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"Democracy is two wolves and a lamb voting on what to have for lunch. Liberty is a well-armed lamb contesting the vote"

Benjamin Franklin




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20 luglio 2009

Nativi canadesi al voto per la leadership della First Nations

Sarà una settimana storica per le popolazioni aborigene del Canada. Phil Fontaine, ancora per pochi giorni capo nazionale delle First Nations, dopo tre mandati passerà la leadership di portavoce di oltre 600mila nativi residenti in Canada. L’elezione si svolgerà il 22 al Telus Convention Centre di Calgary: i capi del consiglio delle tribù (633 in totale in tutto il Canada) sceglieranno il loro capo nazionale.

Cinque i nomi che compongono la rosa dei candidati: Shawn Atleo, Perry Bellegarde, John Beaucage - i tre superfavoriti nella corsa alla leaderhip - Terrance Nelson e Bill Wilson, tutti e cinque con grande attenzione alla sfera scolastica ed educativa.

Tante le sfide da affrontare. Da una parte i trattati che il governo potrebbe cercare di minare. Dall’altra il quadro povertà nelle riserve e la questione educazione sempre più critica tra la popolazione aborigena. Per tutti e cinque, comunque, il passaggio di consegne non sarà facile. Un’eredità impegnativa, quella di Fontaine, fatta di numerosi successi di un leader "forte", anche se non sono mancate critiche.

John Beaucage, ex economista e capo della Wasauksing First Nation, è stato il grande capo della Union of Ontario of Indians per gli scorsi cinque anni. Molto popolare in Ontario, è stato l’unico candidato in campagna elettorale ad annunciare di volere estendere il diritto di voto a tutti gli aborigeni canadesi e ristrutturare l’organizzazione sul modello nazionale, come una vera confederazione di nazioni, riducendo le 600 tribù a 60 entità politico-culturali.

Punti questi su cui si concentrerà in particolare anche Shawn Atleo, dal 2003 chief dell’Afn in British Columbia, dove risiede un terzo dei capi tribù votanti. Atleo cercherà di coltivare trattati, accordi e partnership commerciali con l’industria privata mantenendo i valori e le tradizioni culturali dei nativi, con un occhio di riguardo alla tutela dell’ambiente.

Buone possibilità di vincere anche per Perry Bellegarde. L’ex grande capo della Federation of Saskatchewan Indian Nations ed ex vice capo regionale, cresciuto nella Little Black Bear First Nation, punta a creare il “First Nations Acts” per risolvere questioni che spaziano dal settore sanità al mantenimento culturale della lingua. Bellegarde annuncia inoltre che si impegnerà per la ratifica della dichiarazione dell’Onu sui diritti delle popolazioni indigene e per una nuova valutazione dell’accordo fiscale con il governo federale per negoziare la rimozione del tetto del 2 per cento sui fondi per le First Nations.

Il quarto candidato, Terrance Nelson, capo per dieci anni della Roseau River Anishinabe First Nation, basa la sua campagna elettorale sul chiedersi perché il Canada diventi sempre più un Paese ricco, mentre la popolazione aborigena vive ancora in condizioni di estrema povertà nelle riserve sparse nel Paese. Nelson propone quindi il via libera ad accordi economici internazionali per il benessere delle comunità.

Infine, Bill Wilson, di Cape Mudge, in British Columbia. Nonostante sia tra i cinque il candidato con la più lunga carriera politica alle spalle, Wilson è stato il meno attivo in questi ultimi anni, lavorando come consulente e negoziatore di accordi e trattati. Come nel caso di Nelson, la pazienza di Wilson nei confronti del governo federale è andata via via scemando. E lo sfidante guarda al titolo di grande capo nazionale con un approccio più provocatorio puntando a rinforzare e sostenere i trattati delle First Nations.



21 giugno 2008

Ogni Stato ha il suo 3monti, Canada compreso

Dell'epidemia 3montiana è invaso il mondo. Gli States hanno Barack Hussein Obama, che non si è fatto pregare nel far propria una tassa sull' extra-gettito dei petrolieri, che tra l'altro fra le socialisterie del suo programma questa è una cosa che fa la sua figura. Spostiamoci adesso a nord del confine.
«È tempo di cambiare e di affrontare una volta per sempre il problema dell’inquinamento atmosferico»: lo ha affermato ieri il leader federale del Liberal Party Stephane Dion, presentando il suo controverso piano conosciuto come “carbon tax” dalla maggior parte dei canadesi, mentre i liberals preferiscono chiamarlo “green shift”.
Alla base della proposta c’è comunque l’imposizione di una tassa sul consumo dei prodotti energetici che tiene conto del grado di inquinamento. Tale tasse, secondo quanto reso noto ieri da Dion, genererà introiti pari a 15 miliardi e 400 milioni di dollari in quattro anni.
Ma Dion ha subito aggiunto che un suo eventuale governo approverebbe subito degli sgravi fiscali, specificamente sulla tassa sui redditi: “Si tratta di un piano molto potente e, nello stesso tempo, molto semplice”.
Secondo il leader del Liberal party il concetto è semplice: «Aumenteremo le tasse su ciò di cui abbiamo meno bisogno, come l’inquinamento e gli sprechi, mentre le diminuiremo su ciò di cui abbiamo bisogno e cioè la ricerca, i programmi innovativi ed i redditi».
Le cifre previste dal piano, presentato a Ottawa saranno comunque difficili da spiegare all’elettorato in quanto faranno aumentare la bolletta della luce ed il costo della benzina al distributore, prodotti i cui prezzi sono già considerevolmente alti.
I "liberali" hanno ieri spiegato che il piano prevede una tassa di 10 dollari per tonnellata di emissioni inquinanti che provocano l’effetto serra e tale tassa salirà a 40 dollari alla fine di quattro anni.
Prevede comunque la riduzione dell’indice di tassazione per le fasce più basse (da 37.885 dollari in giù) dell’1,5 per cento e quindi scenderebbe al 13,5%. Il taglio sarebbe dell’1 per cento per le due successive fasce.
Si tratterebbe di un taglio che raggiungerebbe i 15 miliardi e mezzo nell’arco dei quattro anni.
Il piano prevede inoltre la creazione di un ulteriore aiuti finanziario di 350 dollari per le famiglie con bambini ed un aumento di 600 dollari del cosidetto “supplemento” per gli anziani.
La presentazione della proposta del leader del Liberal Party Stephane Dion ha suscitato l’immediata reazione degli altri partiti. Secondo il primo ministro Stephen Harper, si tratta di un nuovo “flip-flop” del leader liberale il quale «ora preferisce il nuovo sistema che gli consente di imporre di nuova una tassa sul consumatore».
A Ottawa il ministro conservatore Jason Kenney ha attaccato la proposta di Dion sottolineando che si tratta di una iniziativa che «danneggerà la nostra economia che invece ha bisogno di stimoli fiscali e non di altre tasse».
Secondo Kenney la proposta di Dion provocherà un aumento dei prezzi in tutti i settori, soprattutto in quello dei trasporti: «Ed è ovvio – ha detto Kenney – che le aziende che saranno tassate dal piano di Dion, non si terranno tali aumenti, ma li passeranno di nuovo sulle spalle del consumatore che verrà così penalizzato due volte» (ditelo a Tremonti, please, che quest'ovvietà non l'ha compresa, poveretto -nda-). L’esponente conservatore ha sottolineato più volte che il nome del programma «che i liberal cercano di promuovere è una trappola in quanto non si tratta di un piano per aiutare l’ambiente, ma solo di un modo indiretto per togliere soldi dalle tasche dei consumatori imponendo una vera e propria tassa».
Critiche anche da parte del leader del New Democratic Party Jack Layton il quale ha detto che «in parlamento abbiamo un partito, quello dei liberals, che presentano un piano sbagliato, mentre i conservatori non hanno nemmeno un piano per aiutare l’ambiente». Layton ha respinto l’iniziativa liberal definendola inefficace ed ha promosso di nuovo la proposta del suo partito del “cap and trade”. Una iniziativa che, ha detto Layton, mette dei limiti precisi sulle emissioni delle grosse compagnie che inquinano di più l’ambiente imponendo grosse penalizzazioni oppure l’acquisto di “punti” da parte di aziende che rimangono sotto i limiti delle emissioni previste. I democratici sono uguali dappertutto...




9 aprile 2008

la caccia alle foche non è libertarian - parte II

So che vi rompo le palle con questo argomento, ma preferisco parlare di cose che abbiano una qualche utilità piuttosto che sprecare tempo e parole con l'inutilità fatta a sistema, ovvero la politica italiana delle due veline Berlusca e Veltrusca.
A una manciata di giorni dall’inizio della stagione, quest’anno la caccia alla foca ha già dato molti spunti per ripensare un’attività che in gran parte del mondo è considerata barbara, secondo molti pericolosa sia per l’ambiente che per gli uomini che la praticano e per alcuni anche inutile da un punto di vista economico.
Secondo l’Ifaw (International Fund for Animal Welfare), la caccia alla foca non è una risorsa primaria per l’economia del Newfoundland e Labrador, rappresentando «meno dello 0,5% del Pil provinciale», e anche per i cacciatori, i proventi di quella che è solo un’attività stagionale non è che una piccola parte dei loro introiti annuali. Per contro, questa attività sembra faticare senza il supporto finanziario del governo federale. «Nei tardi anni Novanta, si stima che circa 20 milioni di dollari sotto forma di sussidi siano stati forniti dal governo federale alla caccia commerciale alla foca in Canada», spiega l’associazione che precisa di non opporsi in alcun modo a una caccia, definita di sussistenza, che fa parte delle tradizioni del popolo Inuit.
In altre parole, soldi dei contribuenti canadesi, d’accordo o meno con questa attività, sarebbero stati usati per «lo sviluppo di nuovi prodotti di foca, per la costruzione e il miglioramento degli impianti di lavorazione, per la promozione governativa della caccia in Europa e la ricerca di nuovi mercati per questi prodotti». E queste iniziative a favore della caccia continuano ancora oggi: l’ultimo esempio in ordine di tempo è la delegazione canadese inviata dall’altra parte dell’Atlantico per scongiurare la possibilità di una messa al bando da parte dell’Unione europea dei prodotti ricavati dalla caccia alla foca.
Ma il versante economico è solo un punto di vista, e non il peggiore, sulla mattanza delle foche in Canada. Nonostante le nuove regole fissate dal governo, l’Ifaw, che ogni anno si occupa di monitorare sul campo la caccia, parla di abusi sistematici alle Marine Mammal Regulations. Il più frequente è il mancato controllo del riflesso pupillare per assicurarsi che la foca sia morta nel momento in cui viene scuoiata. «La velocità e non l’umanità è la regola», fanno sapere dall’associazione, spiegando che questo passaggio viene spesso saltato per risparmiare tempo e poter così passare alla preda successiva.

La precedente puntata qui




1 aprile 2008

Caccia alle foche: prime battaglie navali in Canada

Un confronto tra le due barche c’è stato, questa sembra l’unica certezza su l’incidente accaduto domenica. Da qui in poi le due versioni divergono del tutto.
Secondo gli attivisti della Sea Shepherd, l’organizzazione fondata da Paul Watson e presente nel Golfo di St. Lawrence per documentare gli orrori della caccia alla foca, il vascello Des Goilliers della Guardia Costiera avrebbe speronato la loro nave, la Farley Mowat.
Stando al portavoce del Fisheries Department Paul Jenkins, invece, sarebbe stata la Fawrley Mowat ad avvicinarsi e girare intorno all’imbarcazione della Guardia Costiera.
Paul Watson ha dichiarato ieri che la sua organizzazione è in possesso non solo delle foto dello scontro ma anche di un filmato che, per usare le sue parole, «parla da solo».
«È successo due volte, quindi era intenzionale», ha poi dichiarato il fondatore della Sea Shepherd descrivendo il momento in cui il suo vascello è stato speronato.
Dall’altro lato della barricata, è Paul Jenkins del Fisheries Department a far sentire la sua voce: «Rifiutiamo del tutto queste accuse, sono solo storie», dice spiegando che dal suo punto di vista è la Farley Mowat ad aver avvicinato la Des Groilliers e ad averne sfiorato un lato. Gli attivisti di Watson, secondo Jenkins, avrebbero fatto tutto ciò per danneggiare l’immagine della Guardia Costiera.
L’equipaggio della Farley Mowat sembra molto sicuro di quello che dice, e Paul Watson ha confermato al telefono che la sua società sta riflettendo sulla possibilità di intraprendere azioni legali.
Non è questo il primo incidente a soli tre giorni dall’inizio della stagione. Circa 24 ore prima, nel capovolgimento di un’imbarcazione avevano perso la vita almeno tre cacciatori - un quarto, dato ancora per disperso, è probabilmente morto. Parlando dell’accaduto, Watson dice che questa è una ragione in più per mettere fine all’uccisione delle foche.
«Con barche inadeguate secondo gli stessi regolamenti canadesi, questi uomini si avventurano in zone pericolose», ha detto il fondatore della Sea Shepherd.
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Repetita juvant: qua i motivi per cui qualunque liberale, liberista o libertarian dovrebbe essere contrario alla caccia alla foca


La Farley Mowat con il suo equipaggio schierato a prua


29 marzo 2008

la caccia alle foche non è libertarian (e vi spiego perché)

«Non devo rendere conto a nessuno se non alle foche, alle balene, agli squali e alle altre creature del mare che da anni difendo». Con questo spirito Paul Watson ha solcato ieri i mari del Golfo di St. Lawrence per documentare e ostacolare la caccia alle foche nel primo giorno della stagione. Senza preoccuparsi mimamente degli avvertimenti del governo canadese che, per bocca del ministro dei Trasporti federale Lawrence Cannon, lo ha invitato a tenersi a distanza dalle acque territoriali canadesi.
«Questo è un vascello olandese con a borso un equipaggio internazionale, se il Canada tenta di abbordarci in acque che fuori dal limite delle 12 miglia credo che potrebbe nascere un incidente internazionale», ha risposto senza fare una piega. A bordo della Farley Mowat, Waston e altri 19 uomini della Sea Shephered, l’organizzazione da lui fondata, cercheranno di raccogliere il maggior numero di prove possibili della carneficina che ogni anno si compie sulle coste del Paese. «Io, che sono cresciuto in una delle zone in cui si svolge questo tipo di caccia, mi vergogno di essere canadese quando assisto ad un simile spettacolo».
Cosa farete con il materiale raccolto?
«Lo consegneremo ad Animal Planet, ma soprattutto lo faremo avere all’Unione europea, dove si sta pensando di mettere al bando i prodotti ricavati dalla caccia alla foca».
A proposito di mercato, la caccia alla foca può essere considerata una risorsa economica?
«Economicamente si tratta di qualcosa di irrilevante. È un’attività comoda per i cacciatori che così possono guadagnare bene lavorando qualche settimana e dopo hanno la possibilità di chiedere il sussidio allo Stato».
A proposito di cacciatori, in passato ha avuto dei guai con loro nel corso di un’azione simile.
«Si, una volta io e i membri del mio equipaggio siamo stati assaliti dai cacciatori di foche mentre documentavamo la caccia. La cosa incredibile è che nessuno dei cacciatori ha avuto conseguenze, mentre noi siamo stati arrestati. Il punto è che c’è una legge per chi caccia le foche e un’altra legge, diversa, per chi le difende».
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La questione è tutta lì. Tolti i sussidi che lo Stato eroga a man bassa ai disoccupati che dimostrano di aver lavorato per almeno un periodo dell'anno, la caccia alle foche non sarebbe un'attività praticata ai livelli attuali. Diciamo che i cacciatori di foche sono l'equivalente dei falsi invalidi napoletani e calabresi. Perché non credo che bastonare una foca sia qualificabile come lavoro...
Per cui, l'indifferenza con cui molti libertarians si approcciano al problema (gli affari sono affari), non è pertinente. La caccia alle foche è un affare esattamente quanto lo è per i contribuenti italiani mantenere l'Alitalia... I contribuenti canadesi, loro malgrado, mantengono questi parassiti. Cosa c'è di più socialcomunista di questo, io non proprio non lo so...





Paul Watson


7 marzo 2008

Obama (nei guai): Naftagate e Canada

In Italia, ormai affascinata dal mito di Barack Hussein Obama, se ne è parlato poco, ma il senatore dell'Illinois è al centro di un guaio che potrebbe segnare in modo pesante le sue ambizioni presidenziali.
In breve il fatto è questo: in materia di Nafta (il trattato commerciale per il libero scambio in Nordamerica) Obama agli elettori avrebbe espresso una posizione diversa da quella avuta in sede ufficiale con il governo canadese. In poche parole, ben prima di essere eletto, avrebbe compiuto l'unico peccato che gli americani non ignorano mai:la menzogna spudorata per salvarsi le chiappe. L'affaire è scoppiato oltre confine, in Canada, dove il Primo Ministro Stephen Harper aveva espresso preoccupazione la settimana scorsa, in caso di vittoria dei democratici, per il futuro del trattato (vedi qui).
Ebbene, Obama avrebbe rassicurato privatamente il governo canadese che la revisione del Nafta che aveva proposto agli elettori altro non era che una boutade elettorale. Ma la notizia è arrivata alla stampa canadese, che pur simpatizzando per Obama non ci ha pensato due volte a darla in pasto all'opinione pubblica (mica siamo in Italia con Repubblica ed il Corriere), ed anche ad una rete televisiva americana.
Harper ha annunciato ieri una inchiesta sulla fuga di notizie canadesi che hanno danneggiato il senatore Obama alla vigilia delle importanti primarie di questa settimana in Ohio e Texas.
Il primo ministro conservatore ha detto che l’inchiesta include anche le persone all’interno del suo ufficio in quanto vuole «al più presto possibile fare chiarezza» su quello che viene ormai definito il Nafta-Gate.
In precedenza Harper aveva detto che si stava indagando sul caso solo all’interno del ministero degli Esteri ritenendo che la fuga di notizie sia partita da fonti diplomatiche. Ieri invece, rispondendo alle domande del leader del New Democratic Party, Jack Layton, Harper ha detto che l’inchiesta riguarderà anche i membri del suo ufficio.
Questo perché, sempre ieri, era stato riportato in alcuni giornali e programmi televisivi, che l’autore di questa fuga di notizie fosse stato il suo capo del personale Ian Brodie. In particolare ieri sia il Liberal Party sia l’Ndp, hanno chiesto le dimissioni di Brodie.
Secondo quanto emerso negli ultimi due giorni, oltre ad un memo scritto per uso e consumo interno, giunto però la scorsa settimana nelle mani dei giornalisti della rete televisiva americana Abc, sembra che Brodie avesse menzionato la posizione di Obama anche ad alcuni giornalisti canadesi la scorsa settimana, durante il cosiddetto lock-up per il budget federale.
Il primo ministro Stephen Harper ha definito ieri «molto ingiusta» nei confronti del candidato alla nomination democratica la fuga di «notizie canadesi» in base alle quali Obama è stato accusato di avere adottato un «doppio linguaggio» per confondere i suoi elettori affermando una cosa in pubblico ed una in privato. Sarà molto ingiusta, ma suona anche molto vera.
Ieri ho detto che Obama si era trasformato in Hillary Clinton. Rettifico: volevo dire in Bill...



28 febbraio 2008

Il Canada lancia un duro monito ad Hillary e Barack

Pesante monito nella giornata di ieri da parte del ministro per il Commercio Estero, David Emerson, ai candidati democratici alla Presidenza degli Stati Uniti. Rispondendo alle dichiarazioni di Barak Obama e Hillary Clinton, che hanno ipotizzato di cancellare l’accordo di libero scambio tra Canada e Stati Uniti (il Nafta, North America Free Trade Association), Emerson ha detto che ci saranno pesanti ripercussioni nei rapporti tra i due Paesi e soprattutto conseguenze di carattere economico. Il ministro del governo Harper ha infatti ricordato che nella firma dell’accordo gli Stati Uniti ottennero speciali agevolazioni per l’acquisizione di petrolio canadese. Come è noto, infatti, il Canada è il maggiore fornitore di greggio agli americani.
Secondo Emerson, la riapertura dell’accordo potrebbe non essere favorevole agli americani come lo fu nel passato. Tra l’altro ha aggiunto che la riapertura del negoziato non sarà certamente a senso unico e che anche il Canada ha le sue richieste da fare alla Casa Bianca per cambiare numerose cose che sono state concordate 15 anni fa: «Certo, se il negoziato sarà riaperto – ha detto Emerson – abbiamo anche noi una lunga lista di cose che vogliamo cambiare».
Le dichiarazioni di Emerson di ieri sono una reazione a quanto affermato da Hillary Clinton e Barack Obama: in caso di vittoria democratica alle prossime elezioni presidenziali americane, gli Usa annullerebbero l’accordo «se non ci saranno dei cambiamenti».
Negli Usa i sindacati hanno aumentato le loro pressioni al fine di bloccare gli accordi di libero scambio che il governo americano ha fatto negli ultimi anni. Sotto accusa, infatti, non solo quello del Nafta col Canada ed il Messico, ma anche con la Cina ed altri Paesi asiatici.
Secondo i sindacati questi accordi minacciano l’industria locale provocando la perdita di milioni di posti di lavoro.
La risposta di Hillary Clinton sul Nafta è giunta durante un dibattito due sere fa con Obama. L’ex first lady ha detto di essere pronta a cancellare l’accordo, che fu ratificato dal marito Bill Clinton quando era presidente, in sei mesi, se non verranno cambiati alcuni punti che riguardano gli standard per la difesa ambientale, il mondo del lavoro in generale ed un meccanismo per controllare il rispetto delle norme concordate.




12 gennaio 2008

Canada, è scontro politico sulla caccia alle foche

Ottawa deve smetterla di “fiancheggiare” gli animalisti e deve invece proteggere la caccia alla foca. È questo il senso dell’accusa lanciata ieri dal ministro provinciale per la Pesca Tom Rideout contro la controparte federale, che martedì scorso aveva messo in luce le difficoltà create dalla pressione dell’Unione Europea e di altri Stati sulla messa al bando dei prodotti derivati dalla foca.
«Il ministro Loyola Sullivan - ha dichiarato ieri Rideout - sta mostrando una tendenza allarmistica del tutto ingiustificata. Oltre a questo, credo sia necessario sottolineare i progressi fatti dal governo nella tutela delle foche, con la fissazione di quote massime e con il divieto di cacciare i cuccioli».
Rideout non ha proprio mandato giù l’intervento del ministro federale. «Siamo rimasti sorpresi e scioccati per quanto detto da Sullivan». La polemica divampa a Ottawa quando ormai è iniziato il conto alla rovescia sulla caccia alle foche, che dovrebbe iniziare, a seconda delle condizioni e dello spessore dei ghiacci, tra la fine di marzo e l’inizio di aprile.
Il ministro federale, nel delineare il quadro della situazione, ha messo in luce come la battaglia internazionale contro la caccia alla foca stia acquistando forza e visibilità con il passare dei mesi.
Belgio e Olanda hanno già approvato un bando completo ai prodotti derivati dalla foca, mentre l’Italia, la Germania e l’Austria stanno discutendo nei rispettivi parlamenti l’adozione di leggi simili.
Ma non solo. La stessa Unione europea sta cercando di portare avanti un’operazione di lobbying presso le Nazioni Unite per creare un fronte mondiale contro la barbara pratica.
Il Canada, nonostante le continue pressioni della comunità internazionale, ha sempre difeso la caccia alle foche.
Nel 2006, secondo i calcoli del governo federale, il settore della seal hunt ha generato profitti per 33 milioni di dollari.


Tendelzialmente non sono contro la caccia e la pesca, ma ammazzare a bastonate questa creatura va ben oltre il concetto che ho di caccia e pesca. Ora, fin quando sono gli Inuit a farlo per sfamarsi, alla fine è nell'ordine delle cose... Ma farlo a livello industriale per cosmetica o per accessori... Lungi dall'invocare un bando statale, assolutamente, ma a sollevare qualche coscienza in privato non vedo che male ci sia


1 dicembre 2007

Protocollo Kyoto: un errore che il mondo non dovrà più ripetere

Il Canada ha giocato un ruolo cruciale nel condurre i Paesi del Commonwealth ad un accordo sulla lotta ai cambiamenti climatici.

Il Primo Ministro Stephen Harper ha concluso domenica scorsa la riunione dei capi di governo dei Paesi del Commonwealth, riuniti a Kampala, in Uganda, dichiarando che l’accordo di Kyoto è stato un errore per l’umanità, un piano non più proponibile per il futuro. M. Harper ha aggiunto che il Canada non sarà disposta a sostenere alcun nuovo trattato internazionale caratterizzato da vistose e inaccettabili lacune.

Il Primo Ministro ha sottolineato che il principale errore di Kyoto è stato quello di imporre degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra a 36 Paesi ma non ad alcuni come Stati Uniti, India e Cina che sono tra gli Stati più inquinanti del pianeta. Il Canada intraprenderà dunque, nei mesi futuri, dei cruciali negoziati post-Kyoto durante i quali farà valere una posizione chiara e semplice: dovranno cioè essere coinvolti anche gli Stati più inquinanti. Se questi non faranno la loro parte nessun accordo sarà possibile. Sebbene criticato da molti diplomatici stranieri, Harper su questo punto si è mostrato categorico e irremovibile.

La presa di posizione del Primo Ministro Canadese, che ha incassato il sì di quasi la totalità dei 53 Paesi del Commonwealth, è considerata da molti analisti la pietra angolare sulla quale edificare un nuovo accordo mondiale che possa superare il compromesso al ribasso di Kyoto. I prossimi negoziati internazionali sui cambiamenti climatici sono previsti per l’anno prossimo a Bali, in Indonesia. Il capo del Liberal Party of Canada, Stéphane Dion, si è detto “estremamente deluso ma non sorpreso” per la posizione adottata dal Primo Ministro al Commonwealth.


Stephen Harper


5 ottobre 2007

Canada, leggi sulla droga più aspre

Il primo ministro Stephen Harper ha ieri presentato una proposta di legge che prevede pene detentive minime obbligatorie per coloro che si rendono responsabili di reati legati allo spaccio di stupefacenti.
L’annuncio, fatto a Winnipeg, comprende lo stanziamento di 64 milioni di dollari che dovranno servire per preparare una strategia nazionale per la lotta contro la diffusione degli stupefacenti e verrà presentata in parlamento alla fine di questo mese, cioè appena dopo la riapertura dei lavori parlamentari prevista per il prossimo 15 ottobre.
Il primo ministro Stephen Harper ha detto ieri che i due terzi dei fondi a disposizione verranno usati per aumentare le misure di prevenzione e per aiutare coloro che sono vittime della droga e vogliono tentare di uscire da questo inferno: «Ma tutto questo - ha detto Harper - non è sufficiente. Infatti abbiamo bisogno anche di leggi che li aiuti a liberarsi del problema una volta che ne sono affetti».
Secondo il primo ministro per molto tempo il governo canadese «ha dato dei segnali confusi» sulla proibizione o meno dell’uso delle varie droghe «e questo è il momento in cui è necessario fare chiarezza e far capire che l’uso delle droghe, di qualsiasi tipo, è nocivo e negativo per tutti».
Insieme al primo ministro erano a Winnipeg anche il ministro della Sanità, Tony Clement, e quello della Pubblica Sicurezza, Stockwell Day.
Una strategia per combattere la diffusione della droga faceva parte del bilancio federale presentato dal governo lo scorso mese di marzo. Il governo ha in particolare stanziato 32 milioni di dollari per potenziare i centri per la disintossicazione e quindi la riabilitazione dei tossicodipendenti. Il ministro della Sanità Clement ha detto che l’annuncio vuole essere un segnale per tutti i canadesi che «il governo è intenzionato seriamente a combattere questo flagello».
Secondo Clement la legislazione in questo settore non è stata toccata e rivista da oltre venti anni «e questo è il momento per dimostrare che siamo decisi a fare qualche cosa per aiutare i giovani e tutti coloro in difficoltà e cercare di prevenire che altri ne diventino vittime».


La skyline di Winnipeg, la capitale dello Stato di Manitoba


28 settembre 2007

In Canada il "tesoretto" usato per ridurre le tasse

Paese che vai, usanza che trovi. Il "tesoretto", in Canada è  utilizzato per tagliare le tasse  senza porsi troppe questioni astruse come in un  altro paese di mia conoscenza. "Of course", risponde il Primo Ministro  Canadese alla domanda "Il surplus di bilancio verrà utilizzato per tagliare le tasse?". Come a dire: " E per cos'altro dovremmo usarlo, altrimenti?".
In Canada, le casse del governo federale sono diventate sempre più ricche ed il debito pubblico sempre più piccolo.
Il Primo Ministro Stephen Harper, parlando ieri a Toronto, ha infatti annunciato che il surplus del bilancio federale supererà i 13 miliardi ed 800 milioni di dollari. Si tratta di una cifra notevolmente superiore a quella preventivata dal ministro delle Finanze Jim Flaherty nel suo bilancio dello scorso marzo. Il governo federale ha ridotto il debito nazionale lo scorso anno di 14 miliardi di dollari e questo ha consentito un risparmio in 12 mesi di 725 milioni di dollari solamente nella riduzione del pagamento degli interessi sul debito stesso: «E questi risparmi - ha detto ieri Harper - verranno passati automaticamente ai canadesi attraverso una riduzione delle tasse personali».
Il primo ministro, che era accompagnato dal ministro delle Finanze Jim Flaherty, ha sottolineato che «certamente non useremo questi soldi come li hanno utilizzati i precedenti governi e vi posso garantire - ha detto Harper - che noi siamo in grado di dire come ed a chi i vostri soldi sono andati» alludendo in modo aperto allo scandalo delle sponsorizzazioni dei liberal. «È ovvio - ha aggiunto - che noi useremo tali soldi per ridurre le tasse».
La notizia dell’aumento del surplus ha sorpreso alcuni osservatori politici i quali, a causa di alcune difficoltà nel mondo economico internazionale e nazionale, avevano preventivato una riduzione del surplus, ma ciò, ha detto Harper, «è spiegabile col fatto che il nostro governo ha speso 700 milioni meno di quanto previsto nel nostro bilancio dello scorso mese di marzo».

L'erba del vicino è sempre più verde, le tasse del vicino sono sempre più basse, la giustizia del vicino funziona meglio, l'università del vicino è meglio attrezzata, il vicino non ha comunisti alla "amministrazione del condominio", etc ... Poi si lamentano della fuga di cervelli: chiunque abbia un minimo di cervello se ne andrebbe ad abitare dal vicino...


Il giovane premier canadese Stephen Harper


20 settembre 2007

La polizia dell'Ontario arresta 9 nativi

Finisce la tregua a Caledonia. Dopo una situazione di stallo durata dallo scorso febbraio, gli agenti dell’Ontario Provincial Police sono intervenuti ieri, arrestando nove nativi. «Gli arresti - ha dichiarato al Corriere Canadese il capo dell’Opp Julian Fantino - sono legati all’occupazione illegale di alcuni terreni».
«I fermi non riguardano direttamente il pestaggio di Sam Gualtieri. In ogni caso - ha aggiunto l’ex chief della Toronto Police - siamo fiduciosi per il buon esito di questa inchiesta». Fantino ha confermato che d’ora in avanti verrà applicata tolleranza zero contro i trasgressori della legge a Caledonia. Dopo i violenti incidenti della scorsa settimana, il governo dell’Ontario ha richiamato il suo mediatore che da mesi si sta operando per raggiungere un accordo sui terreni contesi. Dopo gli incidenti dello scorso anno era iniziato un lento e lungo processo di mediazione tra le autorità locali, i rappresentanti delle Six Nations ed il governo federale. Queen’s Park aveva anche nominato un mediatore per facilitare il raggiungimento di un accordo.
Dopo un violento incidente della scorsa settimana nel corso del quale un imprenditore era stato gravemente ferito, il governo provinciale ha deciso di bloccare la trattativa: «Il nostro governo - si legge in una nota del ministero per gli Affari degli Aborigeni - ritiene inaccettabile un incidente simile a quello della scorsa settimana. La violenza non è mai parte della soluzione» ha detto Lars Eedy, portavoce del governo provinciale.
Come si ricorderà il costruttore italocanadese Sam Gualtieri fu ricoverato in ospedale il 13 settembre scorso dopo essere stato colpito con una spranga alla testa procurandogli gravi ferite.
Alcuni dimostranti avevano raggiunto una nuova area dove si stanno costruendo case su Stirling Street, e si erano fermati proprio dove Gualtieri stava costruendo due case per le due figlie. Gli aborigeni hanno rilevato che chiunque voglia costruire una abitazione in quell’area, ha bisogno del loro permesso. Secondo i nativi i terreni in questione furono assegnati a loro dalla Corona Britannica nel 1784, ma secondo Ottawa furno cedute o comprate apartire dal 1850. I manifestanti sostengono che mai quelle terre sono state cedute ai bianchi.



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