Blog: http://coast2coast.ilcannocchiale.it

gli Stati contro il Governo Federale: difendono la loro sanità pubblica

Questa news, insieme al caso di S.Francisco  mostrano che la scena degli ospedali che lasciano i moribondi non assicurati al di fuori delle porte a vetri ad apertura automatica accade ad Hollywood mpolto più spesso che nella realtà. Le assicurazioni private esistono, è vero, ma non è altrettanto vero che non esista "sanità pubblica"... anche per gli immigrati.

Ed infatti lo Stato di New York ha deciso di ricorrere il tribunale nei confronti dell'Amministrazione federale in seguito alla decisione di quest'ultima di rendere inaccessibile il trattamento di chemioterapia agli immigrati illegali, escludendolo dalla voce "emergenze mediche".

Da Albany tuonano e, intanto nero su bianco chiedono all'Amministrazione Bush spiegazioni sull'ultima mossa che indica - sostengono - l'impegno per escludere i non-assicurati dal fruire dei servizi pubblici per la salute.

I medici, non il governo federale - sottolineano nella dura missiva -  devono determinare quando è imperativa la chemioterapia, mentre Albany fa osservare che la tanto criticata politica di Washington è un boomerang che rischia di trasformarsi in una vera emergenza.

È accaduto il mese scorso che l'Amministrazione federale ha comunicato a quella statale di New York che non sosterrà più in concerto con lo Stato i "matching funds" per chemioterapia, in rispetto - sostengono - al programma federale "medical emergency".

L'Amministrazione statale di New York è in buona compagnia in quella che si preannuncia un'aspra battaglia nelle aule dei tribunali federali. In risposta alle ultime restrizioni dettate da Washington gli Stati di New York, New Jersey e Connecticut - oltre ad altri 20 dell'Unione - hanno deciso di estendere i pieni benefici di Medicaid - l'assistenza sanitaria per indigenti - utilizzando i fondi statali per assistere gli immigrati illegali che vengono esclusi dal provvedimento federale.

L'assistenza Medicaid è stata ampliamente scrutinata dall'Amministrazione Bush, negando in maniera sempre più aggressiva gli interventi finanziari a copertura dei servizi d'emergenza, secondo quanto asseriscono addetti ai lavori e organizzazioni a difesa degli immigrati. Da Washington non tarda ad arrivare la risposta mediatica alla lettera di Albany, anche se non intendono discutere il problema "chemioterapia" sollevato dall'Amministrazione statale di New York.

Il direttore del Center for Medicaid and State Operations, Dennis Smith si trincera dietro le parole lapidarie ufficiali di rito. "L'interpretazione fornita dall'agenzia da lungo tempo è che i benefici forniti dall'emergenza Medicaid sono riservati a interventi di emergenza" ha detto il funzionario. Da parte degli "addetti alla salute" di Albany dicono di non comprende l'accanimento di Washington sulla pelle degli immigrati illegali sofferenti di tumore che - peraltro - rappresentano uno sparuto numero di casi nel mezzo milione di illegali che si stima vivano nello Stato di New York. Attraverso altri programmi finanziati da fondi federali, ad esempio le  mammografie sono effettuate gratuitamente o a costi minimali, ma se poi si nega il trattamento delle pazienti, è come affondare il coltello nella piaga.

"Certo, consentire di diagnosticare il cancro al seno e poi creare ostacoli per il trattamento è semplicemente un'orrenda linea di condotta" sbotta Donna Lawrence, direttrice esecutiva dell'organizzazione Susan Komen for the Cure di New York.

Se la polemica - che rimbalza dai palazzi del potere delle due capitali - divampa da alcune settimane, sono anni che tra Amministrazioni e giustizia continua il dibattito in merito, senza che mai sia stata fornita  una chiara definizione di "emergency".

L'Amministrazione statale di New York non ha dubbi: l'emergenza - precisano - diventa tale in qualsiasi condizione che richieda un intervento urgente o che può procurare morte se l'emergenza non è affrontata.

Il commissioner statale alla Salute, Richard Daines insiste sul fatto che se i medici ritengono che la chemioterapia è necessaria, allora viene considerata un'emergenza.

"Affermare che il paziente non è qualificato è come infliggersi del male, perché quel caso poi si trasformerà in un'emergenza" fa osservare Daines, che sulle restrizioni federali imposte sull'assistenza agli illegali aggiunge "l'Amministrazione Bush fa di tutto per ostacolare". Secondo le stime statali, il governo federale ha finora negato 60 milioni di dollari in "matching funds" per emergenze Medicaid dal 2001 all'anno scorso, compresi anche gli 11 milioni per chemioterapie.

La stessa domanda tuttavia se la pongono anche dall'altra parte dell'America. Lo Stato di Washington ha chiesto al governo federale di chiarire la definizione di servizi d'emergenza medica.

Mentre non sono disponibili i numeri in termini di immigrati illegali deceduti per tumore, si sa però che a New York muoiono 15 mila residenti all'anno stroncati da tumori.

Lo Stato di New York sfida ora la decisione federale, sostenendo che il trattamento di chemioterapia rispetta in pieno le procedure di emergenza indicate da Washington, basandosi sul fatto che in determinati casi, come ad esempio in presenza di tumori al cervello o alla spina dorsale, è  richiesto un immediato intervento chemioterapico.

I prezzo che paga Medicaid per queste terapie è relativamernte basso rispetto all'intero budget che per la maggior parte viene assorbita dalle cure prestate a puerpere e al parto.

Agli ospedali pubblici della città di New York si rivolgono 400 mila pazienti all'anno sprovvisti di assicurazione sanitaria e tra questi figurano anche gli immigrati, ai quali - precisa l'amministrazione ospedaliera - sarà assicurato comunque il trattamento chemioterapico, a prescindere dai risultati della diatriba tra Albany e Washington. Se non ci sarà rimborso da Medicaid - fanno però osservare - allora si renderà necessario provvedere altrimenti per reperire i fondi necessari.


Pubblicato il 24/9/2007 alle 10.21 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web