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"The tree of liberty must be refreshed from time to time with the blood of patriots and tyrants. It is its natural manure"

Thomas Jefferson


"Democracy is two wolves and a lamb voting on what to have for lunch. Liberty is a well-armed lamb contesting the vote"

Benjamin Franklin




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9 dicembre 2009

La bella Danica Patrick approda al circuito NASCAR

Danica Patrick ha annunciato che correrà alcune gare delle stagione NASCAR Nationwide Series nel 2010 per JR Motorsports, a partire dall'apertura della stagione a Daytona.

La stella dell'Indy Car guiderà la JR Motorsports Chevrolet numero 7, con un numero di gare ancora da stabilire, dopo aver firmato un contratto biennale con la scuderia di proprietà di Rick Hendrick e della star della Sprint Cup Dale Earnhardt Jr.

Il debutto della pilota, che ha anche posato per la linea di costumi da bagno di Sport Illustrated per due anni consecutivi, si svolgerà il 6 febbraio nella ARCA RE / MAX Series a Daytona, dopodiché parteciperà alla gara della Nationwide Series una settimana dopo, sempre a Daytona, in quella che sarà la sua prima corsa NASCAR ufficiale. Di lei, nella primavera scorsa, si era anche parlato come della probabile prima donna in Formula 1, ma erano voci senza alcun fondamento.

"Sarà una sfida - ha detto la Patrick - e io ho molto da imparare. Ma penso che questo sia una grande opportunità per imparare il più velocemente possibile".

"Sono molto emozionata - ha proseguito - abbiamo tutti lavorato duramente per parecchio tempo per arrivare a questo".



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8 marzo 2009

Per un 8 marzo libertario: ricordo di Rose Wilder Line

Rose Wilder Line è stata una giornalista, scrittrice ed ideologa politica americana. Nata nel 1886 a De Smet, nel Territorio Dakota, è considerata, insieme ad Ayn Rand e ad Isabel Paterson, una delle fondatrici del movimento libertario e una delle ispiratrici del Libertarian Party.

Dopo aver passato un'infanzia in ristrettezze economiche, prima nel Missouri e poi in Florida, frequentò le scuole superiori in Louisiana, diplomandosi come migliore del suo corso. Ma la sua famiglià non potè permettersi di mandarla all'Università, e così Rose iniziò a lavorare come operatrice telegrafica per mantenersi, girando tutto il Midwest.

Nel 1918 riuscì tuttavia ad iniziare la carriera come giornalista free-lance con il San Francisco Bullettin, trampolino di lancio anche per la sua carriera di scrittrice, grazie alla quale raggiunse un un grande successo, ma intorno agli anni '40 qualcosa cambiò. Nonostante le continue richieste da parte di editori per opere commerciali e non, Rose voltò le spalle al mondo dell'editoria diventando uno dei più influenti libertari americani della metà del 20° secolo.

Si oppose con veemenza ai programmi economici del New Deal e della Social Security, al razionamento in tempo di guerra e a tutte le forme di tassazione e di socialismo strisciante, sostenendo di aver cessato la sua attività di scrittura altamente redditizia perché non voleva più pagare le alte tasse al Governo.

Così, riducendo al minimo sia il reddito che le spese, si trasferì a Danbury, nel Connecticut, dove iniziò a portare avanti una versione moderna dei suoi antenati pionieri, conducendo una vita semplice, rurale, a stretto contatto con la natura, fin quando morì nel 1968.

Irriducibile nemica del comunismo, dopo averlo vissuto in prima persona grazie ad un'intensa esperienza in Unione Sovietica con la Croce Rossa, ha scritto nel 1942 il libello "La scoperta della libertà", ed ha incessantemente promosso, con numerosi scritti, i pregi della libertà individuale e i suoi benefici sull'umanità.

Con l'andar del tempo i suoi principi si radicalizzarono sempre più, e la sua difesa assoluta dei principi fondanti della Nazione Americana, come la libertà e l'assenza di dominio statale, divenne motivo di scontro con altre donne libertarie, su tutte Isabel Patterson.


27 febbraio 2008

McCain è una minaccia per il II emendamento

L'allarme è lanciato dal Gun Owners of America e da Chuck Baldwin, pastore battista fondatore della Crossroads Baptist Church di Pensacola (FL), chiesa elogiata nel 1985 dal Presidente Ronald Reagan per la sua crescita e per il suo contributo politico. Baldwin conduce un talk show radiofonico su Genesis Communications Network chiamato "Chuck Baldwin Live", ed è molto attivo politicamente riguardo la difesa dei principi costituzionali.

Su cosa si basa questa dichiarazione? Sull'analisi dei precedenti legislativi del senatore dell'Arizona mezzo conservatore e mezzo liberal. Il 2 marzo 2004 John McCain appoggiò un emendamento alla S.1805 che intendeva mettere fuori legge la vendita di armi effettuata da privati alle fiere di armamenti. Questo emendamento di fatto avrebbe proibito le gun shows, in quanto l'emendamento attribuiva responsabilità in solido anche all'organizzatore della mostra in caso di violazione della suddetta legge (previsto anche il carcere).

Durante la 106esima legislatura (per dirla all'italiana), su 15 votazioni inerenti al diritto di portare e detenere armi, McCain ha votato favorevolmente solo 4 volte (un misero 27%... poco più del livello di un qualunque democratico hippy di San Francisco).

McCain ha supportato la legislazione federale che ha aumentato gli agenti impegnati nel reprimere e nell'accusare i proprietari di armi di violazioni di leggi federali restrittive sugli armamenti riguardanti la materia prettamente tecnica, da perseguire anche se involontarie (previsto anche qui il carcere).

Infine, McCain ha appoggiato il cosiddetto "Campaign Finance Reform" Bill, che pone paletti ad alucne associazioni circa l'appoggio ai candidati politici e le comunicazioni ai propri iscritti inerenti i candidati (fra le associazioni penalizzate in modo sostanziale, guarda caso, il GOA).

"John McCain può anche essersi candidato con il Partito Repubblicano", conclude Baldwin, "Ma non è altro che un liberal di regime: uno che l'America non può appoggiare".


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Nota: Con la sempre attenta Country Girl già avevo discusso delle mie perplessità su McCain/ II emendamento. Visto che la mia non è una crociata in stile sinistroide, inserisco il link che CG mi propose in quell'occasione che ribalta queste tesi. In modo che ognuno possa poi farsi un'opinione sua. La mia posizione penso sia chiara: non è un caso che non vediate e non vedrete MAI banner di McCain in questa pagina.


31 gennaio 2008

la Florida screma i vincenti dai perdenti giulivi e giuliani

John Edwards, il terzo incomodo fra Obama ed Hillary, ha abbandonato la corsa presidenziale, lasciando ufficialmente a due la sfida democratica per la nomination del Partito. Per il momento non ha fatto alcun endorsement; resta l'incognita anche dei delegati che Edwards ha già ottenuto, che avranno mano libera, non essendo tenuti in ogni caso a rispettare l'endorsement eventuale. Peccato, perché fra i candidati democratici era sicuramente il più simpatico, ma fra la macchina da guerra dei Clinton e la novità di Obama era difficile non rimanere schiacciati. Fatto sta che, vista la situazione di parità fra i due, un suo endorsement potrebbe essere comunque determinante.

Ed adesso veniamo al momento che pregustavo da più o meno ottobre scorso. Rudolph Giuliani, il "front-runner", "l'unico candidato in grado di battere Hillary Clinton", "l'unico che può traghettare l'America attraverso una nuova era" è andato K.O. al primo round in cui ha gareggiato.
Il tutto grazie ad una tattica che definire imbecille è poco: puntare tutto sugli Stati in cui c'era un numero maggiore di delegati in palio, tralasciando gli altri con meno delegati nei quali si votava prima. Detta così, non sembrerebbe male (e difatti molti fans italici del perdente Rudy Giuliani continuano tutt'ora a difenderla, negando l'evidenza dei fatti): tattica che però non ha tenuto conto di una cosa fondamentale. In una elezione come questa in cui l'immagine è tutto, arrivare all'appuntamento "grosso" con 6 schiaffoni nei denti non era certo una condizione ottimale, e cosa ben più grave, era prevedibile. Perché una cosa è dire "chi vince in Iowa non necessariamente ottiene la nomination alla fine", che è cosa sacrosanta, un'altra è dire:
1) l'Iowa non conta perché ci sono troppi bianchi
2) il South Carolina non conta perché ci sono troppi neri
3) IL Wyoming non conta perché il procedimento è troppo locale
4) il New Hampshire non conta perché l'elettorato è progressista
5) il Nevada non conta perchè tutto ciò che succede a Las Vegas resta a Las Vegas
6) il Michigan non conta perché è troppo vicino al Canada

Ovviamente le scuse me le sono inventate io (anche se, in realtà, le ho solo esagerate), ma tanto le sue erano altrettanto stupide, quindi vanno bene lo stesso. La realtà è stata che dall'est (NH) all'ovest (NV), da nord (MI) a sud (SC), passando per il Midwest (WY), ed il centro (IA), l'immagine che veniva proiettata di Giuliani è stata quella di un candidato minore, che non piaceva, cosa che ha spinto l'elettorato che magari all'inizio lo avrebbe anche votato ad esplorare altre soluzioni. Ed infatti, all'appuntamento in Florida, è andata come andata. Adesso ha dato il suo endorsement a McCain... capirai, l'utilità per McCain...

I sapientoni che tanto hanno lodato questa tattica di merda, dovrebbero spiegarmi una cosa. I democratici in Florida non prendevano delegati, zero assoluto. Eppure tutti i front-runners, Obama e Clinton, un giro se lo sono fatti. Perché? Perdita di tempo? No: ragioni di immagine. Che cretini, i democratici, eh? Per non parlare di Romney, McCain, Huckabee... che fessi a fare la campagna elettorale nei primi stati... Solo uno il "genio front-runner" che ha snobbato i primi stati. E guarda caso, il primo front-runner a dire addio alla competizione è proprio lui.

E prima che qualcuno dica "a posteriori è facile", ecco qua il link ad un mio post di novembre in cui prefiguravo questo stato di cose.  E quindi,  vi delizio con il mio balletto "ve l'avevo detto", nel senso che potete immaginarvi me (come pensiate che io sia, of course) mentre faccio 'sto balletto all'annuncio del ritiro di Giuliani. Ma prima, i due motivi che lo rendevano ai miei occhi il peggior candidato possibile sulla piazza:

1) ha detto che quella puttana della Thatcher è il suo esempio (e quale migliore giorno per la sconfitta di un ammiratore di quell'assassina che l'anniversario del Bloody Sunday?)
2) voleva rivedere il secondo emendamento.

Adesso rivediti questo mio dito medio alzato. E vai, balliamo!!! Tutti con me!




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30 gennaio 2008

McCain, la rimonta è più Florida che mai

Il Sunshine State ha messo il sigillo definitivo alle ambizioni presidenziali di McCain, e lascia Romney come unico credibile antagonista. Huckabee finisce quarto, superato da Giuliani e dalla sua "splendida" tattica (cui dedicherò in seguito un post ad hoc). Ma mentre il Sindaco di Staten Island (definirlo ancora d'America mi sembra eccessivo) non ha collezionato delegati, Huckabee può ancora giocarsela sperando in un buon risultato negli Stati del Sud. Per Ron Paul uno dei risultati peggiori finora. Il primo prendeva tutti i delegati in Florida. Adesso i repubblicani hanno un altro appuntamento nel Maine, prima del SuperMartedì 5 febbraio prossimo, in cui i cittadini di oltre 20 Stati saranno chiamati al voto

John McCain 693,425      36.0%    57 delegati
Mitt Romney 598,152   31.1    0  
Rudolph Giuliani   281,755   14.6    0  
Mike Huckabee 259,703   13.5    0  
Ron Paul 62,060    3.2    0


Per i democratici la competizione era solo virtuale, in quanto il Partito Democratico ha penalizzato la Florida togliendole tutti i delegati, in quanto hanno anticipato la data delle elezioni senza "il permesso" del partito (anche il GOP ha dimezzato  isuoi delegati; a questo proposito, possibile sia tanto difficile raggiungere un accordo?). Hill Clinton surclassa in ogni caso Barack Obama, che non dovrebbe fare l'errore di sentirsi già in tasca la vittoria.

Hillary Rodham Clinton   856,944   49.7%
Barack Obama   568,930   33.0   
John Edwards   248,575   14.4



Questo post è stato scritto in forma ridotta, senza le canoniche dichiarazioni dei protagonisti e senza immagini, per ricordare ancora una volta le vittime del Bloody Sunday


24 gennaio 2008

Mitt Romney ed i cani che escono

Il candidato alla Casa Bianca Mitt Romney è a Jacksonville (FL), e posa per una fotografia insieme ad un gruppo di ragazzi afroamericani. Ad un certo punto dice qualcosa...



Ma cosa ha detto esattamente?



Adoro quest'uomo...


22 gennaio 2008

Fred Thompson si ritira, e Rudy Giuliani trema al sole della Florida

L'ex attore di Law&Order ed ex senatore del Tennessee Fred Thompson si ritira dalla corsa per la Casa Bianca. Dopo la brutta performance alle primarie in South Carolina, il candidato repubblicano lascia. L'annuncio in una nota dopo che da sabato circolavano voci su un imminente addio alla campagna di Thompson. Nella dichiarazione in cui si annuncia il ritiro non si precisa se appoggerà ufficialmente altri concorrenti. Ma l'ex senatore era stato uno dei pochi membri del Congresso che nel 2000 avevano appoggiato John McCain nella sfida alle primarie contro George W. Bush.
Tutto questo mentre ieri l'ultimo sondaggio della Rasmussen Reports non era confortante per Rudy Giuliani, il candidato repubblicano che sul Sunshine State aveva puntato molto per cercare di assicurarsi i 57 delegati.
Mitt Romney sarebbe infatti al 25%, John McCain al 20%, Giuliani al 19%, Mike Huckabee al 13%, Fred Thompson al 12%, Ron Paul al 5%. Un 6% si dichiara ancora indeciso. Ora, facendo finta di non sapere a chi potrebbero andare i voti di Fred Thompson, di una cosa si può essere quasi sicuri: non andranno sicuramente a Rudy Giuliani, visto che Thompson si era candidato proprio per contrastare l'ex sindaco di New York e la sua ascesa nei sondaggi l'estate scorsa che lo dipingevano come il favorito alla prossima presidenza. Forse di questa azione di contrasto non c'era più bisogno?


Fred Thompson


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2 dicembre 2007

4 ragazzini gli assassini del campione NFL Sean Taylor

Nelle notti di Miami la violenza giovanile ha raggiunto ormai livelli tali che agli occhi di un ragazzino neppure una star del football desta più alcuna soggezione. Lo rivela l'ultimo caso di omicidio, quello del campione dei Redskins di Washington Sean Taylor. Ad ucciderlo sono stati quattro ragazzini: uno di 20 anni, uno di 18, due di 17. Ragazzini come lui di colore, come lui cresciuti nelle strade della Florida, come lui abituati alla violenza.
Solo che lui, Sean Taylor, 24 anni, un gigante di quasi due metri considerato tra i giocatori più promettenti della NFL, la sua abitudine alla violenza era riuscito ad incanalarla nel football, che gli aveva portato fama e fortuna. Loro, i quattro che l'hanno ucciso, no. Per loro la consuetudine alla violenza consisteva nel vivere a Miami, spacciare droga, rubare auto, andare in giro armati. Anche per questo - e non solo perché Sean Taylor era un nome di fama nazionale così come possono esserlo in Italia i nomi di Totti o di Del Piero - il caso del suo omicidio ha avuto negli Stati Uniti un'eco nazionale.
Ieri la polizia di Miami ha reso noto di aver definitivamente risolto il caso: a ferire a morte il campione dei Redskins sono stati quattro ragazzi di colore che si chiamano Venjah K. Hunte, Eric Rivera, Charles Kendrick Lee Wardlow, Jason Scott Mitchell. I quattro, che hanno confessato, sono stati arrestati dalla polizia di Miami nell'area di Fort Myers, a centinaia di chilometri da Palmetto Bay, dove Sean Taylor viveva con la sua compagna e la figlia di 18 mesi.
La polizia ha accertato che i quattro erano entrati nell' appartamento di Taylor per rubare, convinti che fosse vuoto. Pensavano che il giocatore non fosse in casa. Quella sera i Redskins erano impegnati a Tampa Bay, in Florida, e i ragazzi non sapevano che Taylor si era invece fermato a Miami per una visita medica a un ginocchio infortunato. Quando sono entrati in casa sono andati direttamente in soggiorno, senza controllare se in camera da letto ci fosse qualcuno oppure no. Taylor li ha sentiti, ha preso un machete che teneva in camera, li ha affrontati. Il giocatore è riuscito a evitare il primo colpo di pistola, non il secondo: è stato colpito nella parte superiore delle gambe, il proiettile gli ha reciso l'arteria femorale, è morto qualche ora dopo in ospedale per l'enorme perdita di sangue. I quattro sono fuggiti. Li hanno trovati dopo quattro giorni, nella zona di Fort Myers, lontano da Miami. Non hanno neppure cercato di negare, sono crollati subito. Tutti e quattro erano già stati arrestati più volte in passato, o per traffico di droga, o per furti d'auto, o per possesso di armi illegali.


Sean Taylor


30 novembre 2007

Sean Taylor non giocherà mai più...

Se n'è andato tragicamente come una grande leggenda, la leggenda che poteva diventare. Sean Taylor, il 24enne promessa del football americano, giocatore dei Washington Redskins, è morto dopo essere stato colpito all'arteria femorale da un proiettile. Il giocatore era stato ferito nella notte tra domenica e lunedì nella sua abitazione di Palmetto Bay, in Florida. Sottoposto ad un intervento chirurgico, Taylor è deceduto martedì mattina scorso.
Qualcuno si era introdotto di notte nella sua abitazione e gli aveva sparato due colpi di pistola, uno dei quali ha reciso un'arteria femorale. Il campione è stato sottoposto ad un intervento durato alcune ore, reso difficile dalla grande quantità di sangue perduto. Taylor si sarebbe svegliato nella notte nella sua camera da letto, che condivideva con la fidanzata, dopo avere sentito rumori in casa. Avrebbe afferrato un machete che teneva vicino al letto ma sarebbe stato sorpreso dalla irruzione nella stanza da letto di una persona che avrebbe sparato due colpi, mancando il primo e colpendo con il secondo Taylor ad una gamba, secondo quanto racconta la ragazza. Il giocatore era stato vittima una decina di giorni fa di un'altra misteriosa intrusione nella sua abitazione, a Palmetto Bay, alla periferia di Miami, quando qualcuno si era infilato in casa lasciando un coltello da cucina sul suo letto. Tre persone, fra cui una minorenne e le altre due rispettivamente di 19 e di 26 anni, sono state arrestate dalla polizia nell'ambito delle indagini sull'omicidio.

Secondo quanto pubblicato del Miami Herald, il campione di football non avrebbe dovuto trovarsi a casa la notte in cui fu ucciso. Avrebbe dovuto essere a Tampa, in Florida, per seguire la partita dei Redskins. Invece era tornato a Pametta Bay per un controllo medico a un ginocchio. Aveva chiesto ai dirigenti della squadra di potere riposare nella sua abitazione in Florida. Non poteva sapere di aver fissato un appuntamento col destino. Rest In Peace





30 novembre 2007

Dibattito fra i repubblicani: vince Huckabee

Niente più cavalleria: complici le provocazioni di YouTube e i guai del "capoclasse" Rudy Giuliani per soldi spesi per l'amante, i candidati repubblicani alla Casa Bianca hanno sfoderato sciabola e pugnali e cominciato gli assalti all'arma bianca. A sei settimane dal voto in Iowa, con gli elettori in buona parte indecisi, gli aspiranti successori di George W.Bush hanno messo da parte gli attacchi comuni a Hillary Clinton, per assalire gli avversari diretti nella corsa alla nomination. Giuliani, in testa nei sondaggi nazionali, è arrivato in difficoltà al dibattito organizzato da Cnn e YouTube in Florida, tenutosi il 28 novembre. L'ex sindaco di New York rischia di fare un flop nel voto del 3 gennaio in Iowa, dove rincorre Mitt Romney e Mike Huckabee. Indietro anche negli altri stati dei primi voti, Giuliani punta tutto sul Supermartedì 5 febbraio, quando voteranno 22 stati, ma potrebbe arrivarci molto ammaccato.
Poco prima di salire sul palco in Florida, Giuliani si è trovato a fare i conti con rivelazioni imbarazzanti su spese di soldi pubblici che avrebbe fatto quando era sindaco per andare a trovare l'amante (ora sua moglie), in vacanza al mare. Il candidato ha respinto le accuse e sostenuto che erano spese legittime della scorta, che gli era stata assegnata "per minacce che ho ricevuto". Ma l'episodio va ad aggiungersi agli imbarazzi provocati da un'inchiesta in corso sul suo ex capo della polizia, Bernard Kerik. Fiutando l'opportunità, in Florida sia Romney, sia l'attore ed ex senatore Fred Thompson sono andati all'attacco diretto di Giuliani. Prendendo spunto dalle videodomande della gente comune sull' immigrazione, Romney ha accusato Giuliani di aver creato a New York un "rifugio sicuro per i clandestini" quando era sindaco. La reazione di Giuliani ha stupito gli osservatori per la virulenza: "Tu hai costruito un rifugio sicuro a casa tua", ha sibilato, accusando Romney di aver assunto immigrati illegali per lavorare nella sua villa. Dichiarandosi "offeso", l'ex governatore del Massachusetts lo ha sommerso con un fiume di parole, in uno dei confronti più accesi visti fino a ora nella campagna. Thompson si è inserito con un riferimento a Kerik, sostenendo che Giuliani non ha le carte in regola "quando si tratta di persone che ha assunto".
Mentre sul palco volavano accuse incrociate, che per la prima volta hanno incluso anche Huckabee - un segnale che gli avversari ne temono l'ascesa in Iowa - su Internet gli staff dei candidati si scontravano con email velenose inviate ai media e con blogger scatenati. Il clima rovente ha finito per scottare la stessa Cnn, accusata di non aver controllato le simpatie politiche degli elettori di cui ha proposto videodomande.
John McCain è apparso il più "presidenziale" quando il dibattito si è spostato su politica estera e lotta al terrorismo e ha piazzato una potente denuncia delle torture: "Non ci sono scuse, è semplicemente qualcosa che, come americani, non dobbiamo fare".
Huckabee, un ex pastore battista che alcuni sondaggi danno addirittura in testa in Iowa, è apparso il più a suo agio quando gli hanno chiesto se la Bibbia vada interpretata in modo letterale e se l'é cavata con una battuta alla domanda su come Gesù Cristo giudicherebbe la pena di morte: "Gesù era troppo intelligente per candidarsi a una carica pubblica". Huckabee ha anche ottenuto il più lungo boato d'approvazione promettendo di cancellare tutte le imposte sul reddito, per sostituirle con una 'fair tax' nazionale sugli acquisti. Time.com, nel dare le pagelle al dibattito, lo ha dichiarato il vincitore.


Mike Huckabee


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20 novembre 2007

Florida: Giuliani guarda tutti dall'alto...

... Ma Romney avanza con passi da gigante. Il Sindaco d'America è infatti saldo in testa, nei sondaggi Rasmussen Reports per questo Stato, al 27% (ha perso due punticini da settembre). Ma al secondo posto, scavalcando Fred Thompson (al 16%, meno 7 punti nello stesso periodo), c'è Mitt Romney al 19% (ha guadagnato 9 punti in due mesi, in uno Stato del Sud, dunque non certo facile da scalare per un mormone). Seguono John McCain al 10%, Mike Huckabee al 9%, Ron Paul al 5%, e gli altri in totale al 2%.

In casa dei Democratici, Hillary Clinton gode di un ampio margine di tranquillità in questo Stato, dall'alto del suo 42% (ma nel frattempo un sondaggio del Washington Post ci racconta che Hill, in Iowa, è stata superata da Obama mentre John Edwards le si avvicina pericolosamente: i tre sarebbero rispettivamente al 30% - 26% - 22%), seguita da Barack Obama al 17% e da John Edwards al 16%. Gli altri candidati in totale raggranellano un 10%, mentre gli indecisi sono ancora un 15%.

Vedremo.



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26 settembre 2007

Primarie USA: Giuliani continua a perdere terreno mentre Hill rules!

Rudy Giuliani continua a perdere terreno, questa volta siamo in Florida (qualche giorno fa eravamo nel New Hampshire). Gli ultimi sondaggi* lo danno al 29% delle preferenze fra gli elettori repubblicani, seguito da Fred Thompson al 23%. Un mese fa, il distacco fra i due era di 13 punti (30%-17%). Segue John McCain al 12%, che ha superato Mitt Romney all'11% (sceso dal 15%). E' poi la volta di Mike Huckabee al 3%, mentre gli altri raggranellano in totale un misero 2%.  

In casa dei democratici invece, lo scenario non cambia: anche nello Stato del Sole Hillary rules! La bionda senatrice è infatti la prima scelta per il 47% dei simpatizzanti democratici, seguita da Obama al 22% e da Edwards all'11%. Briciole per gli altri. L'ascesa di Hill è continua: un mese fa staccava Obama di 19 punti percentuale, adesso è a quota 25. Che noia...

* I sondaggi sono Rasmussen Report, e riflettono un campione di 508 simpatizzanti repubblicani il primo e 527 simpatizzanti democratici il secondo



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