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"The tree of liberty must be refreshed from time to time with the blood of patriots and tyrants. It is its natural manure"

Thomas Jefferson


"Democracy is two wolves and a lamb voting on what to have for lunch. Liberty is a well-armed lamb contesting the vote"

Benjamin Franklin




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19 giugno 2009

Arizona: niente ballottaggio, diviene consigliere chi sceglie la carta più alta

(Questa è di qualche giorno fa, e non è farina del mio sacco, ma è una bella storia...)

Il giudice George Preston, in toga nera nel pieno delle sue funzioni, sceglie uno dei mazzi di carte deposti in un cappello da cowboy. Toglie i jolly e mescola il mazzo sei volte. Poi invita due giocatori a scegliere una carta. Thomas McGuire pesca il 6 di cuori, ma Adam Trenk alza il re di cuori e diventa consigliere comunale di Cave Creek.

La scena non si è svolta in un casinò di Las Vegas e nemmeno in un fumoso saloon del West, ma nel municipio di Cave Creek, cittadina di circa 5 mila abitanti alle porte di Phoenix, capitale dello Stato dell'Arizona. La sfida alla carta più alta si è resa necessaria in quanto McGuire, 64enne insegnante di scienze in pensione e già due volte membro del consiglio comunale, e Trenk, 25enne studente di legge, erano arrivati esattamente alla pari (660 voti ciascuno) alle elezioni supplettive per un seggio nel locale consiglio comunale composto da sette membri, come spiega il New York Times. Anche dopo il riconteggio delle schede, la parità non si era modificata. Quindi, secondo le leggi dell'Arizona, era necessario un sorteggio.

Anche il sindaco, Vincent Francia, era d'accordo a non far svolgere un nuovo voto: troppo caro, e poi così c'è più divertimento. In effetti la legge dell'Arizona ammette due altri sistemi per il sorteggio di candidati alla pari: il primo è il lancio di una monetina. Il secondo è un duello alla pistola. Come si usava da quelle parti ai vecchi tempi.


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1 marzo 2009

XXXVII Iditarod

L'Alaska si prepara anche quest'anno alla gara per le mute di cani da slitta più famosa nel mondo: l'Iditarod Trail Sled Dog Race, giunta quest'anno alla 37ma edizione. Il difficile percorso di più di 1.150 miglia porterà come al solito uomini (i mushers) e cani da Anchorage a Nome,,sul mare di Bering, facendoli lottare contro temperature polari, venti che fanno arrivare la visibilità a zero, fiumi ghiacciati, tundra desolata, dense foreste, quasi interminabili ore di buio. La partenza è per sabato 7 marzo.

La gara trae origine da un episodio verificatosi nel 1925, quando una grave epidemia di difterite colpì Nome. A causa delle pessime condizioni meteorologiche, non era possibile far arrivare rapidamente i medicinali da Anchorage tramite aereo o nave e si ricorse alla tradizionale slitta. Un intrepido musher insieme ai suoi fidati cani riuscirono a salvare una città laddove la tecnologia e la scienza nulla aveva potuto. L'Iditarod è anche la commemorazione di un passato recente che ha visto il coraggio, la determinazione e l'onore della gente che ha abitato queste terre trionfare sulle avversità.

Negli ultimi due anni è stato il musher Lance Mackey a vincere la gara, ritratto nella foto sotto poco dopo l'arrivo del 2007, in uno scatto che coglie la tenerezza e l'affetto fra uomo e cane. Cosa che non tutti possono capire. Esattamente come non tutti capiscono cosa sia veramente l'Iditarod. Ma non posso spiegarvelo io... O si sente o non lo si sente...






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25 marzo 2008

Lance Mackey ha vinto l'Iditarod 2008

Con immenso ritardo dovuto sempre alle cause di cui al post di sotto, ecco un fotopost (nel senso che son più le foto che le inutili parole).

Il musher Lance Mackey, detentore del titolo 2007, ha vinto l'Iditarod 2008.

La prima foto ritrae Lance con uno dei suoi cani al momento della premiazione.



Nella foto sotto, la giovanissima musher Melissa Owens (18enne), all'arrivo festeggiata dalla mamma (è arrivata trentesima su 96, grande impresa la sua). Melissa è ovviamente la ragazza a sinistra



Un musher in gara



All'arrivo un po' di meritato riposo...





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21 febbraio 2008

Iditarod, la leggenda continua

L'Alaska si prepara anche quest'anno alla gara per le mute di cani da slitta più famosa nel mondo: l'Iditarod Trail Sled Dog Race, giunta quest'anno alla 36ma edizione. Il difficile percorso di più di 1.150 miglia porterà come al solito uomini (i mushers) e cani da Anchorage a Nome, facendoli lottare contro temperature polari, venti che fanno arrivare la visibilità a zero, fiumi ghiacciati, tundra desolata, dense foreste, quasi interminabili ore di buio. La partenza è per sabato 1° marzo.

La gara trae origine da un episodio verificatosi nel 1925, quando una grave epidemia di difterite colpì Nome. A causa delle pessime condizioni meteorologiche, non era possibile far arrivare rapidamente i medicinali da Anchorage tramite aereo o nave e si ricorse alla tradizionale slitta. Un intrepido musher insieme ai suoi fidati cani riuscirono a salvare una città laddove la tecnologia e la scienza nulla aveva potuto. L'Iditarod è anche la commemorazione di un passato recente che ha visto il coraggio, la determinazione e l'onore della gente che ha abitato queste terre trionfare sulle avversità.

Il 2007 ha visto vincere il musher Lance Mackey, ritratto nella foto sotto poco dopo l'arrivo, in uno scatto che coglie la tenerezza e l'affetto fra uomo e cane. Cosa che non tutti possono capire. Esattamente come non tutti capiscono cosa sia veramente l'Iditarod. Ma non posso spiegarvelo io... O si sente o non lo si sente...





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5 gennaio 2008

Nuova targa per l'Alaska nel suo 50° compleanno

L'Alaska festeggia il 50ennale della sua nascita come Stato con una nuova targa per le automobili celebrativa dell'evento. Qualche giorno fa, il Governatore Sarah Palin ha presentato la nuova license plate all'Anchorage Museum.
Sulla sinistra il Big Dipper (la costellazione del Gran Carro simbolo dello Stato), ed una silhouette di alcune colline coperte di neve, su uno sfondo dorato e le parole "Celebrating statehood 1959-2009".
La targa sarà utilizzata da subito per le autovetture, ed eventualmente gli automobilisti che vorranno cambiarla potranno farlo al modico prezzo di 5$ (o 30$ se personalizzata). La targa personalizzata del Governatore Palin, la prima, ha scritto "HAPY50" (una P non se la son dimenticata, ma sono 6 le lettere quelle disonibili per la personalizzazione, e non hanno voluto fare strappi alla regola).
Alla presentazione della targa vi era anche il senatore dello Stato Vic Fisher, uno dei quattro delegati ancora in vita della Constitutional Convention tenutasi fra il 1955 ed il 1956. "Combattemmo per il sogno di fondare uno Stato in modo da poter essere arbitri del nostro destino", ha detto Fisher che oggi ha 83 anni, " e questo mi fa ancora sentire giovane".
Il giorno ufficiale dell'ingresso nell'Unione dello Stato dell'Alaska fu il 3 gennaio 1959.
Alaska, the last frontier.


Il Governatore dell'Alaska Sarah Palin mostra sorridente la targa


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1 settembre 2007

la sovranità dell'Artico non è una questione militare: bisogna tener conto delle popolazioni

Il leader del New Democratic Party of Canada ha detto che il Primo Ministro Stepehen Harper deve fare passi in più per affrontare le preoccupazioni economiche, sociali ed ambientali del Nord.
Concludendo una visita che ha fatto tappa ad Iqaluit, Pangnirtung ed a Cambridge Bay, Layton ha detto venerdì che il Governo Harper sta approcciandosi male alla questione della sovranità sull'Artico. "Non dobbiamo mettere l'accento sulla sovranità militare nel Nord, dobbiamo mettere l'accento sulla popolazione del Nord", ha detto Layton in un'intervista telefonica da Yellowknife. La migliore prova della sovranità del Canada è il fatto che le comunità Inuit abitano il Nord da migliaia di anni, ha detto Layton.
Durante la sua visita, Layton si è incontrato con il Primo Ministro del Nunavut, Paul Okalik, con i leaders delle comunità e delle agenzie sociali nel Nunavut e nei Territori del Nordovest. Ha detto che sta sostenendo le tesi dei tre premier nordici per affrontare i cambiamenti climatici e per risolvere i mali sociali del Nord.
Layton ha anche detto che spingerà per un accordo sulla ripartizione del reddito e delle risorse con i territori in settembre, non appena si convocherà il Parlamento.


27 agosto 2007

Artico: per ora le pretese della Russia non sono avvallate dalla scienza

Missione brillante, risultati scarsi: la bandiera in titanio piantata il 2 agosto sui fondali del Polo Nord da due batiscafi russi resta al momento un puro omaggio alle intenzioni, perché il materiale portato in superficie non consente di dirimere i quesiti sulla reale estensione della piattaforma siberiana, presupposto essenziale per avanzare pretese di espansione delle acque territoriali di Mosca. A dirlo è un ricercatore russo, Mikhail Flint, dell'istituto di oceanologia dell'Accademia delle scienze, che ha sconfessato il collega Viktor Poselov, secondo il quale i campioni raccolti a oltre 4.000 metri di profondità dai due Mir dimostrerebbero invece un prolungamento del pilastro continentale russo. L'intera area è contesa tra Canada, Stati Uniti, Russia e Danimarca.
Per chiarire se davvero una catena montuosa, la dorsale Lomonosov, lega il futuro del Polo Nord a Mosca, occorrerebbero secondo Flint trivellazioni profonde. La fanghiglia portata in superficie dai batiscafi continua ad essere analizzata nei principali laboratori geologici del Paese, nella speranza di dimostrarne l'origine non oceanica: l'intenzione del Cremlino è di presentare all'Onu un dossier inoppugnabile che consenta a Mosca di avvalersi della normativa internazionale secondo la quale una dimostrata estensione della piattaforma continentale autorizza una revisione al rialzo dei limiti territoriali marittimi.
In ballo ci sono i diritti di sfruttamento su 1,2 milioni di chilometri di Artico e tanto petrolio.
Si parla del 25% delle risorse mondiali di idrocarburi.
Le esplorazioni e le dimostrazioni scientifiche di Poselov sono soltanto le grandi manovre in vista della guerra da combattere nel 2009. Il campo di battaglia sarà la Commissione dell’Onu sui limiti della calotta continentale. Tra i tavoli di quella conferenza Russia, Stati Uniti, Canada, Norvegia e Danimarca, i cinque Paesi con definiti ma limitati diritti di sfruttamento del Polo Nord, spareranno bordate di ricerche, suffragate e rafforzate dai cosiddetti fatti sul terreno.



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14 agosto 2007

Una statua per John Wayne

Nell'anno del centenario della sua nascita il mito John Wayne ha avuto l'onore di vedersi rappresentato con una statua a grandezza naturale nel prestigioso museo National Cowboy and Western Heritage in Oklahoma.

John Wayne nacque a Winterset, in Iowa, nel 1907, da padre scozzese e madre irlandese. Il nonno paterno era un veterano della guerra civile. La famiglia era di religione presbiteriana. John Wayne, che in tutta la sua carriera vinse soltanto un Oscar nel 1970 grazie a "Il Grinta", ha recitato in oltre 160 pellicole e morì a Los Angeles (California) nel giugno del 1979 a causa di un fulminante cancro allo stomaco.

Ad assistere alla cerimonia per il nonno c'erano due nipoti del grande John: Anita LaCaba Swift e Nick Kuhle. I due hanno ricordato ai presenti come sia per loro ogni volta uno straordinario onore partecipare a questo tipo di manifestazioni e vedere come gli appassionati di Cinema di tutte le età siano ancora affezionati all'attore-mito nonostante sia morto ormai da quasi 30 anni.

Secondo Wikipedia fu lo stereotipo di un ruvido maschilismo individualista. Secondo me è stato l'ultimo vero uomo di frontiera. Onore a te John, con questo video con in sottofondo "Sunday Morning Coming Down" di Johnny Cash




11 agosto 2007

sull'Artico il Canada mostra i muscoli

 Non si ferma la corsa all'Artico. Due nuove strutture militari saranno costruite nell'Artico nel tentativo di far rivendicare la sovranità canadese nel fiabesco e da secoli tanto bramato Passaggio a Nordovest, una possibile via di commercio per l'Asia.
L'ha annunciato ieri il primo ministro Stephen Harper in una visita a Resolute Bay, a circa 600 chilometri dal Polo Nord nonché uno dei più freddi insediamenti umani sulla terra - ospiterà, quindi, un nuovo centro di addestramento nella lotta per il Polo Nord. Un nuovo porto nella profondità del mare sarà, inoltre, costruito per la Marina ma anche per le persone comuni sulla parte Nord della Baffin Island, nell'abbandonato villaggio di Nanisivik, noto per le miniere di zinco. Durante la prima spedizione diretta nei fondali dell'Oceano Artico, una settimana fa, due sommergibili russi hanno piantato una bandiera russa (in titanio), rivendicando il diritto di Mosca a sfruttare le risorse di quei territori. Harper aveva ironizzato sulla vicenda e si era detto «per niente preoccupato per la missione», aveva ironizzato sulla spedizione e ha parlato di uno «show da parte della Russia», precisando che non esiste alcuna minaccia alla sovranità del Canada sulla sua porzione di Oceano Artico. Non siamo nel quindicesimo secolo. Non si può andare in giro a piantare bandiere, e poi rivendicare i territori». La Russia ha messo la sua bandiera sotto il Polo Nord geografico: Mir-1 e Mir-2 hanno toccato il fondo rispettivamente a 4.261 e 4.302 metri di profondità, piantandovi un vessillo bianco, blu e rosso alto un metro.



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14 giugno 2007

sfida all'Ok Corral: fine di un'epoca, duello fra democratici e repubblicani e tanto altro

 

L'aria era frizzante quel mercoledì 26 ottobre 1881 quando verso le 14,30 quattro uomini armati di tutto punto si incamminarono con passo deciso lungo Freemont Street, diretti verso l'ingresso posteriore dell'O.K. Corral, il recinto dei cavalli. Del gruppo facevano parte i tre fratelli Earp e Doc Holliday. Alti tra un metro e ottanta e un metro e ottantacinque, corporatura snella, occhi chiari, capelli biondo scuro e baffi spioventi, fisicamente Virgil, Wyatt e Morgan Earp si somigliavano molto. Erano anche vestiti allo stesso modo: completo nero con giacca a tre quarti, panciotto, camicia bianca con fiocchetto e cappello, anch'esso nero, a larghe tese. Doc Holliday, la cui statura equivaleva quella degli Earp, anche se era visibilmente più magro, portava un cappello a bombetta che lasciava intravedere i capelli castani striati di grigio; i suoi baffi si accompagnavano a un aristocratico pizzetto e sulla giacca indossava un lungo pastrano grigio che gli arrivava alle ginocchia. Sul petto di Virgil Walter Earp, 38 anni, brillava la stella di sceriffo della città di Tombstone. I suoi fratelli Wyatt Berry Stapp  Earp, 33 anni, e Morgan S. Earp, 30 anni, erano stati appena nominati suoi vice pro tempore insieme a John Henry «Doc» Holliday, 30 anni, per far fronte alla minaccia di cinque cowboys che scorrazzavano armati per la città . Gli stessi che in quel momento si trovavano appunto nei pressi dell'O.K. Corral.


Wyatt Earp


Il contenzioso risaliva al dicembre 1879 quando gli Earp si erano trasferiti a Tombstone con mogli, amici e masserizie. Uomini di legge e giocatori d'azzardo quasi per vocazione, gli Earp si portavano dietro una fama non proprio cristallina. Solo Virgil, veterano della Guerra Civile, ed ex sceriffo federale, si era guadagnato una reputazione in tutte le città dove aveva lavorato. Wyatt, che a Tombstone divenne comproprietario dell'Oriental Saloon, più che altro incuteva timore. Ex sceriffo di Dodge City, era noto per la velocità con la pistola, per la spregiudicatezza e le poco raccomandabili amicizie. Un suo amico per la pelle era appunto Doc Holliday che a Dodge City gli aveva anche salvato la vita mandando al Creatore tre cowboys in un saloon. Holliday, che a Tombstone conviveva con l'ungherese Kate «Big Nose» Elder, una virago maitresse del bordello «The Golden Gage» , (La Gabbia Dorata), veniva da una famiglia benestante di Valdosta, in Georgia, e nel 1872 si era laureato medico dentista presso il Pennsylvania College of Dental Surgery di Philadelphia. Fu poco dopo la laurea che scoprì di avere la tubercolosi, una malattia che a quell'epoca non perdonava. Per cui, sapendo di essere condannato, lasciò perdere professione e buoni sentimenti per mettersi a girovagare nel West passando buona parte del suo tempo al tavolo da gioco tra prostitute e lestofanti di ogni tipo. Le sue mani, raccontava But Masterson, un pistolero che gli era amico e che concluse la sua carriera a New York come giornalista, erano lunghe e affusolate, quasi femminili. Mani abilissime nelle carte ma anche a maneggiare la pistola visto che lo stesso Wyatt Earp ammetteva che Doc era più veloce di lui. Entrambi, tra l'altro, disprezzavano i cowboys e ciò che essi rappresentavano: il disordine, la mancanza di regole, la prepotenza di chi risolve tutto a colpi di pistola. E a Tombstone i cowboys la facevano da padroni, terrorizzando i residenti con continue sparatorie a ogni ora del giorno e della notte, fino a quando non arrivarono gli Earp con il loro seguito. I cowboys, sostenitori di quello stile da frontiera che ancora adesso è radicato nella mente di molti americani, erano appunto il nerbo del Partito Democratico a Tombstone. Tra l'altro, per distinguersi, usavano portare una fascia di stoffa rossa annodata intorno alla vita.


Virgil Earp


Furono i notabili di Tombstone, e cioè coloro che volevano civilizzare la città rendendola più  vivibile, ad appuntare la stella di sceriffo sul petto di Virgil Earp pregandolo di «fare pulizia». Tanto è vero che il primo provvedimento del neo assunto fu quello di vietare l'uso delle armi all'interno dei confini cittadini. Un'ordinanza, questa, che provocò non pochi malumori e che venne fatta rispettare con i metodi propri degli Earp: chi contravveniva era malmenato sul posto, condotto davanti al giudice e multato. Le armi, inoltre, gli venivano sequestrate. Il fatto è che alle elezioni per la carica di sceriffo della Cochise County, in pratica la «provincia» di cui Tombstone faceva parte, i voti dei cowboys fecero eleggere Johnny Bean, un uomo che ce l'aveva a morte con gli Earp per diverse ragioni. Tanto per cominciare, Bean era un democratico e poi quel «bellone» di Wyatt Earp gli aveva anche portato via la donna. Infatti quando arrivò a Tombstone, Wyatt era accompagnato da Celia Ann «Mattie» Blaylock, che lui presentava come sua seconda moglie. Un bel giorno, però , incontrò Josephine Sarah «Josie» Marcus, una brunetta molto graziosa, poco più che ventenne, appartenente ad una agiata famiglia ebrea di San Francisco. Josie, approdata a Tombstone come ballerina della troupe teatrale itinerante «Pinafore On Wheels» , (letteralmente «Scamiciato su ruote» ), fino a quel momento era stata l'amante e la convivente di Bean. Fu il classico colpo di fulmine: i due abbandonarono i rispettivi partner e si misero insieme. Bean cercò di reagire alle corna complottando contro gli Earp. Mattie, invece, finira per suicidarsi nel 1888 in un bordello di Pinal, sempre in Arizona.


Doc Hollyday

Ma torniamo all'O.K. Corral. Gli Earp e Holliday erano armati di pistole Colt ad azione singola «Peacemaker» calibro 45, e cioè una rivoltella il cui percussore deve essere sollevato manualmente per poter sparare. Quella di Holliday era completamente nichelata con l'impugnatura in avorio. Avendo appena subito una crisi ematica, il georgiano si portava appresso un bastone di sostegno. Poco prima di arrivare all'O.K. Corral, lo passò a Virgil da cui si fece dare una doppietta caricata a pallettoni che nascose sotto il pastrano. Virgil aveva prelevato il fucile nell'ufficio della Wells Fargo, la compagnia che gestiva le diligenze. Quando arrivarono all'incrocio con la Fourth Street, finalmente li videro. William Harrison «Billy» Clanton, 19 anni, teneva con la sinistra le redini del proprio cavallo e parlava con lo sceriffo Bean. Nel gruppo c'erano anche William «Billy the Kid» Claibourne, 21 anni, i fratelli Robert «Frank» e Thomas Clark «Tom» McLaury, rispettivamente di 33 e 28 anni, e Joseph Isaak «Ike» Clanton, 34 anni, il più agitato dei quattro che nelle ultime ventiquattr'ore aveva passato il tempo ubriacandosi e minacciando pubblicamente gli Earp e Holliday. Adesso, vedendoseli venire incontro con le pistole in pugno (solo Virgil l'aveva ancora nella fondina) Bean e i suoi si resero conto che le cose si stavano mettendo male.
A prendere l'iniziativa fu lo stesso Bean, che si diresse verso gli Earp cercando di evitare la sparatoria. «Signori - disse - Io sono lo sceriffo della Contea e non voglio guai. Riponete le vostre armi e anche gli altri faranno lo stesso» .
«La legge è chiara - rispose Virgil - Io sono lo sceriffo di questa città e vado a disarmarli» .
Rendendosi conto che non c'era più nulla da fare, Bean li lasciò passare e si cercò un rifugio sicuro. I due gruppi erano esattamente uno di fronte all'altro, tanto vicini da potersi toccare, quando Virgil intimò : «Siamo venuti qui per disarmarvi e per arrestarvi. Alzate le mani...voglio le vostre armi» .
«Non sparate, io non voglio combattere » , rispose di rimando Tom McLaury aprendo la giacca per far vedere che era disarmato.
«Voi, figli di puttana, volevate sfidarci e adesso potete farlo» , urlò Morgan alzando la canna della pistola.
«Tu, gran figlio di puttana, adesso puoi combattere» , rincarò la dose Wyatt premendo la sua sei colpi contro lo stomaco di Ike Clanton.
Fu a quel punto che scoppiò il finimondo. Pare che Frank McLaury facesse un movimento brusco, come per tirar fuori la sua Colt. Holliday, che era più veloce di un gatto, se ne accorse e fece fuoco. E la sparatoria divenne generale. Una pistola, che poi qualcuno fece sparire, apparve pure nella mano di Tom.
«Un momento, non è questo quello che volevo...» , fece appena in tempo a dire Virgil. Ma mise anch'egli mano alla Colt quando il fratello Morgan cadde per terra colpito alla spalla sinistra. Due cowboys si sottrassero allo scontro fuggendo. Il primo fu Claibourne che, dandosela a gambe, ebbe anche i pantaloni forati da una pallottola. Clanton, invece, diede una spallata a Wyatt e riuscì a infilarsi in uno studio fotografico mentre sentiva il sibilo delle pallottole che gli passavano accanto. Il «ka boom» della doppietta di Holliday mise fine alla vita di Tom McLaury e a trenta secondi di fuoco infernale. Nella polvere, bagnati dal loro stesso sangue, erano rimasti anche Frank McLaury e Billy Clanton che morirà un'ora dopo nel retrobottega di un negozio. Negli spasimi dell'agonia continuava a ripetere. «Datemi altre cartucce...» . Quelle pallottole vaganti uccisero pure i due cavalli dietro i quali i cowboys avevano cercato riparo.


I tre morti all'Ok Corral

Anche Virgil, dopo Morgan, venne ferito alla gamba destra. Una pallottola inoltre colpì di striscio il cinturone di Holliday provocandogli un graffio di due centimetri sul fianco destro. Wyatt era incolume. Ed era in piedi, con la pistola ancora fumante, quando la sua Josie corse tremante ad abbracciarlo. In quel mentre, livido di rabbia, arrivò lo sceriffo Bean.«Siete tutti in arresto per omicidio» , sbraitò . «Nemmeno se tu fossi Dio Onnipotente oggi potresti arrestarmi» , gli rispose gelido Wyatt Earp guardandolo dritto negli occhi. E lo lasciò lì , fermo e impotente, mentre con l'aiuto di alcuni amici fece trasportare i fratelli sotto scorta nelle rispettive case.
I fratelli Earp si resero conto che per loro l'aria si era fatta pesante quando videro la folla che partecipò ai funerali dei tre morti dell'O.K. Corral. Centinaia di persone (le cronache parlano di oltre quattrocento) accompagnarono i feretri, con la banda in testa, al cimitero di Boot Hill, la celebre « Collina degli Stivali» . E sulle tombe lo sceriffo Bean pose una lapide in legno dove si diceva che i tre «erano stati assassinati nelle strade di Tombstone» .
Gli Earp e Holliday  finirono dunque davanti al giudice Wells Spicer che ascoltò tutti i testimoni della sparatoria. Durante l'istruttoria Clanton e Claibourne testimoniarono contro gli Earp, ma il loro destino era comunque segnato.
 Il 14 novembre 1892 Billy Claibourne ebbe l'infelice idea di provocare il barista «Buckskin»  Frank Leslie e si buscò una pallottola in fronte.
Ike Clanton, continuando a razziare bestiame, il primo giugno 1897 venne affrontato e ucciso dal detective J. V. Brighton che insieme allo sceriffo Miller gli stava dando la caccia con un mandato di cattura spiccato a suo nome.
Tornando all'inchiesta, Wyatt e Doc furono anche arrestati. Poi, il primo dicembre 1981, la sentenza assolutoria e il rilascio: la sparatoria all'O.K. Corral, si legge nella motivazione, era da definirsi una legittima azione di polizia.
Ma la storia non finì lì . La sera del 28 dicembre 1881, mentre stava attraversando la Fifth Street, e cioè quei cinque o sei metri che separavano l'Oriental Saloon dal Crystal Palace Saloon, Virgil fu oggetto di un attentato che lo lascerà invalido per tutta la vita. Nell'oscurità qualcuno esplose due colpi di doppietta che gli devastarono il braccio sinistro e lo ferirono alla schiena. Per il resto della sua esistenza Virgil non potrà mai più utilizzare quel braccio.
Tre mesi dopo, esattamente la sera di sabato 18 marzo 1882, Morgan Earp venne ucciso con un colpo di pistola che gli spezzò la colonna vertebrale mentre giocava a biliardo nel Bob Hatch's Saloon and Billiard Parlor. Anche quella volta l'assassino agì nell'ombra e nessuno lo vide.


Morgan Earp

Dopo alcuni giorni gli Earp lasciarono Tombstone, ma non insieme. Wyatt Earp, che era finalmente riuscito a farsi nominare sceriffo federale, mise tutti sul treno per la California, a Tucson, e insieme a Doc Holliday e ad altri tre uomini della sua cerchia iniziò quella che, in pratica, diventò la sua vendetta privata. E fu strage. Frank Stilwell, considerato l'assassino di Morgan, venne raggiunto e freddato proprio a Tucson. Johnny Ringo, abilissimo pistolero che vantava una laurea in lettere, campione dei cowboys, fu trovato seduto seminudo su una roccia con mezzo cranio asportato da una fucilata. E di morte violenta, ma senza testimoni, morirono anche diversi altri cowboys legati al Partito Democratico. Bean, organizzò una squadra di uomini che girovagò in lungo e in largo per l'Arizona meridionale alla vana ricerca di Earp e Holliday. Ma sul loro cammino trovarono soltanto dei cadaveri. E tutti i morti, nessuno escluso, indossavano la fascia rossa sul cinturone.
A vendetta compiuta Wyatt e Doc si spostarono in Colorado, lasciarono calmare le acque e poi si salutarono. I due grandi amici non si sarebbero mai più rivisti. Il dottor John Henry Holliday l'8 novembre 1887 morì nel letto di un misero alberghetto a Glenwood Springs, in Colorado, città dove ancora adesso si può trovare la sua tomba. Al capezzale, visto che da mesi non era più in grado di muoversi, c'era soltanto un ragazzino che per qualche dollaro tutti i giorni gli andava a comprare da mangiare. Pare che le ultime parole di Holliday siano state: «Che buffo, morire senza gli stivali ai piedi...» . Aveva 36 anni.
Wyatt Earp, invece, tornò dalla sua Josie e con lei visse ancora quasi mezzo secolo di avventure. Tra le altre cose partecipò anche alla corsa all'oro in Alaska.
Virgil, a parziale ricompensa del braccio invalidato a Tombstone, ricevette una pensione di dodici dollari al mese e morì di polmonite a Goldfield, Nevada, il 20 ottobre 1905, mentre era in servizio come sceriffo della Esmeralda County. Aveva 62 anni. La moglie Allie, che scriverà un libro per esternare tutto il suo disprezzo verso il cognato Wyatt, fece tumulare il corpo a Portland, in Oregon.
Ma proprio Wyatt fu il più longevo. Il «Leone di Tombstone» , come la stampa dell'epoca lo aveva definito, si era stabilito a Los Angeles dove si era inserito nella comunità degli uomini d'affari come speculatore nel settore immobiliare. Era diventato anche uno stimato esponente della Massoneria locale. A tempo perso, svolgeva il ruolo di consulente per la nascente industria cinematografica di Hollywood. Ed è a Los Angeles che morì la mattina del 13 gennaio 1929, tre mesi prima del suo 81esimo compleanno, a causa di una cistite.
Al suo funerale parteciparono migliaia di persone, tra cui gli ultimi amici degli Anni d'Oro. C'era anche Tom Mix, il primo eroe western del cinema muto, che non nascose le sue lacrime. Il «Los Angeles Evening Herald» quel giorno uscì con un grosso titolo: «I vecchi del West pagano l'ultimo tributo a Wyatt Earp» . Il corpo del «frontier marshall» venne inumato nel cimitero di Colma, a un'ora da San Francisco, accanto ad un'altra tomba vuota. Ed è lì che nel 1944 lo raggiungerà Josie a poco più di 83 anni. Quel piccolo cimitero, quasi a ricordare un uomo e un'epoca consegnati alla storia, si chiama «La collina dell'Eternità» . (tratto dall'articolo di R.DiStefano, 6/8/96 Il Giornale)


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