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"The tree of liberty must be refreshed from time to time with the blood of patriots and tyrants. It is its natural manure"

Thomas Jefferson


"Democracy is two wolves and a lamb voting on what to have for lunch. Liberty is a well-armed lamb contesting the vote"

Benjamin Franklin




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20 luglio 2009

Nativi canadesi al voto per la leadership della First Nations

Sarà una settimana storica per le popolazioni aborigene del Canada. Phil Fontaine, ancora per pochi giorni capo nazionale delle First Nations, dopo tre mandati passerà la leadership di portavoce di oltre 600mila nativi residenti in Canada. L’elezione si svolgerà il 22 al Telus Convention Centre di Calgary: i capi del consiglio delle tribù (633 in totale in tutto il Canada) sceglieranno il loro capo nazionale.

Cinque i nomi che compongono la rosa dei candidati: Shawn Atleo, Perry Bellegarde, John Beaucage - i tre superfavoriti nella corsa alla leaderhip - Terrance Nelson e Bill Wilson, tutti e cinque con grande attenzione alla sfera scolastica ed educativa.

Tante le sfide da affrontare. Da una parte i trattati che il governo potrebbe cercare di minare. Dall’altra il quadro povertà nelle riserve e la questione educazione sempre più critica tra la popolazione aborigena. Per tutti e cinque, comunque, il passaggio di consegne non sarà facile. Un’eredità impegnativa, quella di Fontaine, fatta di numerosi successi di un leader "forte", anche se non sono mancate critiche.

John Beaucage, ex economista e capo della Wasauksing First Nation, è stato il grande capo della Union of Ontario of Indians per gli scorsi cinque anni. Molto popolare in Ontario, è stato l’unico candidato in campagna elettorale ad annunciare di volere estendere il diritto di voto a tutti gli aborigeni canadesi e ristrutturare l’organizzazione sul modello nazionale, come una vera confederazione di nazioni, riducendo le 600 tribù a 60 entità politico-culturali.

Punti questi su cui si concentrerà in particolare anche Shawn Atleo, dal 2003 chief dell’Afn in British Columbia, dove risiede un terzo dei capi tribù votanti. Atleo cercherà di coltivare trattati, accordi e partnership commerciali con l’industria privata mantenendo i valori e le tradizioni culturali dei nativi, con un occhio di riguardo alla tutela dell’ambiente.

Buone possibilità di vincere anche per Perry Bellegarde. L’ex grande capo della Federation of Saskatchewan Indian Nations ed ex vice capo regionale, cresciuto nella Little Black Bear First Nation, punta a creare il “First Nations Acts” per risolvere questioni che spaziano dal settore sanità al mantenimento culturale della lingua. Bellegarde annuncia inoltre che si impegnerà per la ratifica della dichiarazione dell’Onu sui diritti delle popolazioni indigene e per una nuova valutazione dell’accordo fiscale con il governo federale per negoziare la rimozione del tetto del 2 per cento sui fondi per le First Nations.

Il quarto candidato, Terrance Nelson, capo per dieci anni della Roseau River Anishinabe First Nation, basa la sua campagna elettorale sul chiedersi perché il Canada diventi sempre più un Paese ricco, mentre la popolazione aborigena vive ancora in condizioni di estrema povertà nelle riserve sparse nel Paese. Nelson propone quindi il via libera ad accordi economici internazionali per il benessere delle comunità.

Infine, Bill Wilson, di Cape Mudge, in British Columbia. Nonostante sia tra i cinque il candidato con la più lunga carriera politica alle spalle, Wilson è stato il meno attivo in questi ultimi anni, lavorando come consulente e negoziatore di accordi e trattati. Come nel caso di Nelson, la pazienza di Wilson nei confronti del governo federale è andata via via scemando. E lo sfidante guarda al titolo di grande capo nazionale con un approccio più provocatorio puntando a rinforzare e sostenere i trattati delle First Nations.



12 luglio 2009

E' il diritto assoluto alla proprietà privata a rendere liberi i nativi (Nunavut Day)

Il 9 luglio scorso si è celebrato nello stato canadese del Nunavut, il "Nunavut Day". In quest'occasione si ricorda il giorno del 1993 in cui il Nunavut Land Claims Agreement divenne definitivamente legge approvato dal Parlamento Canadese.

Questa legge, indirizzata agli Inuit, stabiliva con certezza e chiarezza i diritti di proprietà dei nativi su queste terre e sulle risorse del territorio, dando loro completa (o quasi) autonomia sui processi decisionali in merito al loro utilizzo.

Ai festeggiamenti ha partecipato la Premier del Nunavut, signora Eva Aariak. "Sono orgogliosa - ha detto - di essere qui oggi. E so per certo che per molti anni a venire noi festeggeremo questa giornata come un nuovo punto di partenza per la nostra gente".


Un inukshuk nel Nunavut


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permalink | inviato da InVisigoth the mad Irish il 12/7/2009 alle 12:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 giugno 2009

La Groenlandia verso l'indipendenza

Ieri si è svolta a Nuuk, capitale della Groenlandia, una cerimonia storica, che rappresenta l’ultimo passo prima dell’indipendenza formale della più grande isola del mondo. Nelle mani di Josef Motzfeldt, primo ministro e presidente del parlamento groenlandese, è stato consegnato dalla regina MargretheII che per l’occasione vestiva gli abiti tradizionali inuit, il documento che consegna l’autoregolamentazione.

Un accordo complesso che prevede il mantenimento degli aiuti da parte della Danimarca, ma consegna piena autonomia al parlamento groenlandese sullo sfruttamento delle risorse di cui è ricco il territorio (petrolio, oro, diamanti, uranio), sulla politica fiscale ed economica, e una larga parte della politica estera, ma sopratutto con il nuovo statuto viene dichiarato che i groenlandesi sono un popolo, e che quindi sarà da ora riconosciuto come tale nelle sedi internazionali e potrà far valere il suo diritto di autodeterminazione. na quasi-indipendenza, quella consegnata ora, che la Danimarca cerca di limitare per timore che  gli USA facciano entrare la Groenlandia nella loro sfera d'influenza.

Con una popolazione di soli 57000 abitanti, soffre di tassi di alcoolismo e suicidi molto alto, tasso che il primo ministro confida di poter ridurre grazie alla ridefinizione delle leggi grazie a questa estesa autonomia. Non è un percorso facile, anche perché i groenlandesi dipendono ancora dalla Danimarca per il personale più qualificato, che presenta drammatiche differenze con la popolazione locale fatta in prevalenza di cacciatori-pescatori.

(tratto da pnveneto.org)


L'Erfalasorput, la bandiera della Groenlandia


26 luglio 2008

l'ideale è che perdano entrambi

"Spiegone"

In principio, la mia idea era semplice. Augurarmi che McCain andasse incontro ad una sconfitta "storica" per il GOP, diciamo con una percentuale verso il 3X%, con i due candidati che più si avvicinano invece agli ideali di small government e rispetto della Costituzione Americana, Bob Barr per il Libertarian Party e Chuck Baldwin per il Constitution Party (questo passa il convento) sommati attorno al 9%. Corollario sarebbe la speranza che il GOP ritorni sui suoi passi, e ritorni ad una dimensione partitica più vicina a quella Reagan-Goldwater (come già sta avvenendo in alcuni stati, come il Nevada), piuttosto che a quella Bush Jr.-McCain, visto che il duo Barr-Baldwin sottrarrà voti (pochi o molti chi lo sa) indubbiamente al GOP. Questa idea non l'ho abbandonata del tutto, ma bisogna considerare un altro fattore: l'incognita Barack Hussein Obama.

Incognita perché prevedere cosa farà il senatore mulatto dell'Illinois è a questo punto impossibile, visto che ha praticamente cambiato idea su tutti i punti annunciati durante le primarie, e quindi nulla vieta di pensare che ricambi idea su tutto ancora e ancora. L'unica cosa certa è il culto della personalità che Obama sta mostrando (cosa che, come la storia insegna, è piuttosto pericolosa). Uno che preferisce un propagandistico (quanto inutile ai fini del voto) bagno di folla, snobbando poi la visita alla base per incontrare i militari (meno mediatica ma più utile ai fini del voto, oltre che più rispettosa dei cittadini elettori), che fissa un'intervista in palestra mentre fa ginnastica per farsi vedere atletico, beh...
Nonostante le rassicurazioni dunque, nulla vieta di pensare che in quattro anni di presidenza Obama possa contaminare le istituzioni americane (che di base sono e restano liberali, nonostante le forzature nel corso della storia, che però appunto erano distorsioni del sistema)  con i virus del socialismo o anche della socialdemocrazia; virus che, come l'Europa sa bene, una volta attecchiti diventano endemici.

Aumentano i miei timori le prese di posizioni delle associazioni di cittadini cui faccio riferimento. Sia i proprietari di armi che i nativi si oppongono ad Obama  (almeno alcuni). L'NRA infatti ha annunciato guerra aperta ad Obama; ed anche se io preferisco le posizioni del "Gun Owners of America" (anch'esso ipercritico verso Obama), non posso non tener conto di ciò che dice la maggiore associazione. Nessuna delle due associazioni comunque appoggia esplicitamente McCain (perché se Atene piange, Sparta non ride).
Sull'altro versante è recentemente nata un'associazione di nativi denominata "Native American against Obama" con lo scopo di informare le First Nations sui rischi che gli aborigeni, la loro cultura e l'autonomia che iniziavano a conquistare dopo anni di lotta correrebbero in caso di vittoria di Obama Hussein.

E le idee che vengano da una parte limitato il Secondo Emendamento nonostante ciò che ha detto la Corte Suprema (non solo per il Secondo Emendamento in sè, ma anche perché una volta intrapresa la strada della limitazione di qualunque libertà in nome di un presunto "progresso sociale" chi può dire dove si arrivi?), e che dall'altra sia dato il colpo di grazia alla cultura degli indiani d'America con una omologazione dall'alto, francamente mi spaventano più che quattro anni di McCain... che pure non saranno rose e fiori, anzi. Le sue posizioni ambigue sul Secondo Emendamento, le sue posizioni Pecorare Scanie in materia ambientale, le sue posizioni sull'Iraq e le sue idee di big government non fanno ben sperare e sono quasi altrettanto spaventose.

"P.Q.M."

L'ideale, a questo punto, sarebbe che McCain vincesse comunque su Obama con una percentuale del 3X%, con Barr/Baldwin lo stesso al 9% sommati (in modo da far comunque spaventare il GOP e farlo tornare su posizioni più "decenti"), ma questo sarebbe possibile solo con un Nader oltre il 10%, il che mi sembra meno probabile che trovare dieci europei nella stessa città che capiscano il Secondo Emendamento. Una simile eventualità, grazie a due anni di congresso a maggioranza democratica che potrebbe spingere per un ritiro dall'Iraq e per l'abolizione del Patriot Act ed il ripristino delle libertà civili, a cui va sommata la speranza che il successivo Congresso veda una maggiore presenza di deputati libertarians sia fra il GOP che fra i dems (magari anche grazie alla Campaign 4 Liberty), forse (sottolineo il sottolineato) sarebbe la migliore delle ipotesi possibili. Ma comunque resta un'ipotesi alquanto remota (anche se indubbiamente più plausibile di una sconfitta di entrambi come da titolo, impossibile nella maniera più assoluta). Come sempre sono aperto ad altre ipotesi altrettanto intricate ed azzardate.

Bel casino, non c'è che dire... In ogni caso, a dispetto di quanto da me detto in precedenza, Barr è indubbiamente il candidato che più mi piace.



24 luglio 2008

Un documento ufficiale di scuse per i Nativi

Il senatore repubblicano nonché candidato alle primarie Sam Brownback ha chiesto al Senato di aprire una discussione su un documento di scuse ufficiali ai Nativi Americani. Ad un emendamento ancora in discussione sulla sanità riguardante i nativi potrebbe essere aggiunto un ulteriore emendamento con scuse ufficiali per le passate politiche governative riguardanti gli indiani d'America. Oltre che dal Senatore repubblicano del Kansas, a favore di  questa iniziativa anche il portavoce dell'Indian Affairs Committee, il democratico del Nort Dakota Byron Dorgan. "E' tempo di iniziare a guarire tutte le ferite dei nostri fratelli e sorelle Nativi", ha detto Brownback, che crede sia giunta l'ora che gli Stati Uniti porgano scuse ufficiali per i passati "casi di violenza, maltrattamenti e negligenze inflitte agli indiani". "Dobbiamo porgere le scuse ufficiali degli Stati Uniti d'America ai governi tribali ed alle popolazioni native in tutta la Nazione", ha proseguito Brownback; "Per troppo tempo la nostra storia, la relazione fra l'Unione e le tribù è stata contrassegnata, e purtroppo non in pochi casi, da trattati non rispettati, maltrattamenti e rapporti d'affari disonorevoli. E questi ultimi erano tutti unilaterali". La notizia ha avuto subito eco fra i Nativi, ma non si registrano ancora reazioni ufficiali.
Per la cronaca, Brownback ha proposto anche un terzo emendamento, proposto insieme al senatore repubblicano della Louisiana David Vitter, atto ad impedire che i fondi federali stanziati per la sanità indiana siano utilizzati per l'aborto, fatta eccezione per i casi di pericolo di vita per la madre, di stupro o di incesto con minore.



20 luglio 2008

Pine Ridge



Pine Ridge è una riserva di 2 milioni di acri dove vivono circa 40mila individui appartenenti  alla tribù degli Oglala Sioux.


16 luglio 2008

L'Ontario proteggerà la sua foresta boreale

Il premier dell’Ontario Dalton McGuinty ha annunciato ieri che qualsiasi attività forestale o mineraria verrà proibita nella foresta boreale al nord dell’Ontario. Si tratta di una vastissima area di oltre 225.000 chilometri quadrati.
Il premier ha detto che il suo governo lavorerà insieme ai rappresentanti delle First Nations e altri residenti di questa area, al fine di sviluppare un piano che dovrà proibire qualsiasi attività commerciale in circa metà dell’intera area conosciuta, appunto, come foresta boreale dell’Ontario.
Nell’altra metà, le attività commerciali, prima dell'inizio dovranno essere esaminate dai dirigenti delle First Nations che avranno la facoltà di negarne l’autorizzazione.
Il premier ha anche aggiunto che il piano dovrà anche creare un meccanismo che farà giungere ai nativi parte dei proventi di eventuali attività commerciali in queste aree.
L’attività mineraria ha generato un fatturato di 11 miliardi di dollari solo nel 2007 ed il premier ha detto che parte di questi soldi dovranno essere a disposizioni delle popolazioni native.
Il Grande Capo della Nishnawbe-Aski Nation (organizzazione politica aborigena che raccoglie le istanze politiche di 49 comunità di First Nations), Stan Beardy, ha commentato però prudentemente: "Abbiamo trattato con la Corona per oltre 100 anni, e finora non abbiamo tratto alcun giovamento da queste risorse; è assolutamente necessario che le leggi, le politiche e le pratiche cambino per far sì che davvero la nostra gente possa trarre il giusto beneficio".



15 luglio 2008

Nativi Americani non supporteranno Obama

E' nato un gruppo di Nativi Americani denominato "Native Americans against Obama" che ha lo scopo di informare tutte le tribù d'America, ma anche tutti gli altri americani interessati alle tematiche dei Nativi, di come la scelta di votare Barack Hussein Obama sia la peggiore che un appartenente alla First Nation possa fare.
I motivi sono sostanzialmente due. Il primo è che il senatore mulatto ha disertato tutte (o quasi) le votazioni in senato su tematiche relative ai nativi. La seconda è che molte delle sue proposte risultano di essere addirittura dannose per le comunità aborigene. L'associazione ci va giù pesante, con slogan tipo "La mianccia più grande per la nostra nazione non è più il terrorismo, ma è Obama".
Per contro, spiegano i Nativi, John McCain si è sempre dimostrato sensibile alle tematiche della First nation, è entrato in forti rapporti con loro sedendo nella Commissione per gli Affari Indiani, ha promesso di non entrare nel merito dei diritti dei nativi ad aprire casinos (vero motore portante della loro economia), e di migliorare le strutture scolastiche e le riserve dei nativi, mentre Obama con il suo programma "socialisteggiante" e teso all'omologazione dall'alto su sanità, scuola pubblica e lotta alla povertà non solo (a detta degli Indians) non risolverebbe nessuno dei tre problemi, ma rischierebbe di togliere ai nativi gli ultimi spazi per la sopravvivenza della loro cultura.



14 marzo 2008

le 10 città più pericolose del Canada

Sono sorprendenti i risultati di uno studio condotto dalla Maclean’s, che ha stilato una classifica delle città più pericolose del Canada.
Era legittimo aspettarsi di trovare centri come Toronto e Montréal nelle prime posizioni, ma nessuna delle due città è rientrata nella Top Ten.
Sono finite rispettivamente al 26esimo e al 19esimo posto, in barba ai titoli dei giornali che spesso parlano delle tensioni raziali e della violenza tra gang nelle due comunità.
Quello che emerge invece dal rapporto è che le città più pericolose si trovano a Ovest, con l’unica eccezione di Halifax, che però occupa la decima piazza.
«Questa è stata la sorpresa più grande», ha detto Ken McQueen, a capo dell’ufficio in B.C. della Maclean’s.
Tra le spiegazioni che gli sono state date dagli specialisti da lui contattati, McQueen ha riferito che alcuni hanno parlato di sindrome del Selvaggio West, ma che molti hanno ricondotto i risultati dello studio all’alto numero di tossicodipendenti per quello che riguarda Vancouver e Victoria e un’ampia comunità a rischio, quella dei nativi trapiantati in città, in centri come Winnipeg, Saskatoon e Regina.
E sono le due città del Saskatchewan a guidare la Top Ten, rispettivamente seconda e prima.

1. Regina (SK)
2. Saskatoon (SK)
3. Winnipeg (MB)
4. Prince George (BC)
5. Edmonton (AB)
6. New Westminster (BC)
7. Chilliwack (BC)
8. Victoria (BC)
9. Vancouver (BC)
10. Halifax (NS)



29 dicembre 2007

Il Canada restituisce Ipperwash ai Nativi

Mentre stampa ed opinionisti continuano ad esaminare la (falsa) notizia della recessione dei trattati dei Lakota (vedi qualche post più sotto) un vero passo avanti nei rapporti fra governi e popolazioni indigene in Nord America è stato fatto, ma più a nord. Il parco provinciale di Ipperwash, infatti, è ritornato ai legittimi proprietari. Lo ha confermato qualche giorno fa il nuovo ministro responsabile degli Affari Indiani, chiudendo l’ultimo capitolo di una delle pagine più dolorose della storia dell’Ontario. «Con la restituzione del parco - ha dichiarato ieri durante una conferenza stampa a Queen’s Park Michael Bryant - vogliamo voltare pagina e iniziare una nuova stagione nelle relazioni del governo con le popolazioni aborigene». Fino a quando le tribù dei Chippewas of Kettle e degli Stony Points First Nation non saranno in grado di gestire il parco, sarà compito del governo provinciale di amministrare Ipperwash. «Questo tipo di cooperazione tra il governo e i nativi - ha aggiunto il ministro - può essere un modello per la risoluzione delle future dispute con le popolazioni aborigene. Penso, in particolare, alla situazione creatasi a Caledonia».
Queen’s Park, inoltre, ha deciso di creare una commissione, formata dai rappresentati delle First Nations dell’Ontario e dei Metis della provincia con il compito di studiare possibili misure per migliorare le relazioni tra la popolazione canadese e quella nativa.
Il ministro ha quindi lanciato un appello a favore del dialogo e della trattativa, per evitare che in futuro possano ripetersi tragedie come quella avvenuta nel settembre del 1995, quando il nativo Dudley George venne colpito a morte da un proiettile esploso da un sergente dell’Ontario Provincial Police, Kenneth Deane, durante la rivolta degli aborigeni nel parco di Ipperwash. Secondo la polizia i dimostranti erano armati. Il processo invece si concluse con l'attribuzione di responsabilità dell'accaduto a Deane, che fu poi allontanato dalla polizia.
«Dove c’è il conflitto e la violenza, non si possono mai ottenere risultati credibili che durino nel tempo».
Bryant ha poi riconosciuto l’importanza del parco di Ipperwash per le popolazioni aborigene dell’Ontario. La disputa iniziò nel 1942, in piena guerra mondiale, quando l'area fu espropriata dal governo federale per installare una base militare, in base al  "War Measures Act".
«L’importanza storica e spirituale del parco può essere compresa solamente dai Chippewas of Kettle e dai Stony Point First Nations. Il governo dell’Ontario ha compreso il valore che il parco di Ipperwash ha per i nativi della nostra provincia».
Molto soddisfatto si è detto il fratello di Dudley George. «Quanto annunciato oggi - ha dichiarato Sam - rappresenta un tributo alla memoria di mio fratello. Ora sappiamo che non è morto invano».


Ipperwash


21 dicembre 2007

I Sioux che chiedono l'indipendenza dagli USA? Una bufala

Ennesima bufala di "Repubblica" e de "La Stampa", che ieri hanno pubblicato come notizia la rottura dei trattati fra la tribù dei Lakota ed il governo federale. I due "autorevoli" quotidiani hanno infatti spacciato come ufficiale l'iniziativa di un singolo gruppo di attivisti, che non ha assolutamente incontrato il favore dei capi tribù; infatti le prime reazioni a questa iniziativa dei rappresentanti ufficiali delle varie tribù Lakota, sparse su cinque stati degli Usa (North e South Dakota, Nebraska, Wyoming e Montana) sono state molto fredde. "La nostra posizione è il mantenimento dei Trattati, perché sono le basi per il nostro rapporto con il governo federale", ha detto alla stampa del South Dakota Rodney Bordeaux, presidente della tribù Rosebud Sioux, una delle più importanti.

L'iniziativa assolutamente privata è stata presa da Russel Means, tra i più celebri attivisti dell'American Indian Movement, un'organizzazione di ribelli pellerossa, e fu tra i protagonisti nel 1969 dell'occupazione dell'isola di Alcatraz per 19 mesi, di un 'assalto' a Mount Rushmore (la montagna dove sono scolpiti i volti di quattro presidenti americani) e soprattutto della clamorosa occupazione nel 1973 del sito storico di Wounded Knee, luogo di un massacro di Lakota Sioux nel XIX ad opera del 7mo Cavalleggeri delle truppe regolari statunitensi

Means, un attore, politico e attivista noto per i gesti ad effetto e il linguaggio colorito, ha presentato con alcuni compagni di battaglia un piano per ritirare il proprio popolo dai Trattati sottoscritti con Washington tra il 1851 e il 1868 e per creare una Nazione Lakota indipendente. Così l'attivista è sbarcato a Washington con un piccolo seguito di sostenitori e guardie del corpo e ha organizzato una vivace conferenza stampa in una chiesa protestante, lanciandosi in un atto d'accusa contro i leader tribali ed esponendo il suo programma: creare una nazione indipendente, che emetta passaporti e sia riconosciuta da governi stranieri. Per questo, il gruppo ha visitato alcune ambasciate a Washington, tra cui quelle di Bolivia, Venezuela, Cile e Sudafrica cercando appoggi. Il governo boliviano ha inviato il proprio ambasciatore negli Usa, Gustavo Guzman, alla conferenza stampa. Ma tutto qua... una conferenza stampa...

La "secessione", o la "rivolta" cui i lettori di "Repubblica" e de "La Stampa" sono stati messi al corrente ieri c'è stata solo nella mente dei cronisti. D'altronde, mica è la prima scemenza che raccontano. Il problema è che probabilmente non sarà l'ultima. E disegnare gli indiani sempre sul piede di guerra non è uno stereotipo razzista?

UPDATE: oggi si è unito alla festa anche il "Corriere della Sera". Evidentemente nessuno si prende la briga di controllare una notizia. Bene! Bravi!


Russel Means


20 settembre 2007

La polizia dell'Ontario arresta 9 nativi

Finisce la tregua a Caledonia. Dopo una situazione di stallo durata dallo scorso febbraio, gli agenti dell’Ontario Provincial Police sono intervenuti ieri, arrestando nove nativi. «Gli arresti - ha dichiarato al Corriere Canadese il capo dell’Opp Julian Fantino - sono legati all’occupazione illegale di alcuni terreni».
«I fermi non riguardano direttamente il pestaggio di Sam Gualtieri. In ogni caso - ha aggiunto l’ex chief della Toronto Police - siamo fiduciosi per il buon esito di questa inchiesta». Fantino ha confermato che d’ora in avanti verrà applicata tolleranza zero contro i trasgressori della legge a Caledonia. Dopo i violenti incidenti della scorsa settimana, il governo dell’Ontario ha richiamato il suo mediatore che da mesi si sta operando per raggiungere un accordo sui terreni contesi. Dopo gli incidenti dello scorso anno era iniziato un lento e lungo processo di mediazione tra le autorità locali, i rappresentanti delle Six Nations ed il governo federale. Queen’s Park aveva anche nominato un mediatore per facilitare il raggiungimento di un accordo.
Dopo un violento incidente della scorsa settimana nel corso del quale un imprenditore era stato gravemente ferito, il governo provinciale ha deciso di bloccare la trattativa: «Il nostro governo - si legge in una nota del ministero per gli Affari degli Aborigeni - ritiene inaccettabile un incidente simile a quello della scorsa settimana. La violenza non è mai parte della soluzione» ha detto Lars Eedy, portavoce del governo provinciale.
Come si ricorderà il costruttore italocanadese Sam Gualtieri fu ricoverato in ospedale il 13 settembre scorso dopo essere stato colpito con una spranga alla testa procurandogli gravi ferite.
Alcuni dimostranti avevano raggiunto una nuova area dove si stanno costruendo case su Stirling Street, e si erano fermati proprio dove Gualtieri stava costruendo due case per le due figlie. Gli aborigeni hanno rilevato che chiunque voglia costruire una abitazione in quell’area, ha bisogno del loro permesso. Secondo i nativi i terreni in questione furono assegnati a loro dalla Corona Britannica nel 1784, ma secondo Ottawa furno cedute o comprate apartire dal 1850. I manifestanti sostengono che mai quelle terre sono state cedute ai bianchi.



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