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"The tree of liberty must be refreshed from time to time with the blood of patriots and tyrants. It is its natural manure"

Thomas Jefferson


"Democracy is two wolves and a lamb voting on what to have for lunch. Liberty is a well-armed lamb contesting the vote"

Benjamin Franklin




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13 dicembre 2009

"Patto col diavolo" pur di fermare un libertario

"Parlano, parlano di libertà, ma quando vedono un uomo libero, allora ne hanno paura". Questa frase, forse buttata giù anche per caso nella sceneggiatura di Easy Rider, è forse quella che più incarna il normale sentire di un libertario.

Una delle metafore che più utilizzo nel mondo reale quando si parla con amici di sinistra di "libertà" è quella della differenza fra cane e lupo - con gente di sinistra perché loro utilizzano la parola "libertà" più di frequente, pur non avendola compresa nella sua essenza piena-.

Un democratico circa la libertà è come un cane: la catena gli sta stretta. Protesta, non la vuole, la tira, cerca di liberarsi dal giogo. Quando ci riesce, può muoversi nel territorio - il giardino recintato - che il padrone gli mette a disposizione. Il padrone è lo stato, la libertà per un democratico è muoversi entro i confini che lo stato "democratico" gli concede. Un libertario è come un lupo. Soffre la catena ma anche il giardino. Vuole andare dove più gli aggrada e del giardino del padrone se ne fotte: ci può anche stare, l'importante è che il cancello sia aperto per entrare e uscire a piacimento. E se il lupo sbaglia nello scegliere i posti dove muoversi, è disposto ad accettarne le conseguenze. La vita selvaggia è più dura, bisogna procurarsi il cibo da soli, senza il padrone che lo mette nella ciotola e porta il cane dal veterinario quando si fa la bua, ma cavolo, è molto più soddisfacente.

Come mai questa metafora e la citazione di Easy Rider? Perché la libertà vera fa paura - come i lupi - anche e sopratutto ai democratici. Sentite questa storia che viene dall'Idaho...

Walt Minnick è deputato al Congresso USA per i democratici, primo distretto del Gem State, tutt'ora in carica. E' un democratico sui generis (aveva abbandonato il GOP in precedenza), ed è considerato l'unico deputato libertario-democratico attualmente in parlamento. Minnick ha rifiutato di votare a favore delle proposte del suo partito che aumentavano il controllo statale sull'individuo, come la riforma Obama sul sistema sanitario pubblico e le leggi capestro sul clima. E' favorevole al secondo emendamento, tra le altre cose, e il suo slogan "Right for Idaho" lascia intendere come la sua sia una posizione tutt'altro che favorevole all'ampliamento di centralistici poteri di governo.

L'avvocato di Fruitland Larry Grant, democratico - sconfitto nel 2006 dal repubblicano Bill Sali e si fece da parte per Minnick nel 2008 - da molti è visto come un valido antagonista per Minnick. E numerose sono state, a detta di Grant, le telefonate da parte di esponenti ed elettori democratici  locali per spingerlo a candidarsi... nelle fila dei repubblicani. Grant intercetterebbe così sia il voto democratico che quello dei repubblicani moderati, visto che l'ala dura del partito (quella seguace della Palin) appoggerebbe un altro candidato e che Sali potrebbe scendere in campo per un terzo partito - non è ancora chiaro se il Constitution Party, il Libertarian Party  o  come Tea Party Independent -. "Così - ha detto Grant - ci basterebbe anche il 35% per vincere".

E così, pur di sbarazzarsi del "cancro libertario" al loro interno, i dems non esiterebbero a candidarsi e votare il partito che è stato di George W. Bush. Ditemi se questa non è paura fottuta della libertà...



Walt Minnick


18 marzo 2009

Libertari potenziali minacce

Membri del Libertarian Party, e del Constitution Party, e membri delle milizie di nuova formazione sono tutti potenziali terroristi per la polizia del Missouri.

E' quanto ha rivelato il Kansas City Star, nell'edizione del 14 marzo scorso. "Un documento circolato nei vari dipartimenti di polizia - si legge nell'articolo - con lo scopo di guidare le forze dell'ordine nell'identificazione di membri di Milizie o di appartenenti a forze terrotistiche interne, ha sollevato numerose critiche per alcuni criteri compresi nell'elenco. Sono indici a "segno rosso", infatti, adesivi sul paraurti inneggianti a terzi partiti, o al repubblicano Ron Paul, che ha corso per le presidenziali l'anno scorso. Ancora: colloqui su teorie cospirazioniste, come un ipotetico piano per una superstrada che colleghi il Canada al Messico, e il possesso di libri sovversivi".

Ironicamente, il Missouri ha più di venti membri eletti nelle pubbliche amministrazioni, di cui tre consiglieri a Springfield, una delle principali città dello Stato. E sicuramente, almeno qualcuno di questi, avrà preso parte ad una votazione sull'aumento di fondi per la polizia di stato. Colpo di sonno generale?

Certo, la ventata di libertà che ha portato Obama sta inequivocabilmente dando i suoi frutti. Anche se solo nelle teste bacate dei progressisti europei...




5 ottobre 2008

Chuck Baldwin, fra paleocons e paleolibertarians

Interrompo questi giorni di assenza dal blog (molto impegnato, e quindi il tempo a qualcosa lo devo togliere) per rispondere ad un interessante quesito posto da Jinzo.

Ron Paul ha, recentemente, fatto l'endorsement ufficiale per Chuck Baldwin, pastore battista candidato del piccolo Constitution Party. Piccolo passo indietro. Ron Paul aveva cercato di riunire i 4 candidati dei terzi partiti: Bob Barr del Libertarian Party, l'indipendente Ralph Nader , Chuck Baldwin appunto e Cinthya McKinney per il Green Party con l'obiettivo di iniziare a creare un dialogo con chi, pur avendo idee diametralmente opposte, si oppone allo strapotere dei due partiti identici (folklore e livello di melanina dei candidati a parte), strapotere che ha finito per stravolgere il sistema ideato dai Padri Fondatori (e regalarci una delle più noiose e stupide campagne presidenziali degli ultimi dieci anni... ma questa è una mia opinione). Bob Barr ha declinato l'invito, sulla base di una presunta superiorità del LP che in quanto partito più "quotato" rispetto agli altri non poteva accomunarsi a questo progetto con il rischio di perdere qualche voto: "non è indifferente votare per noi o un altro dei candidati intervenuti". E buona notte al secchio.

Qualche giorno dopo, Ron Paul ha invitato i suoi sostenitori a votare per Baldwin; endorsement tardivo, ma giustamente il dottor Paul non aveva voluto privilegiare uno o l'altro dei due partiti che, in un certo qual modo, portano avanti teorie libertarians; venuto meno il LP per autoesclusione, l'appoggio è venuto da sè. La domanda che Jinzo pone è: Baldwin è un paleocon?

Due sono le premesse alla risposta: primo, questa è una situazione border-line, in cui tracciare una linea netta è molto difficile. Secondo, proprio la differenza paleocons/paleolibertarians , storicamente esistente ed opzione dotata di senso, probabilmente allo stato attuale è solo teorica ma difficilmente ipotizzabile in pratica (io ad esempio sono considerato a volte paleocon, a volte paleolibertarian, eppure il mio pensiero non oscilla da un presupposto all'altro).

Baldwin ha molto di libertario: antistatalista (si è recentemente opposto al salvataggio da stato sovietico di Fannie Mae e Freddie Mac), contrario al monopolio della violenza da parte dello stato e favorevole al II emendamento, contrario agli accordi internazionali che limitano la sovranità dei cittadini sul proprio suolo, favorevole ad un ampliamento delle libertà personali dei cittadini, etc.

Il "pomo della discordia" di Baldwin è l'aborto: pro-life ed assolutamente contrario all'interruzione della gravidanza. Chiaro che in un ambiente libertario, questa issue provoca un'isteria di massa. Anche se poi, a ben guardare, il modo principale in cui Baldwin contrasterebbe l'aborto è quello di non finanziare con fondi pubblici le cliniche che lo praticano. Ma visto che un libertario non dovrebbe concepire fondi pubblici, e che un libertario non dovrebbe voler costringere un cittadino contrario all'aborto a finanziare con le sue tasse una cosa cui è contrario, il problema non sta nella "libertarianità" di Baldwin, ma nel fatto che molto spesso i libertarians confondono libertà di culto con dovere di ateismo militante.
Proprio un lettore di Jinzo, una volta scrisse che "un vero liberale deve essere per forza ateo", non solo propagandando così una sorta di 'ateismo da stato liberale', ma dimenticandosi anche che Locke (forse il primo liberale) concepì la sua filosofia proprio sulla libertà di culto. E' vero che ci sono (come è giusto che sia) numerosissimi atei e/o agnostici che sono il fulcro del pensiero libertarian, ma ritengo che l'ateismo non sia una componente del libertarianism, ma semplicemente uno dei possibili sbocchi dell'assoluta libertà di culto, che comprende anche il non culto.

Baldwin contrasterebbe l'aborto con i mezzi con cui noi libertarians contrasteremmo tutti i mali del mondo: neutralizzando i finanziamenti statali. Se poi Baldwin ritiene che una donna che abortisce andrà all'inferno, se quella donna non ci crede non è che le cambia  qualcosa: rimaniamo nell'ambito della libertà di opinione e di culto, a meno che Baldwin non ipotizzi gogne pubbliche per le donne in questione (e non mi risulta, fino ad adesso). Il dare la possibilità al singolo stato ed alle comunità che vi ci abitano sul decidere se praticare l'aborto togliendo una simile potestà al governo federale, non cozza contro il libertarianesimo, visto che si potrebbe attuare anche in questo campo una concorrenza fra stati, per attirare pro-life o pro-choice a seconda dei casi.

Quindi probabilmente Baldwin è un paleocon, ma altrettanto probabilmente, escludendo le componenti oltranziste left-libertarians e restringendo il movimento libertario alle filosofie paleolib e cosmotarian (o soft-left che dir si voglia), sarebbe auspicabile un coinvolgimento all'interno del movimento anche dei paleocons, visto che i nostri nemici naturali sono da un lato i neocons  ed i socialcons, e dall'altro socialdemocratici e comunisteria varia. E quindi, da questo punto di vista, anche Baldwin è un libertario.



26 luglio 2008

l'ideale è che perdano entrambi

"Spiegone"

In principio, la mia idea era semplice. Augurarmi che McCain andasse incontro ad una sconfitta "storica" per il GOP, diciamo con una percentuale verso il 3X%, con i due candidati che più si avvicinano invece agli ideali di small government e rispetto della Costituzione Americana, Bob Barr per il Libertarian Party e Chuck Baldwin per il Constitution Party (questo passa il convento) sommati attorno al 9%. Corollario sarebbe la speranza che il GOP ritorni sui suoi passi, e ritorni ad una dimensione partitica più vicina a quella Reagan-Goldwater (come già sta avvenendo in alcuni stati, come il Nevada), piuttosto che a quella Bush Jr.-McCain, visto che il duo Barr-Baldwin sottrarrà voti (pochi o molti chi lo sa) indubbiamente al GOP. Questa idea non l'ho abbandonata del tutto, ma bisogna considerare un altro fattore: l'incognita Barack Hussein Obama.

Incognita perché prevedere cosa farà il senatore mulatto dell'Illinois è a questo punto impossibile, visto che ha praticamente cambiato idea su tutti i punti annunciati durante le primarie, e quindi nulla vieta di pensare che ricambi idea su tutto ancora e ancora. L'unica cosa certa è il culto della personalità che Obama sta mostrando (cosa che, come la storia insegna, è piuttosto pericolosa). Uno che preferisce un propagandistico (quanto inutile ai fini del voto) bagno di folla, snobbando poi la visita alla base per incontrare i militari (meno mediatica ma più utile ai fini del voto, oltre che più rispettosa dei cittadini elettori), che fissa un'intervista in palestra mentre fa ginnastica per farsi vedere atletico, beh...
Nonostante le rassicurazioni dunque, nulla vieta di pensare che in quattro anni di presidenza Obama possa contaminare le istituzioni americane (che di base sono e restano liberali, nonostante le forzature nel corso della storia, che però appunto erano distorsioni del sistema)  con i virus del socialismo o anche della socialdemocrazia; virus che, come l'Europa sa bene, una volta attecchiti diventano endemici.

Aumentano i miei timori le prese di posizioni delle associazioni di cittadini cui faccio riferimento. Sia i proprietari di armi che i nativi si oppongono ad Obama  (almeno alcuni). L'NRA infatti ha annunciato guerra aperta ad Obama; ed anche se io preferisco le posizioni del "Gun Owners of America" (anch'esso ipercritico verso Obama), non posso non tener conto di ciò che dice la maggiore associazione. Nessuna delle due associazioni comunque appoggia esplicitamente McCain (perché se Atene piange, Sparta non ride).
Sull'altro versante è recentemente nata un'associazione di nativi denominata "Native American against Obama" con lo scopo di informare le First Nations sui rischi che gli aborigeni, la loro cultura e l'autonomia che iniziavano a conquistare dopo anni di lotta correrebbero in caso di vittoria di Obama Hussein.

E le idee che vengano da una parte limitato il Secondo Emendamento nonostante ciò che ha detto la Corte Suprema (non solo per il Secondo Emendamento in sè, ma anche perché una volta intrapresa la strada della limitazione di qualunque libertà in nome di un presunto "progresso sociale" chi può dire dove si arrivi?), e che dall'altra sia dato il colpo di grazia alla cultura degli indiani d'America con una omologazione dall'alto, francamente mi spaventano più che quattro anni di McCain... che pure non saranno rose e fiori, anzi. Le sue posizioni ambigue sul Secondo Emendamento, le sue posizioni Pecorare Scanie in materia ambientale, le sue posizioni sull'Iraq e le sue idee di big government non fanno ben sperare e sono quasi altrettanto spaventose.

"P.Q.M."

L'ideale, a questo punto, sarebbe che McCain vincesse comunque su Obama con una percentuale del 3X%, con Barr/Baldwin lo stesso al 9% sommati (in modo da far comunque spaventare il GOP e farlo tornare su posizioni più "decenti"), ma questo sarebbe possibile solo con un Nader oltre il 10%, il che mi sembra meno probabile che trovare dieci europei nella stessa città che capiscano il Secondo Emendamento. Una simile eventualità, grazie a due anni di congresso a maggioranza democratica che potrebbe spingere per un ritiro dall'Iraq e per l'abolizione del Patriot Act ed il ripristino delle libertà civili, a cui va sommata la speranza che il successivo Congresso veda una maggiore presenza di deputati libertarians sia fra il GOP che fra i dems (magari anche grazie alla Campaign 4 Liberty), forse (sottolineo il sottolineato) sarebbe la migliore delle ipotesi possibili. Ma comunque resta un'ipotesi alquanto remota (anche se indubbiamente più plausibile di una sconfitta di entrambi come da titolo, impossibile nella maniera più assoluta). Come sempre sono aperto ad altre ipotesi altrettanto intricate ed azzardate.

Bel casino, non c'è che dire... In ogni caso, a dispetto di quanto da me detto in precedenza, Barr è indubbiamente il candidato che più mi piace.



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