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"The tree of liberty must be refreshed from time to time with the blood of patriots and tyrants. It is its natural manure"

Thomas Jefferson


"Democracy is two wolves and a lamb voting on what to have for lunch. Liberty is a well-armed lamb contesting the vote"

Benjamin Franklin




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20 luglio 2009

Nativi canadesi al voto per la leadership della First Nations

Sarà una settimana storica per le popolazioni aborigene del Canada. Phil Fontaine, ancora per pochi giorni capo nazionale delle First Nations, dopo tre mandati passerà la leadership di portavoce di oltre 600mila nativi residenti in Canada. L’elezione si svolgerà il 22 al Telus Convention Centre di Calgary: i capi del consiglio delle tribù (633 in totale in tutto il Canada) sceglieranno il loro capo nazionale.

Cinque i nomi che compongono la rosa dei candidati: Shawn Atleo, Perry Bellegarde, John Beaucage - i tre superfavoriti nella corsa alla leaderhip - Terrance Nelson e Bill Wilson, tutti e cinque con grande attenzione alla sfera scolastica ed educativa.

Tante le sfide da affrontare. Da una parte i trattati che il governo potrebbe cercare di minare. Dall’altra il quadro povertà nelle riserve e la questione educazione sempre più critica tra la popolazione aborigena. Per tutti e cinque, comunque, il passaggio di consegne non sarà facile. Un’eredità impegnativa, quella di Fontaine, fatta di numerosi successi di un leader "forte", anche se non sono mancate critiche.

John Beaucage, ex economista e capo della Wasauksing First Nation, è stato il grande capo della Union of Ontario of Indians per gli scorsi cinque anni. Molto popolare in Ontario, è stato l’unico candidato in campagna elettorale ad annunciare di volere estendere il diritto di voto a tutti gli aborigeni canadesi e ristrutturare l’organizzazione sul modello nazionale, come una vera confederazione di nazioni, riducendo le 600 tribù a 60 entità politico-culturali.

Punti questi su cui si concentrerà in particolare anche Shawn Atleo, dal 2003 chief dell’Afn in British Columbia, dove risiede un terzo dei capi tribù votanti. Atleo cercherà di coltivare trattati, accordi e partnership commerciali con l’industria privata mantenendo i valori e le tradizioni culturali dei nativi, con un occhio di riguardo alla tutela dell’ambiente.

Buone possibilità di vincere anche per Perry Bellegarde. L’ex grande capo della Federation of Saskatchewan Indian Nations ed ex vice capo regionale, cresciuto nella Little Black Bear First Nation, punta a creare il “First Nations Acts” per risolvere questioni che spaziano dal settore sanità al mantenimento culturale della lingua. Bellegarde annuncia inoltre che si impegnerà per la ratifica della dichiarazione dell’Onu sui diritti delle popolazioni indigene e per una nuova valutazione dell’accordo fiscale con il governo federale per negoziare la rimozione del tetto del 2 per cento sui fondi per le First Nations.

Il quarto candidato, Terrance Nelson, capo per dieci anni della Roseau River Anishinabe First Nation, basa la sua campagna elettorale sul chiedersi perché il Canada diventi sempre più un Paese ricco, mentre la popolazione aborigena vive ancora in condizioni di estrema povertà nelle riserve sparse nel Paese. Nelson propone quindi il via libera ad accordi economici internazionali per il benessere delle comunità.

Infine, Bill Wilson, di Cape Mudge, in British Columbia. Nonostante sia tra i cinque il candidato con la più lunga carriera politica alle spalle, Wilson è stato il meno attivo in questi ultimi anni, lavorando come consulente e negoziatore di accordi e trattati. Come nel caso di Nelson, la pazienza di Wilson nei confronti del governo federale è andata via via scemando. E lo sfidante guarda al titolo di grande capo nazionale con un approccio più provocatorio puntando a rinforzare e sostenere i trattati delle First Nations.



12 luglio 2009

E' il diritto assoluto alla proprietà privata a rendere liberi i nativi (Nunavut Day)

Il 9 luglio scorso si è celebrato nello stato canadese del Nunavut, il "Nunavut Day". In quest'occasione si ricorda il giorno del 1993 in cui il Nunavut Land Claims Agreement divenne definitivamente legge approvato dal Parlamento Canadese.

Questa legge, indirizzata agli Inuit, stabiliva con certezza e chiarezza i diritti di proprietà dei nativi su queste terre e sulle risorse del territorio, dando loro completa (o quasi) autonomia sui processi decisionali in merito al loro utilizzo.

Ai festeggiamenti ha partecipato la Premier del Nunavut, signora Eva Aariak. "Sono orgogliosa - ha detto - di essere qui oggi. E so per certo che per molti anni a venire noi festeggeremo questa giornata come un nuovo punto di partenza per la nostra gente".


Un inukshuk nel Nunavut


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24 luglio 2008

Un documento ufficiale di scuse per i Nativi

Il senatore repubblicano nonché candidato alle primarie Sam Brownback ha chiesto al Senato di aprire una discussione su un documento di scuse ufficiali ai Nativi Americani. Ad un emendamento ancora in discussione sulla sanità riguardante i nativi potrebbe essere aggiunto un ulteriore emendamento con scuse ufficiali per le passate politiche governative riguardanti gli indiani d'America. Oltre che dal Senatore repubblicano del Kansas, a favore di  questa iniziativa anche il portavoce dell'Indian Affairs Committee, il democratico del Nort Dakota Byron Dorgan. "E' tempo di iniziare a guarire tutte le ferite dei nostri fratelli e sorelle Nativi", ha detto Brownback, che crede sia giunta l'ora che gli Stati Uniti porgano scuse ufficiali per i passati "casi di violenza, maltrattamenti e negligenze inflitte agli indiani". "Dobbiamo porgere le scuse ufficiali degli Stati Uniti d'America ai governi tribali ed alle popolazioni native in tutta la Nazione", ha proseguito Brownback; "Per troppo tempo la nostra storia, la relazione fra l'Unione e le tribù è stata contrassegnata, e purtroppo non in pochi casi, da trattati non rispettati, maltrattamenti e rapporti d'affari disonorevoli. E questi ultimi erano tutti unilaterali". La notizia ha avuto subito eco fra i Nativi, ma non si registrano ancora reazioni ufficiali.
Per la cronaca, Brownback ha proposto anche un terzo emendamento, proposto insieme al senatore repubblicano della Louisiana David Vitter, atto ad impedire che i fondi federali stanziati per la sanità indiana siano utilizzati per l'aborto, fatta eccezione per i casi di pericolo di vita per la madre, di stupro o di incesto con minore.



20 luglio 2008

Pine Ridge



Pine Ridge è una riserva di 2 milioni di acri dove vivono circa 40mila individui appartenenti  alla tribù degli Oglala Sioux.


16 luglio 2008

L'Ontario proteggerà la sua foresta boreale

Il premier dell’Ontario Dalton McGuinty ha annunciato ieri che qualsiasi attività forestale o mineraria verrà proibita nella foresta boreale al nord dell’Ontario. Si tratta di una vastissima area di oltre 225.000 chilometri quadrati.
Il premier ha detto che il suo governo lavorerà insieme ai rappresentanti delle First Nations e altri residenti di questa area, al fine di sviluppare un piano che dovrà proibire qualsiasi attività commerciale in circa metà dell’intera area conosciuta, appunto, come foresta boreale dell’Ontario.
Nell’altra metà, le attività commerciali, prima dell'inizio dovranno essere esaminate dai dirigenti delle First Nations che avranno la facoltà di negarne l’autorizzazione.
Il premier ha anche aggiunto che il piano dovrà anche creare un meccanismo che farà giungere ai nativi parte dei proventi di eventuali attività commerciali in queste aree.
L’attività mineraria ha generato un fatturato di 11 miliardi di dollari solo nel 2007 ed il premier ha detto che parte di questi soldi dovranno essere a disposizioni delle popolazioni native.
Il Grande Capo della Nishnawbe-Aski Nation (organizzazione politica aborigena che raccoglie le istanze politiche di 49 comunità di First Nations), Stan Beardy, ha commentato però prudentemente: "Abbiamo trattato con la Corona per oltre 100 anni, e finora non abbiamo tratto alcun giovamento da queste risorse; è assolutamente necessario che le leggi, le politiche e le pratiche cambino per far sì che davvero la nostra gente possa trarre il giusto beneficio".



29 dicembre 2007

Il Canada restituisce Ipperwash ai Nativi

Mentre stampa ed opinionisti continuano ad esaminare la (falsa) notizia della recessione dei trattati dei Lakota (vedi qualche post più sotto) un vero passo avanti nei rapporti fra governi e popolazioni indigene in Nord America è stato fatto, ma più a nord. Il parco provinciale di Ipperwash, infatti, è ritornato ai legittimi proprietari. Lo ha confermato qualche giorno fa il nuovo ministro responsabile degli Affari Indiani, chiudendo l’ultimo capitolo di una delle pagine più dolorose della storia dell’Ontario. «Con la restituzione del parco - ha dichiarato ieri durante una conferenza stampa a Queen’s Park Michael Bryant - vogliamo voltare pagina e iniziare una nuova stagione nelle relazioni del governo con le popolazioni aborigene». Fino a quando le tribù dei Chippewas of Kettle e degli Stony Points First Nation non saranno in grado di gestire il parco, sarà compito del governo provinciale di amministrare Ipperwash. «Questo tipo di cooperazione tra il governo e i nativi - ha aggiunto il ministro - può essere un modello per la risoluzione delle future dispute con le popolazioni aborigene. Penso, in particolare, alla situazione creatasi a Caledonia».
Queen’s Park, inoltre, ha deciso di creare una commissione, formata dai rappresentati delle First Nations dell’Ontario e dei Metis della provincia con il compito di studiare possibili misure per migliorare le relazioni tra la popolazione canadese e quella nativa.
Il ministro ha quindi lanciato un appello a favore del dialogo e della trattativa, per evitare che in futuro possano ripetersi tragedie come quella avvenuta nel settembre del 1995, quando il nativo Dudley George venne colpito a morte da un proiettile esploso da un sergente dell’Ontario Provincial Police, Kenneth Deane, durante la rivolta degli aborigeni nel parco di Ipperwash. Secondo la polizia i dimostranti erano armati. Il processo invece si concluse con l'attribuzione di responsabilità dell'accaduto a Deane, che fu poi allontanato dalla polizia.
«Dove c’è il conflitto e la violenza, non si possono mai ottenere risultati credibili che durino nel tempo».
Bryant ha poi riconosciuto l’importanza del parco di Ipperwash per le popolazioni aborigene dell’Ontario. La disputa iniziò nel 1942, in piena guerra mondiale, quando l'area fu espropriata dal governo federale per installare una base militare, in base al  "War Measures Act".
«L’importanza storica e spirituale del parco può essere compresa solamente dai Chippewas of Kettle e dai Stony Point First Nations. Il governo dell’Ontario ha compreso il valore che il parco di Ipperwash ha per i nativi della nostra provincia».
Molto soddisfatto si è detto il fratello di Dudley George. «Quanto annunciato oggi - ha dichiarato Sam - rappresenta un tributo alla memoria di mio fratello. Ora sappiamo che non è morto invano».


Ipperwash


21 dicembre 2007

I Sioux che chiedono l'indipendenza dagli USA? Una bufala

Ennesima bufala di "Repubblica" e de "La Stampa", che ieri hanno pubblicato come notizia la rottura dei trattati fra la tribù dei Lakota ed il governo federale. I due "autorevoli" quotidiani hanno infatti spacciato come ufficiale l'iniziativa di un singolo gruppo di attivisti, che non ha assolutamente incontrato il favore dei capi tribù; infatti le prime reazioni a questa iniziativa dei rappresentanti ufficiali delle varie tribù Lakota, sparse su cinque stati degli Usa (North e South Dakota, Nebraska, Wyoming e Montana) sono state molto fredde. "La nostra posizione è il mantenimento dei Trattati, perché sono le basi per il nostro rapporto con il governo federale", ha detto alla stampa del South Dakota Rodney Bordeaux, presidente della tribù Rosebud Sioux, una delle più importanti.

L'iniziativa assolutamente privata è stata presa da Russel Means, tra i più celebri attivisti dell'American Indian Movement, un'organizzazione di ribelli pellerossa, e fu tra i protagonisti nel 1969 dell'occupazione dell'isola di Alcatraz per 19 mesi, di un 'assalto' a Mount Rushmore (la montagna dove sono scolpiti i volti di quattro presidenti americani) e soprattutto della clamorosa occupazione nel 1973 del sito storico di Wounded Knee, luogo di un massacro di Lakota Sioux nel XIX ad opera del 7mo Cavalleggeri delle truppe regolari statunitensi

Means, un attore, politico e attivista noto per i gesti ad effetto e il linguaggio colorito, ha presentato con alcuni compagni di battaglia un piano per ritirare il proprio popolo dai Trattati sottoscritti con Washington tra il 1851 e il 1868 e per creare una Nazione Lakota indipendente. Così l'attivista è sbarcato a Washington con un piccolo seguito di sostenitori e guardie del corpo e ha organizzato una vivace conferenza stampa in una chiesa protestante, lanciandosi in un atto d'accusa contro i leader tribali ed esponendo il suo programma: creare una nazione indipendente, che emetta passaporti e sia riconosciuta da governi stranieri. Per questo, il gruppo ha visitato alcune ambasciate a Washington, tra cui quelle di Bolivia, Venezuela, Cile e Sudafrica cercando appoggi. Il governo boliviano ha inviato il proprio ambasciatore negli Usa, Gustavo Guzman, alla conferenza stampa. Ma tutto qua... una conferenza stampa...

La "secessione", o la "rivolta" cui i lettori di "Repubblica" e de "La Stampa" sono stati messi al corrente ieri c'è stata solo nella mente dei cronisti. D'altronde, mica è la prima scemenza che raccontano. Il problema è che probabilmente non sarà l'ultima. E disegnare gli indiani sempre sul piede di guerra non è uno stereotipo razzista?

UPDATE: oggi si è unito alla festa anche il "Corriere della Sera". Evidentemente nessuno si prende la briga di controllare una notizia. Bene! Bravi!


Russel Means


20 settembre 2007

La polizia dell'Ontario arresta 9 nativi

Finisce la tregua a Caledonia. Dopo una situazione di stallo durata dallo scorso febbraio, gli agenti dell’Ontario Provincial Police sono intervenuti ieri, arrestando nove nativi. «Gli arresti - ha dichiarato al Corriere Canadese il capo dell’Opp Julian Fantino - sono legati all’occupazione illegale di alcuni terreni».
«I fermi non riguardano direttamente il pestaggio di Sam Gualtieri. In ogni caso - ha aggiunto l’ex chief della Toronto Police - siamo fiduciosi per il buon esito di questa inchiesta». Fantino ha confermato che d’ora in avanti verrà applicata tolleranza zero contro i trasgressori della legge a Caledonia. Dopo i violenti incidenti della scorsa settimana, il governo dell’Ontario ha richiamato il suo mediatore che da mesi si sta operando per raggiungere un accordo sui terreni contesi. Dopo gli incidenti dello scorso anno era iniziato un lento e lungo processo di mediazione tra le autorità locali, i rappresentanti delle Six Nations ed il governo federale. Queen’s Park aveva anche nominato un mediatore per facilitare il raggiungimento di un accordo.
Dopo un violento incidente della scorsa settimana nel corso del quale un imprenditore era stato gravemente ferito, il governo provinciale ha deciso di bloccare la trattativa: «Il nostro governo - si legge in una nota del ministero per gli Affari degli Aborigeni - ritiene inaccettabile un incidente simile a quello della scorsa settimana. La violenza non è mai parte della soluzione» ha detto Lars Eedy, portavoce del governo provinciale.
Come si ricorderà il costruttore italocanadese Sam Gualtieri fu ricoverato in ospedale il 13 settembre scorso dopo essere stato colpito con una spranga alla testa procurandogli gravi ferite.
Alcuni dimostranti avevano raggiunto una nuova area dove si stanno costruendo case su Stirling Street, e si erano fermati proprio dove Gualtieri stava costruendo due case per le due figlie. Gli aborigeni hanno rilevato che chiunque voglia costruire una abitazione in quell’area, ha bisogno del loro permesso. Secondo i nativi i terreni in questione furono assegnati a loro dalla Corona Britannica nel 1784, ma secondo Ottawa furno cedute o comprate apartire dal 1850. I manifestanti sostengono che mai quelle terre sono state cedute ai bianchi.



19 settembre 2007

Ogni due settimane il pianeta perde una lingua

Nel mondo ogni due settimane scompare una lingua. Dei settemila idiomi ancora oggi parlati la metà sono in via d'estinzione e scompariranno entro il secolo. Alcuni linguaggio scompaiono con la morte dell'ultima persona che la parlava, altre scompaiono gradualmente in culture bilingui, quando vengono sopraffate da quelle parlate a scuola o dai mezzi di comunicazione. Cinque regioni nel mondo sono quelle più a rischio: Australia del Nord, Sud America centrale, area del Pacifico settentrionale del Nord America, Siberia orientale, Oklahoma e Stati Uniti orientali.

Lo studio è basato su ricerche sul campo appoggiate oltre che dalla National Geographic Society, dalla Living Tongues Institute for Endangered Languages ed è stato pubblicato sull'ultimo numero della rivista National Geographic e sul sito web www.languagehotspots.org. Metà delle lingue del mondo non hanno forma scritta e sono pertanto più vulnerabili ad essere dimenticate, ha detto David Harrison, linguista allo Swarthmore College: «Quando queste lingue scompaiono non lasciano alle spalle un dizionario o un testo, nè il cumulo di tracce della cultura che le ha espresse».

In Australia dove quasi tutte delle 231 liungue aborigene parlate sono a rischio, i ricercatori hanno incontrato comunità minuscole di grappoli linguistici come i tre che parlano il Magati Ke, nei Territori del Nord o i tre Yawuru, nell'Australia occidentale. In luglio un ricercatore ha incontrato l'unica persona che parla l'Amurdag, un linguaggio di Territori del Nord già dichiarato estinto.

Sono in via di estinzione anche molte delle 113 lingue parlate sulle Ande e nel bacino delle Amazzoni dove spagnolo e portoghese stanno prendendo il sopravvento. La dominanza dell'inglese minaccia le 54 lingue indigene del Pacifico di Nord Ovest in Nord America, una regione che include British Columbia, Oregon e stato di Washington. In Oregon solo una persona parla il Siletz Dee-ni, l'ultima delle lingue un tempo comuni in una riserva indiana, mentre tra Oklahoma, Texas e New Mexico sono parlate ancora una quarantina di lingue indigene, ma molte di loro sono moribonde. (da Il Messaggero)



15 settembre 2007

Canada, scontri tra nativi e costruttori: scorre il primo sangue

La protesta dei nativi nel Sud dell’Ontario continuano sotto l’occhio vigile della polizia soprattutto dopo che un imprenditore edile è finito ieri in ospedale dopo essere stato colpito alla testa con un bastone.
Sam Gualtieri, 52 anni, di Caledonia, è stato sottoposto a trattamenti medici. Gli esami accerteranno se ha subito danni al cervello.
«Gualtieri è ancora ricoverato, con il naso rotto e la testa cosparsa di lividi, e le sue condizioni sono serie» ha detto l’agente della polizia provinciale Paula Wright la quale ha aggiunto che nessuno è per ora in stato di arresto. Gualtieri si trovava con i suoi nipoti in una casa in costruzione quando si è trovato di fronte un gruppo di giovani aborigeni. Quella di ieri doveva essere un’occupazione pacifica ma è poi degenerata in un alterco con Gualtieri. I suoi colleghi accusano i nativi di aver provocato l’incidente ma questi ultimi hanno detto di essersi solo difesi.
I nativi si sono incontrati ieri sera in una riunione straordinaria per parlare dell’incidente.
La situazione d’emergenza a Caledonia va avanti dal febbraio del 2006, quando gli indiani delle Six Nations occuparono un cantiere che, a loro dire, sorgeva su un terreno di proprietà degli aborigeni. Numerose barricate furono innalzate nella principale arteria stradale della cittadina, mentre il governo provinciale cercava di avviare una trattativa che, sin dalle primissime battute, si rivelava estremamente complicata.
Secondo i nativi i terreni in questione furono assegnati a loro dalla Corona Britannica nel 1784, ma secondo Ottawa furno cedute o comprate dal 1850. I manifestanti sostengono che mai quelle terre sono state cedute ai bianchi.



14 settembre 2007

Il Canada respinge la bozza ONU sui diritti dei nativi

Il Canada ha bocciato la Dichiarazione sui diritti degli indigeni delle Nazioni Unite. Insieme ad Ottawa ad opporsi al provvedimento voluto dall’Onu sono stati gli Usa, l’Australia e la Nuova Zelanda. Il ministro Chuck Strahl non ha nascosto i timori del Canada sulla questione, specialmente su temi come «la distribuzione e l’utilizzo di terreni e risorse». Secondo Ottawa, inoltre, la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni native non è compatibile con la costituzione canadese, molte leggi approvate dal parlamento e numerosi trattati firmati tra il governo federale e le First Nations canadesi.
«Il governo - ha aggiunto il ministro - alle futili discussioni di principio preferisce andare avanti con il suo progetto concreto di migliorare la qualità della vita delle popolazioni native».
Il precedente governo liberal aveva invece sostenuto la dichiarazione dell’Onu. A giugno, Amnesty International aveva accusato il governo canadese, mettendo in risalto come Ottawa paresse intenzionata a bocciare la dichiarazione delle Nazione Unite.
Il provvedimento in questione, che viene discusso a livello Onu da più di vent’anni, punta a rafforzare i diritti dei nativi e le loro istituzioni di autogoverno. L’obiettivo - si legge nella dichiarazione - è quello di garantire uguali diritti e uguali opportunità alle popolazioni indiane.
Oltre a questo, il trattato cerca di mettere in luce le difficoltà economiche e sociali che affliggono le popolazioni native. Dall’analisi poi si passa alla formulazione di alcune proposte per il miglioramento della qualità della vita. Nel documento infine i governi nazionali vengono spronati a controllare il rispetto dei diritti umani delle popolazioni aborigene.

Ma le reazioni dei leaders tribali non si sono fatte attendere. Secondo gli inuit quella canadese è una posizione che nuoce non solo ai nativi, ma all'immagine stessa del Canada nella comunità internazionale. "C'era una limpida occasione nelle nostre mani", ha detto la presidentessa del "Inuit Tapiriit Kanatami" Mary Simon, "ma come inuit e come canadese avverto un profondo rammarico per il voto contrario alla risoluzione espresso dal Canada". Simon, la cuoi organizzazione rappresenta gli inuit canadesi, aveva collaborato con i rappresentanti degli altri gruppi indigeni per la stesura della raccomandazione negli anni '80 e '90. Aveva parlato del giorno della votazione come di un "giorno storico per gli inuit e per le altre popolazioni indigene", e considera come un profondo marchio nero il voto negativo dei quattro stati sulla risoluzione.
"Penso che il Canada abbia paura di dare agli indigeni canadesi il controllo su loro stessi", ha dichiarato Beverley Jacobs, della "Native Women's Association of Canada".

Addirittura più dura di quella dei nativi è invece la reazione dell'opposizione (anche a causa delle imminenti elezioni) al governo conservatore. Il parlamentare del "New Democratic Party" Dennis Bevington ha infatti accusato il governo di "essersi svenduto alle multinazionali che bramano i territori degli aborigeni e le relative ricchezze in tutto il mondo".




12 settembre 2007

gli indiani dello Utah chiedono che la loro storia precolombiana sia insegnata nelle università

I nativi americani dello Utah stanno cercando di spingere più ragazzi possibile a diplomarsi e ad andare al college. Ma i capi tribali ritengono che l'esigua popolazione universitaria indiana sia anche il risultato del poco apprezzamento per la loro cultura a livello accademico.
Rupert Steele, presidente del Confederated Tribes of Goshute Reservations, ha detto, intervenendo al summit dei Nativi Americani tenutosi martedì scorso a Cedar City (Utah), che la storia dell'Unione e dello Stato dello Utah che viene insegnata a partire dal 1492 ignora completamente la storia delle tribù indiane. "Gli studenti non hanno nulla per cui possono sentirsi orgogliosi", ha detto. Steele ha chiesto allo Stato dello Utah di approvare, sul modello di altri stati, una legge che faccia sì che gli studenti possano partecipare a lezioni sugli indiani d'America e che gli insegnanti possano partecipare a corsi d'aggiornamento su queste tematiche.
Per far sì che gli studenti indiani abbiano la possibilità di frequentare il college, Manuel Heart, presidente del Ute Mountain Ute Tribe, ha proposto che venga aperto (anche qui sul modello di altri stati americani) un "American Indian college fund". Tutti i leaders tribali sono concordi nel definire l'istruzione la priorità numero uno: "Vogliamo che i nostri studenti completino gli studi e ritornino per migliorare la propria tribù".
Al summit (il primo di questo tipo nello Utah) durato due giorni, si è parlato anche di sanità e di sviluppo economico. Vi hanno partecipato 175 persone, fra funzionari statali e leaders tribali. Erano presenti anche il Governatore repubblicano dello Utah, Jon Huntsman Jr., ed il Vice-governatore Gary Herbert, che hanno fatto alcuni cambiamenti nell'apparato stale per intensificare il rapporto fra amministrazione e realtà tribali.
I leaders tribali hanno molto gradito la presenza delle massime autorità dello Stato. "Grazie per averci raggiunto", ha detto il Presidente della Navajo Nation Joe Shirley Jr., "Ci avete aperto le porte e lo apprezziamo molto". Le cinque maggiori tribù dello Utah sono Ute, Navajo, Paiute, Goshute e Shoshone, e rappresentano il 2% della popolazione dello Stato (poco più di 40.000 unità).


Eileen Quintana apre il Native American Summit di Cedar City


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