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"The tree of liberty must be refreshed from time to time with the blood of patriots and tyrants. It is its natural manure"

Thomas Jefferson


"Democracy is two wolves and a lamb voting on what to have for lunch. Liberty is a well-armed lamb contesting the vote"

Benjamin Franklin




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21 giugno 2008

Ogni Stato ha il suo 3monti, Canada compreso

Dell'epidemia 3montiana è invaso il mondo. Gli States hanno Barack Hussein Obama, che non si è fatto pregare nel far propria una tassa sull' extra-gettito dei petrolieri, che tra l'altro fra le socialisterie del suo programma questa è una cosa che fa la sua figura. Spostiamoci adesso a nord del confine.
«È tempo di cambiare e di affrontare una volta per sempre il problema dell’inquinamento atmosferico»: lo ha affermato ieri il leader federale del Liberal Party Stephane Dion, presentando il suo controverso piano conosciuto come “carbon tax” dalla maggior parte dei canadesi, mentre i liberals preferiscono chiamarlo “green shift”.
Alla base della proposta c’è comunque l’imposizione di una tassa sul consumo dei prodotti energetici che tiene conto del grado di inquinamento. Tale tasse, secondo quanto reso noto ieri da Dion, genererà introiti pari a 15 miliardi e 400 milioni di dollari in quattro anni.
Ma Dion ha subito aggiunto che un suo eventuale governo approverebbe subito degli sgravi fiscali, specificamente sulla tassa sui redditi: “Si tratta di un piano molto potente e, nello stesso tempo, molto semplice”.
Secondo il leader del Liberal party il concetto è semplice: «Aumenteremo le tasse su ciò di cui abbiamo meno bisogno, come l’inquinamento e gli sprechi, mentre le diminuiremo su ciò di cui abbiamo bisogno e cioè la ricerca, i programmi innovativi ed i redditi».
Le cifre previste dal piano, presentato a Ottawa saranno comunque difficili da spiegare all’elettorato in quanto faranno aumentare la bolletta della luce ed il costo della benzina al distributore, prodotti i cui prezzi sono già considerevolmente alti.
I "liberali" hanno ieri spiegato che il piano prevede una tassa di 10 dollari per tonnellata di emissioni inquinanti che provocano l’effetto serra e tale tassa salirà a 40 dollari alla fine di quattro anni.
Prevede comunque la riduzione dell’indice di tassazione per le fasce più basse (da 37.885 dollari in giù) dell’1,5 per cento e quindi scenderebbe al 13,5%. Il taglio sarebbe dell’1 per cento per le due successive fasce.
Si tratterebbe di un taglio che raggiungerebbe i 15 miliardi e mezzo nell’arco dei quattro anni.
Il piano prevede inoltre la creazione di un ulteriore aiuti finanziario di 350 dollari per le famiglie con bambini ed un aumento di 600 dollari del cosidetto “supplemento” per gli anziani.
La presentazione della proposta del leader del Liberal Party Stephane Dion ha suscitato l’immediata reazione degli altri partiti. Secondo il primo ministro Stephen Harper, si tratta di un nuovo “flip-flop” del leader liberale il quale «ora preferisce il nuovo sistema che gli consente di imporre di nuova una tassa sul consumatore».
A Ottawa il ministro conservatore Jason Kenney ha attaccato la proposta di Dion sottolineando che si tratta di una iniziativa che «danneggerà la nostra economia che invece ha bisogno di stimoli fiscali e non di altre tasse».
Secondo Kenney la proposta di Dion provocherà un aumento dei prezzi in tutti i settori, soprattutto in quello dei trasporti: «Ed è ovvio – ha detto Kenney – che le aziende che saranno tassate dal piano di Dion, non si terranno tali aumenti, ma li passeranno di nuovo sulle spalle del consumatore che verrà così penalizzato due volte» (ditelo a Tremonti, please, che quest'ovvietà non l'ha compresa, poveretto -nda-). L’esponente conservatore ha sottolineato più volte che il nome del programma «che i liberal cercano di promuovere è una trappola in quanto non si tratta di un piano per aiutare l’ambiente, ma solo di un modo indiretto per togliere soldi dalle tasche dei consumatori imponendo una vera e propria tassa».
Critiche anche da parte del leader del New Democratic Party Jack Layton il quale ha detto che «in parlamento abbiamo un partito, quello dei liberals, che presentano un piano sbagliato, mentre i conservatori non hanno nemmeno un piano per aiutare l’ambiente». Layton ha respinto l’iniziativa liberal definendola inefficace ed ha promosso di nuovo la proposta del suo partito del “cap and trade”. Una iniziativa che, ha detto Layton, mette dei limiti precisi sulle emissioni delle grosse compagnie che inquinano di più l’ambiente imponendo grosse penalizzazioni oppure l’acquisto di “punti” da parte di aziende che rimangono sotto i limiti delle emissioni previste. I democratici sono uguali dappertutto...




7 marzo 2008

Obama (nei guai): Naftagate e Canada

In Italia, ormai affascinata dal mito di Barack Hussein Obama, se ne è parlato poco, ma il senatore dell'Illinois è al centro di un guaio che potrebbe segnare in modo pesante le sue ambizioni presidenziali.
In breve il fatto è questo: in materia di Nafta (il trattato commerciale per il libero scambio in Nordamerica) Obama agli elettori avrebbe espresso una posizione diversa da quella avuta in sede ufficiale con il governo canadese. In poche parole, ben prima di essere eletto, avrebbe compiuto l'unico peccato che gli americani non ignorano mai:la menzogna spudorata per salvarsi le chiappe. L'affaire è scoppiato oltre confine, in Canada, dove il Primo Ministro Stephen Harper aveva espresso preoccupazione la settimana scorsa, in caso di vittoria dei democratici, per il futuro del trattato (vedi qui).
Ebbene, Obama avrebbe rassicurato privatamente il governo canadese che la revisione del Nafta che aveva proposto agli elettori altro non era che una boutade elettorale. Ma la notizia è arrivata alla stampa canadese, che pur simpatizzando per Obama non ci ha pensato due volte a darla in pasto all'opinione pubblica (mica siamo in Italia con Repubblica ed il Corriere), ed anche ad una rete televisiva americana.
Harper ha annunciato ieri una inchiesta sulla fuga di notizie canadesi che hanno danneggiato il senatore Obama alla vigilia delle importanti primarie di questa settimana in Ohio e Texas.
Il primo ministro conservatore ha detto che l’inchiesta include anche le persone all’interno del suo ufficio in quanto vuole «al più presto possibile fare chiarezza» su quello che viene ormai definito il Nafta-Gate.
In precedenza Harper aveva detto che si stava indagando sul caso solo all’interno del ministero degli Esteri ritenendo che la fuga di notizie sia partita da fonti diplomatiche. Ieri invece, rispondendo alle domande del leader del New Democratic Party, Jack Layton, Harper ha detto che l’inchiesta riguarderà anche i membri del suo ufficio.
Questo perché, sempre ieri, era stato riportato in alcuni giornali e programmi televisivi, che l’autore di questa fuga di notizie fosse stato il suo capo del personale Ian Brodie. In particolare ieri sia il Liberal Party sia l’Ndp, hanno chiesto le dimissioni di Brodie.
Secondo quanto emerso negli ultimi due giorni, oltre ad un memo scritto per uso e consumo interno, giunto però la scorsa settimana nelle mani dei giornalisti della rete televisiva americana Abc, sembra che Brodie avesse menzionato la posizione di Obama anche ad alcuni giornalisti canadesi la scorsa settimana, durante il cosiddetto lock-up per il budget federale.
Il primo ministro Stephen Harper ha definito ieri «molto ingiusta» nei confronti del candidato alla nomination democratica la fuga di «notizie canadesi» in base alle quali Obama è stato accusato di avere adottato un «doppio linguaggio» per confondere i suoi elettori affermando una cosa in pubblico ed una in privato. Sarà molto ingiusta, ma suona anche molto vera.
Ieri ho detto che Obama si era trasformato in Hillary Clinton. Rettifico: volevo dire in Bill...



6 dicembre 2007

Il leader conservatore non piace alla base: troppo"di sinistra"

I problemi per il leader del Partito Conservatore dell’Ontario, John Tory, non sembrano terminare ed infatti potrebbero aumentare nelle prossime settimane.
Secondo quanto riferito ieri dal Toronto Star, un gruppo di influenti conservatori che si rifanno alla destra del partito, avrebbero iniziato una serie di attività per costringere il leader in carica a dimettersi e convocare una nuova convention.
Tory, come è noto, ha guidato il partito lo scorso dieci ottobre in una campagna che si è conclusa con una sonora sconfitta. Lo stesso Tory non è riuscito a conquistare il suo distretto torontino.
La causa della sconfitta è legata direttamente ad una campagna nel corso della quale il leader conservatore aveva proposto l’estensione del finanziamento pubblico a tutte le scuole di qualsiasi fede religiosa.
L’opposizione che sembra crescere sempre di più all’interno del partito sembra comunque avere anche altre motivazioni e cioè Tory non è ritenuto «adeguatamente a destra» per poter rappresentare la base elettorale che da sempre sostiene il Partito Conservatore.
John Tory, infatti, è stato sempre considerato uno dei “red Tory”, e cioè spostato verso la sinistra del partito in un’area, dicono i suoi oppositori, che collude con la destra liberale.
Secondo il giornale torontino il movimento sarebbe guidato da una dozzina di «prominenti esponenti conservatori» i quali intendono promuovere iniziative per giungere ad una revisione della leadership prevista il prossimo mese di febbraio.
Tory, da parte sua, si è fino ad ora rifiutato di prendere una decisione sul suo futuro politico ed ha intrapreso una serie di incontri prima con i membri del suo caucus, quindi i responsabili delle varie organizzazioni locali ed infine parlando con i conservatori durante incontri in varie città dell’Ontario.
I membri del caucus gli hanno già manifestato tutto il loro appoggio ma è ovvio che alcuni potrebbero anche essere dietro il movimento per forzare una nuova leadership del Partito Conservatore.




John Tory: eppure, un cognome più conservatore del suo è difficile da trovare



1 dicembre 2007

Protocollo Kyoto: un errore che il mondo non dovrà più ripetere

Il Canada ha giocato un ruolo cruciale nel condurre i Paesi del Commonwealth ad un accordo sulla lotta ai cambiamenti climatici.

Il Primo Ministro Stephen Harper ha concluso domenica scorsa la riunione dei capi di governo dei Paesi del Commonwealth, riuniti a Kampala, in Uganda, dichiarando che l’accordo di Kyoto è stato un errore per l’umanità, un piano non più proponibile per il futuro. M. Harper ha aggiunto che il Canada non sarà disposta a sostenere alcun nuovo trattato internazionale caratterizzato da vistose e inaccettabili lacune.

Il Primo Ministro ha sottolineato che il principale errore di Kyoto è stato quello di imporre degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra a 36 Paesi ma non ad alcuni come Stati Uniti, India e Cina che sono tra gli Stati più inquinanti del pianeta. Il Canada intraprenderà dunque, nei mesi futuri, dei cruciali negoziati post-Kyoto durante i quali farà valere una posizione chiara e semplice: dovranno cioè essere coinvolti anche gli Stati più inquinanti. Se questi non faranno la loro parte nessun accordo sarà possibile. Sebbene criticato da molti diplomatici stranieri, Harper su questo punto si è mostrato categorico e irremovibile.

La presa di posizione del Primo Ministro Canadese, che ha incassato il sì di quasi la totalità dei 53 Paesi del Commonwealth, è considerata da molti analisti la pietra angolare sulla quale edificare un nuovo accordo mondiale che possa superare il compromesso al ribasso di Kyoto. I prossimi negoziati internazionali sui cambiamenti climatici sono previsti per l’anno prossimo a Bali, in Indonesia. Il capo del Liberal Party of Canada, Stéphane Dion, si è detto “estremamente deluso ma non sorpreso” per la posizione adottata dal Primo Ministro al Commonwealth.


Stephen Harper


10 ottobre 2007

Election-Day in Ontario

Oggi milioni di cittadini dell’Ontario si recheranno alle urne per scegliere il nuovo governo della Provincia e per votare il referendum sul nuovo sistema elettorale. Gli ultimi sondaggi danno nettamente favoriti i liberal del premier Dalton McGuinty.
Quella conclusasi ieri è stata una campagna caratterizzata principalmente dal dibattito sulla proposta di finanziamento delle scuole private di qualsiasi fede religiosa fatta dal leader del Partito Conservatore John Tory. Proposta largamente avversata dagli elettori, che ha seriamente danneggiato la campagna dei conservatori e le possibilità di vittoria del leader Tory.
Quest’ultimo era considerato favorito all’inizio della campagna, ma il dibattito sui finanziamenti scolastici ha monopolizzato la campagna risparmiando al premier liberale McGuinty critiche sul suo operato negli ultimi quattro anni e sulle mancate promesse fatte nel corso dell’ultima campagna elettorale.
Tory ha comunque continuato a difendere la sua posizione anche nella giornata di ieri sottolineando di essere consapevole della poca popolarità della proposta, ma ha aggiunto che si tratta di un tema che doveva prima o poi essere affrontato in quanto lo status quo non è più accettabile. Ha detto di avere consultato gli elettori negli ultimi anni e di essere stato messo al corrente della opposizione a questa iniziativa, ma ha aggiunto che tutti avevano comunque concordato sulla necessità di fare qualcosa.
Tory ha espresso disappunto per il fatto che la quasi totalità della campagna elettorale sia stata dedicata a tale dibattito dimenticando invece «di parlare di altri importanti ed urgenti temi che riguardano i cittadini di questa Provincia».
Nella giornata di ieri Tory ha visitato undici distretti cercando di rafforzare il voto per i suoi candidati. Tory ieri ha anche visitato il suo distretto torontino, quello di Don Valley West, dove la sua stessa vittoria è in pericolo e la lotta è molto serrata con l’attuale ministro dell’Istruzione Kathleen Wynne.



5 ottobre 2007

Canada, leggi sulla droga più aspre

Il primo ministro Stephen Harper ha ieri presentato una proposta di legge che prevede pene detentive minime obbligatorie per coloro che si rendono responsabili di reati legati allo spaccio di stupefacenti.
L’annuncio, fatto a Winnipeg, comprende lo stanziamento di 64 milioni di dollari che dovranno servire per preparare una strategia nazionale per la lotta contro la diffusione degli stupefacenti e verrà presentata in parlamento alla fine di questo mese, cioè appena dopo la riapertura dei lavori parlamentari prevista per il prossimo 15 ottobre.
Il primo ministro Stephen Harper ha detto ieri che i due terzi dei fondi a disposizione verranno usati per aumentare le misure di prevenzione e per aiutare coloro che sono vittime della droga e vogliono tentare di uscire da questo inferno: «Ma tutto questo - ha detto Harper - non è sufficiente. Infatti abbiamo bisogno anche di leggi che li aiuti a liberarsi del problema una volta che ne sono affetti».
Secondo il primo ministro per molto tempo il governo canadese «ha dato dei segnali confusi» sulla proibizione o meno dell’uso delle varie droghe «e questo è il momento in cui è necessario fare chiarezza e far capire che l’uso delle droghe, di qualsiasi tipo, è nocivo e negativo per tutti».
Insieme al primo ministro erano a Winnipeg anche il ministro della Sanità, Tony Clement, e quello della Pubblica Sicurezza, Stockwell Day.
Una strategia per combattere la diffusione della droga faceva parte del bilancio federale presentato dal governo lo scorso mese di marzo. Il governo ha in particolare stanziato 32 milioni di dollari per potenziare i centri per la disintossicazione e quindi la riabilitazione dei tossicodipendenti. Il ministro della Sanità Clement ha detto che l’annuncio vuole essere un segnale per tutti i canadesi che «il governo è intenzionato seriamente a combattere questo flagello».
Secondo Clement la legislazione in questo settore non è stata toccata e rivista da oltre venti anni «e questo è il momento per dimostrare che siamo decisi a fare qualche cosa per aiutare i giovani e tutti coloro in difficoltà e cercare di prevenire che altri ne diventino vittime».


La skyline di Winnipeg, la capitale dello Stato di Manitoba


28 settembre 2007

In Canada il "tesoretto" usato per ridurre le tasse

Paese che vai, usanza che trovi. Il "tesoretto", in Canada è  utilizzato per tagliare le tasse  senza porsi troppe questioni astruse come in un  altro paese di mia conoscenza. "Of course", risponde il Primo Ministro  Canadese alla domanda "Il surplus di bilancio verrà utilizzato per tagliare le tasse?". Come a dire: " E per cos'altro dovremmo usarlo, altrimenti?".
In Canada, le casse del governo federale sono diventate sempre più ricche ed il debito pubblico sempre più piccolo.
Il Primo Ministro Stephen Harper, parlando ieri a Toronto, ha infatti annunciato che il surplus del bilancio federale supererà i 13 miliardi ed 800 milioni di dollari. Si tratta di una cifra notevolmente superiore a quella preventivata dal ministro delle Finanze Jim Flaherty nel suo bilancio dello scorso marzo. Il governo federale ha ridotto il debito nazionale lo scorso anno di 14 miliardi di dollari e questo ha consentito un risparmio in 12 mesi di 725 milioni di dollari solamente nella riduzione del pagamento degli interessi sul debito stesso: «E questi risparmi - ha detto ieri Harper - verranno passati automaticamente ai canadesi attraverso una riduzione delle tasse personali».
Il primo ministro, che era accompagnato dal ministro delle Finanze Jim Flaherty, ha sottolineato che «certamente non useremo questi soldi come li hanno utilizzati i precedenti governi e vi posso garantire - ha detto Harper - che noi siamo in grado di dire come ed a chi i vostri soldi sono andati» alludendo in modo aperto allo scandalo delle sponsorizzazioni dei liberal. «È ovvio - ha aggiunto - che noi useremo tali soldi per ridurre le tasse».
La notizia dell’aumento del surplus ha sorpreso alcuni osservatori politici i quali, a causa di alcune difficoltà nel mondo economico internazionale e nazionale, avevano preventivato una riduzione del surplus, ma ciò, ha detto Harper, «è spiegabile col fatto che il nostro governo ha speso 700 milioni meno di quanto previsto nel nostro bilancio dello scorso mese di marzo».

L'erba del vicino è sempre più verde, le tasse del vicino sono sempre più basse, la giustizia del vicino funziona meglio, l'università del vicino è meglio attrezzata, il vicino non ha comunisti alla "amministrazione del condominio", etc ... Poi si lamentano della fuga di cervelli: chiunque abbia un minimo di cervello se ne andrebbe ad abitare dal vicino...


Il giovane premier canadese Stephen Harper


18 settembre 2007

Aperta la campagna elettorale nel Newfoundland and Labrador

Da ieri anche la provincia del Newfoundland and Labrador è in campagna elettorale. Il premier della provincia atlantica, Danny Williams, ha sciolto il parlamento di St. John’s mandando tutti alle urne per il nove ottobre prossimo.
I conservatori di Williams hanno già 34 dei 48 deputati nell’attuale parlamento, ma la popolarità del premier potrebbe aiutare ad aumentare ancora di più tale cifra ed alcuni non escludono la possibilità di un vero e proprio “cappotto elettorale” con la conquista di tutti i seggi.
Una cosa simile accadde anche nel New Brunswick nel 1987, all’epoca del premier liberal Frank McKenna, che riuscì a conquistare tutti e 58 i seggi del parlamento di Fredericton.
Williams, che ha conquistato il potere nel 2003, ha caratterizzato il suo mandato con la disputa col governo federale di Stephen Harper per lo sfruttamento delle risorse energetiche off-shore ma anche per uno scandalo che ha visto coinvolto alcuni esponenti della sua amministrazione.
In particolare, il revisore provinciale dei conti, John Noseworthy, ha denunciato spese per un totale di 2 milioni e 200.000 dollari in rimborsi non autorizzati, spese per ristoranti, alcoolici ed altre cose frivole nell’arco di numerosi anni.
Rispondendo alle domande dei giornalisti dopo l’annuncio, Williams ha detto che il suo governo ha fatto tutto ciò che era di sua competenza per chiarire le spese e fare in modo che tali cose non si ripeteranno nel futuro.
Williams ha comunque tenuto a precisare che lo scandalo ha toccato non solo i membri della sua amministrazione ma di tutti i partiti. «E tra l’altro - ha detto - il mio nome nel era contenuto nel rapporto».
Al momento attuale, come detto, i conservatori hanno 34 seggi, contro gli 11 dei liberali, uno del New Democratic Party e due sono al momento attuale liberi.
La campagna elettorale sarà molto più breve di quella nelle altre Province ed i sondaggi danno un vantaggio molto grosso al partito di Williams per avere delle sorprese il prossimo nove ottobre. L’unico punto interrogativo riguarda la consistenza della maggioranza che otterrà l’attuale premier.



14 settembre 2007

Il Canada respinge la bozza ONU sui diritti dei nativi

Il Canada ha bocciato la Dichiarazione sui diritti degli indigeni delle Nazioni Unite. Insieme ad Ottawa ad opporsi al provvedimento voluto dall’Onu sono stati gli Usa, l’Australia e la Nuova Zelanda. Il ministro Chuck Strahl non ha nascosto i timori del Canada sulla questione, specialmente su temi come «la distribuzione e l’utilizzo di terreni e risorse». Secondo Ottawa, inoltre, la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni native non è compatibile con la costituzione canadese, molte leggi approvate dal parlamento e numerosi trattati firmati tra il governo federale e le First Nations canadesi.
«Il governo - ha aggiunto il ministro - alle futili discussioni di principio preferisce andare avanti con il suo progetto concreto di migliorare la qualità della vita delle popolazioni native».
Il precedente governo liberal aveva invece sostenuto la dichiarazione dell’Onu. A giugno, Amnesty International aveva accusato il governo canadese, mettendo in risalto come Ottawa paresse intenzionata a bocciare la dichiarazione delle Nazione Unite.
Il provvedimento in questione, che viene discusso a livello Onu da più di vent’anni, punta a rafforzare i diritti dei nativi e le loro istituzioni di autogoverno. L’obiettivo - si legge nella dichiarazione - è quello di garantire uguali diritti e uguali opportunità alle popolazioni indiane.
Oltre a questo, il trattato cerca di mettere in luce le difficoltà economiche e sociali che affliggono le popolazioni native. Dall’analisi poi si passa alla formulazione di alcune proposte per il miglioramento della qualità della vita. Nel documento infine i governi nazionali vengono spronati a controllare il rispetto dei diritti umani delle popolazioni aborigene.

Ma le reazioni dei leaders tribali non si sono fatte attendere. Secondo gli inuit quella canadese è una posizione che nuoce non solo ai nativi, ma all'immagine stessa del Canada nella comunità internazionale. "C'era una limpida occasione nelle nostre mani", ha detto la presidentessa del "Inuit Tapiriit Kanatami" Mary Simon, "ma come inuit e come canadese avverto un profondo rammarico per il voto contrario alla risoluzione espresso dal Canada". Simon, la cuoi organizzazione rappresenta gli inuit canadesi, aveva collaborato con i rappresentanti degli altri gruppi indigeni per la stesura della raccomandazione negli anni '80 e '90. Aveva parlato del giorno della votazione come di un "giorno storico per gli inuit e per le altre popolazioni indigene", e considera come un profondo marchio nero il voto negativo dei quattro stati sulla risoluzione.
"Penso che il Canada abbia paura di dare agli indigeni canadesi il controllo su loro stessi", ha dichiarato Beverley Jacobs, della "Native Women's Association of Canada".

Addirittura più dura di quella dei nativi è invece la reazione dell'opposizione (anche a causa delle imminenti elezioni) al governo conservatore. Il parlamentare del "New Democratic Party" Dennis Bevington ha infatti accusato il governo di "essersi svenduto alle multinazionali che bramano i territori degli aborigeni e le relative ricchezze in tutto il mondo".




11 settembre 2007

Ontario, inizia la volata alla urne

Era iniziata da tempo, ma da ieri è ufficiale: la campagna elettorale per eleggere il prossimo parlamento provinciale ed il futuro premier è in pieno svolgimento con un risultato alquanto incerto. Il leader liberal Dalton McGuinty ha ieri compiuto l’ultimo atto formale chiedendo al nuovo vice governatore dell’Ontario David Onley di sciogliere il parlamento e di mandare tutti alle urne per il prossimo 10 ottobre.
Come è noto l’attuale governo ha cambiato la legge elettorale che lasciava una certa discrezione al premier in carica di indire le elezioni in qualsiasi momento, stabilendo invece una scadenza precisa: si va al voto il 10 ottobre ogni 4 anni.
Già dalla giornata di ieri ci sono state numerose insegne di candidati che hanno invaso le strade dell’Ontario e si può essere certi che aumenteranno nei prossimi giorni.
In particolare McGuinty ha visitato ieri mattina una scuola di North York per sottolineare ancora una volta il suo impegno a favore delle scuole pubbliche e contrario al finanziamento di quelle private.
Dall’altra parte le opposizioni cercano di concentrare la loro campagna sulla personalità del premier definito dal leader conservatore John Tory, «il politico che ha rotto più promesse di qualsiasi politico dell’era moderna».
Tory ha citato in particolare l’imposizione della tassa sulla sanità «dopo che i liberal si erano impegnati durante la loro precedente campagna elettorale a non introdurre alcuna tassa.
Nel corso delle campagna elettorale di 31 giorni, il premier McGuinty cercherà di convincere l’elettorato a rinnovargli il mandato per la seconda volta consecutiva, cosa questa che non accade con i liberal da oltre 70 anni; d’altra parte il leader conservatore John Tory cerca di avere il suo primo mandato mentre il leader del New Democratic Party,  Howard Hampton, si dice soddisfatto se l’elettorato voterà un governo di minoranza facendo così indirettamente aumentare il ruolo del suo partito come ago della bilancia della politica dell’Ontario.


la bandiera dell'Ontario


10 settembre 2007

Il Primo Ministro canadese: no al voto con il velo integrale

Il primo ministro canadese Stephen Harper ha espresso il suo «profondo disaccordo» su una decisione delle autorità elettorali che autorizza le donne musulmane che indossano il niqab (velo integrale) a votare, ad alcune condizioni, senza scoprire il volto. «Voglio esprimere il mio profondo disaccordo sulla decisione di Elections Canada», ha dichiarato ieri Harper durante un briefing al termine del vertice dell’Apec a Sydney.
Il suo intervento rientra nel dibattito e nelle polemiche provocate da una decisione di Elections Canada, organismo che fa capo al parlamento, che stabilisce le condizioni nelle quali le musulmane con il viso coperto possono votare.
Elezioni federali suppletive sono in programma, in Québec, il 17 settembre.
Secondo quanto annunciato alla fine della scorsa settimana da Elections Canada, le donne possono votare a viso coperto a condizione di presentare due documenti di identità o di essere accompagnate «da un altro elettore» che, sotto giuramento, garantisca per loro.
Harper ha accusato l’organismo elettorale di andare contro la volontà dei legislatori.


Stephen Harper


1 settembre 2007

la sovranità dell'Artico non è una questione militare: bisogna tener conto delle popolazioni

Il leader del New Democratic Party of Canada ha detto che il Primo Ministro Stepehen Harper deve fare passi in più per affrontare le preoccupazioni economiche, sociali ed ambientali del Nord.
Concludendo una visita che ha fatto tappa ad Iqaluit, Pangnirtung ed a Cambridge Bay, Layton ha detto venerdì che il Governo Harper sta approcciandosi male alla questione della sovranità sull'Artico. "Non dobbiamo mettere l'accento sulla sovranità militare nel Nord, dobbiamo mettere l'accento sulla popolazione del Nord", ha detto Layton in un'intervista telefonica da Yellowknife. La migliore prova della sovranità del Canada è il fatto che le comunità Inuit abitano il Nord da migliaia di anni, ha detto Layton.
Durante la sua visita, Layton si è incontrato con il Primo Ministro del Nunavut, Paul Okalik, con i leaders delle comunità e delle agenzie sociali nel Nunavut e nei Territori del Nordovest. Ha detto che sta sostenendo le tesi dei tre premier nordici per affrontare i cambiamenti climatici e per risolvere i mali sociali del Nord.
Layton ha anche detto che spingerà per un accordo sulla ripartizione del reddito e delle risorse con i territori in settembre, non appena si convocherà il Parlamento.


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