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Obama (nei guai): Naftagate e Canada

In Italia, ormai affascinata dal mito di Barack Hussein Obama, se ne è parlato poco, ma il senatore dell'Illinois è al centro di un guaio che potrebbe segnare in modo pesante le sue ambizioni presidenziali.
In breve il fatto è questo: in materia di Nafta (il trattato commerciale per il libero scambio in Nordamerica) Obama agli elettori avrebbe espresso una posizione diversa da quella avuta in sede ufficiale con il governo canadese. In poche parole, ben prima di essere eletto, avrebbe compiuto l'unico peccato che gli americani non ignorano mai:la menzogna spudorata per salvarsi le chiappe. L'affaire è scoppiato oltre confine, in Canada, dove il Primo Ministro Stephen Harper aveva espresso preoccupazione la settimana scorsa, in caso di vittoria dei democratici, per il futuro del trattato (vedi qui).
Ebbene, Obama avrebbe rassicurato privatamente il governo canadese che la revisione del Nafta che aveva proposto agli elettori altro non era che una boutade elettorale. Ma la notizia è arrivata alla stampa canadese, che pur simpatizzando per Obama non ci ha pensato due volte a darla in pasto all'opinione pubblica (mica siamo in Italia con Repubblica ed il Corriere), ed anche ad una rete televisiva americana.
Harper ha annunciato ieri una inchiesta sulla fuga di notizie canadesi che hanno danneggiato il senatore Obama alla vigilia delle importanti primarie di questa settimana in Ohio e Texas.
Il primo ministro conservatore ha detto che l’inchiesta include anche le persone all’interno del suo ufficio in quanto vuole «al più presto possibile fare chiarezza» su quello che viene ormai definito il Nafta-Gate.
In precedenza Harper aveva detto che si stava indagando sul caso solo all’interno del ministero degli Esteri ritenendo che la fuga di notizie sia partita da fonti diplomatiche. Ieri invece, rispondendo alle domande del leader del New Democratic Party, Jack Layton, Harper ha detto che l’inchiesta riguarderà anche i membri del suo ufficio.
Questo perché, sempre ieri, era stato riportato in alcuni giornali e programmi televisivi, che l’autore di questa fuga di notizie fosse stato il suo capo del personale Ian Brodie. In particolare ieri sia il Liberal Party sia l’Ndp, hanno chiesto le dimissioni di Brodie.
Secondo quanto emerso negli ultimi due giorni, oltre ad un memo scritto per uso e consumo interno, giunto però la scorsa settimana nelle mani dei giornalisti della rete televisiva americana Abc, sembra che Brodie avesse menzionato la posizione di Obama anche ad alcuni giornalisti canadesi la scorsa settimana, durante il cosiddetto lock-up per il budget federale.
Il primo ministro Stephen Harper ha definito ieri «molto ingiusta» nei confronti del candidato alla nomination democratica la fuga di «notizie canadesi» in base alle quali Obama è stato accusato di avere adottato un «doppio linguaggio» per confondere i suoi elettori affermando una cosa in pubblico ed una in privato. Sarà molto ingiusta, ma suona anche molto vera.
Ieri ho detto che Obama si era trasformato in Hillary Clinton. Rettifico: volevo dire in Bill...


Pubblicato il 7/3/2008 alle 10.29 nella rubrica Diario.

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