuto dei guai con loro nel corso di un’azione simile.
«Si, una volta io e i membri del mio equipaggio siamo stati assaliti dai cacciatori di foche mentre documentavamo la caccia. La cosa incredibile è che nessuno dei cacciatori ha avuto conseguenze, mentre noi siamo stati arrestati. Il punto è che c’è una legge per chi caccia le foche e un’altra legge, diversa, per chi le difende».
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La questione è tutta lì. Tolti i sussidi che lo Stato eroga a man bassa ai disoccupati che dimostrano di aver lavorato per almeno un periodo dell'anno, la caccia alle foche non sarebbe un'attività praticata ai livelli attuali. Diciamo che i cacciatori di foche sono l'equivalente dei falsi invalidi napoletani e calabresi. Perché non credo che bastonare una foca sia qualificabile come lavoro...
Per cui, l'indifferenza con cui molti libertarians si approcciano al problema (gli affari sono affari), non è pertinente. La caccia alle foche è un affare esattamente quanto lo è per i contribuenti italiani mantenere l'Alitalia... I contribuenti canadesi, loro malgrado, mantengono questi parassiti. Cosa c'è di più socialcomunista di questo, io non proprio non lo so...





Paul Watson


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