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Il parlamento del New Jersey ha abolito la pena di morte, il Popolo la rivuole

Qualche giorno fa il Parlamento del New Jersey aveva dato il suo assenso alla proposta del Governatore Jon Corzine dello Stato di abolire la pena di morte. Il procuratore generale dello Stato Giardino ha deciso tuttavia di ricorrere in appello contro la decisione presa dal governatore, in quanto questo non sarebbe competente a commutare le condanne a morte già sancite in ergastoli senza condizionale. Sono otto i detenuti condannati alla pena capitale che potrebbero veder commutata la pena.
E se il mondo forense è un po' nel caos (con gli avvocati del pubblico patrocinio che attendono di sapere quale linea di difesa dovranno adottare per i diciannove imputati di reati capitali non ancora processati), la popolazione sta insorgendo contro la decisione di abolire la pena capitale.
Non passa giorno che i giornali non siano inondati da lettere di protesta, con i cittadini infuriati per non essere stati coinvolti in una decisione sull'amministrazione della giustizia penale, che negli States appartiene al popolo e da essa viene amministrata tramite propri rappresentanti in aula (i giurati).
Il giornale The Star Ledger (la voce del New Jersey) ha accusato apertamente il governatore di aver favorito le lobbies criminali ai diritti della gente.
I parenti delle vittime intendono impegnarsi per far annullare la revoca decisa dal governatore: "faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità affinché questa gente non sia mai più rieletta", hanno dichiarato i portavoce di cittadini che hanno avuto parenti ammazzati da criminali detenuti nel braccio della morte.
Un sondaggio della Quinnipiac University mostra che la percentuale di abitanti del NJ favorevoli all'abolizione della pena capitale sono il 39%, contro il 53% di favorevoli alla pena capitale.


La mia posizione: sono favorevole ad un referendum sulla questione, in quanto la giustizia penale appartiene alla popolazione. La posizione emersa dal referendum sarebbe in ogni caso da accettare, in un senso o nell'altro. La questione "pena di morte", per quanto mi riguarda, concerne solo il grado di afflittività che la pena può raggiungere. E' una pena come tutte le altre, sia come natura che come funzione. E' giusto che sia la popolazione di uno Stato a decidere se contemplarla nel proprio ordinamento oppure no. Ogni altro discorso abolizionista (civiltà del diritto, utilità, etc) non ha senso, in quanto la pena è per sua natura afflittiva, non c'entra nulla con l'utilità (altrimenti il diritto penale stesso sarebbe inutile, visto che non elimina il crimine), con la "civiltà" (è "civile" rinchiudere anche per un mese un uomo in una gabbia di 3 metri per tre? certo che no... ed allora, aboliamo le prigioni? Non è possibile). Il diritto penale è un fenomeno normativo eccezionale (nel senso di diverso) rispetto agli altri rami del diritto, e nella sua eccezionalità potrebbe contemplare anche questo tipo di pena. E non mi parlate di moralità: come si fa a definire "moralità" quello di uno Stato che garantisce a un omicida vitto, alloggio, cure pluridecennali, mentre parte della sua popolazione muore per fame e/o malattie?


Megan Kanka, stuprata e massacrata a sette anni dal vicino di casa, Jesse Timmendequas. Detenuto nel braccio della morte, Timmendequas potrebbe beneficiare della decisione del Governatore. Il padre di Megan ha dichiarato: "Sono ancora fiducioso che un individuo simile non arrivi a vedere la vecchiaia".


Pubblicato il 27/12/2007 alle 12.20 nella rubrica Diario.

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