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"The tree of liberty must be refreshed from time to time with the blood of patriots and tyrants. It is its natural manure"

Thomas Jefferson


"Democracy is two wolves and a lamb voting on what to have for lunch. Liberty is a well-armed lamb contesting the vote"

Benjamin Franklin




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17 dicembre 2009

Cosa regalo al mio amico ne*ro quest'anno?

... è la domanda a cui vuol rispondere una delle guida che l'autorevole New York Times ha lanciato per questa stagione natalizia. "Non è difficile trovare un regalo fatto da e per la gente di colore", è il sottotitolo a firma dell'afroamericana Simone S. Olivier.

La guida è varia, si va dalle sciarpe ai videogiochi di Barack Obama per i bambini, dalle crociere a particolari make-up. Non solo per appartenenti alle comunità nere, ma anche asiatiche e ispaniche.

In realtà la notizia non sarebbe tale (perché è evidente nel sottotitolo lo scopo della guida: individuare prodotti fatti da aziende afroamericane etc... una sorta di made in black, o in yellow, o in latin che può far apprezzare di più il regalo a chi fa parte di quelle comunità... ma anche a chi non ne fa parte), ma vedere la parte peggiore dei conservatori - quelli che a distanza di un anno continuano ancora a dire che Obama non è nato in America, o che è musulmano - accusare di razzismo il NYT e i fanatici democratici del politicamente corretto girarsi intorno incerti sul da farsi e in preda ad una crisi di identità - il giornale che ho seguito per anni è razzista? l'afroamericana Olivier è razzista? io sono razzista? - è veramente divertente. Per non parlare poi dei bloggers italiani che commentando la notizia cercano di fare ironia ipotizzando guide "per gente dagli occhi azzurri e capelli biondi" in preda a crisi di antiamericanismo compulsivo.



18 luglio 2009

Se n'è andato Walter Cronkite, leggenda del giornalismo americano

L'America ha perduto una leggenda. Walter Cronkite, l'ex-anchorman della CBS che annunciò al paese la morte a Dallas del presidente John Kennedy e che fece vivere agli americani l'epopea dello sbarco sulla Luna, è morto venerdì a New York. Aveva 92 anni e da tempo lottava contro problemi cerebro-vascolari.

Per quasi venti anni, dal 1962 al 1981, Cronkite era stato il conduttore del telegiornale più seguito d'America, il CBS Evening News. Ma per un periodo ancora più lungo, nell'arco di una carriera durata sei decenni, Cronkite era stato soprattutto "l'uomo di cui gli americani avevano più fiducia", col suo approccio diretto, con le sue parole misurate, con la sua voce profonda che gli conferivano una autorevolezza senza precedenti nel mondo dei media.

Leggendaria la frase di chiusura del suo notiziario: "And That's the way it is" (E questo è il modo in cui stanno le cose). Una frase che mirava, ha sempre spiegato, a sintetizzare l'ideale più sacro per un giornalista: "raccontare sempre le cose come le vede, senza curarsi delle possibili conseguenze e senza temere di suscitare controversie".

A Cronkite sono legati, nella memoria collettiva degli americani, alcuni degli eventi che hanno plasmato la storia della nazione negli ultimi decenni. Toccò a lui annunciare nel 1963 la morte del presidente Kennedy a Dallas, leggendo in diretta un dispaccio d'agenzia: la pausa seguita alla drammatica notizia, con Cronkite che si sfila lentamente gli occhiali, guarda l'orologio appeso al muro e cerca di vincere la evidente commozione, fa parte della storia del giornalismo e
dell'America.

Famoso è rimasto l'editoriale televisivo nel 1968, mentre era in corso in Vietnam l'offensiva del Tet, quando Cronkite dichiarò che la Guerra in Vietnam non poteva più essere vinta. Leggenda vuole che il presidente Lyndon Johnson abbia commentato con amarezza: "E' finita. Se ho perduto Cronkite, ho perduto l'americano medio". Johnson non si ricandidò alle successive elezioni presidenziali.

Nato il 4 novembre 1916 nel Missouri, Walter Leland Cronkite Jr. aveva iniziato il mestiere di reporter con l'agenzia UPI che l'aveva inviato in Europa a raccontare la Seconda Guerra Mondiale. Cronkite si era fatto paracadutare sull'Olanda con la famosa 101/ma Divisione Aviotrasportata e aveva poi partecipato allo sbarco in Normandia. Ma aveva sempre sminuito con modestia il suo evidente coraggio: "In realtà sono un codardo. - diceva - Ero sempre spaventato a morte. Ho fatto tutto il possibile per evitare di finire nei combattimenti". Dal 1946 al 1948 era stato capo dell'ufficio di Mosca dell'UPI. Nel 1950 era stato assunto dalla Tv CBS. Era l'inizio di una straordinaria carriera.



7 giugno 2009

Gli zombies hanno votato per Obama?

Il quotidiano Minnesota Majority ha scoperto che, alcuni cittadini che sono deceduti prima del 4 novembre 2008, che avevano votato in una consultazione precedente, hanno espresso il loro voto anche alle scorse presidenziali. Sono circa 2.800 i "morti" che hanno espresso il loro voto.

Non è dato sapere in che modo questi zombies abbiano votato. Sta di fatto che il Minnesota è uno degli stati in cui ha vinto Obama...





20 febbraio 2009

A Bush si poteva dare dell'"assassino", ma guai a dare ad Obama della "scimmia"

Qualche giorno fa in Connecticut un simpatico scimpanzé (tra l'altro attore di alcuni spot pubblicitari, dove aveva dimostrato di avere più talento recitativo della moglie di Benigni - e anche di lui, in realtà) ha saltato parecchi livelli evolutivi, ed è diventato umano, iniziando ad aggredire senza alcuna ragione chi gli stava attorno. Fuggito, è stato abbattuto dai poliziotti, non senza però esser riuscito a ferirne uno.

Qui la storia. Il vignettista del NY Post ha preso spunto dalla storia, l'ha mischiata con la crisi finanziaria e con il folle piano di risanamento del Prez Obama, e ne è scaturita la simpatica vignetta qui sotto.

Ovviamente casini e sopracasini, Il NY Post inizialmente non si è mosso di un centimetro dalla sua posizione, poi di nuovo casini e sopracasini, e la testata per evitare ulteriori guai si è scusata "con chi si è ritenuto offeso".

Visto che per Bush la "satira" invocando (giustamente, per carità) la libertà di satira e di pensiero gli ha dato dell'assassino, pedofilo, ubricone, idiota, ecc. ecc., senza dare la possibilità a nessuno di sentirsi offeso, viene ancora una volta dimostrato il teorema che per i democratici la libertà è "libertà di pensarla solo ed esclusivamente come noi".

Non a caso  "libertà e democrazia" è un ossimoro.




25 giugno 2008

l'avvoltoiaggio sul videogioco riuscito a metà

Secondo il New York Times, solo un totale di 2,676 persone ha citato in giudizio Rockstar Games, chiedendo fino a 35 milioni di dollari come risarcimento per essere stati "traumatizzati" dalle scene hard di Hot Coffee, modifica che può essere implementata, solo per scelta dell'utente nel gioco GTA San Andreas, e che moltiplica i contenuti erotici nel videogame.
Il pool di avvocati che avevano segnalato il caso sono molto delusi del basso numero di utenti che hanno promosso la causa. "Se sono deluso? certo," ha detto Seth Lesser, a capo del pool di avvocati dei querelanti. "I termini del caso erano chiari...".

Gli squali-parassiti da aula giudiziaria (uno dei tanti cancri del nostro tempo) questa volta non è riuscita nel suo intento, e ci sono buone probabilità che l'ennesima crociata censoria contro un piacere od un divertimento si dissolva nel niente come una bolla di sapone.
I 2,676 coglioni che hanno comprato un videogioco con la dicitura "violento", ne hanno messo per loro scelta la modifica "porno", e sono rimasti  traumatizzati dalla violenza e dal porno (sai, ho comprato la gomma che non si attacca ai denti, e ne sono rimasto traumatizzato: non si attacca mica ai denti!  /// sai, ho comprato playboy dal giornalaio, e dovevi vedere che schifo: quante donne nude, ne sono rimasto traumatizzato, una cosa indecente, guarda!)  ed  i loro avvocati dovranno trovare qualche altro piccolo piacere della vita su cui allungare le loro sudicie mani.

Speriamo siano finiti i tempi in cui gli imbecilli citavano le case produttrici di sigarette perché non sapevano che il fumo faceva male ed i giudici gli davano pure ragione, elevando la stupidità, l'ignoranza e l'idiozia del singolo a ragione di giustizia universale (come se io facessi causa alla Old El Paso perché mangiando tutti i tacos che mangio ho preso 4 chili, sostenendo che "non potevo immaginare che mangiandomi 8 tacos ripieni all'inverosimile nella stessa sera avrei perso la mia linea").

Fanculo ai crociati moral-salutisti da aula del tribunale. Questo round avete perso!




permalink | inviato da InVisigoth the BountyHunter il 25/6/2008 alle 15:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa


31 marzo 2008

Ciao a Dith Pran, che fece conoscere al mondo la follia comunista

Un cancro pancreatico al quarto stadio, che l'aveva ridotto quasi a uno scheletro, si è portato a 65 anni Dith Pran, il fotografo cambogiano che fece luce con la sua coraggiosa avventura sui "campi della morte" dei khmer rossi e del macellaio comunista Pol Pot, che sterminò un terzo della popolazione cambogiana in appena cinque anni (dal 1975 al 1979) compresi vecchi, disabili e bambini. Pran si è spento in un ospedale del New Jersey, quando era ormai arrivato a pesare appena 35 chilogrammi a causa del suo male.
Senza di lui ed il suo collega nel New York Times, Sydney Schanberg, il mondo non avrebbe saputo nulla di ciò che stava succedendo in quella parte del mondo, di ciò che le assurde teorie collettiviste venute alla luce nel mondo dei sogni europei stavano causando nel mondo reale asiatico.
Negli anni successivi al 1980, Pran collaborò con il New York Times, e come presidente del The Dith Pran Holocaust Awareness Project ha cercato di ottenere giustizia per le vittime di quell'olocausto rosso. Il fotoreporter cambogiano perse tre fratelli assassinati dai khmer rossi.
La sua vicenda, la sua cattura, le torture subite ed infine la sua fuga dai campi di concentramento nazicomunisti, insieme alle sofferenze patite dalla popolazione dopo il ritiro americano dall'Indocina sono narrate nel film "Urla del silenzio" (The killing fields il titolo originale).



7 marzo 2008

Obama (nei guai): Naftagate e Canada

In Italia, ormai affascinata dal mito di Barack Hussein Obama, se ne è parlato poco, ma il senatore dell'Illinois è al centro di un guaio che potrebbe segnare in modo pesante le sue ambizioni presidenziali.
In breve il fatto è questo: in materia di Nafta (il trattato commerciale per il libero scambio in Nordamerica) Obama agli elettori avrebbe espresso una posizione diversa da quella avuta in sede ufficiale con il governo canadese. In poche parole, ben prima di essere eletto, avrebbe compiuto l'unico peccato che gli americani non ignorano mai:la menzogna spudorata per salvarsi le chiappe. L'affaire è scoppiato oltre confine, in Canada, dove il Primo Ministro Stephen Harper aveva espresso preoccupazione la settimana scorsa, in caso di vittoria dei democratici, per il futuro del trattato (vedi qui).
Ebbene, Obama avrebbe rassicurato privatamente il governo canadese che la revisione del Nafta che aveva proposto agli elettori altro non era che una boutade elettorale. Ma la notizia è arrivata alla stampa canadese, che pur simpatizzando per Obama non ci ha pensato due volte a darla in pasto all'opinione pubblica (mica siamo in Italia con Repubblica ed il Corriere), ed anche ad una rete televisiva americana.
Harper ha annunciato ieri una inchiesta sulla fuga di notizie canadesi che hanno danneggiato il senatore Obama alla vigilia delle importanti primarie di questa settimana in Ohio e Texas.
Il primo ministro conservatore ha detto che l’inchiesta include anche le persone all’interno del suo ufficio in quanto vuole «al più presto possibile fare chiarezza» su quello che viene ormai definito il Nafta-Gate.
In precedenza Harper aveva detto che si stava indagando sul caso solo all’interno del ministero degli Esteri ritenendo che la fuga di notizie sia partita da fonti diplomatiche. Ieri invece, rispondendo alle domande del leader del New Democratic Party, Jack Layton, Harper ha detto che l’inchiesta riguarderà anche i membri del suo ufficio.
Questo perché, sempre ieri, era stato riportato in alcuni giornali e programmi televisivi, che l’autore di questa fuga di notizie fosse stato il suo capo del personale Ian Brodie. In particolare ieri sia il Liberal Party sia l’Ndp, hanno chiesto le dimissioni di Brodie.
Secondo quanto emerso negli ultimi due giorni, oltre ad un memo scritto per uso e consumo interno, giunto però la scorsa settimana nelle mani dei giornalisti della rete televisiva americana Abc, sembra che Brodie avesse menzionato la posizione di Obama anche ad alcuni giornalisti canadesi la scorsa settimana, durante il cosiddetto lock-up per il budget federale.
Il primo ministro Stephen Harper ha definito ieri «molto ingiusta» nei confronti del candidato alla nomination democratica la fuga di «notizie canadesi» in base alle quali Obama è stato accusato di avere adottato un «doppio linguaggio» per confondere i suoi elettori affermando una cosa in pubblico ed una in privato. Sarà molto ingiusta, ma suona anche molto vera.
Ieri ho detto che Obama si era trasformato in Hillary Clinton. Rettifico: volevo dire in Bill...



6 febbraio 2008

God save the Libertarian North

In questo turbinio seguente il Super Martedì, di cui penso ormai sappiate tutto, cercherò di fare una riflessione spero diversa dalle altre.

Se gli Stati del Sud si sono mostrati conservatori huckabiani, gli Stati del Nord hanno dimostrato una tendenza libertaria non indifferente. In Alaska, Montana, North Dakota, Ron Paul ha ottenuto una percentuale niente male, dimostrando di giocarsela alla pari con gli altri tre candidati mainstream.

In Alaska (forse lo stato fra quelli nominati andato peggio) Mitt Romney l'ha fatta da padrone, incassando il 44,1% dei consensi, seguito da Huckabee al 21,9% e da Ron Paul al 16,8%; chiude il favorito alla nomina John McCain al 15,5%.

Nel Montana, abbiamo Mitt Romney al 38,3%, seguito dal nostro Ron Paul al 24,5%; dopo John McCain, al 22%, ed Hucka al 15%.

Il North Dakota vede piazzarsi per primo Romney al 35,7%, seguito da McCain al 22,3%, seguito per un soffio da Paul al 21,3% (stiamo parlando di meno di 200 voti); infine Huckabee al 19,9%.

E tutto sommato, anche nel Minnesota non è andata malissimo (viste le percentuali negli stati della costa Est ed Ovest), dove Paul è quarto ma con un 15,6% di voti.

Ma non è finita qua. Passiamo al caso Maine. Perché "caso"? Semplice. Tutti i media si sono fermati al 68% o giù di lì del voto scrutinato. In questo importante (per immagine più che per numero di delegati) test immediatamente pre-SuperMartedì, nessun media di rilievo (NY Times, CNN, etc) ha dato il risultato finale. Tutti presi dalla foga del martedì? Forse. O forse il risultato avrebbe potuto creare qualche problema di equilibrio e dunque era meglio far finta di nulla. E sì, perché da voci non controllate (ma se nessuno fornisce i dati ufficiali...), sembrerebbe che nel Maine il più votato sia stato proprio Ron Paul. Quanti nel SuperMartedì non hanno votato Ron Paul perché non avendo vinto mai era creduto un voto inutile? Non lo sapremo mai. Però, qualche dubbio, io ce l'ho (anche perché i media americani la stanno facendo molto sporca in questa competizione). Tra l'altro, le proiezioni dei delegati finora ottenuti sono appunto proiezioni, e la fuga definitiva di qualcuno non c'è stata.

Alaska, North Dakota, Montana, Minnesota, Maine. Da Nord Ovest a Nord Est il fronte libertario è più vivo che mai (e non dimentichiamo il Nevada). Mi chiedo se questa composizione geografica è casuale, oppure c'è qualche motivo strutturale e/o culturale per cui gli Stati confinanti con il Canada hanno espresso il voto in questo modo. Attendo pareri!

In ogni caso spero che Ron Paul si candidi come indipendente. La battaglia non è finita finché non è finita.

UPDATE
: Come ha notato anche Matthias nei commenti, nello Stato di Washington (in cui si è votato il 9 febbraio) Ron Paul ha ottenuto il terzo posto, con il 20,77% (guardando le percentuali degli altri stati in cui si è votato lo stesso giorno, si nota che lì non ci si è comunque scostati dal 5%). Dunque il Nord si conferma fronte libertario, dal Pacifico all'Atlantico. No, non credo proprio sia una coincidenza...




28 gennaio 2008

Monica Lewinsky in salsa nigga

No, nessuno scandalo che riguardi il candidato Barack Obama. Il politico in questione gode di meno fama internazionale, ma negli States è nell'occhio del ciclone, perché ha commesso l'unico peccato in politica che un americano non può mai perdonare: mentire sotto giuramento.

Il sindaco afroamericano di Detroit, Kwame Kilpatrick, è nei guai per la pubblicazione, da parte del Detroit Free Press, dei suoi messaggini d'amore verso la sua assistente Christine Beatty, nel corso di una appassionata relazione extra-coniugale. Il giornale del Michigan ha pubblicato solo quelli meno espliciti, facendo divampare uno scandalo politico e legale che potrebbe portare presto alle dimissioni del sindaco.

Kwame Kilpatrick finirà infatti sotto inchiesta per falsa testimonianza perché in un processo intentato da due poliziotti di Detroit aveva affermato, sotto giuramento, di non avere alcuna relazione sessuale con la sua assistente Christine. Il sindaco, che è sposato e ha tre figli, e Christine, sposata e con due figli, si conoscono dai banchi del liceo e la donna è stata la manager di tutte le sue campagne elettorali. La affermazione dei due di essere un team politico, e non sessuale, ha cominciato a traballare quando due agenti di Detroit hanno fatto causa alla città sostenendo di essere stati licenziati ingiustamente dopo avere iniziato a indagare sull'uso fatto dal sindaco delle sue guardie private per nascondere la sua relazione con la assistente. Il sindaco e Christine avevano affermato sotto giuramento di non avere alcuna relazione sessuale e di non avere quindi niente da nascondere. Ma la giuria aveva assegnato un risarcimento totale di nove milioni di dollari ai due agenti.

Adesso i 14mila messaggini telefonici ottenuti dal quotidiano di Detroit sembrano mostrare senza ombra di dubbio la esistenza delle relazione clandestina. «Ti desidero. Dobbiamo andare insieme in West Virginia. Ho tanto bisogno di te. Voglio svegliarmi la mattina ed averti accanto nel letto. Ti amo», scrive il sindaco alla sua assistente. «Ti manco sessualmente? - risponde Christine - Mi hai fatto sentire così bene l'altra notte! Non mi basta mai!».

Il sindaco era diventato primo cittadino di Detroit nel 2002 a 31 anni, il più giovane sindaco di una metropoli in America. Afroamericano, vestiti sgargianti alla Puff Daddy, un orecchino di diamante all'orecchio, sempre al centro della scena, un debole per le donne, Kilpatrick non è il genere di persona che passa inosservata. Anche Christine è afroamericana.

Da quando il giornale ha pubblicato i messaggi d'amore, il sindaco è sparito dalla circolazione, per stare con la sua famiglia, dopo avere diffuso una breve dichiarazione: «Sono messaggi vecchi di sei anni che riguardano un periodo molto difficile della mia vita». Beh, se invece di perdere tempo a scrivere 14mila messaggini avessi tentato di risolvere le difficoltà, magari...





25 gennaio 2008

Il NY Times appoggia Hillary, il LA Times accusa Obama

Il New York Times ha appoggiato ufficialmente Hillary Clinton nella campagna per le Presidenziali 2008. Secondo l'autorevole quotidiano è la candidata più qualificata, ed il comitato elettorale la raccomanda caldamente come scelta: "Sarebbe un ottimo Presidente".
Sullìaltro versante, il NYTimes ritiene che il "male minore" se il prossimo presidente dovesse essere repubblicano, sarebbe John McCain in quanto "l'unico che promette di por fine allo stile di governo di George W. Bush". Sulla posizione del quotidiano newyorchese sull'ex Sindaco Rudolph Giuliani, ne ho già parlato qui. In sintesi, non solo non sarebbe un buon presidente, ma è anche un uomo pericoloso.
Passiamo coast 2 coast. Il Los Angeles Times rivela la furbetteria che Obama si è inventato quando era senatore dell'Illinois. Ben 6 volte Obama ha infatti sbagliato a premere il pulsante, votando il contrario di quel che aveva dichiarato, e facendo mettere subito a verbale il suo errore. Ma il voto è rimasto perché le regole del Senato dell'Illinois non consentono una modifica del voto espresso. Dov'è l'accusa? Semplice: secondo alcuni, è stato un espediente che ha permesso ad Obama di non scontentare la sua base democratica con l'intenzione di voto e di votare poi come conveniva a lui ed alla sua carriera politica. Alla fine una volta può anche passare, sei volte in cui ci si confonde fra il sì ed il no, a meno che uno non sia un onorevole no-global, è un po' difficile da credere. Obama ha smentito quest'insinuazione, spiegando che è stata solo distrazione. Quindi se un domani sedesse alla Casa Bianca, anziché spingere il bottone per chiamare la cameriera potrebbe premere quello per azionare le armi nucleari.  Se sbaglia fra soli due bottoni, figuriamoci fra 150.
Nel frattempo il candidato democratico radical Dennis Kucinich ha deciso di abbandonare la corsa, e il riconteggio delle schede in New Hampshire ha confermato la vittoria di Hill Clinton. Kucinich ha deciso di non appoggiare alcun candidato.




23 gennaio 2008

Il NY Times: "Rudy Giuliani? un bandito"

Il NY Times, in quest'articolo di ieri scritto a quattro mani da Mike Powell e Russ Buettner, descrive l'ex sindaco della Grande Mela come una sorta di bandito che usa il potere per spietate vendette personali. "Giuliani ha fatto della rappresaglia uno stile di vita", ha scritto il quotidiano newyorchese citando Matthew Brinkerhoff, avvocato di una rispettata organizzazione per gli homeless e i malati di Aids che l'ex sindaco aveva "preso di mira" dopo che i suoi attivisti avevano usato la sua fotografia in una protesta contro il comune. "Preso di mira" non è una metafora: nel 1998 la polizia di New York su ordine di Giuliani dispiegò elicotteri e tiratori scelti sui tetti di Manhattan per intimidire una protesta di attivisti del gruppo. Tutto per una foto, a spese del contribuente e contro la legge. Casi del genere si contano a decine: dal tassista James Schillaci che aveva osato rivolgersi a un giornale per denunciare un abuso fatto dai poliziotti a un semaforo rosso del Bronx e che si era visto sbattere in galera con la scusa di una vecchia infrazione stradale, al predecessore di Giuliani, Ed Koch: non c'era buon sangue tra i due e il ritratto ufficiale di Koch venne rimosso senza troppe cerimonie dalla Blue Room del municipio. "Mi è andata bene che Rudy non ne ha fatto un falò bruciandolo con il Primo Emendamento che protegge la libertà di parola", ha commentato l'interessato in una recente intervista.

Bene bene bene... Ennesimo capolavoro dell'italoamericano. Prima l'attribuire solo a se stesso l'intera gestione della città post  9/11 (era  salito anche lui con i pompieri sul WTC poco prima del crollo, lo sapevate? Ma lui sapeva volare e si è salvato). Poi la fantastica tattica di puntare solo sugli stati con più delegati alle presidenziali, presentandosi in questi stati con l'immagine di uomo forte che ha preso finora sei sberle nei denti (molto macho, in effetti...), con persino il simpatico Duncan Hunter che finora ha più delegati di lui (effettivamente, un immagine proprio da uomo forte, mica da rincoglionito). Adesso queste chicche come ciliegina sulla torta.

Posso concludere 'sto post in tre modi:

1) Meno mogli e meno cazzate sono basilari per essere candidati credibili alla Casa Bianca. Non si capisce bene se il mormone sia Romney o Giuliani, visto il numero di concubine del secondo.

2) certi italians anziché alla Casa "Bianca" dovrebbero pensare alla farina "bianca" per la pizza.

3) Dal film di Spike Lee Do the right thing: "italiano del cazzo, pizzaiolo, mangiaspaghetti... Vic Damone, Perry Como... Luciano Pavarotti, 'O sole mio', coglione, e neppure sai cantare"

Fatemi sapere quale preferite.




27 dicembre 2007

Il parlamento del New Jersey ha abolito la pena di morte, il Popolo la rivuole

Qualche giorno fa il Parlamento del New Jersey aveva dato il suo assenso alla proposta del Governatore Jon Corzine dello Stato di abolire la pena di morte. Il procuratore generale dello Stato Giardino ha deciso tuttavia di ricorrere in appello contro la decisione presa dal governatore, in quanto questo non sarebbe competente a commutare le condanne a morte già sancite in ergastoli senza condizionale. Sono otto i detenuti condannati alla pena capitale che potrebbero veder commutata la pena.
E se il mondo forense è un po' nel caos (con gli avvocati del pubblico patrocinio che attendono di sapere quale linea di difesa dovranno adottare per i diciannove imputati di reati capitali non ancora processati), la popolazione sta insorgendo contro la decisione di abolire la pena capitale.
Non passa giorno che i giornali non siano inondati da lettere di protesta, con i cittadini infuriati per non essere stati coinvolti in una decisione sull'amministrazione della giustizia penale, che negli States appartiene al popolo e da essa viene amministrata tramite propri rappresentanti in aula (i giurati).
Il giornale The Star Ledger (la voce del New Jersey) ha accusato apertamente il governatore di aver favorito le lobbies criminali ai diritti della gente.
I parenti delle vittime intendono impegnarsi per far annullare la revoca decisa dal governatore: "faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità affinché questa gente non sia mai più rieletta", hanno dichiarato i portavoce di cittadini che hanno avuto parenti ammazzati da criminali detenuti nel braccio della morte.
Un sondaggio della Quinnipiac University mostra che la percentuale di abitanti del NJ favorevoli all'abolizione della pena capitale sono il 39%, contro il 53% di favorevoli alla pena capitale.


La mia posizione: sono favorevole ad un referendum sulla questione, in quanto la giustizia penale appartiene alla popolazione. La posizione emersa dal referendum sarebbe in ogni caso da accettare, in un senso o nell'altro. La questione "pena di morte", per quanto mi riguarda, concerne solo il grado di afflittività che la pena può raggiungere. E' una pena come tutte le altre, sia come natura che come funzione. E' giusto che sia la popolazione di uno Stato a decidere se contemplarla nel proprio ordinamento oppure no. Ogni altro discorso abolizionista (civiltà del diritto, utilità, etc) non ha senso, in quanto la pena è per sua natura afflittiva, non c'entra nulla con l'utilità (altrimenti il diritto penale stesso sarebbe inutile, visto che non elimina il crimine), con la "civiltà" (è "civile" rinchiudere anche per un mese un uomo in una gabbia di 3 metri per tre? certo che no... ed allora, aboliamo le prigioni? Non è possibile). Il diritto penale è un fenomeno normativo eccezionale (nel senso di diverso) rispetto agli altri rami del diritto, e nella sua eccezionalità potrebbe contemplare anche questo tipo di pena. E non mi parlate di moralità: come si fa a definire "moralità" quello di uno Stato che garantisce a un omicida vitto, alloggio, cure pluridecennali, mentre parte della sua popolazione muore per fame e/o malattie?


Megan Kanka, stuprata e massacrata a sette anni dal vicino di casa, Jesse Timmendequas. Detenuto nel braccio della morte, Timmendequas potrebbe beneficiare della decisione del Governatore. Il padre di Megan ha dichiarato: "Sono ancora fiducioso che un individuo simile non arrivi a vedere la vecchiaia".



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