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4 gennaio 2008

Iowa mon amour

Si stanno rincorrendo, da parte dei fans dei candidati perdenti, una serie di giustificazioni alla sconfitta, da cui scaturisce una mia riflessione. Oltre ai fans di Hillary, che stanno tempestando la blogosfera di "è arrivata seconda perché ha preso un delegato in più di Edwards anche se ha preso meno voti", si sta levando una vera e propria serie di apprezzamenti non proprio di buon gusto sugli abitanti dell'Iowa.

Per ridurre a zero il valore di questo voto (è ovvio che è solo una porzione, essendo solo 1 stato su 50, non ci sarebbe bisogno di minimizzarla... non c'è mica bisogno di spiegarcelo, a meno che non abbiate altri fini) ecco una serie di iperboli: si va dal "non vale perché la popolazione è quasi tutta bianca", all'incredibile "non è rappresentativo perché sono più istruiti della media degli altri americani", al "in fondo sono contadinotti la cui unica aspirazione è lo spiedino di maiale fritto alla fiera del paese".

Ricapitolando, il voto in Iowa non sarebbe un campione rappresentativo perché la popolazione è bianca ma non razzista (visto il trionfo di Obama), ed è istruita ma legata ai valori della civiltà contadina lontana anni luce dalla mentalità urbano-affaristica in stile Wall Street e dalle falsità di Hollywood. Ci state dicendo quindi che l'Iowa è l'America migliore che ci si può immaginare.

E forse Huckabee ed Obama non vinceranno le primarie dei rispettivi partiti, perché il resto dell'America non è all'altezza dell'Iowa, ed ha smarrito i valori dell'America. Altro che campione "non rappresentativo", questo è un modello da imitare.

Evviva l'Iowa, il "cuore bianco d'America"!


La squadra femminile di rugby dell'Iowa, campione del Midwest nel 2006 e di tutta l'Unione nel 2007


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4 gennaio 2008

Iowa: trionfano Huckabee ed Obama

Come da copione, o quasi. Se non fosse per la magra figura dei due big: Rudolph Giuliani non ha voluto neanche presentarsi in Iowa, visto che i sondaggi erano più bassi della temperatura dell'Hackeye State (che si aggira sui -20°... questioni di strategia, ha puntato tutto sulla Florida e sul Super Martedì, ma sarà questo il suo atteggiamento versus le difficoltà che incontrerà alla Casa Bianca?), ed Hillary Clinton che arriva al 3° posto, superata di misura da Edwards.

Mike Huckabee, l'ex Governatore dell'Arkansas e pastore battista, arriva primo fra i repubblicani, con il 34,3% delle preferenze. Sul "podio" con lui il mormone Mitt Romney, con un 25,3% delle preferenze, e l'attore di Law&Order ed ex senatore del Tennessee Fred Thompson al 13,4%. Segue di poco John McCain al 13,1%. Ron Paul ottiene  un 10% impensabile solo un mese fa ( Paul ha vinto ad Ames, dove la percentuale di studenti fra i votanti era molto alta, ed è il primo nella contea di Jefferson con il 36% dei voti, seguito da Huckabee al 31%). Proprio ieri la Fox aveva escluso Paul dai futuri dibattiti televisivi, con la scusa di voler tagliare i candidati single-digit (quelli con “una sola cifra” di percentuale, cioè compresi fra l’1% e il 9% nei sondaggi) perchè “poco interessanti”: ed adesso che ha la doppia cifra in concreto, lo riterranno "interessante"? Chiude Rudolph Giuliani con un 3,5%.

Fra i democratici, come detto, è Barack Obama ad uscire vincitore, con un 37,6% di preferenze. Segue il senatore John Edwards, al 29,7%, ed infine Hillary Clinton al 29,5%.

Tutti i concorrenti, democratici e repubblicani, nessuno escluso (tranne McCain), hanno posto l'accento su di una parola: cambiamento.

Obama: "Questa è una notte storica: abbiamo dimostrato che siamo un'unica nazione, un unico popolo, e che è venuto il momento per noi di cambiare"

Huckabee, che rispetto agli altri ha fatto una campagna elettorale molto povera: "Il carattere di una persona è molto più importante del suo portafogli, e questa è una grande lezione che l'America dovrebbe imparare".

Romney: "Abbiamo preso l'argento al primo tentativo: ma l'importante è avere l'oro alla fine. New Hampshire, stiamo arrivando"

Clinton: "Sono pronta per il proseguio della campagna, e sono pronta a guidarla"

McCain: "Sono due le lezioni da imparare: non puoi comprare alcuna elezione in Iowa, e le campagne basate sui veleni non pagano".

Edwards: "Lo status quo ha perso, ed il cambiamento ha vinto"

124mila i partecipanti ai 2004 caucus democratici, 87mila gli intervenuti ai 2000 caucus repubblicani.

Il senatore democratico del Delaware, Joe Biden, ha annunciato il suo ritiro dalla corsa elettorale, dopo che non ha raggiunto che lo 0,9% dei voti. "Ringrazio il coraggio di tutti voi", ha detto ai suoi sostenitori, "avete fatto sacrifici per me, ed io mi sono indebitato per voi: ma non me la sento di continuare".







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3 gennaio 2008

Casa Bianca 2008, Iowa: Let's start!

Circa 2000 i caucus (assemblee) sparsi per l'Hawkeye State. Nei caucus repubblicani si voterà con il metodo dello straw poll: dopo aver partecipato all'assemblea e ascoltato istruzioni e interventi dei partecipanti, ogni elettore scriverà il nome del candidato prescelto su un foglietto di carta e lo deporrà in un cappello o in un altro contenitore che viene fatto circolare. Il voto è quindi segreto.

Diverso il metodo dei caucus democratici, che prevedono infatti che gli elettori di candidati che non raggiungono un quorum di almeno il 15% dei presenti nel luogo dell'assemblea, possano essere distribuiti tra i candidati principali. I sostenitori di aspiranti presidenti con poche chance come Bill Richardson, Joe Biden o Chris Dodd alla fine potrebbero fare la differenza con le loro scelte di campo. Dennis Kucinich ha invece già invitato i propri sostenitori in Iowa a spostare i loro voti giovedì su Barack Obama, nei caucus in cui lo stesso Kucinich non raggiungerà il quorum stabilito. Kucinich ha sottolineato che la sua raccomandazione «vale solo per l'Iowa», perché l'8 gennaio, in New Hampshire, il deputato dell'Ohio è pronto ad essere di nuovo in corsa senza appoggiare alcun rivale più quotato.

Secondo gli ultimi sondaggi Rasmussen Reports, Hillary Clinton sarebbe al 31% delle preferenze, seguite da Barack Obama al 27%, da John Edwards all 22%, e Bill Richardson al 9%. Un 8% complessivo se lo dividerebbero tutti gli altri.

Fra i repubblicani, invece, l'ex governatore dell'Arkansas Mike Huckabee sarebbe al 28%, seguito dal mormone Mitt Romney al 27% (testa a testa, dunque, visto il margine di errore sempre presente). A debita distanza John McCain al 14%, e poi via via Rudy Giuliani e Fred Thompson all'8%, Ron Paul al 6%, Tom Tancredo al 2% e Duncan Hunter all'1%.

Ma adesso basta sondaggi: da oggi si fa sul serio (con una temperatura che si aggira attorno ai -20°).


Aurora boreale a nord di Des Moines, Iowa


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20 novembre 2007

Florida: Giuliani guarda tutti dall'alto...

... Ma Romney avanza con passi da gigante. Il Sindaco d'America è infatti saldo in testa, nei sondaggi Rasmussen Reports per questo Stato, al 27% (ha perso due punticini da settembre). Ma al secondo posto, scavalcando Fred Thompson (al 16%, meno 7 punti nello stesso periodo), c'è Mitt Romney al 19% (ha guadagnato 9 punti in due mesi, in uno Stato del Sud, dunque non certo facile da scalare per un mormone). Seguono John McCain al 10%, Mike Huckabee al 9%, Ron Paul al 5%, e gli altri in totale al 2%.

In casa dei Democratici, Hillary Clinton gode di un ampio margine di tranquillità in questo Stato, dall'alto del suo 42% (ma nel frattempo un sondaggio del Washington Post ci racconta che Hill, in Iowa, è stata superata da Obama mentre John Edwards le si avvicina pericolosamente: i tre sarebbero rispettivamente al 30% - 26% - 22%), seguita da Barack Obama al 17% e da John Edwards al 16%. Gli altri candidati in totale raggranellano un 10%, mentre gli indecisi sono ancora un 15%.

Vedremo.



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17 novembre 2007

Iowa: Romney schiacciasassi, Hillary in caduta libera

Secondo l'ultimo sondaggio Rasmussen Reports, il candidato repubblicano mormone Mitt Romney avrebbe ancora allungato il passo in Iowa, importantissimo stato chiave, rispetto ai suoi colleghi del Grand Old Party. Romney è infatti dato al 29%, ben quattro punti percentuale in più rispetto ad un sondaggio del mese scorso della stessa Rasmussen.
Dopo di lui, a distanza siderale, il candidato della destra religiosa Mike Huckabee, al 16% (perde due punti in questo mese).
A ridosso il Sindaco Rudolph Giuliani, al 15% (guadagna un punticino), e Fred Thompson, l'ex attore ormai in caduta libera (5 punti in meno in un mese) al 14%.
John McCain è stabile al 6%, mentre un Ron Paul più in forma che mai arriva al 4% (raddoppiando in un mese i suoi consensi, insieme a Tom Tancredo, anche lui passato in un mese dal 2 al 4%.
Chiude Duncan Hunter, che passa dall'1% del mese scorso al 2% (ma in fase di dirittura d'arrivo, non dovrebbero essere gli outsider a cedere consensi nei confronti dei front-runners? bah)
Il 9% del campione si dichiara indeciso (era l'11% a metà ottobre).

Passiamo ai non più noiosi democratici. Fra gli asinelli, infatti, Hillary non sembra più essere il mostro imbattibile di qualche tempo fa. L'Iowa le è sempre stato un po' ostico, ma in ogni caso nel giro di un mese la signora bionda è passata dal 33% all'attuale 29%.
I suoi rivali le arrivano fin sotto la gonna: l'ottimo John Edwards al 25% (era al 22%), mentre il simpatico ma inesperto senatore dell'Illinois Barack Obama arriva al 24% (era al 21): tra l'altro sembra che il suo staff sia venuto in possesso di notizie scioccanti su Hillary Clinton, ma il candidato mulatto vuole giocare pulito, ed ha detto che quel materiale non sarà reso pubblico. Persino più scioccante rispetto alla voce che indicava la Clinton come lesbica, e la sua assistente ventenne come amante di lei? Più scioccante dei legami della Clinton con la mafia cinese? E cosa può essere? In realtà Hill sarebbe una marziana?
Poi c'è il vuoto, in cui si affaccia un Bill Richardson al 10% (era al 9, ha guadagnato persino lui dallo sgonfiamento di Hillary?). Joe Biden, il senatore liberal del Delaware, perde un punto, e passa dal 4 al 3%. Gli altri candidati in totale arrivano al 3% (erano al 2 lo scorso mese).

Insomma, a circa un mese e mezzo dal voto in Iowa, le cose diventano interessanti...






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22 ottobre 2007

impazza l'Hucka-mania

Centinaia di orfani in cerca di un patrigno si sono riuniti all'Hilton di Washington, l'hotel dove un pazzo nel 1981 sparò al loro beniamino, Ronald Reagan. La destra evangelica, decisiva nel lanciare George W.Bush verso la Casa Bianca, per due giorni ha ascoltato perplessa candidati repubblicani che non la scaldano, preoccupata di non avere un eroe da lanciare contro una Hillary Clinton in apparenza inarrestabile.

E dalle retrovie è sembrato emergere un insolito outsider: l'ex governatore dell'Arkansas, Mike Huckabee. Riuniti dall'organizzazione antiabortista e conservatrice 'Family Research Council', gli esponenti di spicco della destra religiosa si sono dati appuntamento nella capitale per cercare di decidere dove orientare il voto.

Una scelta certo non secondaria nella corsa alla Casa Bianca, visto che i bianchi protestanti evangelici rappresentano quasi un quarto dell' elettorato Usa e nel 2000 e 2004 si sono indirizzati in massa verso Bush. All'Hilton sono stati letti con attenzione gli ultimi sondaggi in Iowa, lo stato che aprirà la serie dei voti per la nomination 2008. Numeri che alimentano quella che il settimanale conservatore 'Weekly Standard' ha battezzato 'Hucka-Mania', una crescente attenzione che sta emergendo per un candidato fino a ora ritenuto senza possibilità. Chi vince o si piazza bene in Iowa, di solito, ottiene una spinta dal punto di vista della copertura mediatica che viene quantificata nell'equivalente di una campagna pubblicitaria da 60 milioni di dollari (più o meno la somma che la Clinton o Barack Obama stanno investendo nelle primarie).

Il sondaggista Scott Rasmussen, tastando il polso alla irrequieta base repubblicana, ha scoperto che in Iowa il 25% dei repubblicani è orientato a votare per Mitt Romney e il 19% è un sostenitore di Fred Thompson, l'attore entrato per ultimo nella campagna, che però non sta entusiasmando e sembra a corto di fiato. La vera sorpresa però è Huckabee al 18%, terzo a un passo da Thompson e soprattutto davanti a Rudy Giuliani.

"Ci sono molte ragioni per cui Huckabee può avere una chance realistica di vincere la nomination repubblicana", ha scritto sul New York Times l'influente opinionista conservatore David Brooks. Prima di tutto, secondo Brooks, è l'unico candidato che piace e sembra accettabile da tutte le fazioni di un partito che ha riserve di ogni genere su Romney, Giuliani e McCain ed è già deluso da Thompson. Provenendo dall'Arkansas, lo stato dei Clinton, viene visto come una valida risposta a Hillary. Essendo un ex pastore battista, piace alla destra evangelica, ma molti tratti ne fanno un candidato 'vendibile' anche ad altre parti dell'elettorato. La sua storia di obeso che ha sconfitto il diabete perdendo decine di chili lo fa sentire vicino all'America sempre più sovrappeso, e anche i giovani potrebbero venir attratti da un candidato che ama Jimi Hendrix e suona il basso in una band rock da lui creata.

L'ultimo mese di campagna prima del voto in Iowa potrebbe veder crescere la stella di Huckabee, che per ora è rimasto fortemente indietro nella raccolta dei fondi. I suoi rivali, soprattutto il mormone Romney poco amato dagli evangelici, hanno fiutato il pericolo e cercato di correre ai ripari, tentando di conquistare gli umori della platea dell' Hilton. Il compito più difficile resta però quello di Giuliani: cercare di convincere la destra cristiana a turarsi il naso di fronte alle sue posizioni su aborto e matrimoni gay e a guardare invece alle sue doti di leadership.


Mike Huckabee


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19 ottobre 2007

l'Iowa battezzerà 'Romney vs Clinton' ?

Secondo l'ultimo sondaggio Rasmussen Reports fra i partecipanti all'Iowa Republican Caucus for 2008, è Mitt Romney a guidare le preferenze degli elettori e simpatizzanti del GOP, mentre il front-runner Rudy Giuliani non si piazzerebbe neanche sul podio di questo stato, pur guidando la classifica onnicomprensiva dell'Unione (che non conta un accidenti, comunque).
Il candidato mormone raccoglie infatti il 25% dei consensi, seguito da Fred Thompson al 19%, poi dall'ex governatore dell'Arkansas Mike Huckabee al 18%.
Dopo vengono gli "outsiders": l'ex sindaco di NY, Rodolfo Giuliani, al 13%, l'altro front-runner John McCain al 6%, il senatore del Kansas Sam Brownback al 3% (che in ogni caso ha deciso di abbandonare la corsa), Tom Tancredo e Ron Paul al 2%, mentre Duncan Hunter all'1%. L'11% del campione è ancora di indecisi.
Due particolarità curiose emergono: i cristiani evangelici preferiscono Huckabee (più che un terzo partito, un terzo candidato?), e la maggior parte delle donne non voterebbe per Thompson (Romney, vecchio sciupafemmine!).

Spostiamoci in casa dei noiosi democratici. L'Iowa si dimostra leggermente ostico anche per la front-runner democratica. Hillary Clinton è sempre prima, con un distacco considerevole ma non astronomico. I partecipanti all'Iowa Democratic Caucus for 2008 la preferiscono, infatti, al 33%, seguita da John Edwards al 22%, da Barack Obama al 21%. Poi il vuoto, con Bill Richardson al 9%, ed il senatore del Delaware Joe Biden al 4%. Altri candidati al 2%.
Le donne democratiche dell'Iowa voterebbero in gran parte per Hill, così come molto del mondo liberal.




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18 settembre 2007

Hillary lancia la sua riforma sanitaria

Tredici anni dopo il suo primo, fallimentare, tentativo di riformare il sistema sanitario nazionale, Hillary Clinton ci riprova, questa volta non in veste di First Lady ma di candidata alla presidenza degli Stati Uniti.

"Ritengo che tutti - ogni uomo, donna e bambino - abbia diritto ad un assistenza sanitaria di buona qualità e a prezzi accessibili" ha detto la senatrice di New York nel corso del suo annuncio da Des Moines, capitale dello stato chiave delle primarie, l'Iowa. "Intendo essere il presidente che riuscirà a finalmente a raggiungere questo obiettivo". 

Questa volta la Clinton ha presentato un programma da 110 miliardi di dollari all'anno, il cui punto centrale è il cosiddetto "mandato individuale", ovvero l'obbligo di avere l'assicurazione medica, così come molti stati impongono di avere l'assicurazione della macchina. L'ex first lady ha ammesso di aver imparato molto dalla passata esperienza, che aveva quasi fatto deragliare la presidenza di suo marito Bill Clinton e aveva contribuito a riconsegnare il controllo del Congresso al partito Repubblicano nelle successive elezioni di metà mandato. Rispetto al 1994, la proposta di oggi ha abbandonato le complessità e incertezze della precedente, a favore di maggiore semplicità, controllo dei costi e scelta del consumatore.

Il piano della senatrice è arrivato tardi rispetto a quelli dei suoi avversari nella corsa per la nomination democratica, John Edwards e Barack Obama, che già da tempo hanno fatto delle loro proposte un tema centrale della campagna elettorale. Con 47 milioni di americani attualmente privi di qualunque tipo di assistenza sanitaria, i candidati alla nomination democratica per le presidenziali del 2008 si sono uniti nel chiedere la copertura universale per tutti i cittadini.

Le loro proposte si differenziano tuttavia su dettagli più specifici. come quello del mandato individuale che ha i suoi detrattori in entrambi i partiti. Per i democratici più liberal - tra cui anche Obama - potrebbe gravare economicamente sulle famiglie a basso reddito, mentre per i repubblicani potrebbe limitare la libertà di scelta dei cittadini. Secondo la Clinton invece si tratta dell'unica soluzione per garantire la copertura a tutti. Un altro punto chiave del suo piano è il contributo federale per aiutare le persone più bisognose a pagare il premio.



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17 settembre 2007

l'Iowa sarà decisivo nella corsa alla Casa Bianca

"Sarà l'Iowa a decidere chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti d'America", ha detto il governatore del Nuovo Messico e candidato democratico alle primarie Bill Richardson. Egli altri candidati democratici sembrano dargli ragione.
Hillary Rodham Clinton, ha deciso di annunciare il suo piano di riforma sanitaria proprio qui, l'American Health Choice Plan, il programma sanitario della Clinton, per fornire copertura sanitaria universale a tutti gli americani.
L'Iowa sarà il primo stato in cui si voterà. I sondaggi dicono che i tre candidati repubblicani "teste di serie" (Hillary Clinton, Barack Obama, John Edwards) hanno scarti minimi, e nessuno è riuscito ancora a prendere il volo sugli altri.




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13 settembre 2007

Rudy Giuliani sta perdendo terreno

Scricchiola tra i repubblicani la candidatura per la Casa Bianca dell'ex sindaco di New York Rudy Giuliani, l'eroe dell'11 settembre considerato uno dei favoriti nella corsa alla presidenza americana per il 2008. Giuliani, conservatore e dal pugno di ferro in materia di ordine pubblico ma ‘liberal' sui temi di società, sta perdendo infatti appoggi negli Stati chiave delle prime elezioni primarie, in calendario all'inizio dell'anno prossimo, pur mantenendo la leadership a livello nazionale (che visto il sistema elettorale americano in realtà conta molto poco).

Lo rivela un sondaggio Los Angeles Times/ Bloomberg, secondo cui Giuliani giungerebbe dietro al mormone Mitt Romney, l'ex governatore del Massachusetts, nell'Iowa e nel New Hampshire e verrebbe battuto dall'ex senatore del Tennessee Fred Thompson (la star tv di ‘Law & Order) nella South Carolina. Fino ad oggi l'ex sindaco della Grande Mela era sempre apparso in testa a tutti i sondaggi o quasi, pur senza convincere: divorziato due volte, risposatosi una terza con una potenziale ‘first lady' alquanto ambiziosa, Judith, Giuliani piace poco nel sud degli Stati Uniti, la cosidetta ‘Bible Belt' (cintura della Bibbia), religiosamente molto tradizionalista.

Lo stesso Los Angeles Times, che dà ampio rilievo alle nuove difficoltà di Giuliani, invita però alla prudenza, perché in alcuni casi gli scarti appaiono inferiori al margine di errore del sondaggio stesso e potrebbero quindi non essere alla fin fine significativi. Fatto sta comunque che Romney appare ampiamente in testa in Iowa (28 contro 16 per cento sia per Giuliani sia per Thompson), mentre lo scarto è inferiore nel New Hampshire (28 contro 23 per Giuliani, 11 per Thompson).

L'ex senatore del Tennessee giunge dal canto suo in testa, sempre in base alle intenzioni di voto, nella South Carolina, con 26 contro 23 per cento per Giuliani. Generalmente, chi giunge in testa alle prime elezioni primarie gode di un vantaggio in vista dei successivi scrutini preliminari, che potrebbe poi risultare decisivo.

Ma, a dir vero, non succede sempre così. Nel 2000 l'avversario dell'attuale presidente George W. Bush, il senatore dell'Arizona John McCain giunse in testa nel teoricamente decisivo New Hampshire, ma poi la nomination finì all'allora governatore uscente del Texas. Questa volta, però, i dubbi su McCain sono davvero pochi. Indicato tra i favoriti nei mesi scorsi, il senatore raccoglie intorno al 7 per cento delle intenzioni di voto in stati chiave come l'Iowa.



9 settembre 2007

mentre John Edwards raccoglie consensi fra gli studenti universitari Bill Richardson litiga con i bloggers

"Penso che il sistema a Washington proprio non vada" ha esordito il candidato democratico alla Casa Bianca John Edwards davanti agli studenti dell'University of Montana, a Missoula, che lo hanno accolto con una grandissima ovazione. "L'America non ha un servizio sanitario universale perché i lobbisti delle case farmaceutiche e delle assicurazioni hanno convinto i legislatori che non sarebbe una cosa buona", ha proseguito Edwards; "la sanità non dovrebbe essere un privilegio per dei privilegiati". Edwards ha poi parlato di ambiente di inquinamento, di energia, di fine della guerra in Iraq. "Non è vero che George Bush ha danneggiato l'immagine dell'America nel mondo", ha detto; "l'ha completamente demolita". Durante il suo discorso è stato continuamente interrotto dagli applausi. L'ex senatore e candidato alla vice-presidenza nel 2004 è stato il primo candidato a fare tappa nel Montana, con lo slogan "Small change for Big change". Secondo alcuni degli ultimi sondaggi nazionali, Edwards ha quasi raggiunto l'ormai in caduta libera Barack Obama, e dunque potrebbe essere proprio lui la spina nel fianco di Hill Clinton. In Iowa, invece, Edwards è il candidato più gradito seguito da Hillary. Il candidato latino-americano Bill Richardson, nel frattempo, sta litigando con i bloggers di area liberal DailyKos e MyDD.com, che lo hanno definito "un pagliaccio" e "assolutamente non in grado di affrontare le primarire". "I blogs possono dire quello che vogliono" ha detto Richardson, Governatore del Nuovo Messico, "io preferisco preoccuparmi della popolazione". Richardson, incorso qualche settimana fa in una dichiarazione che ha fatto rizzare i capelli alla sinistra americana  -"essere gay è una scelta reversibile" - concorre con lo slogan "Scegliereste Barack Obama per il cambiamento, scegliereste Hillary Clinton per l'esperienza: con me le avrete tutte e due". Il Governatore del Nuovo Messico è molto popolare oltre che fra i latinos anche fra i nativi americani.


Missoula: gli appassionati di Twin Peaks la ricorderanno come la città dove viveva Maddy, la cugina di Laura Palmer


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14 agosto 2007

Una statua per John Wayne

Nell'anno del centenario della sua nascita il mito John Wayne ha avuto l'onore di vedersi rappresentato con una statua a grandezza naturale nel prestigioso museo National Cowboy and Western Heritage in Oklahoma.

John Wayne nacque a Winterset, in Iowa, nel 1907, da padre scozzese e madre irlandese. Il nonno paterno era un veterano della guerra civile. La famiglia era di religione presbiteriana. John Wayne, che in tutta la sua carriera vinse soltanto un Oscar nel 1970 grazie a "Il Grinta", ha recitato in oltre 160 pellicole e morì a Los Angeles (California) nel giugno del 1979 a causa di un fulminante cancro allo stomaco.

Ad assistere alla cerimonia per il nonno c'erano due nipoti del grande John: Anita LaCaba Swift e Nick Kuhle. I due hanno ricordato ai presenti come sia per loro ogni volta uno straordinario onore partecipare a questo tipo di manifestazioni e vedere come gli appassionati di Cinema di tutte le età siano ancora affezionati all'attore-mito nonostante sia morto ormai da quasi 30 anni.

Secondo Wikipedia fu lo stereotipo di un ruvido maschilismo individualista. Secondo me è stato l'ultimo vero uomo di frontiera. Onore a te John, con questo video con in sottofondo "Sunday Morning Coming Down" di Johnny Cash




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