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"The tree of liberty must be refreshed from time to time with the blood of patriots and tyrants. It is its natural manure"

Thomas Jefferson


"Democracy is two wolves and a lamb voting on what to have for lunch. Liberty is a well-armed lamb contesting the vote"

Benjamin Franklin




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31 dicembre 2007

Buon anno!

Volevo augurarvi uno splendido 2008! Per il resto, penso proprio che ci risentiremo per le primarie in Iowa (il 3 gennaio)! Buona notte di S.Silvestro! Vi saluto (per il momento) con i miei due inni nazionali (o meglio, il primo è quello che io spero sarà in futuro, il secondo è il mio inno adesso, perché come dice una mia carissima amica irlandese, la Patria è quella che senti, quella il cui inno ti commuove, non certo quella la cui questura rilascia il passaporto). A presto!






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29 dicembre 2007

Ron Paul trova sostenitori anche fra i conservatori dell'Alabama

L'Alabama Constitution Party, un piccolo partito dell'Heart Dixie State, ha ufficialmente appoggiato il candidato repubblicano-libertario Ron Paul per le prossime presidenziali americane.
"Lo slogan della campagna di Ron Paul è 'Speranza per l'America', ma noi pensiamo che il dottor Paul possa essere 'l'ultima speranza dell'America' per ritornare ai suoi valori costituzionali", si può leggere nel documento dello State Central Committee del partito; "Ron Paul è l'unico candidato che può essere  inquadrato nei valori dell'Alabama Constitution Party: pro life, avendo fatto nascere oltre 4.000 bambini (Ron Paul è ginecologo, n.d.a.), abolirebbe l'IRS, combatterebbe l'immigrazione illegale, riporterebbe le nostre truppe a casa dalle 'azioni di polizia' che stiamo perdendo, proteggerebbe la nostra privacy, stopperebbe il piano dell'ID card, e fermerebbe l'incostituzionale spesa pubblica che ci sta portando alla bancarotta".
L'ACP è un piccolo partito indipendente dagli altri partiti nazionali, che ha concorso alle ultime elezioni per le cariche dell'Alabama. E' salito alla ribalta appoggiando la campagna per le primarie repubblicane per l'elezione a governatore del controverso giudice Roy Moore. Moore non vinse le primarie (anche se conquistò un terzo dell'elettorato repubblicano), ma l'ACP ottenne una buona affermazione e visibilità.
Il giudice Moore fece parlare di sè commissionando un monumento di granito, raffigurante le Tavole della Legge, che fece posizionare di fronte alla Corte Federale nel 2001.
Due associazioni fecero causa al giucide Moore, in quanto "il monumento incoraggiava ed avvallava le pratiche religiose in generale e quello giudaico-cristiane in particolare" (un'istigazione a delinquere, insomma... n.d.a.).
La difesa di Moore fu che "il preambolo della Costituzione dell'Alabama dice che la applicazione della legge deve essere esercitata con la guida e la benevolenza di Dio", ed il momumento non voleva essere altro che un ricordo per i giudici delle origini della Costituzione, da cui i giudici traggono la loro autorità.
Moore perse la causa, il monumento fu rimosso fra le proteste della popolazione... e fu rimosso anche Moore. Che si candidò alle Primarie e ricevette l'appoggio anche del Jefferson Republican Party, che si rifà ideologicamente al programma del Democratic-Republican Party fondato da Thomas Jefferson e James Madison, due fra i Padri Fondatori della Nazione (JRP che, guarda caso, appoggia anche lui Ron Paul).


Alabama flag


Manifestanti dimostrano il loro sostegno al giudice Moore


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29 dicembre 2007

Il Canada restituisce Ipperwash ai Nativi

Mentre stampa ed opinionisti continuano ad esaminare la (falsa) notizia della recessione dei trattati dei Lakota (vedi qualche post più sotto) un vero passo avanti nei rapporti fra governi e popolazioni indigene in Nord America è stato fatto, ma più a nord. Il parco provinciale di Ipperwash, infatti, è ritornato ai legittimi proprietari. Lo ha confermato qualche giorno fa il nuovo ministro responsabile degli Affari Indiani, chiudendo l’ultimo capitolo di una delle pagine più dolorose della storia dell’Ontario. «Con la restituzione del parco - ha dichiarato ieri durante una conferenza stampa a Queen’s Park Michael Bryant - vogliamo voltare pagina e iniziare una nuova stagione nelle relazioni del governo con le popolazioni aborigene». Fino a quando le tribù dei Chippewas of Kettle e degli Stony Points First Nation non saranno in grado di gestire il parco, sarà compito del governo provinciale di amministrare Ipperwash. «Questo tipo di cooperazione tra il governo e i nativi - ha aggiunto il ministro - può essere un modello per la risoluzione delle future dispute con le popolazioni aborigene. Penso, in particolare, alla situazione creatasi a Caledonia».
Queen’s Park, inoltre, ha deciso di creare una commissione, formata dai rappresentati delle First Nations dell’Ontario e dei Metis della provincia con il compito di studiare possibili misure per migliorare le relazioni tra la popolazione canadese e quella nativa.
Il ministro ha quindi lanciato un appello a favore del dialogo e della trattativa, per evitare che in futuro possano ripetersi tragedie come quella avvenuta nel settembre del 1995, quando il nativo Dudley George venne colpito a morte da un proiettile esploso da un sergente dell’Ontario Provincial Police, Kenneth Deane, durante la rivolta degli aborigeni nel parco di Ipperwash. Secondo la polizia i dimostranti erano armati. Il processo invece si concluse con l'attribuzione di responsabilità dell'accaduto a Deane, che fu poi allontanato dalla polizia.
«Dove c’è il conflitto e la violenza, non si possono mai ottenere risultati credibili che durino nel tempo».
Bryant ha poi riconosciuto l’importanza del parco di Ipperwash per le popolazioni aborigene dell’Ontario. La disputa iniziò nel 1942, in piena guerra mondiale, quando l'area fu espropriata dal governo federale per installare una base militare, in base al  "War Measures Act".
«L’importanza storica e spirituale del parco può essere compresa solamente dai Chippewas of Kettle e dai Stony Point First Nations. Il governo dell’Ontario ha compreso il valore che il parco di Ipperwash ha per i nativi della nostra provincia».
Molto soddisfatto si è detto il fratello di Dudley George. «Quanto annunciato oggi - ha dichiarato Sam - rappresenta un tributo alla memoria di mio fratello. Ora sappiamo che non è morto invano».


Ipperwash


27 dicembre 2007

Assassinata Benazir Bhutto



Ho finito le parole...


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27 dicembre 2007

Il parlamento del New Jersey ha abolito la pena di morte, il Popolo la rivuole

Qualche giorno fa il Parlamento del New Jersey aveva dato il suo assenso alla proposta del Governatore Jon Corzine dello Stato di abolire la pena di morte. Il procuratore generale dello Stato Giardino ha deciso tuttavia di ricorrere in appello contro la decisione presa dal governatore, in quanto questo non sarebbe competente a commutare le condanne a morte già sancite in ergastoli senza condizionale. Sono otto i detenuti condannati alla pena capitale che potrebbero veder commutata la pena.
E se il mondo forense è un po' nel caos (con gli avvocati del pubblico patrocinio che attendono di sapere quale linea di difesa dovranno adottare per i diciannove imputati di reati capitali non ancora processati), la popolazione sta insorgendo contro la decisione di abolire la pena capitale.
Non passa giorno che i giornali non siano inondati da lettere di protesta, con i cittadini infuriati per non essere stati coinvolti in una decisione sull'amministrazione della giustizia penale, che negli States appartiene al popolo e da essa viene amministrata tramite propri rappresentanti in aula (i giurati).
Il giornale The Star Ledger (la voce del New Jersey) ha accusato apertamente il governatore di aver favorito le lobbies criminali ai diritti della gente.
I parenti delle vittime intendono impegnarsi per far annullare la revoca decisa dal governatore: "faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità affinché questa gente non sia mai più rieletta", hanno dichiarato i portavoce di cittadini che hanno avuto parenti ammazzati da criminali detenuti nel braccio della morte.
Un sondaggio della Quinnipiac University mostra che la percentuale di abitanti del NJ favorevoli all'abolizione della pena capitale sono il 39%, contro il 53% di favorevoli alla pena capitale.


La mia posizione: sono favorevole ad un referendum sulla questione, in quanto la giustizia penale appartiene alla popolazione. La posizione emersa dal referendum sarebbe in ogni caso da accettare, in un senso o nell'altro. La questione "pena di morte", per quanto mi riguarda, concerne solo il grado di afflittività che la pena può raggiungere. E' una pena come tutte le altre, sia come natura che come funzione. E' giusto che sia la popolazione di uno Stato a decidere se contemplarla nel proprio ordinamento oppure no. Ogni altro discorso abolizionista (civiltà del diritto, utilità, etc) non ha senso, in quanto la pena è per sua natura afflittiva, non c'entra nulla con l'utilità (altrimenti il diritto penale stesso sarebbe inutile, visto che non elimina il crimine), con la "civiltà" (è "civile" rinchiudere anche per un mese un uomo in una gabbia di 3 metri per tre? certo che no... ed allora, aboliamo le prigioni? Non è possibile). Il diritto penale è un fenomeno normativo eccezionale (nel senso di diverso) rispetto agli altri rami del diritto, e nella sua eccezionalità potrebbe contemplare anche questo tipo di pena. E non mi parlate di moralità: come si fa a definire "moralità" quello di uno Stato che garantisce a un omicida vitto, alloggio, cure pluridecennali, mentre parte della sua popolazione muore per fame e/o malattie?


Megan Kanka, stuprata e massacrata a sette anni dal vicino di casa, Jesse Timmendequas. Detenuto nel braccio della morte, Timmendequas potrebbe beneficiare della decisione del Governatore. Il padre di Megan ha dichiarato: "Sono ancora fiducioso che un individuo simile non arrivi a vedere la vecchiaia".



26 dicembre 2007

pensieri e assurdità post-natalizie

Dopo i pensieri pre-natalizi del post precedente, e prima di andare insieme al Signor Garrison di South Park ad augurare "Merry fucking Christmas" ad islamici, induisti e scintoisti (video), voilà qualche pensiero al volo:

1) non c'è niente di più bello che riunirsi con vecchi amici che per un motivo o per l'altro non vedi più tanto spesso, ed accorgersi che è come se il tempo non fosse mai passato, fra risate, racconti, e la più classica delle bevutone natalizie la notte fra il 25 ed il 26 in una bettola trovata aperta.

2) una persona che ti regala per Natale una splendida katana da collezione e la sciabola della divisa da cerimonia del corpo dei Marines degli Stati Uniti d'America è una persona che ti conosce veramente. Grazie!

Ed adesso, andiamo ad augurare un buon fottuto Natale in giro per il mondo (attenzione il video è profondamente razzista e divertente: si sconsiglia la visuale a gente politicamente corretta). Purtroppo non ho trovato la versione sottotitolata in italiano. I'm sorry!

Merry Fucking Christmas

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22 dicembre 2007

Buon Natale!!!

Buon Natale a tutti voi. Ve lo auguro con questa canzoncina, che da un lato funge da ispirazione per la prima delle due massime natalizie che vi lascio, dall'altro spero vi richiamerà alla memoria bei ricordi di infanzia come ha fatto per me! Tanti auguri!!!

PENSIERI NATALIZI (SEMI)SERI

1) Le multinazionali ci hanno dato un sacco di cose che possiamo legare a qualche ricordo. Oltre allo spot di sotto, Babbo Natale stesso fu inventato dalla Coca Cola. Se avessimo avuto tutti da piccoli il "Natale equo e solidale" saremmo stati tutti più tristi. E che dire del panino "Calamity Jane" di McDonald che mi ha dato forza prima del'inizio del peregrinare? Ed a proposito, McDonald Italy, lo rimettiamo in circolazione, grazie? (sì, mi rendo conto che col Natale non c'entra un tubo, ma voi rendetevi conto: adoravo quel panino!).

2) Il ritenersi offesi da una rappresentazione della nascita di un bimbo povero in una stalla non è un qualcosa dovuto all'appartenenza ad un'altra confessione religiosa ma all'essere una testa di cazzo. Il proibire simboli religiosi in uno spazio pubblico non è una manifestazione di libertà religiosa ma una negazione di essa. La Francia ha una sua religione di Stato che è la laicità. E' intollerante verso le altre fedi diversa dalla sua religione di stato. Riprova che i mangiaranocchie non sono mai un esempio da imitare. 


 





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21 dicembre 2007

I Sioux che chiedono l'indipendenza dagli USA? Una bufala

Ennesima bufala di "Repubblica" e de "La Stampa", che ieri hanno pubblicato come notizia la rottura dei trattati fra la tribù dei Lakota ed il governo federale. I due "autorevoli" quotidiani hanno infatti spacciato come ufficiale l'iniziativa di un singolo gruppo di attivisti, che non ha assolutamente incontrato il favore dei capi tribù; infatti le prime reazioni a questa iniziativa dei rappresentanti ufficiali delle varie tribù Lakota, sparse su cinque stati degli Usa (North e South Dakota, Nebraska, Wyoming e Montana) sono state molto fredde. "La nostra posizione è il mantenimento dei Trattati, perché sono le basi per il nostro rapporto con il governo federale", ha detto alla stampa del South Dakota Rodney Bordeaux, presidente della tribù Rosebud Sioux, una delle più importanti.

L'iniziativa assolutamente privata è stata presa da Russel Means, tra i più celebri attivisti dell'American Indian Movement, un'organizzazione di ribelli pellerossa, e fu tra i protagonisti nel 1969 dell'occupazione dell'isola di Alcatraz per 19 mesi, di un 'assalto' a Mount Rushmore (la montagna dove sono scolpiti i volti di quattro presidenti americani) e soprattutto della clamorosa occupazione nel 1973 del sito storico di Wounded Knee, luogo di un massacro di Lakota Sioux nel XIX ad opera del 7mo Cavalleggeri delle truppe regolari statunitensi

Means, un attore, politico e attivista noto per i gesti ad effetto e il linguaggio colorito, ha presentato con alcuni compagni di battaglia un piano per ritirare il proprio popolo dai Trattati sottoscritti con Washington tra il 1851 e il 1868 e per creare una Nazione Lakota indipendente. Così l'attivista è sbarcato a Washington con un piccolo seguito di sostenitori e guardie del corpo e ha organizzato una vivace conferenza stampa in una chiesa protestante, lanciandosi in un atto d'accusa contro i leader tribali ed esponendo il suo programma: creare una nazione indipendente, che emetta passaporti e sia riconosciuta da governi stranieri. Per questo, il gruppo ha visitato alcune ambasciate a Washington, tra cui quelle di Bolivia, Venezuela, Cile e Sudafrica cercando appoggi. Il governo boliviano ha inviato il proprio ambasciatore negli Usa, Gustavo Guzman, alla conferenza stampa. Ma tutto qua... una conferenza stampa...

La "secessione", o la "rivolta" cui i lettori di "Repubblica" e de "La Stampa" sono stati messi al corrente ieri c'è stata solo nella mente dei cronisti. D'altronde, mica è la prima scemenza che raccontano. Il problema è che probabilmente non sarà l'ultima. E disegnare gli indiani sempre sul piede di guerra non è uno stereotipo razzista?

UPDATE: oggi si è unito alla festa anche il "Corriere della Sera". Evidentemente nessuno si prende la briga di controllare una notizia. Bene! Bravi!


Russel Means


20 dicembre 2007

Un cittadino non può essere obbligato a rivelare la password ad un giudice

Mentre in Italia, anche grazie una Costituzione che trae la sua forza dal peggio del ventennio fascista (l'art. 13 comma 5, ad esempio è un articolo degno del III Reich), ci troviamo con una magistratura inquirente e giudicante riunita in un unico organo, e che come una forza iper-reazionaria sta tentando ogni giorno di più di assomigliare a quella sacerdotale di Roma Antica, restringendo diritti naturali del cittadino (legittima difesa) e ricorrendo sempre più alla carcerazione preventiva, negli Stati Uniti gli emendamenti a difesa delle libertà del cittadino si adeguano alle nuove tecnologie.

Secondo una sentenza di qualche giorno fa nel Vermont, un cittadino ha il diritto di rifiutarsi di fornire una password che protegge dei documenti personali, anche ad autorità o forze dell’ordine che ne facessero richiesta (giudice federale Jerome Niedermeier). Il principio è quello per cui i documenti protetti da password possono contenere delle informazioni utili ad accusare la persona. Il Quinto Emendamento vigente nell'ordinamento americano invece tutela a chiare lettere il diritto di ogni cittadino americano di non autoaccusarsi.

Svelare una password che rivela documenti di proprio pugno che sanciscono la colpevolezza nell’aver commesso qualche crimine è come imporre alla persona di fare atto di accusa della propria reità. Negli USA l’autoaccusa può essere solo volontaria e non estorta e il cittadino che non volesse svelare le proprie carte private avrebbe il diritto di non rivelare – questo il senso della sentenza – la sua cognizione della propria colpevolezza reale.

La colpevolezza, senza l’ammissione personale dell’imputato, deve essere accertata mediante altre vie, e il rifiuto a confessare alcunché da parte del presunto colpevole è pienamente ammesso. Come spiega lo stesso Niedermeier, l’imputato non può mai essere costretto a rivelare «i suoi pensieri e ciò che gli passa per la mente». Il tutto per garantire al massimo il diritto alla difesa di ogni cittadino, anche nei reati più gravi. L'imputato, infatti, era un cittadino del New Hampshire di origini canadesi, accusato di detenzione di materiale pedopornografico.

La sentenza ha scatenato un grande dibattito nelle università americane: non tutti i giuristi sono d'accordo con questa interpretazione del V emendamento.


Testo del V Emendamento (datato 1791)


Nessuno sarà tenuto a rispondere di un reato che comporti la pena capitale, o comunque infamante, se non per denuncia o accusa fatta da un Grand Jury, a meno che il reato non sia compiuto da individui appartenenti alle forze di terra o di mare, o alla milizia, quando questa si trovi in servizio attivo, in tempo di guerra o di pericolo pubblico; né alcuno potrà essere sottoposto due volte, per un medesimo delitto, a un procedimento che comprometta la sua vita o la sua integrità fisica; né potrà essere obbligato, in qualsiasi causa penale, a deporre contro sé medesimo, ne potrà essere privato della vita, della libertà o della proprietà, se non in seguito a regolare procedimento legale (without due process of law); e nessuna proprietà potrà essere destinata ad un uso pubblico, senza un giusto indennizzo.






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19 dicembre 2007

Il Libertarian Party e l'uragano (Ron) Paul

Il candidato alle Presidenziali 2008 Ron Paul sta probabilmente guidando il più ampio fronte del movimento libertarian che si sia mai visto sul suolo americano dai tempi della Rivoluzione Americana.
Ed il Libertarian Party, che dovrebbe essere magna pars di questo fronte, sta facendo i conti con forte dibattito interno.
Qualche giorno fa, Shane Cory, direttore esecutivo del Libertarian National Committee ha diffuso un comunicato in cui si rispondeva alle migliaia di iscritti, militanti e simpatizzanti che intasavano la posta con domande tipo:

"What are you doing to support Ron Paul?"
    "Why haven't you endorsed Ron Paul?"
    "Why are you avoiding Ron Paul?"
    "Why isn't...?
    "Why is...?
    "Why don't...?"
    "Why won't…?"
    "...Support Ron Paul!"


"Ron Paul ha deciso di correre con il Partito Repubblicano" si può leggere nel comunicato, "e i partiti repubblicano e democratico sono i detentori del potere contro cui ci battiamo: da trent'anni ci opponiamo a questi soggetti in nome dei nostri principi di pace e di libertà. Adesso, un uomo che incarna i nostri principi, sta correndo nelle fila del partito repubblicano. Come ci dovremmo comportare? Facciamo finta che Ron Paul non esista, o buttiamo a mare trent'anni di lotta convertendoci ai principi repubblicani? Entrambe queste opzioni sono orribili nella loro assurdità".

Il Libertarian National Commitee, riunito qualche settimana fa a Charleston nella Carolina del Sud, ha invitato Ron Paul ad accettare pubblicamente un'eventuale nomination del LP che sarà decisa nel week end del Memorial Day 2008 (26 maggio) a Denver, in Colorado.

"Ma finora la risposta dello staff del dottor Ron Paul a questa eventualità è stata negativa", si legge nel comunicato di Shane Cory, che riporta la mozione di Charleston.

Nel frattempo, poichè il New Hampshire (forse lo stato più libertarian dell'intera Unione) andrà al voto prima di quella data, come segno di buona volontà, sperando in un  cambio di decisione di Ron Paul, il Libertarian Party ha invitato i suoi militanti e sostenitori nello Stato Granito ad aiutare in ogni modo il Partito Repubblicano ed ovviamente, Ron Paul nello specifico: "Non possiamo stare fermi a fare nulla quando per i libertarian ci sono simili opportunità", conclude Cory; "ci piacerebbe che però tutti i libertarian ricordassero che l'11 dicembre è stato il 36° compleanno del Libertarian Party, che rimane l'unico vero Party of Principle. Per la libertà".






18 dicembre 2007

Il New Hampshire ha occhi solo per Romney e Obama

L'Huckamania non impazza da queste parti, Law & Order probabilmente non è mai andato in onda in questo stato, e... Giuliani chi? Nel New Hampshire, stato chiave e secondo a votare il prossimo gennaio, è un affare fra mormoni e mulatti (anche se la bionda Hill incalza).

E' Mitt Romney, infatti, a guidare l'ultimo sondaggio della Rasmussen Reports per lo Stato Granito, dall'alto del suo 33% di preferenze fra i simpatizzanti del Partito Repubblicano. A seguirlo, da molto lontano al 18%, un John McCain "die hard", dato per spacciato da mesi, e che invece in due giorni ha conquistato l'endorsement del quotidiano Des Moin Register dell'Iowa, e di Joe Lieberman,  candidato alla vicepresidenza nel 2000 al seguito di Al Gore. Seguono l'ex sindaco di New York City, Rudolph Giuliani, e l'ex governatore dell'Arkansas che va a genio alla destra religiosa Mike Huckabee, rispettivamente al 15% ed al 14%.
Gradita sorpresa (per me) trovare poi Ron Paul all'8% (il sondaggio è stato effettuato prima del Tea Party, quindi magari ha guadagnato ancora qualcosina). Outsiders Tom Tancredo al 3%, Fred Thompson al 2%, Duncan Hunter all'1%.

Fra i democratici le distanze al vertice sono più ridotte, con il simpatico Barack Obama che conduce con un 31% su Hillary Clinton che è al 28%. Seguono John Edwards al 17% e Bill Richardson all'8%, briciole per gli altri che in quattro si dividono un 8%. That's all, folks!





17 dicembre 2007

Ron Paul, l'uomo da 6 milioni di dollari



La money-bomb, in occasione del Tea Party (vedi post sotto) è stata una "bomba" (come speravamo tutti noi). Il candidato alle presidenziali Ron Paul, infatti, è entrato nella storia, guadagnando oltre 6 milioni di dollari per la sua campagna elettorale nel giro di sole 24 ore. "Soldi inutili", ha già sentenziato la CNN, nel video sotto (la scritta "Money for nothing?" è coperta dal link, quindi voi non la vedrete, ma ve lo dico per onor di cronaca). Inutile farsi illusioni, Ron Paul ha poche possibilità di vincere le primarie. Fatto sta che il consenso che Paul sta dimostrando di avere sta crescendo giorno per giorno, l'entusiasmo che scatena lui non lo scatena nessun altro, e qualcuno ieri ha detto "che si vincano o si perdano le primarie, la rivoluzione ormai è partita".

Perché se il movimento libertario dovesse dimostrare in queste primarie di avere un forte peso, pur non vincendole, il candidato repubblicano che concorrerà alla casa Bianca non potrà ignorarlo. Ed aspirare ad avere una forte influenza sul GOP, un po' come la destra religiosa, è obiettivo ampiamente alla portata del movimento libertario americano, che ha trovato in Ron Paul la sua guida. Se Ron Paul avrà un buon risultato alle primarie, senza i voti di Ron Paul nessun repubblicano andrà alla Casa Bianca. E sapete bene, il voto di un libertarian va guadagnato sul campo. Un libertarian non vota il meno peggio. A limite non vota. CNN: io non riderei se fossi in te...

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